Nello scorso numero di K9 Uomini e Cani abbiamo dato grande spazio – con tre servizi –  a una razza tedesca e cioè l’Hovawart. In particolare abbiamo fatto una capillare a approfonditissima ricerca storica svelando purtroppo alcuni dettagli errati o mancanti, nonché la diffusa abitudine di fare copia/incolla con dati… sbagliati che, chiunque, con appena un po’ di buona volontà, avrebbe potuto scoprire da solo facendo una semplice ricerca. Per saperne di più consigliamo di leggere i relativi servizi. Purtroppo K9 Uomini e Cani è un giornale storico-cinofilo e pertanto noi alla storia ci riferiamo, piaccia o no.

Dopo la pubblicazione dei servizi, fra gli allevatori italiani c’è stato chi ci ha scritto facendoci i complimenti e altri che hanno scritto (a terze persone) che abbiamo fatto un lavoro di bassa qualità. Ebbene, si trattava degli stessi! La coerenza, in effetti, pare essere in via d’estinzione, se non già scomparsa. Ovviamente abbiamo tenuto copia di tutto.

Comunque, alcuni allevatori di Hovawart – fra cui alcuni che conosciamo e stimiamo da anni – ci hanno fatto notare che nel servizio L’Hovawart nella vita quotidiana e nella pubblica utilità abbiamo scritto Insomma, il cane deve essere psichicamente equilibrato, come ci si aspetta da un cane da pastore che deve pensare e ben ponderare il da farsi. Pareva evidente che fosse un paragone, in quanto i cani da pastore notoriamente e da millenni sono stati selezionati per essere riflessivi e pacati (ergo, con minore attività fisica) e pertanto con ridotto consumo energetico (mangiano meno di altri cani più nevrili). Ciò non toglie che questi stessi cani, quando valutano che sia necessario intervenire, siano determinati e fulminei. Ecco il paragone, però evidentemente non è stato capito. Ma questo passi.

Però, capita che quando si interviene – legittimamente criticando – si corra il rischio di un ulteriore approfondimento. Ebbene, per gli allevatori italiani l’Hovawart non è, e non era, anche un cane da pastore. Sbagliato! Questi cani erano polivalenti e facevano un po’ di tutto, perchè è veramente ingenuo pensare che in tempi e luoghi in cui la vita non era dura ma durissima un contadino tedesco avesse tipi di cani a seconda della bisogna. A parere (fantasioso) di alcuni allevatori di Hovawart, questi contadini tedeschi – in quella realtà in cui tutti nelle fattorie allevavano anche bestiame, poco o tanto che fosse – mantenevano i cani da guardia per la corte e la casa, i cani da pastore per capre, pecore e cavalli, i cani bovari per i bovini e così via. Col risultato di avere una truppa di cani diversi da alimentare, quando magari la famiglia rischiava la fame. Invece in ogni realtà similare nel mondo un buon cane faceva tutto, e solitamente lo faceva bene perchè sennò aveva vita breve.

Quadro raffigurante un Hovawart, di Benno Adam (1812-92).

Questi allevatori forse non sono al corrente che esistono due tipi di cani da pastore: quelli da conduzione come il Collie e il Cane di Oropa e quelli da protezione del gregge come l’Abruzzese e Kangal, solo per fare pochi esempi. Volendo, poi ci sono quelli che fanno sia conduzione che protezione, come il Pastore Bergamasco. Ebbene, anche l’Abruzzese è un cane da pastore, solo che non conduce il bestiame, lo protegge e basta. E lo stesso Abruzzese veniva e viene tenuto anche solo per la guardia della corte e delle proprietà, esattamente come l’Hovawart. Puo fare entrambe le cose. Ma per questi allevatori la pastorizia non rientrava e non rientra nella gamma di un cane da lavoro come l’Hovawart.

Peccato che invece l’Hovawart Zuchtgemeinschaft Deutschland eV (HZD) dica l’opposto. Cos’è l’HZD? Il club tedesco nato nel 1959 e composto da sei Hovawartzuchtvereinen (aventi sede nelle aree storiche di selezione della razza e cioè Amburgo, Berlino, Thale, Kiel, Brema e Oldenburg) poi cessate e confluite in questo unico organismo. Ebbene, sapete cosa scrive l’HZD nel suo sito ufficiale? Ecco: “Als kluge und mutige Bewacher von Herden oder Hab und Gut gegenüber Mensch oder auch wilden Tieren waren sie für ihre Besitzer wertvolle Begleiter”, tradotto: “Come guardiani saggi e coraggiosi di greggi o beni personali o addirittura animali selvatici, erano preziosi compagni per i loro proprietari”. Sì, greggi e pertanto i compiti degli Hovawart riguardavano anche la pastorizia, ergo come cani da pastore. Né più ne meno come il nostro cane Abruzzese.

Però, forse il club tedesco dei propri cani tedeschi sa poco, chissà… epperò anche gli inglesi, popolo di grandissima cinofilia, nel sito ufficiale The Hovawart Club of Great Britain scrivono: “An old breed from the Harz and Black Forest regions of Germany, Hovawarts were used and bred by the Barons of Germany as reliable watch dogs and guardians of the flocks, castles and farms”, tradotto: “Una vecchia razza delle regioni dell’Harz e della Foresta Nera in Germania, l’Hovawart è stato utilizzato e allevato dai baroni della Germania come cani da guardia affidabili e custodi di greggi, castelli e fattorie”.  Che strano, ancora una volta “custodi di greggi”…

Certo, qualcuno potrebbe dire: “L’Hovawart ha qualcosa a che fare con i cani da pastore?”. Direi, qualcosina sì, visto che la razza è nata dai cani locali ancora esistenti nelle fattorie tedesche che da sempre allevano bestiame, che deriva da immissione di Pastore Tedesco (cane da pastore, a sua volta discendente dai cani da pastore del Württemberg, Turingia e Svevia), di Kuvasz (cane da pastore), Terranova (a sua volta discendente dai cani da pastore Cão da Serra da Estrela e Cão de Castro Laboreiro importati dal 1502 dai portoghesi a Terranova), Leonberger (a sua volta creato accoppiando il pastore Cane da montagna dei Pirenei, l’appena citato Terranova e il San Bernardo discendente dal Garouf difensore di proprietà e mandrie) e cani bovari svizzeri e non solo (l’allevamento dei bovini rientra sempre nella pastorizia). Sì, potremmo dire che l’Hovawart discende da cani da pastore e che dentro di lui è ancora in parte pastore.

Quadro raffigurante un Hovawart, anche questo di Benno Adam (1812-92).

Una cosa, l’Hovawart è stato raffigurato in diversi quadri, specialmente a fianco dei cavalli. Si dà il caso che l’allevamento di questi animali rientri nella pastorizia (stanziale o nomade, sempre pastorizia è), basterà consultare un vocabolario per leggere che si tratta dell’attività di allevamento del bestiame e di sfruttamento dei prodotti che se ne ricavano. E nel bestiame sono inclusi suini, bovini, caprini, ovini ed equini, questi ultimi meglio conosciuti come cavalli. Già, come i cavalli ritratti tante volte a fianco dell’Hovawart da Benno Adam.

Si potrebbe obiettare che, se l’Hovawart era anche – e ripeto anche – cane da pastore (da protezione), lo stesso compito dovrebbe fare anche oggi. La spiegazione tuttavia è che questi cani dopo la scomparsa dei predatori selvatici in Germania non furono ovviamente più selezionati e impiegati sul campo e pertanto da quasi 200 anni hanno perso le particolari capacità di operare e pure sopravvivere a tale compito. In Italia invece questi predatori non sono mai scomparsi e quindi i cani da protezione del gregge hanno continuato il loro lavoro sul campo. Ovvio che i nostri pastori preferiscano dotarsi di razze oggi ancora perfettamente idonee come l’Abruzzese, il Pastore Bergamasco o quello della Sila, e i pastori esteri di altre razze tuttora pienamente operative.

Ecco, questo dovevo giusto per chiarire. Spiace che qualcuno, oltre a inciampare sul termine pastore, ci abbia anche accusato di fare dei copia-incolla, quando quello stesso ha fatto pure lui copia-incolla scomodando addirittura Aristotele ma scrivendo “un abitudine” senza mettere neppure l’apostrofo essendo abitudine un sostantivo femminile… Ma questo passi, mentre a mio parere non va – scrivendo in generale – che un allevatore non sappia la storia di cosa alleva, perché quella razza è così, e soprattutto a cosa serviva. Ma in Italia le stranezze non mancano, a tutti i livelli, e l’Enci ci mette del suo – ma di strafalcioni storici ne fa non pochi – inserendo per esempio il Terranova (uno degli “ingredienti” dell’Hovawart) fra i Cani da Montagna, nonostante sia stato selezionato per operare in mare e non in montagna e su un’isola con appena delle colline e nessuna montagna. Ma di questo tratteremo in seguito.

Giovanni Todaro