di Roberta Bottaro* e Ivan Girardon**

Il mantrailing, che potremmo definire in italiano ricerca su traccia di una persona, è una tecnica addestrativa che consiste nell’insegnare al cane a discriminare e seguire un odore umano. Cosa vuol dire nello specifico? Significa che un cane addestrato al mantrailing sarà in grado di rilevare la presenza dell’odore di una persona specifica, discriminandolo tra quelli ambientali e di altre persone, e di seguirlo sino a identificarne la fonte (la persona). Non c’è niente di magico in tutto questo: i cani da mantrailing non sono super-cani né i loro addestratori sono i custodi di qualche segreto. Anzi, l’addestramento si basa su capacità istintive del cane: essi infatti sanno seguire le tracce di altri cani, di altri animali e dei membri della propria famiglia umana senza necessità di ricevere addestramento formale.

L’obiettivo dell’addestramento nel mantrailing non è insegnare al cane a usare il naso, tutti i cani sanno farlo (e un umano che ha la presunzione di insegnare al cane a usare il naso sarà destinato a fallire rapidamente), ma piuttosto rinforzare il cane per aver adottato la tecnica giusta (seguire un odore e non cercarlo, seguire una traccia e non un cono d’odore nel vento), insegnargli che seguire un odore assolutamente poco interessante come quello di un essere umano estraneo al branco sia in realtà la via più breve per ottenere il miglior premio di sempre (il gioco preferito, il cibo preferito e l’approvazione sociale del proprio conduttore) e spiegargli come deve comunicarci che la persona è stata trovata, o che ha scavalcato un cancello o che l’odore di quella persona non è presente in un’area o che la traccia si interrompe. La parte più complessa dell’addestramento sta nell’insegnare al cane a effettuare il match to sample ossia a collegare l’odore – presente sull’oggetto che il cane annusa a inizio traccia – alla traccia presente nell’ambiente, ma su questo ci soffermeremo più avanti. ”

A che cosa serve un cane da mantrailing? Contrariamente a quanto si possa pensare, un cane da mantrailing non serve a ritrovare persone. O perlomeno, non serve soltanto a quello. E’ per noi di fondamentale importanza fare questa affermazione in parte provocatoria perché in questa consapevolezza sta la chiave per un addestramento e un impiego efficace di queste unità cinofile. Il lavoro principale di tali unità, se escludiamo l’inseguimento dei fuggitivi dalle carceri americane, è quello di raccogliere informazioni che possono essere utili alle ricerche.

I segugi servono in caso di fuga.
Detenuti impegnati in lavori stradali, autunno 1910, Pitt County, North Carolina, Stati Uniti.

Tra queste informazioni ovviamente c’è anche il ritrovamento, nei tempi più rapidi possibili, del disperso ma non solo. Grazie ai cani da mantrailing infatti è possibile raccogliere importanti informazioni sulla direzione di marcia intrapresa dalla persona che stiamo cercando e su eventuali punti di interruzione della traccia (ad esempio, perché la persona è salita su un treno o su un altro mezzo di trasporto). Oppure sull’assenza dell’odore target in un determinato punto di avvistamento. Già, perché capita spesso che il disperso venga notato e avvistato dalla gente molto più di quando disperso non lo era… Decine di persone affermano di averlo visto in uno specifico punto a una determinata ora, mentre se alle stesse persone in una situazione normale chiedessimo quando è stata l’ultima volta che hanno incontrato il sig. X, probabilmente risponderebbero “non ricordo” oppure “qualche settimana fa”. Pertanto un cane da mantrailing da solo sarà poco risolutivo nella ricerca di persone scomparse o lo sarà solo in una percentuale simile al caso, mentre diventa uno strumento prezioso se correttamente integrato in un team di uomini e unità cinofile dalle diverse specializzazioni, uniti dal desiderio di riportare a casa una persona in difficoltà.

Pista, traccia, detection, ricerca a scovo. Facciamo chiarezza. Abbiamo letto centinaia di articoli, sia tecnici sia di cronaca, in cui si parlava di cani da ricerca, di cani che trovano cose e persone. E abbiamo spesso notato come i termini venissero utilizzati talvolta come sinonimi, talvolta in maniera confusa. E’ per questo motivo che da qualche tempo, prima di iniziare un corso di formazione, con i nostri studenti dedichiamo le prime ore di lezione a costruire un vocabolario comune. Cani da pista, cani da traccia, cani molecolari, cani da detection, cani da scovo, che cosa significa? Fanno tutti la stessa cosa? A livello macroscopico sì, nel senso che sono tutti cani che sono stati addestrati per cercare o seguire qualcosa con il loro naso. Ma guardandoli nel dettaglio queste unità cinofile svolgono lavori molto differenti tra loro.

Premessa: abbiamo citato il termine cane molecolare ma dal punto di vista tecnico questo termine è inesistente e pertanto non ci soffermeremo su di esso. Sia sufficiente sapere che è un’etichetta creata a livello di mass media inizialmente utilizzata per indicare i cani da mantrailing e attualmente utilizzata per indicare un cane che ha appena fatto qualcosa di “figo” per l’opinione pubblica (annusato un cadavere sott’acqua, trovati grossi quantitativi di droga, trovato un disperso, ecc.). In questa sede vi basti sapere che una grande differenza tra queste unità cinofile è che i cani da pista/traccia (in inglese tracking/trailing) e cani da detection/cani da scovo sta nel compito generale che devono svolgere: i cani da pista/traccia hanno il compito di seguire l’odore (lo cercheranno soltanto su specifica richiesta del conduttore) e hanno infatti bisogno di un punto preciso di partenza (place of last seen e cioè punto di ultimo avvistamento), mentre un cane da detection/cane da scovo deve cercare un odore in un ambiente (nel primo caso di un insieme di sostanze, nel secondo caso odore umano) e avvertire il conduttore una volta individuata la fonte dello stesso.

Non entreremo nello specifico dei cani da detection/cani da scovo, mentre vorremmo approfondire le differenze tra cani da pista e cani da traccia (tracking/trailing). Nella pista (traccino) il cane segue i disturbi sul terreno, la vegetazione danneggiata, l’odore umano e/o il sudore che fuoriesce dalle scarpe di una persona. Nella traccia (training), il cane apprende a seguire l’odore delle sostanze volatili che emana il corpo umano: ogni istante della nostra vita perdiamo parti della pelle che contengono materiale organico e batteri lasciando dietro di noi una traccia. Pertanto, per spiegare con un semplice esempio, possiamo dire che un cane da pista (tracking) non sarà in grado di seguire il percorso di un uomo a cavallo perché mancherà il calpestamento, un cane da traccia (mantrailing) sì.

L’odore umano: proviamo a capire cos’è e a quali sfide addestrative ci sottopone. Prima una breve introduzione all’odore umano. Per noi è facile immaginare che le sostanze possano avere un odore, che si tratti di camomilla, di caffè o di marijuana, ma le cose si complicano quando pensiamo all’odore di una persona. Possiamo collegare un senso di fastidio e repulsione se pensiamo all’odore di un cadavere o ad una persona che presta scarsa attenzione alla cura personale, ma quanti di voi sanno che ciascuno di noi da vivo ha un odore specifico che ci differenzia da tutte le altre persone sulla Terra come se fosse una nostra impronta digitale riconoscibile soltanto dal naso di un cane? E quanti di voi sanno che cos’è che il cane identifica come odore umano? L’odore di un essere umano vivo è composto da: Odoranti primari, l’odore della nostra pelle e del corpo prodotti dall’attività batterica; Odoranti secondari, l’odore creato da ciò che mangiamo, dai deodoranti e dai detersivi utilizzati; Odoranti terziari, creati dall’ambiente in cui viviamo. L’unione di questi tre tipi di odoranti ci rende da un lato riconoscibili come esseri umani e dall’altro ci permette di avere la nostra personalissima “impronta olfattiva” e di essere distinguibili dagli altri esseri umani. Ed è proprio su questo concetto che si basa l’impiego del cane nella ricerca persone in generale e nella ricerca su traccia (mantrailing) in particolare.

Ma tutte le persone sono uguali? Per la scienza no. E’ stato scientificamente provato che le persone di origine asiatica emettono odori meno intensi e chimicamente differenti dai caucasici e dalle popolazioni africane (che si posizionano al primo posto per intensità di odore emesso). Queste differenze si sono evidenziate analizzando il numero di ghiandole sudoripare presenti nel corpo degli asiatici rispetto al numero delle stesse presenti nei caucasici o negli africani ed analizzando la diversa composizione chimica delle secrezioni di cerume nelle varie etnie.

Addestramento alla ricerca di persone di colore di un Bloodhound durante l’Apartheid, anni ’70, Sud Africa. A tutti i cani, anche a quelli da attacco, veniva insegnato a porre le zampe anteriori sul fuggitivo/sospetto una volta bloccato.

Non a caso, i cani dell’esercito in Vietnam potevano essere addestrati per segnalare solo una razza specifica e ignorare gli altri umani. Inoltre l’odore umano cambia in maniera consistente quando proviamo emozioni intense (ad esempio a causa del rilascio di adrenalina) o quando assumiamo farmaci particolari. Pensiamo allo studio – per fare solo un esempio, poichè si tratta di cani antiesplosivo e non per la ricerca dell’uomo – condotto dall’Institute for Biological Detection System ( IBDS) dell’Università di Auburn: i ricercatori, analizzando le performance di cani militari degli Stati Uniti, scoprirono che i cani segnalavano prontamente l’esplosivo trinitrotoluene (TNT) prodotto negli Stati Uniti sul quale erano stati costantemente addestrati, mentre non reagivano altrettanto prontamente all’odore dello stesso esplosivo di diversa produzione e provenienza.

Se pensiamo alla diversa composizione chimica dell’odore umano e a come esso varia in base all’etnia e allo stato emotivo/di salute, ci rendiamo conto di essere in una situazione simile a quella vissuta dai cani militari nello studio dell’IBDS. In addestramento, nella maggior parte dei casi, chiediamo ad altri cinofili di nascondersi o, nella migliore delle ipotesi, a famigliari e amici che decidono di mettersi a disposizione per qualche traccia. Si tratta sempre o di persone che hanno un cane, vestono un’uniforme, che sono conosciute dal cane oppure di persone che, nonostante siano sconosciute al cane in addestramento, hanno la consapevolezza di essere cercate dal cane e, anche inconsapevolmente, cambiano il loro comportamento in base al compito che devono svolgere. Ma la realtà è ben diversa dall’addestramento: quanti conduttori hanno avuto l’occasione di addestrarsi su tracce di asiatici, di africani, di malati di Alzheimer, di bambini spaventati, di persone che soffrono di disturbi psichiatrici per i quali assumono particolari medicine, di persone che non sanno di essere cercate? Eppure tutti ci aspettiamo che, nella realtà operativa, i cani siano in grado di seguirne l’odore. Si pensi a un fungaiolo disperso, cioè una persona che ha realizzato di essere in difficoltà magari dopo diverse ore di cammino in un bosco, il cui odore una volta subentrata la paura comincia a modificarsi a causa della produzione di adrenalina, che ha anch’essa un odore. Pur con questo cambiamento di odore, il cane deve però basarsi su quello di base, collegandolo comunque a quello parzialmente modificato.

Per la nostra, seppur limitata, esperienza personale e per le esperienze dei nostri colleghi oltreoceano, le situazioni in cui i cani da traccia hanno avuto più successo, sono quelle in cui erano alla ricerca di aspiranti suicidi, fuggitivi o persone che si allontanavano volontariamente. Tutti casi in cui vi era, oltre ad uno stato adrenalinico, anche la consapevolezza di essere cercati. Negli altri casi invece abbiamo osservato una percentuale di ritrovamento simile al caso. Significa che i cani da mantrailing non sono efficaci? No, significa soltanto che l’unica risposta a questa domanda è “non ci siamo addestrati abbastanza nella maniera appropriata”. Talvolta infatti, le buone intenzioni sono limitate dalle possibilità materiali e pertanto bisogna ricorrere alla fantasia per poter ricreare nell’addestramento il maggior numero di situazioni possibili. Le potenzialità olfattive di un cane sono infatti talmente sorprendenti che non esistono altre giustificazioni a un insuccesso, se non un addestramento insufficiente.

Per gentile concessione di Wild Dog ASD.

L’odore nell’ambiente. Esistono tuttavia dei fattori che rendono estremamente difficile, o persino impossibile, il lavoro del cane: i fattori ambientali: il vento, la pioggia, l’umidità, l’irraggiamento solare sono tutti fattori che possono determinare la buona riuscita o il fallimento del lavoro del cane.

Durante i seminari una delle domande che i nostri studenti pongono più frequentemente è “dopo quanto tempo un cane può seguire un odore?”. Chi è nell’ambiente avrà sentito più volte alcuni conduttori rispondere: “anche dopo mesi!”, “il mio cane può seguire tracce anche venti giorni dopo la scomparsa”. E’ vero? Sono frottole? Può essere vero, così come può essere vero che una persona faccia 6+SuperStar al SuperEnalotto. Significherebbe che questa persona ha centrato una possibilità su 56.035.316.700. Reputereste affidabile un cane che una volta su 56 miliardi riesce a seguire la traccia di una persona dopo un mese? Siamo convinti di no.

Per questo motivo preferiamo rispondere alla domanda mostrando le evidenze scientifiche sulla permanenza dell’odore umano nell’ambiente. Una ricerca scientifica si propone infatti di raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, condivisibile ma soprattutto verificabile. L’esperimento scientifico inoltre deve essere pubblico e ripetibile. Pertanto ci sentiamo di rispondere che secondo gli studi di William G. Syrotuck del 1972, l’odore umano permane per 18-36 ore in ambiente erboso a una temperatura di 17° e una media umidità, mentre soltanto 1-2 ore su asfalto a una temperatura di 25° e in assenza di umidità. Secondo gli studi condotti alla Duke University, i cani riuscivano a reperire l’odore umano restato esposto all’ambiente per molti giorni, ma dopo due settimane le percentuali di ritrovamento dell’odore erano pari al caso. Questo non ci aiuta a dare una risposta univoca, ma ci permette di comprendere come, un intervento tempestivo, in condizioni climatiche favorevoli, possa aumentare le possibilità di ritrovamento. Collegandoci a questi dati, cerchiamo di spiegare ai nostri studenti che una delle competenze più importanti per un’unità cinofila da mantrailing deve essere la capacità del conduttore di rifiutare un intervento perché non sussistono le condizioni favorevoli all’uscita del cane. Molto spesso ci sentiamo rispondere “ma provare è meglio che restare a guardare”: in realtà un tentativo effettuato con un cane non sufficientemente addestrato, un tentativo effettuato quando le condizioni sono sfavorevoli al lavoro del cane o un tentativo effettuato quando non esiste un testimone olfattivo sufficientemente attendibile, portano soltanto false speranze nei familiari disperati e alimentano le critiche e i sospetti nell’intera disciplina.

La scelta, la raccolta, la conservazione e la presentazione del testimone olfattivo. Buona parte delle ricerche con metodo mantrailing iniziano con il cane che annusa un oggetto appartenuto alla persona che dobbiamo cercare. Vi sono casi in cui questo non è necessario, ma non approfondiremo in questa sede l’argomento per non perderci in tecnicismi che possono soltanto complicare la comprensione dell’articolo. Che cos’è un testimone olfattivo? In inglese viene chiamato scent article ed è un oggetto che porta su di sé l’odore della persona che dobbiamo cercare. I testimoni olfattivi si dividono in good scent articles ossia gli oggetti che portano su di essi soltanto l’odore della persona che stiamo cercando e bad scent articles ossia gli oggetti che non hanno su di essi l’odore della persona che stiamo cercando oppure che sono stati contaminati da odori di altre persone. La contaminazione di un testimone olfattivo può essere:

  • Diretta: qualcuno ha preso in mano o è entrato a contatto diretto con il testimone olfattivo.
  • Indiretta: il testimone olfattivo si è trovato insieme a oggetti appartenenti ad altre persone (es. la cesta della biancheria)
  • Ambientale: il testimone olfattivo si è contaminato perché è restato esposto all’ambiente (pensiamo ad un cellulare rimasto appoggiato sulla scrivania in una classe universitaria per un’intera giornata: gli odori di tutti gli studenti si saranno depositati in parte sul telefono, contaminandolo).

Molti istruttori e altrettanti conduttori si dilettano nell’intrattenere gli osservatori proponendo loro esercizi all’apparenza sensazionali, come far soffiare il figurante in un sacchetto che verrà utilizzato successivamente per far partire il cane, bruciare il fazzoletto di carta appartenuto al figurante e far partire il cane dalla cenere, ecc. Fate attenzione a questo genere di situazioni perché:

  • L’effetto Clever Hans è sempre dietro l’angolo: siete sicuri che il cane segua la traccia giusta perché effettivamente è partito dal mozzicone di sigaretta, dallo sputo del disperso o dalla cenere del fazzoletto? Non è forse che il cane ha seguito l’unica traccia presente nell’ambiente o la traccia più fresca?
  • A meno che non siate detective in forza a qualche unità anticrimine o ricercatori universitari intenzionati a studiare la permanenza dell’odore umano o la neurofisiologia dell’olfatto canino, difficilmente nella realtà operativa vi troverete a utilizzare questi testimoni odorosi.

Per gentile concessione di Marco Cortesi (www.marcocortesiphotography.com/index )

Uno studio, sfortunatamente non pubblicato, condotto dai ricercatori dell’Università di Gaza (Israele) ha mostrato le incredibilità capacità del cane a reagire alle differenze e novità ambientali: un gruppo di cani portato ogni giorno per diverse settimane a camminare sullo stesso percorso ha reagito per sette giorni a un bicchiere di plastica buttato nell’ambiente dagli sperimentatori dopo che i cani si erano abituati all’ambiente. Questa capacità del cane dev’essere per il conduttore un avvertimento nell’addestramento del cane da traccia: talvolta il cane può seguire la traccia corretta perché essa rappresenta una novità o una differenza nell’ambiente circostante. I cani per istinto seguono la traccia più fresca (quale cane si metterebbe a inseguire una traccia vecchia di lepre ben sapendo che non lo porterà mai sulla preda?). Non approfondiremo in questa sede, ma al cane da mantrailing dev’essere chiaro che la più fresca tra le tracce vecchie di quell’individuo può portare alla ricompensa.

La capacità del cane di svolgere un match-to-sample – ossia di collegare l’odore annusato sul testimone olfattivo alla corrispondente traccia presente nell’ambiente – va sviluppata nel corso dell’addestramento: i cani non sono autovetture che possono essere accese e fatte partire, sono animali e come tali vanno aiutati e seguiti nel percorso di addestramento, percorso che è simile alla costruzione di una casa. Se si vuole arrivare troppo velocemente al tetto, le fondamenta non saranno abbastanza solide e tutto l’edificio crollerà quanto prima. Uno degli addestramenti più raffinati che si svolge nelle forze di polizia a livello internazionale è proprio quello dei cani da identificazione olfattiva ossia di quei cani che vengono addestrati a riconoscere l’odore di un sospettato a partire da un testimone odoroso raccolto sulla scena del crimine. Fate attenzione a sviluppare in maniera adeguata questa capacità nel vostro cane, addestramento che in molti casi nel mantrailing si dà per scontato e si costruisce “per abitudine”.

Torniamo ai nostri testimoni olfattivi. Li abbiamo già divisi in “buoni” e “cattivi” e abbiamo già capito i rischi derivanti dall’uso di un testimone olfattivo non adeguato, ma come facciamo a scegliere il giusto testimone olfattivo? Innanzitutto dobbiamo pensare alle domande da porre ai familiari quando ci troviamo in sede di raccolta dell’odore: ricordatevi che per un essere umano è normale toccare oggetti senza rendersene conto. Immaginate di essere a casa della famiglia di un bambino scomparso e di chiedere alla madre se ha toccato il letto di suo figlio. la risposta quasi sicuramente sarà negativa. Se alla stessa persona, nella medesima situazione chiederete chi è stato l’ultimo a rifare il letto stamattina, con ogni probabilità vi risponderà “Io”. Una domanda posta nella maniera corretta può rendere più efficace la raccolta del campione odoroso.

Per concludere l’argomento raccolta del testimone odoroso, vorremmo farvi riflettere su una notizia che spesso appare negli articoli giornalistici sui casi di cronaca: Ritrovata la macchina del disperso: arrivano i cani molecolari. L’auto è un buon testimone odoroso? Raramente. Innanzittuto il fatto che la persona scomparsa si sia allontanata in auto non esclude la possibilità che la macchina possa essere stata guidata da altri, o che in auto non fossero presenti altre persone. Inoltre l’automobile è spesso la prima cosa che viene controllata alla ricerca di lettere o altre informazioni utili al ritrovamento o ancora può essere stata spostata dai coordinatori delle ricerche. Se avete la certezza che la persona scomparsa fosse alla guida dell’auto (ricordiamo un caso in cui la persona era stata ripresa da una telecamera mentre scendeva dall’auto e la chiudeva a chiave) e che l’autovettura è stata aperta davanti ai vostri occhi e non è mai stata spostata, allora potreste aver davanti un buon input olfattivo. Ma in assenza di queste certezze fate attenzione, e pensate a utilizzare l’odore della persona scomparsa da luoghi difficilmente contaminati da chi cerca indizi o da chi deve spostare l’auto. Pensate ad esempio agli interruttori dei fendinebbia, al regolatore dell’altezza del volante, ai retronebbia, allo specchietto retrovisore: tutti strumenti che difficilmente vengono manipolati alla ricerca di indizi oppure toccati da chi deve spostare l’auto per metterla ad esempio sul carroattrezzi.

Non potendo un articolo divulgativo essere esaustivo sull’argomento testimoni d’odore, accenneremo soltanto ai casi in cui l’unico “buon testimone d’odore” non è trasportabile o a quei casi in cui sono necessari più testimoni d’odore mentre ve ne è disponibile soltanto uno. In questi casi è possibile creare dei testimoni d’odore utilizzando delle garze sterili o supporti in cotone. Sì, perché è possibile trasferire l’odore. Avete mai messo la vostra giacca in un guardaroba insieme alla giacca di un fumatore? L’odore del fumo presente sulla giacca del fumatore si trasferisce e quindi si unisce a quello della vostra giacca. Per lo stesso principio è possibile trasferire l’odore presente su  un oggetto ad un altro da utilizzare come testimone olfattivo. I metodi sono vari, come strofinare garza sterile o appoggiarla sopra e aspettare almeno 20 minuti, utilizzare una STU – Scent Transfert Unit. Possono dare vantaggi o svantaggi (come il rischio di distruzione delle prove), ma in questa sede vi basti sapere che un conduttore da mantrailing deve sviluppare anche questa competenza.

Bloodhound: il migliore mantrailer o un falso mito? Per anni i tribunali degli Stati Uniti hanno considerato il Bloodhound come l’unica razza ammessa come prova. Negli ultimi anni le cose stanno cambiando e sempre più forze di polizia americane ed europee preferiscono addestrare Pastori Tedeschi e Pastori Belga Malinois per la loro versatilità e maggior addestrabilità. E’ vero che a livello di capacità olfattive vi sono significative differenze tra le razze di cani: pensiamo al Bloodhound (300 milioni di cellule olfattive), al Pastore Tedesco (225 milioni) e al Bassotto (125 milioni). Ed è anche vero che i cani come il Bloodhound, il Segugio Bavarese e il Segugio Hannoveriano hanno una maggiore tendenza a utilizzare il megaolfatto rispetto a cani come il Pastore Tedesco e quello Belga. Ma siamo sicuri che noi abbiamo bisogno di quegli 80 milioni di recettori olfattivi in più che ha il Bloodhound? Siamo sicuri che con il mantrailing arriviamo a sfruttare talmente tanto il naso del cane da rendere il Pastore Tedesco non sufficientemente valido per il lavoro che deve svolgere? Non è che ci siamo fissati a voler utilizzare una Ferrari per girare in centro a Milano?

Per la nostra esperienza addestrativa e per i confronti che abbiamo avuto con i colleghi stranieri vi sono vantaggi e svantaggi in entrambi i casi. Pastori Belga e Tedeschi sono cani che possono essere facilmente motivati, che apprezzano sia il gioco che il cibo, che amano collaborare con l’umano e che permettono di dimezzare i tempi di addestramento. Sono cani che inoltre mostrano una grande costanza nella performance lavorativa. Il Bloodhound è un cane naturalmente portato a lavorare con il megaolfatto, ma oltre ad avere una mole imponente, tende a essere più difficilmente motivato sul gioco e a mostrare livelli di performance lavorativa più altalenante, oltre ad essere meno collaborativo di un pastore. E’ vero che il Bloodhound sulle tracce vecchie viene solitamente indicato come più abile, ma non dimentichiamo gli studi sulla permanenza dell’odore umano nell’ambiente citati in precedenza.

Cenni addestrativi conclusivi. Per concludere questo lungo articolo vorremmo aprire un breve focus su alcune tematiche addestrative a noi care, augurandoci che possano essere per voi un momento di riflessione. Vi sono alcune tematiche che ci stanno particolarmente a cuore e che per la nostra esperienza ricoprono un ruolo importante nel percorso addestrativo del cane da mantrailing.

La motivazione: sulla traccia o sul ritrovamento? Contrariamente a quanto avviene nella formazione del cane da ricerca in superficie, nella formazione del cane da mantrailing la più grossa motivazione dovrebbe essere costruita sull’atto del seguire la traccia e non sul ritrovamento della persona al termine della traccia. Il cane da mantrailing dovrebbe essere motivato a seguire l’odore umano per ore, senza distrarsi su odori estranei. Perché? Vi ricordate all’inizio dell’articolo quando parlavamo degli impieghi dell’unità cinofila da mantrailing? Lo scopo del cane da mantrailing è quello di raccogliere informazioni sul percorso fatto dalla persona e non soltanto ritrovare la persona alla fine. Un cane che ha come unica motivazione il ritrovamento della persona tenderà col tempo a tagliare sempre più la traccia, a percorrerla correndo solo per raggiungere la fine. Un cane che è stato motivato a seguire l’odore sarà un cane meticoloso, concentrato e affidabile perché ha capito che il mantrailing di per sé è il gioco più divertente al mondo.

Iniziare l’addestramento: su erba o asfalto? Vi ricordate il giorno in cui il vostro cucciolo è arrivato a casa? Vi ricordate le prime passeggiate insieme a lui? Se lo avete osservato avrete notato che il piccolo spesso si sarà perso ad annusare nel parcheggio sotto casa, nella strada che frequentate di solito, nel parchetto. Questo ci deve far capire che non dobbiamo insegnare al cane a utilizzare il naso, il cane sa già annusare sull’asfalto! Per la nostra esperienza quindi è più proficuo insegnare al cane prima l’ambiente più complesso per diffusione di odore e presenza di contaminazioni (l’asfalto/ambiente urbano), che però è quello che il cane già frequenta e conosce. E solo dopo spostarlo a lavorare su terreno naturale. In questo modo avremo la possibilità di addestrare cani solidi e affidabili.

Per gentile concessione di Marco Cortesi (www.marcocortesiphotography.com/index )

Iniziare l’addestramento: cerchiamo con gli occhi o con il naso? Nel nostro metodo di lavoro l’uso della vista non è mai reso lecito: tutti i nostri cani, già dalle primissime sessioni addestrative, imparano che l’unico modo con cui possono vincere il loro premio preferito è utilizzare l’olfatto, e  utilizzarlo non per seguire l’odore di una persona nel vento, ma per seguirne la traccia a terra. La vista tra i cinque sensi è quello che richiede meno dispendio energetico al cane e la caccia a vista è un’attività eccitante per il cane, che porta ad un aumento dell’arousal, e cioè all’eccitazione. Tuttavia, si pensi a una ricerca in un folto bosco o in presenza di pesanti nebbie, neppure il cane vedrebbe a distanza, anche se il cane che ha la possibilità di utilizzare qualcosa – che gli richiede uno scarso consumo di energia e un aumento dell’eccitazione – proverà sempre a utilizzare la vista piuttosto che l’olfatto. L’attività olfattiva, per quanto gratificante per il cane, in effetti richiede un maggiore dispendio energetico e una maggiore concentrazione. Crediamo che un cane che impara da subito a utilizzare esclusivamente il naso sia più efficace e affidabile di un altro che ha imparato che talvolta si può vincere a vista.

 

*Dott.ssa Roberta Bottaro, addestratore ENCI sezioni 1 e 3, istruttore mantrailing per l’International Bloodhound Training Institute, responsabile formazione dell’International Working Dogs Association, ha insegnato e insegna mantrailing, tracking e detection in tutta Europa e negli Stati Uniti.

 

**Ivan Girardon, istruttore cinofilo AICS, istruttore mantrailing per l’International Bloodhound Training Institute, istruttore di tracking, detection e mantrailing dell’International Working Dogs Association, ha insegnato e insegna mantrailing, tracking e detection in tutta Europa e negli Stati Uniti.