Secondo uno studio pubblicato sulla rivista americana Genetics, il Cane Fonnese avrebbe poche correlazioni con razze canine o tipi non riconosciuti italiani. Ciò sarebbe stato appurato confrontando il genoma di questo cane (il genoma è l’insieme di tutte le informazioni genetiche depositate nella sequenza del DNA contenuto nel nucleo delle cellule sotto forma di cromosomi), con quello di 27 razze. Risultato, il Cane Fonnese ha riscontri genetici con il levriero Saluki e con il cane da pastore ungherese Komondor. Questo indica lo studio di un gruppo di ricercatori guidato dalla genetista Elaine Ostrander del National Human Genome Research Institute (NHGRI), coadiuvato da studiosi dell’Università di Sassari (Raffella Cocco e Sara Sechi), di Milano e di Chieti Pescara.

Lo studio, molto dettagliato e complesso (specie per noi comuni mortali), mostra però subito un dettaglio strano: perché fra le 27 razze canine confrontate non ci sono quelle dell’area costiera che comprende gli odierni Libano, Israele, Gaza, Siria e Turchia sud-occidentale, ossia il territorio dei fenici che, come abbiamo scritto nell’altro articolo pubblicato in questo numero di K9 Uomini e Cani, ebbero lunghi, stretti e pacifici rapporti con le popolazioni della Sardegna? Anzi, secondo alcuni studiosi in quella zona nel XII a.C. si insediarono gli sherdana – popolo nuragico sardo, evidentemente buoni navigatori nonché razziatori – invertendo le cose: prima i sardi nelle terre fenicie, poi i fenici in Sardegna. Ipotesi, certo, ma comunque evidenziano le correlazioni fra sardi e fenici. Allora, ripetiamo, perché non sono stati analizzati anche i cani dei territori allora fenici? Eppure in quell’area, per esempio, il Canaan Dog esiste da circa 4.000 anni ed è per l’appunto un cane da pastore. Perché non è stato analizzato anche il Pastore dell’Atlas detto anche Aidi, utilizzato in Tunisia (ricordiamo che i cartaginesi erano fenici pure loro e che Cartagine si trovava nell’odierna Tunisia), Algeria, Libia e Marocco? Oppure il siciliano Spino degli Iblei?

Pastore arabo con cani.

Fra le 27 razze comparate al Cane Fonnese ci sono anche levrieri, ed è giusto poiché tali cani furono ben presenti in Sardegna e non ne mancano le descrizioni, come quella del 1861 del gesuita Antonio Bresciani in Costumi dell’Isola di Sardegna: “Egli è a dire altresì d’una stirpe di cani, tutta propria dell’Isola, i quali son tanto valenti alla guardia che i Sardi li hanno a ragione in altissimo pregio. Tendono alquanto alla nazion de’ levrieri: hanno il muso aguzzo, gli orecchi ritti, la vita lunga e slanciata, le gambe snelle e sottili, il pelo irto o rado di color lionato o bigio piombo”. Certo, i levrieri – tutti di origine mesopotamica – non fanno nessuna guardia attiva e non sono generalmente aggressivi verso l’uomo, ma l’Azawach è quello più simile a questa descrizione, e sappiamo che ne arrivarono nella Penisola Iberica durante la conquista moresca, e da lì probabilmente in Sardegna. Ma, essendo il levriere un cane antichissimo, nulla vieta che ne siano giunti in Sardegna nell’antichità. Non solo, quelli che  Antonio Bresciani descrisse potevano essere incroci fra levrieri e cani di indole più fiera e che potevano e possono essere più aggressivi. Per esempio, i famosi e ferocissimi cani da guerra dei conquistadores spagnoli erano appunto incroci fra levrieri e molossi o levrieri e cani da pastore. Qualcosa di simile ad alcuni tipi di Lurcher o di Staghound americani.

Fermo restando che lo studio succitato sarà stato senza dubbio meticoloso e scientifico, un’altra cosa che colpisce è il riscontro genetico con il cane da pastore ungherese Komondor. Quando mai tale popolo, cani inclusi, arrivò in Sardegna? L’isola nei millenni fu conquistata e sottomessa da una caterva di popoli – cartaginesi, romani, vandali, ostrogoti, bizantini, pisani, genovesi, aragonesi, spagnoli, sabaudi – ma mai ungheresi o loro antenati. Si cita spesso e a sproposito l’arrivo in Italia degli unni di Attila, con tanto di cani di cui però non c’è nessuna menzione storica, anche se questi popoli guerrieri nei loro spostamenti erano seguiti dalle famiglie e dal bestiame, probabilmente custodito da cani da pastore. Inoltre è vero che gli unni (popolazione probabilmente originaria della Siberia meridionale) si stabilirono per un certo periodo in Pannonia ossia l’Ungheria odierna, ma lo fecero nel V secolo d.C. e si sfaldarono nella seconda metà di quello stesso secolo. In Sardegna non arrivarono mai.

In Ungheria – ma sette secoli dopo gli unni – arrivò il Komondor. Come lo sappiamo? Perché era al seguito della popolazione dei cumani, in turco kuman. Komondor deriva da kuman-dor, che significa appunto “cane dei cumani”. I cumani, potente popolo guerriero dalle abitudini simili ai mongoli (ma avevano capelli e pelle chiari, con fattezze caucasiche) originario della zona a nord del Mar Nero e lungo il fiume Volga, quando non guerreggiavano erano pastori di cavalli, pecore, capre, cammelli e altro bestiame. Facevano pure la transumanza, sempre accompagnati dai loro cani (quasi idolatrati così come i lupi, tenuti in grande stima) che servivano soprattutto contro gli animali predatori poiché questo popolo aveva regole molto severe (un vero tabù) contro il furto e nessuno si curava di sorvegliare il bestiame, né di rubarlo. Addirittura le persone, clan e tribù prendevano il nome da cani famosi o da tipi di cani. E quando dovevano fare un giuramento solenne usavano qualcosa di veramente all’altezza e cioé un cane, che uccidevano al momento con un colpo di spada. Al cane, onorato sì ma comunque tagliato in due, ognuno dei partecipanti al giuramento doveva dare un gran fendente di spada  dicendo “Possa io finire tranciato così in caso di tradimento”. Lo vide fare con i suoi occhi pure il monaco, viaggiatore e storico francescano Giovanni di Plano Carpini. Dovettero fare lo stesso anche i bizantini durante un giuramento di alleanza che li univa ai cumani.

Pastore ungherese con Komondor.

Questo popolo, sotto la spinta della conquista mongola, ottenne asilo in Ungheria (la famosa Pannonia) in cambio dell’alleanza militare contro quelle orde devastatrici. E in Ungheria ecco il Komondor. Non solo, i cumani avevano un’importante area di commercio in Crimea nella città di Sudak e la loro divenne la lingua franca della regione, e pertanto forse non stupirà che proprio lì sia nato il Youzhnorusskaya Ovcharka o Cane da pastore della Russia Meridionale, molto simile al punto che quando ne rimasero pochissimi fu salvato, nel 1947 e negli anni Settanta, proprio da accoppiamenti con Komondor.

Pastore della Russia Meridionale, 1915.

Anche la Romania fu influenzata parecchio dai cumani, tanto che il loro principe Toq-tämir fu probabilmente il primo a unire i piccoli regni rumeni (Vlach) e suo figlio Basarab I è considerato il fondatore e primo sovrano del regno unito e indipendente della Valacchia, ossia la Romania. Senza dimenticare che la Transilvania, oggi Romania, per 900 anni fece parte dell’Ungheria. E guarda caso lì ebbe origine un altro cane similare e cioé il Ciobănesc Românesc Mioritic.

Ciobănesc Românesc Mioritic.

Komondor, Youzhnorusskaya Ovcharka, Mioritic; stesse dimensioni, colore, carattere, funzioni e predatori da affrontare, ossia lupi e orsi, che però in Sardegna non ci sono mai stati. E nell’isola non ci furono mai dominazioni provenienti da quelle aree e  – fermo restando che per lasciare diffuse tracce un tipo di cane deve avere una presenza numerosa, perché come si suol dire una rondine non fa primavera – viene da domandarci storicamente come sia possibile che il Komondor  risulti avere un riscontro genetico di non poco conto con il Cane Fonnese. Forse dovremmo sapere qualcosa di più proprio su quegli esemplari di Cane Fonnese che hanno rappresentato la base delle comparazioni utilizzate per lo studio di cui sopra. Fra le 27 razze comparate sono state trovate corrispondenze, ma curiosamente molto minori, con il Cane Corso e col Maremmano Abruzzese, razza quest’ultima introdotta dagli stessi pastori in Sardegna e che ha avuto meticciamenti con i cani sardi. La stessa cosa del resto verificatasi in Sicilia con i Cani di Mannara e  Spino degli Iblei. E pare strano che la variante di Cane Corso più leggera, ossia il Vucciriscu Siciliano/Calabrese, tanto usata dalla nobiltà per la caccia fino a pochi decenni fa, e soprattutto al cinghiale, non sia mai arrivata in Sardegna, tanto simile quanto a territori e fauna (lupo escluso) alla Sicilia. Ma forse la spiegazione potrebbe essere che i cani sardi bastavano e avanzavano, essendo il cinghiale sardo puro non grande, intorno alla cinquantina di kg.

Vucciriscu Calabrese, anni Settanta.

Antioco Casula a caccia sul Gennargentu con i suoi Dogo Sardi.

In Sardegna potremmo individuare tre tipi di cani, senza però finire nel ginepraio di una ridda di nomi in questa o quella zona che non hanno alcun motivo di essere, oppure che al contrario vorrebbero fare credere che un cane sia nato solo in una determinata zona, come nel caso di Fonni: l’antico e diffuso levriere, oggi purtroppo ridotto a qualche decina di esemplari e prossimo alla scomparsa;  il Cane Fonnese (a pelo corto e medio); e il Dogo Sardo. Tutti ottimi cani spesso splendidamente e seriamente selezionati e allevati in Sardegna, meglio chiarirlo, ma a nostro parere adattissimi ai contesti, realtà e usi sardi nei quali sono stati selezionati, ma nient’affatto superiori ad altre razze similari e neppure utilizzabili con risultati eclatanti in altre aree, per esempio l’Italia continentale.

Sarebbe come voler utilizzare lo spagnolo Perro Majorero delle Canarie (dove lupi e orsi non ci sono mai stati) – fra l’altro molto simile al Dogo e al Fonnese a pelo corto – nelle Asturie iberiche (dove invece stanno lupi e orsi). A proposito, meglio non dimenticare che la Sardegna fu sottomessa agli aragonesi e poi agli spagnoli dal XIV agli inizi del XVIII secolo e che quindi sarebbe bene non sottovalutare la possibile provenienza nell’isola di cani iberici come appunto il Perro Majorero e il Dogo o Alano Spagnolo, incrociatisi con i cani locali. Esistono ancora oggi cani spagnoli molto simili, anche se non riconosciuti ufficialmente, come il Villano de Las Encartaciones. Tuttavia potrebbe anche essere l’inverso, perché le Canarie furono conquistate dagli spagnoli nel 1404.

L’appassionato cinofilo sardo Roberto Balia, nell’articolo Alla ricerca delle razze canine sarde antiche pubblicato sulla rivista Làcanas, scrisse: “Sul cane di Fonni ho scritto di quello che oggi ritengo sia un suo progenitore, il Dogo Sardo o Dogo Sardesco, un animale sicuramente più raro del primo che sopravvive in Sardegna (perché quasi estinto) in relativa purezza, con pochissimi esemplari. Identifico il Dogo Sardesco con su Cani Pertiatzu, il cane tigrato per antonomasia – dal petto ampio e dai posteriori stretti – comune in tutta la Sardegna sino alla seconda metà del secolo scorso. Oggi ancora di taglia medio-grande, questo bellissimo cane tigrato veniva un tempo considerato il miglior cacciatore ed il guardiano perfetto, intelligente, intrepido ed affidabile, di buon temperamento anche se reattivo (…) era in origine un animale di taglia grande, robusto, rustico e frugale. Le sue doti e la sua preziosità facevano sì che fosse presente in tutti i medaus (stazzi) della Sardegna, impiegato soprattutto come cane da guardia e come conduttore del bestiame bovino (per questo era anche chiamato su cani de is bracaxius antigus, il cane degli antichi mandriani). Le tracce lasciate da questo animale sono ancora presenti in quasi tutta la Sardegna (…) Nelle Baronie, in Supramonte ed in Ogliastra vivono i migliori esemplari tipici molossi quadrati nel corpo, dal pelo corto o cortissimo (quasi raso) provvisto di abbondante sottopelo e dai masseteri incredibilmente sviluppati”.

Sulla differenza fra Dogo Sardo e Cane Fonnese  – che purtroppo dà vita fra i più esagitati a vere dimostrazioni di astio immotivato – Balia puntualizzò: “L’animale viene spesso impropriamente chiamato Cane di Fonni. Sono conosciute nascite di Dogo Sardesco da questa popolazione canina, soprattutto da esemplari della linea Cussuggia: un gene recessivo che testimonia l’influsso di questa antichissima razza sull’animale che da poco più di un secolo a questa parte viene accomunato al paese di Fonni. La descrizione del Cane di Fonni fatta nel 1899 da Giovanni Valtàn nella pubblicazione In Sardegna conferma questa ipotesi: grossi alani robustissimi e d’una ferocia inaudita, la loro forza è tale che permette loro di arrestare un bue od un cavallo afferrando coi denti la capezza o addentandoli per l’orecchio (…) sono ottimi cani da guardia ma troppo pericolosi (…)  la loro mole è considerevole, hanno il corpo tozzo, il muso largo, dalle robuste mascelle, le orecchie piccole ed erette, le zampe muscolose, il petto ed il collo larghi e leonini, la coda corta (…) il manto fulvo dal pelo fitto e corto e lo sguardo fiero e molto intelligente. Una descrizione che onestamente rispecchia poco lo standard attuale del Fonnese (…) e che fa pensare ad interventi di selezione o di imbastardimento successivi all’anno 1899, data della descrizione fattane dal Valtàn”.

In effetti basta osservare le vecchie fotografie di cani sardi per notare che nei primi anni del XX secolo non esistevano quasi più i molossoidi citati sopra (tranne forse qualche esemplare come quelli di Antioco Casula, di dimensioni comunque medie), e meno che mai esistevano Cani Fonnesi come alcuni che si vedono oggi, così pelosi da sembrare Schnauzer, Bobtail e quasi Bergamaschi. Checché se ne dica, come ovunque nel mondo, anche in Sardegna vi sono pseudoallevatori di nessuna cultura cinofila, fantasiosi, approssimativi e pronti a sfornare improbabili meticci da vendere ai gonzi. La maggior parte degli stessi pastori, anche qui come ovunque, di norma non pensavano certo a mantenere una razza (comunque allora inesistente) ma ad avere cani validi ed efficienti. Se un cane era buono lo accoppiavano con altri, il molossoide incrociato col levriero, il tipo fonnese con il cane di oscure origini ma valido e così via. Fra l’altro spesso ne venivano fuori esemplari ottimi. Comunque sia, come si può vedere in queste due fotografie, di primo acchito non è facile distinguere fra un Dogo Sardo e un Cane Fonnese a pelo corto attuali.

Bell’esemplare giovane di Dogo Sardo, Allevamento Aslan.

Splendido Cane Fonnese a pelo corto, Allevamento Cane di Fonni.

Ognuno di questi “allevatori” asseriva – e lo fanno pure oggi – con incredibile cocciutaggine, che gli altri sbagliavano o imbrogliavano, mentre loro erano i detentori della purezza canina isolana. E dire che basterebbe guardare le non poche fotografie ancora disponibili… Non è un segreto che oggi – presso allevatori seri, perché fortunatamente ne esistono di sicuro – tra i Cani Fonnesi a pelo corto nascano esemplari del tutto riconducibili al Dogo Sardo e viceversa. C’è anzi il rischio che per differenziare Dogo e Fonnese si arrivi un giorno all’esasperazione dell’ipertipo, come successo per altre razze.

Reparto italiano durante la Guerra Italo Turca del 1911-12. Nessuno di questi cani sardi è a pelo lungo.

Forse quello che, nell’immaginario collettivo, caratterizza maggiormente i cani sardi come il Dogo e il Fonnese è l’aggressività. Chi scrive però ne ha visti e toccati più d’uno senza problemi, ovviamente in presenza del padrone, e l’impressione avutane è sempre stata di esemplari del tutto equilibrati e affidabili. Certo, probabilmente il comportamento di questi cani nel loro territorio da proteggere o se alla catena avrebbe potuto essere diverso, ma ciò vale per qualsiasi buon cane da guardia. Questi cani hanno sempre avuto tale pessima reputazione a causa delle condizioni brutali con cui una parte – non tutti – dei pastori li ha fatti crescere. Tenuti da cuccioli in una buca coperta, alimentati il necessario e senza potere socializzare con nessuno; aizzati continuamente; tenuti alla catena, sovente corta. E così via. Il cane che tentava di mordere chiunque, dopo quel trattamento, era ritenuto valido…

C’è da dire che questi cani aggressivi avevano un’utilità concreta anche negli scontri causati da rivalità ancestrali e grande povertà, come accadde durante la cosiddetta guerra tra Fonni e Villagrande e Villanova Strisaili, verificatasi nel 1652-56 sotto la dominazione spagnola. Ma trattiamo questo tema nell’altro servizio pubblicato su questo numero di K9 Uomini e cani.