I Bassotti colpirono favorevolmente Friedrich Wilhelm Viktor brecht von Hohenzollern, ossia Guglielmo II di Prussia e Germania, ultimo imperatore tedesco e ultimo re di Prussia, meglio noto come Kaiser Wilhelm II e convinto sostenitore del militarismo e della tradizione monarchica prussiana. Si considerava sovrano assoluto per diritto divino. Il Kaiser divenne un appassionato proprietario di Bassotti, tanto da portare i suoi pestiferi Wadl e Hexl all’importante incontro del 12-14 giugno 1914 nella tenuta di Konopiště  (in Boemia Centrale, attuale Repubblica Ceca, sottoposta all’Austria dal 1526 al 1918), di proprietà dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, re di Austro-Ungheria. Bisogna sapere che Francesco Ferdinando era un patito, fra le altre cose, di uccelli rari e pertanto si irritò moltissimo quando il suo fagiano dorato di inestimabile valore fu ammazzato in un batter d’occhio da Wadl e Hexl, sfuggiti momentaneamente al controllo del padrone. Si rischiò la crisi diplomatica, anche se la situazione politica era grave e ben più importante e quindi ci si dovette ricomporre. In seguito Francesco Ferdinando fu assassinato, con il conseguente scoppio della Prima guerra mondiale.

Il Kaiser Guglielmo II (a sinistra) con Wadl e Hexl.

Il Bassotto aveva già raggiunto anche la nobiltà britannica, nella figura della regina Vittoria – grande appassionata di cani, così come fu il suo futuro marito (e primo cugino), il tedesco principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. I due si sposarono il 10 febbraio 1840, e durante il viaggio di nozze a  Coburgo, in Baviera, ebbero in regalo un Bassotto chiamato Deckel, il primo esemplare di questa razza – riconosciuta ufficialmente solo in seguito, non essendoci allora federazioni cinofile – della Royal Household e antenato di Waldemar VI, il più celebre fra i Bassotti della regina. A tal proposito, tra le tante fake news, si legge ogni tanto che proprio il principe Alberto avrebbe vinto con uno dei suoi Bassotti  il Best in Show nell’esposizione tenuta al Crystal Palace di Londra nel 1875 e che a questo cane, vissuto circa 15 anni, fu eretto perfino un monumento. Il monumento è certo possibile, mentre la presenza del principe Alberto al Crystal Palace in quell’anno appare un po’ più complicata, visto che l’amatissimo consorte della regina morì di febbre tifoide nel 1861 e quindi quattordici anni prima. Prima di diventare la regina Vittoria all’età di 19 anni, la principessa Alessandrina Vittoria (detta Drina in famiglia) aveva comunque già avuto un Bassotto. Infatti, nella foto storica qui postata lo si vede sulle sue gambe ma la didascalia la cita come principessa e non regina e quindi la fotografia è antecedente al 28 giugno del 1838, quando fu incoronata a Buckingham Palace, Londra.

Al dentro, seduta col bassotto sulle gambe, la principessa Vittoria.

I rapporti e parentele tra i regnanti britannici e tedeschi erano molto stretti, tanto che  la stessa Vittoria – imperatrice tedesca e regina di Prussia – madre del Kaiser Wilhelm II era la sorella del futuro re Edoardo VII del Regno Unito nonché figlia della regina Vittoria del Regno Unito che quindi era la nonna materna di Wilhelm II. Insomma, i Bassotti passavano da una parte all’altra, ma non solo fra la nobiltà. Anzi, meglio ricordare che Dachshund Club in Inghilterra fu fondato prima del Deutche Teckel Klub. Comunque, dal momento che il Kaiser apprezzava così tanto la razza, pure una parte degli ufficiali tedeschi se ne procurarono, anche per emulazione.

Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, per il fronte partirono non solo i soldati ma anche i cani – ne morirono circa un milione di esemplari –, inclusi quelli piccoli che servivano a contrastare i ratti che, probabilmente a centinaia di milioni, si aggiravano nelle trincee divorando o guastando gli equipaggiamenti e le scorte alimentari (si stimò circa il 30%). Si sa che il soldato che non mangia non combatte e quindi il problema era prioritario per tutti gli eserciti. I piccoli cani, fossero terrier, meticci o barboni, erano quindi necessari. Il Bassotto, di proprietà degli ufficiali ma anche della semplice truppa, venne quindi messo in campo grazie alla tempra e alla struttura che gli permetteva di entrare negli anfratti.

Prima guerra mondiale, il Bassotto e le sue prede. Gli occhiali sono stati messi al cane per gioco.

 Prima guerra mondiale. Due ufficiali e un Bassotto in un momento di tranquillità in trincea.

 Essendo un emblema della Germania, durante la Prima guerra mondiale negli stati nemici il Bassotto fu al centro della propaganda patriottica e visto (lo stesso accadde al Pastore Tedesco, impiegato comunque da tutti, ma ribattezzato Pastore Alsaziano) come un cane da disprezzare e persino eliminare. Lo scrittore Graham Greene era uno scolaro di Berkhamsted nell’Hertfordshire allo scoppio della guerra mondiale e, come scrisse poi nella sua autobiografia A Sort of Life pubblicata nel 1971, l’isteria antitedesca vissuta nella sua città natale portò addirittura alla lapidazione di un innocente Bassotto e i loro proprietari  venivano spesso chiamati traditori. E pensare che ancora nell’aprile del 1914, The Illustrated London News, nella serie di articoli sui cani The Women’s Cult of the Dog, n. XIII, descriveva questa razza in modo lusinghiero: “Allegra, divertente, intelligente, affettuosa e fedele”. Di conseguenza, il numero di Bassotti negli Stati Uniti – dove erano arrivati insieme agli immigrati tedeschi tra il 1870 e il 1885 – e in Gran Bretagna diminuì. L’American Kennel Club cercò di aiutare la razza cambiandone il nome in Badger Dog nel 1919, che poi però nel 1926 ridivenne Bassotto. Del resto, dopo la guerra gli stessi soldati americani, affascinati dalla razza, avevano portato questi cani in patria.

Una curiosità: in Italia il primo ad allevare Bassotti fu il cavalier Francesco Silva di Pizzighettone, nel 1897. K9 Uomini e Cani è riuscito a rintracciare la nipote novantenne, ancora dall’ottima memoria, che ci ha spiegato che l’allevamento si trovava alla Cascina Palazzo, nella frazione di Regona. Lei non ricorda suo nonno, essendo nata quattro mesi prima della morte dell’allevatore avvenuta nell’aprile 1928, ma ci ha riferito che era un giudice Enci e che dopo i Bassotti allevò Bracchi Italiani e qualche Levriero. Il canile, venduto con la struttura prima della Seconda guerra mondiale, è ancora lì a Regona, inutilizzato da molto tempo. Nel 1937 nacque il Canile di Bocca Bianca in provincia di Ascoli Piceno e nello stesso anno ci fu il primo affisso, quello di Kodalmo, seguito poi da altri anche se, a causa della Seconda guerra mondiale, non si hanno più notizie sino al 1948 con la ripresa della pubblicazione Rassegna cinofila dell’Enci.

L’avvento della Seconda guerra mondiale fortunatamente non creò gli stessi problemi di propaganda antitedesca verificatisi durante il precedente conflitto mondiale, anche perché altre razze germaniche militarmente ben più rappresentative come il Pastore Tedesco e il Dobermann si coprivano d’onore a fianco di chiunque, nemici o amici. Non solo più rappresentative ma pure enormemente più addestrabili in quanto si sa che il Bassotto ha di norma un carattere ostinato e indipendente, e la sua riottosità a essere addestrato a fare qualcosa, oltre la sua innata predisposizione al gioco, non hanno rivali tra tutte le altre razze canine. Non solo testardi e difficili da tenere sotto controllo, ma anche molto sensibili al castigo, che accettano ma solo  fino all’esatta e giusta punizione che in cuor loro sanno di meritarsi. Se si va appena oltre è facile rimediare un morso. Lo scrittore statunitense Elwyn Brooks White così scrisse: “Essendo proprietario di bassotti, per me un libro sulla disciplina del cane diventa un volume di umorismo ispirato. Ogni frase è una sommossa. Un giorno, se mai avrò la possibilità, scriverò un libro sul carattere e sul temperamento del bassotto e sul motivo per cui non può essere addestrato e non dovrebbe esserlo. Preferirei addestrare una zebra piuttosto che indurre un bassotto a prestare attenzione al mio minimo comando. Quando mi rivolgo a Fred non devo mai alzare né la mia voce né le mie speranze. Mi disobbedisce perfino quando lo istruisco a qualcosa che vuole fare”.

Il Bassotto è una delle razze più diffuse, suddivisa in nove varietà caratterizzate da tre diversi peli e altrettante diverse taglie (Standard con un peso compreso tra i 7 e i 10 kg, Nano con una circonferenza toracica compresa tra i 31 e i 35 cm, e Kaninchen ossia il più piccolo, con una circonferenza toracica sino a 30 cm), partendo dal tipo originario che era a pelo corto e aggiungendo poi quelli a pelo lungo (con oculati accoppiamenti tra questi e piccoli spaniel tedeschi) e duro  (incrociandoli con piccoli Schnauzer, Scottish terrier e altre razze a pelo ispido). Lo standard comunque è uguale per tutti. Il Bassotto fu utilizzato come mascotte durante le Olimpiadi di Monaco di Baviera del 26 agosto – 11 settembre 1972, durante il quale purtroppo ci fu l’attentato da parte di un commando di terroristi palestinesi di Settembre Nero che si concluse con l’assassinio di  undici atleti israeliani e di un poliziotto tedesco. La mascotte delle Olimpiadi fu chiamata Waldi, realizzata  da Elena Winschermann, graphic designer dello staff del designer Otl Aicher, e come il Bassotto doveva rappresentare gli attributi degli atleti: resistenza, tenacia e agilità.

Come modello per realizzare Waldi fu usato un vero Bassotto ma a pelo lungo, Cherie von Birkenhof. Sebbene Waldi sia apparso in una varietà di differenti combinazioni di colori, lo schema principale fu studiato per abbinare i colori degli anelli olimpici – blu, giallo, arancione e verde – evitando il nero e il rosso poiché ricordavano i colori legati al Partito Nazionalsocialista, insomma quello nazista del passato. Probabilmente anche per via di questo fattore la mascotte non fu un’altra razza tedesca (con le stesse qualità, e anche superiori) come il Pastore Tedesco, Dobermann, Rottweiler, Boxer e Riesenschnauzer, tutte utilizzate sul campo dalla Germania nazista nella Seconda guerra mondiale. Una curiosità: il percorso della maratona nelle Olimpiadi del 1972 fu creato per somigliare alla sagoma di Waldi con la testa del cane rivolta a ovest, con gli atleti che giravano in senso antiorario, iniziando dalla parte posteriore del collo del cane e continuando intorno alle orecchie. La bocca del cane era rappresentata dal sentiero che attraversava il parco di Nymphenburg e i suoi piedi anteriori erano rappresentati dalla corsa attraverso l’Hirschgarten. Il ventre rappresentava la strada principale del centro di Monaco, e le zampe posteriori e la coda il Giardino Inglese, un parco che si estendeva lungo il fiume Isar. Gli atleti proseguirono lungo la schiena del cane ed entrarono nello Stadio Olimpico.

Fin dall’inizio della notevole campagna promozionale, con Waldi onnipresente sui giornali, manifesti e programmi televisivi, le richieste di Bassotti – fossero a pelo corto, duro o lungo – decollarono e solo nel 1972 ne furono venduti oltre 20.000 esemplari, con un aumento del 20-30%. In onore del Bassotto in Germania, a Passau, nell’aprile 2018 è stato inaugurato il Dackelmuseum, con oltre 4.500 dipinti, statue e porcellane attinenti questa razza.

Cherie von Birkenhof e Waldi.

Il Bassotto, dal grande fiuto e dal corpo basso e lungo, ovviamente è un cane nato per il lavoro – la caccia un tempo era un lavoro – e fu utilizzato, come abbiamo visto nella prima parte di questo servizio, anche nelle trincee della Prima guerra mondiale per uccidere i ratti fra macerie e cunicoli. Per questo motivo in Giappone può essere molto utile per infilarsi alla ricerca di persone fra le macerie create dai terremoti purtroppo frequenti in quel Paese. Per tale fine la polizia prefettizia di Kumamoto ha addestrato Becky, femmina di tre anni e quattro kg di peso. Mai sottovalutare le potenzialità di questi cani.

Becky con la sua squadra cinofila.