Il famoso scrittore russo Anton Pavlovič Čechov (1860-1904) era di famiglia povera ma una volta divenuto abbiente acquistò, nel 1882, una grande proprietà a Melichovo, una villa con 230 ettari di terreno. Gli piacevano i cani e così il suo amico scrittore ed editore di San Pietroburgo, Nikolai Leikin, proprietario dei Bassotti  Dinka e Pip, gli diede due cuccioli. I nomi li scelse la sorella di Čechov (tutta la famiglia si era trasferita nella villa), Maria, che era medico e che si basò su due medicinali che portava sempre nella borsa per gli interventi: Brom (da bromuro) e Khina (da chinino). Čechov in seguito diede loro un patronimico più pomposo, Khina Markovna (Khina, sorella di Mark, evidentemente un altro cane della cucciolata originaria) e Brom Isaevich (Brom, figlio di Isiah, cosa che fa pensare che il cane genitore non fosse Pip o Dinka). I cani si fecero subito conoscere per le loro continue attività comprendenti l’abbaiare ai domestici, trascinare scarpe e altro per la casa e il parco, fare buche e dissotterrare radici di fiori e cespugli. Avevano anche il vizio di abbaiare alla gente del luogo che passava vicino alla proprietà, e i contadini ne avevano paura anche perché  non avevano mai visto cani così strani.

Čechov nella sua casa a Melikhovo, con il bassotto Khina, 1897.

In una lettera all’amico Leikin, Čechov scrisse che “i bassotti Brom e Khina stanno bene. Il primo è abile e agile, educato e sensibile. Quest’ultimo è goffo, grasso, pigro e furbo … Entrambi amano guaire e abbaiare con un eccesso di sentimenti”. Lo scrittore era loro molto affezionato. Lo seguivano ovunque e dormivano nella sua stanza. Mikhail Pavlovich, il più giovane dei fratelli Čechov, confidò: “Brom e Khina erano bassotti, nerastri e rossastri. Khina aveva le gambe così corte che la sua pancia quasi si trascinava a terra. Ogni sera Khina si avvicinava ad Anton Pavlovich, metteva le zampe anteriori sulle ginocchia e lo fissava negli occhi con amore, lealtà e  l’espressione da martire (che tutti i cani sono maestri nel mostrare, anche se vengono tenuti benissimo N.d.A.). Anton allora cambiava apposta l’espressione e accarezzandola la confortava chiamandola per nome e dicendo che effettivamente si notava che soffriva e che forse avrebbe dovuta portare all’ospedale per farla curare, così si sarebbe sentita meglio. Trascorreva un’intera mezz’ora a parlare con il cane. Poi veniva l’analogo turno di Brom”. Čechov descriveva così i suoi Bassotti: “Zampe storte, corpo lungo, ma straordinariamente intelligenti”.

Il monumento a Brom e Khina, inaugurato nel dicembre 2012, si trova nella proprietà di Melichovo tuttora esistente e fu realizzato dallo scultore Alexander Rozhnikov. Il cappello rappresenta Čechov. La gente del luogo vi mette dei soldi ritenendo che sia beneaugurante.

Il monumento a Brom e Khina a Melikhovo.

Il Bassotto fu rappresentato sulla copertina della rivista Vogue nel mese di marzo del 1917, divenuta famosa. Purtroppo altrettanto famoso fu l’incidente avvenuto nel mese di gennaio del 2013 alla Vogue House quando Alan, il Bassotto beniamino della redazione di Tatler – rivista editata dalla Condé Nast Publications, come Vogue – entrando nell’edificio al guinzaglio di un addetto, finì preso al collo dalla porta girevole dell’ingresso sulla strada. Ci vollero dieci vigili del fuoco per liberarlo, dopo ore di lavoro, ma inutilmente. Il cane era morto all’istante, pare decapitato.

Sempre nel 1917, ideato da Sergio Tofano e pubblicato dal Corriere dei Piccoli fino al 1978, nacque il fumetto del Signor Bonaventura, un uomo alto sempre vestito con una giacca e un cappello rossi, larghi pantaloni bianchi e accompagnato da un cane bassotto. I testi dei fumetti erano tutti composti da distici di ottonari a rima baciata, e iniziavano con le parole: Qui comincia la sciagura del Signor Bonaventura… subito divenuta un tormentone grazie al successo riscosso dal fumetto.

Bonaventura, le cui peripezie avvenivano in una realtà popolata da generosissimi re, baroni e contesse (all’epoca c’era ancora la monarchia), finiva regolarmente in situazioni praticamente identiche una all’altra, con la sventura del protagonista che si trasformava in un beneficio altrui e culminava inevitabilmente con un premio a Bonaventura rappresentato da un assegno o banconota addirittura di un milione di lire, cifra astronomica per l’epoca (divenuta “un miliardo” negli anni Cinquanta) e che oggi corrisponderebbe a quasi 2.100.000 euro. Insomma, una mancia non da poco… A furia di ricevere milioni di lire persino il tormentone dovette essere modificato in Il signor Bonaventura, ricco ormai da far paura…. L’unica volta in cui Bonaventura ci rimette dei soldi – ma certo non un milione di lire – è proprio per colpa del suo cane che azzuffandosi con una gatta straccia i pantaloni del bel Cecè (altro personaggio), e il nostro eroe si sente in dovere di risarcire il bellimbusto. Il messaggio del  Signor Bonaventura, e del suo fedele Bassotto, era molto importante per dare speranza in anni in cui milioni di persone morivano nella terribile Prima guerra mondiale che durò fino al 1918 e che da lì a poco fu seguita dalla spaventosa epidemia detta “Spagnola”.

Il Signor Bonaventura e il Bassotto.

Attenzione, si leggono anche storielle del tutto false sul Bassotto, come quella – probabilmente inventata da qualche appassionato della razza o allevatore che voleva vendere di più – relativa al Bassotto di nome Otto che avrebbe dovuto avere una parte nel film Il mago di Oz (The Wizard of Oz, 1939) prodotto dalla Metro-Goldwyn-Mayer e diretto da cinque registi, con protagonista Judy Garland nei panni di Dorothy Gale. Secondo queste voci però il cane, essendo di origine tedesca, fu sostituito con un esemplare di razza inglese perché secondo i produttori gli americani sarebbero stati infastiditi per motivi politici e bellici (la precedente Grande Guerra contro la Germania e la Seconda guerra mondiale che stava per iniziare su iniziativa sempre della Germania). Tuttavia, l’Internet Movie Database (IMDb) – ritenuto la Bibbia del cinema mondiale – non fa alcun accenno a proposito. Del resto, fosse stato così neppure il Pastore Tedesco, tanto impiegato dalla Germania in guerra, avrebbe dovuto usato nei film, eppure Strongheart, il cui vero nome era von Etzel Oeringen e che era stato addestrato in Germania come cane poliziotto, divenne un “divo” partecipando a film statunitensi dal 1921 al 1927. Lo stesso vale per il famosissimo Rin Tin Tin, pure lui Pastore Tedesco trovato dal soldato statunitense Lee Duncan dopo un bombardamento  durante la Prima guerra mondiale. In realtà il cane protagonista del film Il mago di Oz era un piccolo terrier, come del resto si vede nei disegni realizzati da WW Denslow per la prima edizione del libro The Wonderful Wizard of Oz (1900), da cui fu tratto il film. In questo lungometraggio il cane che affianca in alcune scene Judy Garland era Toto – un Cairn Terrier femmina il cui vero nome era Terry – di proprietà e addestrata dal tedesco Carl Spitz, il quale prima di emigrare negli Stati Uniti aveva addestrato in Germania i cani delll’esercito durante la Prima guerra mondiale (e che divenne il responsabile della creazione del programma War-Dog americano della Seconda guerra mondiale). Insomma, gli americani non avrebbero voluto un Bassotto per i motivi succitati, però non avrebbero avuto remore ad assoldare un tedesco che aveva addestrato i cani della Germania contro di loro? In realtà gesti contro i Bassotti avvennero, raramente, solo durante la Prima guerra mondiale ma non dopo poiché tali cani ormai erano diffusi e apprezzati ovunque, Stati Uniti inclusi. E non solo loro, basti ricordare i tantissimi Pastori Tedeschi e Dobermann che si coprirono di onore ovunque e che certo non venivano ritenuti complici del nemico, qualunque fosse.

In realtà il Bassotto che si vede a fianco di Judy Garland in un fotogramma del film (si accenna anche a un misterioso e breve filmato di prova, ovviamente mai trovato) è frutto di un fotomontaggio, neppure fatto bene. Anzi, se si guarda bene si potrà notare che lo stesso montaggio – potremmo definirlo una sorta di copia/incolla – fu fatto anche con una fotografia dell’attore Marlon Brando, solo che il Bassotto, assolutamente lo stesso, è stato infilato fra le braccia dell’attore. Brando non aveva un tal cane e quello che si vede in diverse foto apparteneva a sua nonna materna, Elizabeth Myers, presso la quale abitò per un breve periodo visto che il set di un suo film era nei pressi. Se vedrete questo filmato de Il mago di Oz noterete che il cane non è affatto un Bassotto. https://www.youtube.com/watch?v=PSZxmZmBfnU

In rete esiste anche la presunta fotografia dell’attrice Margaret Hamilton, che interpretò una strega ne Il mago di Oz, con a fianco il presunto cane Otto. Altra fake, perché quella non è la Hamilton ma un’addestratrice che in un filmato spiega come vivere insieme a un cane di questa razza…

Lo stesso, identico cane inserito in due diverse foto. Quello che oggi definiamo un fake.

 La presunta… Margaret Hamilton.

L’attore americano Lew Ayres interpretò il soldato tedesco Paul Bäumer nel film  All’ovest niente di nuovo (All Quiet on the Western Front, 1930) diretto da Lewis Milestone,  vincitore dei premi Oscar al Miglior film e al Miglior regista e tratto dal romanzo di Erich Maria Remarque Niente di nuovo sul fronte occidentale.  Ayres era un appassionato di Bassotti ma certamente non della guerra, tanto che allo scoppio della Seconda guerra mondiale si dichiarò obiettore di coscienza, venendo pesantemente criticato da tutti, pubblico incluso. Fu riabilitato dall’opinione pubblica solo anni dopo, quando si seppe che si era comunque arruolato (nonostante fosse una star di  Hollywood, mentre analoghi attori italiani si imboscarono o semplicemente furono assegnati a bande militari per qualche mese, come Alberto Sordi) nell’esercito nel 1942 ma come personale medico, operando fino alla fine della guerra nel Pacifico e venendo anche decorato tre volte. Donò tutti i salari da militare alla Croce Rossa americana.

Set del film All’ovest niente di nuovo, durante una pausa delle lavorazioni i Bassotti di Lew Ayres sono attratti da una salsiccia.

L’icona del cinema mondiale John Wayne era un appassionato di cani. Anzi, il soprannome “The Duke” (Il Duca) non era dovuto al suo comportamento elegante nella vita privata e nei film ma al fatto di avere sempre a fianco, da bambino, un grande Airedale Terrier di nome Duke. Un vigile del fuoco di Glendale, che lo vedeva spesso andare a scuola, iniziò quindi a chiamarlo “Little Duke”, Piccolo Duca. Wayne, ormai famosissimo, nel 1958 aveva un Bassotto, Blackie.

John Wayne, la moglie Pilar e Blackie. L’altro cane è sconosciuto.

Nel gennaio di quell’anno – mentre l’attore era in Giappone per interpretare il film Il barbaro e la geisha (The Barbarian and the Geisha, diretto da John Huston) – nella casa di Wayne negli Stati Uniti scoppiò un incendio. La moglie Pilar Pallete e la loro figlia di diciotto mesi Aissa dormivano. Fu il cane  Blackie a rendersi conto del pericolo. Abbaiando saltò sul letto di Pilar, la quale svegliandosi vide del fumo. Subito prese la figlia dalla culla e, benché ustionata a un braccio, fuggì al piano terra della villa, mentre il primo piano divenne subito una torcia. Pilar, una volta in salvo nella casa del custode, telefonò subito al marito, iniziando con la frase: “Ti piacciono le case con un solo piano?”. Wayne fu sempre immensamente grato al Bassotto per avergli salvato la famiglia e un giorno dichiarò: “Il mio doxie è così grande, questa città non è abbastanza grande per noi due”. Doxie è il diminutivo di Dachshund, Bassotto.

Blackie.

Il Bassotto ebbe grande fama dopo il film 4 bassotti per 1 danese (The Ugly Dachshund, 1966), film diretto da Norman Tokar e prodotto dalla Walt Disney Productions,  basato su una novella del 1938 di Gladys Bronwyn Stern e con protagonisti Dean Jones e Suzanne Pleshette. Questa commedia di successo narra la storia di una famiglia in cui vivono quattro pestifere cagne di questa razza e in cui arriva un grande Alano che crede di essere pure lui un Bassotto. I cani “attori” (furono usati per le riprese sia maschi che femmine) si chiamavano Wilhelmina, Sweetie-Kins, Heidi, Danke e Chole mentre gli Alani (si davano il cambio) erano Bruto e Duchessa. Tutti i cani furono addestrati da William R. (Bill) Koehler,  un istruttore che in cinquant’anni di professione addestrò oltre 25.000 cani (anche per l’esercito durante la Seconda guerra mondiale), autore di sei libri sull’obbedienza e addestramento del cane che in totale vendettero oltre un milione di copie. Lavorò per oltre vent’anni in questo ambito per la Disney.

Una scena di 4 bassotti per 1 danese.

Il successo del film, uscito nei cinema nel febbraio 1966, promosse ulteriormente la razza, tanto che un Bassotto apparve anche nella sitcom televisiva statunitense di successo mondiale Vita da strega (Bewitched), prodotta tra il 1964 e il 1972 e interpretata da Elizabeth Montgomery (la strega protagonista, Samantha),  Dick York (il marito Darrin) e Agnes Moorehead (madre di Samantha e caustica suocera di Darrin). Una curiosità: Agnes Moorehead conosceva la passione di John Wayne per i Bassotti, avendo interpretato con lui il film The Conqueror (1956) diretto da Dick Powell e girato nelle vicinanze di St. George, Utah, in una zona confinante con il Nevada sud-orientale in cui erano stati fatti dei test nucleari dall’esercito statunitense. Imprudenza o ignoranza non si sa, fatto sta che ben 91 fra attori e personale presente sul set si ammalarono di cancro e morirono successivamente. Fra questi anche il regista Dick Powell nonché John Wayne, ammalatosi nel 1964 e morto nel 1979 e che credeva che il tumore fosse stato causato dalle ben 120 sigarette che fumava ogni giorno (!). La Moorehead  per lo stesso motivo morì nel 1974, due anni dopo la chiusura di  Vita da strega. Incredibilmente Vita da strega fu decimata da questa terribile malattia – e non se ne capisce la ragione – in quanto ne morirono, fra gli altri, la protagonista Elizabeth Montgomery, Dick Sargent (che aveva sostituito Dick York nel ruolo di Darrin) e appunto Agnes Moorehead.

Passando a cose più allegre, come dimenticare la famosa Banda Bassotti della Disney, sempre pronti a partire dalla loro roulotte alla periferia di Paperopoli per rapinare il deposito di soldi di Paperon de’ Paperoni? La loro prima apparizione sui fumetti fu nella storia Terror of the Beagle Boys (Paperino e la banda dei segugi) di Carl Barks, pubblicata negli Stati Uniti su Walt Disney’s Comics and Stories n. 134 del novembre 1951. Ma… in “realtà” questi simpatici malviventi non sono Bassotti ma Beagle! Tuttavia è anche vero che il loro cane Ottoperotto è un Bassotto (nelle storie a fumetti italiane), pure lui con tanto di maschera da ladro e messo in campo come cane da guardia e per raggiungere spazi troppo piccoli per i Beagle Boys stessi. Però non è molto affidabile a causa del vorace appetito, in quanto dimentica ogni missione appena sente odore di cibo, specialmente salsicce.

Amelia la maga con la Banda Bassotti.

Grizzly, dell’Allevamento Val Vezzeno.