La storia dell’Hovawart parte dal XIII secolo, ed è vaga. Premettiamo che all’epoca l’hoffwart era il generico cane da guardia di cascine e case, un po’ come il nostro “cane da pecora” o “cane lupo”, che non indica certo una razza ma solo un tipo o meglio ancora un utilizzo. Pertanto non bisogna pensare che il progenitore dell’Hovawart fosse simile alla razza odierna, fra l’altro “ricostruita” nel XX secolo. Dobbiamo supporre però che avesse di norma qualità tali da poter svolgere un po’ di tutto, come la guardia delle abitazioni, la protezione e custodia del bestiame, il traino di carretti e slitte e chissà, all’occasione partecipare anche alle battute di caccia grossa come quelle all’orso, lupo o cinghiale. Anche i nostri cani Abruzzesi lo facevano. Visto che in determinate condizioni ambientali e storiche detti compiti erano (e sono) affrontabili solo da più di un esemplare, dobbiamo supporre che non se ne tenesse uno solo, purchè li si potesse mantenere. Perché specifichiamo questo? Perchè nel medioevo, e fino agli inizi del XIX secolo, anche la Germania pullulava di predatori, in particolare lupi, molto attratti dal bestiame.

Lupo europeo.

Cani adatti a contrastarli erano quindi utilissimi e conseguentemente in qualche modo salvaguardati. Già nel VII secolo, in epoca longobarda, per esempio con l’Editto di Rodari, chi uccideva un cane da pastore “che azzanna i lupi” era multato pesantemente. Lo stesso era previsto e comminato dalle leggi di popolazioni germaniche come i sassoni, alemanni e goti, così come poi dai franchi di Carlo Magno (ricordiamo che i franchi erano originariamente una popolazione germanica dell’area Baltica e che il loro regno incluse parte della Germania) con il Capitulare de Villis. Per chiarire meglio, le tribù germaniche come i frisoni, bavari e alemanni ben prima del XIII secolo comminavano una multa di 3 soldi a  chi uccideva un cane da pastore “che azzanna il lupo”. Anzi, presso i frisoni queste multe variavano da 3 soldi per il cane che è solito uccidere il lupo a 2 soldi per quello che è solito straziarlo ma non ucciderlo. Per quello che custodiva il bestiame e basta, un soldo. Queste multe potevano però arrivare, nelle zone più a rischio, a 4 soldi per il cane che custodiva solo le pecore e la casa, e a 8 soldi per quello che uccideva o straziava il lupo. Pertanto, come tratteremo dopo, non deve affatto stupire che in seguito, nel XIII secolo, l’hoffwart  sia stato inserito fra i tipi di cani per la cui uccisione si veniva multati in modo pesante. Avveniva già da secoli!

Si racconta che nel 1210 il castello di Ordensritterburg – ma il vero nome è Dietfurt, edificato nel 1095 e da secoli in rovina – fu assediato da slavi invasori, che infine lo conquistarono uccidendo tutti. Premettiamo però che non abbiamo trovato in nessun testo storico tedesco menzione di questo assedio, neppure nei testi di storia locale, anche se nulla toglie che qualcosa del genere potrebbe essere effettivamente accaduto, come menzionano gli stessi club di razza dell’Hovawart. Comunque sia, si salvò solo il figlio del nobile signore, un neonato, perché uno dei cani hoffwart che proteggevano il castello, pur ferito, lo afferrò delicatamente con la bocca e lo portò in salvo in un castello vicino. Il neonato crebbe e divenne Eike von Repgow, figura basilare nella storia del diritto tedesco in quanto scrisse il Sachsenspiegel, il più antico codice della Germania medievale. Proprio su questo codice si basò il Schwabenspiegel, un testo di legge scritto da un monaco francescano anonimo intorno all’anno 1275 ad Augusta e nel quale fra l’altro si elencavano gli hoffwart tra i cani che, in caso di furto o uccisione, il responsabile era obbligato a sostituire o pagare. Insomma, una bella storia. Non solo bella, ma ripetuta pari pari da  enti e club cinofili “copia/incollando” senza darsi neppure la pena di fare un sia pur minimo controllo storico. Già, perchè il neonato salvato, unico sopravvissuto del massacro, era Eike von Repgow (la famiglia possedeva proprietà per l’appunto a Repgow, oggi Reppichau), che nacque nel 1180. Visto che il castello fu espugnato in quella battaglia, nel 1210, è chiaro che Eike avesse allora trent’anni. Un po’ troppo cresciuto per definirlo un neonato…

Le rovine del castello di Dietfurt.

Il fatto che il castello fosse custodito da questi cani – forse tutti uccisi nel combattimento così come i soldati, i civili e lo stesso castellano – fa capire che fossero validi anche in situazioni belliche. Meglio chiarire che il castello di Dietfurt, oggi in rovina e ricoperto di rovi e persino alberi, non era certo immenso e pertanto doveva avere soldati in numero ridotto, forse qualche decina. E molti meno cani di sicuro. Uno solo di questi, benché ferito – almeno così racconta la storia –  riuscì appunto a fuggire, insieme a Eike von Repgow. Certo, poteva capitare che, nel caos della battaglia, un cane riuscisse a fuggire. Molto più difficile per una persona, visto che il castello era assediato. Ritengo però più probabile che cane e uomo siano fuggiti attraverso la Burghöhle Dietfurt, una grande grotta con vari ingressi che si trova proprio sotto il castello e con il quale probabilmente comunicava tramite un passaggio segreto. La grotta, lunga una quarantina di metri, veniva usata dall’uomo fin dalla preistoria ma doveva essere ben dissimulata all’epoca, tanto che l’attuale accesso ben visibile venne costruito molto dopo. Castello e grotta sono privati e non visitabili.

I tre grandi antri che compongono questa grotta, collegati da uno stretto tunnel, sono su diverse altezze, ma è possibilissimo che ci fossero delle scale in legno retraibili o dei passaggi. Suppongo che Eike sia fuggito con le sue gambe, accompagnato e scortato dal cane, forse il suo, e che il cane fosse già ferito o che sia stato ferito durante la fuga, per difenderlo. Del resto, non è certo possibile che Eike sia stato portato o trascinato dal cane per alcuni chilometri nella folta Foresta Nera, trattandosi di un uomo adulto e quindi pesante, impresa che avrebbe causato notevoli difficoltà anche a un leone o tigre. Si consideri che i castelli più vicini, ammesso che non fossero stati conquistati pure loro, erano quelli di Utkoven e di Sigmaringen. Distanti chilometri. Dietfurt è una frazione (a 5 km) del comune di Inzigkofen, distretto di Sigmaringen.

Una parte dell’attuale Burghöhle Dietfurt.

L’hoffwart – un grosso cane che nei maschi può raggiungere e superare i 40 kg e l’altezza di 70 cm  al garrese – potrebbe essere definito un “pastore tedesco ante litteram”, in quanto veniva usato per tutto, e lo faceva bene. Nel 1473, Heinrich Mynsinger lo annoverò come una delle “cinque razze nobili” e tra i suoi usi elencati c’era quello di combattere i malviventi, anche rintracciandoli. I cani in genere in Germania erano numerosissimi, specialmente quelli randagi, tanto che fin dal 1406 c’era la figura dell’hundeschläger il quale, armato di lunghe reti e di spada o bastone, aveva il compito di uccidere i cani, soprattutto in prossimità o dentro i centri abitati. Pare che le autorità di Hanau – città dell’Assia, (Hessen in tedesco, che confina a sud con il Baden-Württemberg) e poi di Francoforte abbiano attivato questi addetti in conseguenza di numerosi attacchi a persone da parte di cani inselvatichiti o vaganti. Di certo fatti gravi, perché le cronache specificano che le vittime furono “strappate” e cioé sbranate. Probabilmente qualche attacco fu causato dai lupi, ma il fatto che le autorità abbiano istituito proprio cacciatori di cani fa presumere che avessero prove concrete sugli animali responsabili.

Cosa poteva essere successo? Forse le guerre e soprattutto la peste, che imperversò dal XIV secolo, avevano causato l’abbandono e il rinselvatichimento di una parte dei cani? Si potrebbe pensare che l’hundeschläger sia stato istituito per proteggere la selvaggina dei nobili, gelosissimi delle loro riserve di caccia, ma le cronache parlano di cani assassini di esseri umani, e non uccisori di fagiani o cervi. Forse la temutissima idrofobia, la cosiddetta rabbia (le persone morsicate da animali che ne erano affetti, soprattutto lupi e cani, allora non avevano rimedi contro questa infezione mortale), si era diffusa ancor più del solito? Fatto sta che tutti i cani venivano uccisi, tranne naturalmente quelli alla catena o con il knittel (un bastone appeso al collo che, intralciando il cane, gli impediva di correre) o con museruola. Non solo, chi vedeva un cane privo di  knittel e non lo comunicava immediatamente alle autorità veniva multato di un fiorino. E non era cifra trascurabile, in quei tempi, perché nel 1555, sempre nella zona di  Hanau, seppellire un uomo morto a causa dell’attacco di un cane rabido costò appunto un fiorino.

I cani randagi venivano uccisi e macellati per conto di un apposito magistrato – Magistrats von Abdeckersknechten – e, dal momento che l’hundeschläger aveva una paga bassa, non faceva altro che guadagnare vendendo parti dei cani uccisi in quanto con il grasso del cane venivano preparati medicinali – specialmente quelli per le malattie del seno – e con la pelle si confezionavano scarpe, stivali, guanti e borse, mentre i peli venivano aggiunti alla lana e usati per la produzione di abbigliamento. Ossa e tendini erano buoni per la produzione di  colla, così come il sangue, urina e feci servivano per altri usi. Si intuisce pertanto che l’hundeschläger all’occasione catturasse qualsiasi cane, inclusi quelli non randagi, e allora si stabilì che nel caso di battute complesse (con decine di cani uccisi) queste venissero comunicate in anticipo alla popolazione affinché mettesse al sicuro i cani domestici. Il problema dei cani randagi, spesso anche portatori della rabbia, non riguardava solo la Germania: per la città di Bruges, in Belgio, è documentato che dal 1470 al 1474 due cacciatori di cani ne catturarono e uccisero 11.663.

L’uccisione di un cane.

Questa moltitudine di cani randagi, seppure predata e quindi limitata dai lupi, era un problema sociale ma anche gli agricoltori e pastori ne avevano danni sotto forma di attacchi al bestiame e agli animali domestici. Il timore di ciò che avrebbero potuto fare i cani agli uomini (e soprattutto alla selvaggina dei soliti nobili) era tale che nel 1541 alcuni pastori delle zone di Kesselstadt e Dörnigheim furono arrestati e imprigionati perché avevano contravvenuto all’obbligo di tenere i propri cani con corde e ornati con bavaglio. Come potessero svolgere il loro lavoro questi cani da pastore, tenuti a guinzaglio e museruola, in luoghi in cui vivevano ancora gli orsi e pullulavano i lupi,  proprio non si capisce. Ma c’è da supporre – ritenendo che le autorità non fossero impazzite – che questi pastori e bovari entrassero nei centri abitati con i loro mordaci cani liberi, e allora la punizione sarebbe plausibile. Gli hoffwart avevano anche il compito di scacciare o uccidere i cani che si avvicinavano al bestiame. Insomma, il fenomeno del randagismo esisteva anche allora.

Che questi cani da lavoro dovessero essere affidabili ma pure potenti e coraggiosi è dato dal fatto che i contadini potevano avvalersi di esemplari in grado di fare un po’ tutto e non certo di diversi tipi ognuno adatto alla guardia, l’altro alla pastorizia, un altro alla caccia e così via. Cosa impensabile allora per il popolino. Pertanto questi hoffwart venivano impiegati anche per i maiali, compito ostico essendo allevati sovente allo stato brado o semi-brado. Non ci si dimentichi che una delle attività agro-silvo-pastorali più importanti nel medioevo e anche nel rinascimento fu l’allevamento dei maiali, allora comunemente detti porci, così come veniva chiamato porcaio chi ci badava e cane porcaio il suo ausiliario a quattro zampe. Addirittura boschi e foreste non venivano indicate con la loro estensione ma per la capacità di produrre ghiande e altri prodotti mangiati da questi animali. C’erano boschi da “100 porci”, da “1000 porci” e così via. Il maiale per la popolazione fu a lungo ben più importante dell’allevamento dei bovini, e in alcune zone pari.

Che i pastori, e pure i contadini, avessero necessità di cani adeguati era motivato anche dai lupi. In Germania venivano chiamati wolfplage i ricorrenti periodi in cui i lupi divenivano ancora più pericolosi, per aumenti della loro popolazione o per scarsità di prede naturali. Potevano verificarsi ogni cinque anni o dopo dieci o venti, ma quando avvenivano, bestiame, persone e persino i cani da guardia isolati venivano divorati. Una di queste “piaghe del lupo” si verificò nel 1607. Ma non era nulla rispetto a quanto stava per verificarsi.

Le Cronache di Norimberga, di Hartmann Schedel, 1493.

Essendo gli hoffwart cani da guardia, come tutti gli altri di questo tipo furono colpiti in modo devastante dalle guerre e in particolare da quella terribile detta dei Trent’anni. Nel 1618 iniziò la Guerra dei Trent’anni, una serie di conflitti armati che imperversarono fino al 1648 in Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia settentrionale e Catalogna. Ma fu la Germania a fare le spese del conflitto e in particolare la Pomerania, il Meclemburgo, il Brandeburgo e, appunto, il Württemberg, mentre le regioni nord-occidentali furono in gran parte risparmiate. Anzi, il ducato di Württemberg dal 1628 fino alla fine della guerra fu sotto il controllo degli eserciti stranieri. Come si sa, cani da guardia, bovari e da pastore non possono convivere con truppe in cerca di bottino e soprattutto di cibo. Poiché difendono la proprietà, vengono immediatamente uccisi. A quei tempi era difficile rifornire regolarmente grandi masse di soldati e pertanto si prelevavano sistematicamente e forzosamente le risorse del territorio con razzie e saccheggi.

Quando non c’era più nulla, si passava alla zona vicina, con l’identico effetto di una nube di cavallette. Per la gente era la morte per fame. La conseguenza fu che la popolazione della Germania calò dai circa 20 milioni del 1618 ai 16 milioni del 1650. Il particolare però è che le zone colpite, come scritto prima, furono soprattutto Pomerania, Meclemburgo, Brandeburgo e Württemberg, e pertanto la stragrande maggioranza delle vittime (quasi tutte per fame) si ebbe lì. La popolazione affamata e indebolita fu colpita da epidemie che ne fecero strage. Non c’era più cibo per gli umani, e meno che mai per i cani, che inizialmente furono abbandonati. Del resto, a che servivano i cani da guardia, bovari e da pastore, se non c’erano più proprietà, bovini e greggi da proteggere? Molti si rinselvatichirono.

Come accaduto altre volte, la guerra, la mancanza di civili armati, la prostrazione e crisi dei sopravvissuti e della società fece scattare un’altra wolfplage, che però questa volta non durò qualche mese o un anno, ma giusto trent’anni. Una certa parte di quel che era rimasto, a due o quattro gambe, se la mangiarono i lupi. E non solo loro, perché la popolazione era stremata dalla fame, quella fame che oggi noi occidentali fortunatamente non conosciamo più e neppure siamo in grado di immaginare appieno. Qualsiasi cosa veniva mangiata, anche i cani, che venivano uccisi a vista dalla popolazione e la cui carne si vendeva a caro prezzo nei mercati. La popolazione canina si riprese gradualmente solo dopo decenni dalla fine di questa terribile guerra, ma c’è da dubitare che di grandi esemplari – i Rottweiler, Bullenbeisser, Ruden e i cosiddetti hoffwart – ne fossero rimasti molti, se non sopravvissuti nelle proprietà dei ricchi. Basti pensare che ad Hanau la tassa sui cani fu reintrodotta solo nel 1890.

Rottweil, cane al traino di un carretto, 1890.

Tornando all’hoffwart, sappiamo com’era nel medioevo e rinascimento? No, non esistono raffigurazioni specifiche. Però possiamo fare delle supposizioni, sempre partendo dalla storia. Per esempio che l’area di utilizzo di questi cani a grandi linee era quello della Foresta Nera e dell’attuale Baden-Württemberg e cioè la stessa di un’altra razza, il Rottweiler. Probabile che nel medioevo e pure in seguito esistessero cani simili agli uni e agli altri nati da accoppiamenti sul campo, anche perché il Rottweiler di oggi non è certo quello di un tempo. Avevano muso più lungo, erano più alti e ne nascevano pure a pelo lungo, come si verifica raramente pure oggi. Attenzione, relativamente al medioevo e rinascimento non si trova nessuna fonte storica che faccia riferimento al Rottweiler – che pure esisteva da ben prima, discendendo dai molossi romani delle legioni stanziate (in particolare la legione XI Claudia pia fidelis) appunto nella zona di Rottweil e che fondarono l’omonima città tanto che il nome significa Villa (romana) dalle Tegole rosse, in tedesco das Rote Wil da cui derivò Rotuvila e poi Rottweil – e pertanto forse erano pure loro indicati come hoffwart, ruden o bullembeisser.

Rottweiler a pelo lungo.

Neppure escludiamo contatti e accoppiamenti con i cani da pastore svizzeri come gli attuali Bovari, soprattutto quello del Bernese che un tempo aveva grandezza e morfologia (e attitudini) similari a quelle dell’attuale Hovawart. Ricordiamo che le quattro razze di Bovari Svizzeri, come lo stesso Garouf poi San Bernardo, nacquero tutte dopo la costruzione della strada legionaria che dal Passo del San Bernardo arrivava fino in Germania, per l’appunto a Rottweil. Dove fu fondato un presidio militare, i cani delle legioni romane si accoppiarono con quelli locali dando vita ai progenitori dei Bovari Svizzeri. Non è pertanto da escludere, anzi è possibile, che l’hoffwart avesse le stesse origini. Del resto ce lo dice la storia.

Bovaro del Bernese, 1907.

Da 1463 al 1519 Rottweil (ossia buona parte di quello che oggi è il Baden-Württemberg) era uno dei componenti della Confederazione Svizzera (Alte Eidgenossenschaft), e in seguito siglò con gli svizzeri un’alleanza esterna, fino al 1803. Tanto che durante le Guerre di Borgogna combatté a fianco degli svizzeri in varie battaglie contro le truppe dei duchi di Borgogna, per esempio nel 1476 nelle due battaglie di Grandson e di Morat entrambe aperte dall’iniziale scontro fra i cani da guerra, sempre vinti da quelli svizzeri/tedeschi. Difficile pensare che in questi continui e amichevoli rapporti fra svizzeri e confinanti tedeschi i relativi cani rimanessero rigidamente separati. Fra l’altro la Foresta Nera allora c’era anche in quella parte della limitrofa Svizzera e i cani avevano gli stessi compiti di quelli germanici.

Come scritto sopra, i tragici eventi come la Guerra dei Trent’anni colpirono gravemente anche i cani, soprattutto quelli da guardia, ma il colpo letale fu l’estinzione dei grossi predatori selvatici in Germania. L’ultima lince fu uccisa nel 1780 in Turingia, l’ultimo orso nel 1835 a Ruhpolding, l’ultimo lupo nel 1872 a Becklinger, seguito da un altro probabilmente arrivato dalla Polonia e abbattuto il 27 febbraio 1904 a Lausitz. Quindi, ormai a che servivano cani di questo genere? Non c’erano più animali che predassero il bestiame nelle fattorie, neppure nelle più isolate. Il declino riguardò anche altri tipi come il Bullenbeisser e il cosiddetto Ruden, A causa del trasporto dei bovini non più a piedi ma con i treni, i Rottweiler non servirono più e nel 1900 ne erano rimasti appena una ventina, di cui una sola femmina pura. Certo, un cane per la guardia delle fattorie contro i ladri è sempre utile, ma a quel punto qualsiasi esemplare andava bene, fosse stato anche un meticcio. Pareva essere giunta la fine, ma non fu così.