Kurt Friedrich König nacque l’1 gennaio 1896 a Sankt Johann/Saar, l’odierna Saarbrücken. Suo padre Bertram era un cinofilo, particolarmente affascinato dalla storia degli antichi cani da pastore della Germania. Ma non si limitò a quello, perchè intraprese i primi tentativi di ricreare tali cani procurandosi esemplari ritenuti simili presso le aziende agricole della Foresta Nera. Dal momento che nessuno sa quale fosse l’aspetto di questi cani  chiamati genericamente hoffwart – perchè non erano affatto una razza, ma un tipo – ovviamente si brancolava nel buio. Spesso gli appassionati dell’Hovawart ipotizzano che il progenitore di questa razza sia rappresentato nella incisione su rame Der Reuter (Il cavaliere, 1513) anche conosciuto come Ritter, Tod und Teufel (Cavaliere, morte e diavolo) di Albrecht Dürer, ma la tesi è molto vaga.

Colpisce nell’opera la cura dei particolari, per esempio l’elaborata armatura e l’elmo, nonché la lancia. Tutto ciò fa capire che qui la caccia non c’entra nulla e che è curioso che alcuni identifichino come un cane da caccia quello a fianco del cavaliere. A meno che non si creda si andasse a caccia coperti dall’armatura… Ma se fosse un hoffwart, pure il cane c’entrerebbe poco, perché non era il cane di nobili e cavalieri, bensì del popolino, dei contadini disprezzati. Cani da lavoro, sporchi, pulciosi e usi a vivere di scarti. Nelle opere di Dürer il cane ricorre spesso, come simbolo di fedeltà, e l’esemplare inciso potrebbe essere di qualsiasi tipo. Fra l’altro, quando fece la suddetta incisione Dürer si trovava a Norimberga, in Baviera, e non nelle zone di Harz e della Foresta Nera che si suppone essere state quelle originarie di questi cani. Ovviamente però ciò non significa nulla, poiché questa tipologia di cani un tempo doveva essere diffusa praticamente ovunque e quindi anche in Baviera. Oppure quello che si vede in Der Reuter è un cane qualsiasi. O è un hoffwart. Insomma, non se ne sa nulla.

Der Reuter, 1513.

Gli unici riferimenti per Beltram König erano alcuni quadri, come Hundefamilie mit altem Gaul (Famiglia di cani con vecchio cavallo), dipinto dal tedesco Benno Rafael Adam nel 1869 e che non sappiamo affatto se rappresenti un hoffwart. Però… c’è sempre un però. Difatti Benno era il figlio primogenito del pittore Albrecht Adam, famoso artista di corte che realizzò grandiosi e dettagliati quadri raffiguranti scene di battaglie napoleoniche e cavalli. Non solo, pure gli altri figli di Albrecht, Franz e Eugen Adam, divennero famosi pittori, così come poi lo divenne Emil Adam, figlio di Benno.

Hundefamilie mit altem Gaul, di Benno Adam (1869)

Ebbene, pare difficile che Benno non abbia avuto dal padre l’insegnamento di ritrarre fedelmente ciò che vedeva. Inoltre, Benno si distinse soprattutto per le sue raffigurazioni di animali selvatici, cani e animali domestici, curati nel dettaglio. Non solo, illustrò diversi libri di testo e manuali, tra cui Anleitung zur Rindviehzucht und zur verschiedenartigen Benutzung des Hornviehs (Guida alla selezione di bovini da carne e al diverso uso dei bovini cornuti) di Heinrich Wilhelm von Pabst, edito a Stoccarda nel 1851. E allora, visto che in altri suoi quadri si vedono cani in ambienti agresti e silvani tedeschi, e che questi esemplari sono identici a parte il colore del manto, dobbiamo pensare che quelli probabilmente siano proprio gli  hoffwart ancora diffusi, seppure rari, nella seconda metà del XX secolo in Germania.

I due amici, quadro di Benno Adam.

Anzi, proprio i quadri di Benno Adam farebbero pensare che gli hoffwart avessero manti di colore anche diverso da quello degli attuali Hovawart, e la cosa è possibilissima in quanto si trattava di cani da lavoro e pertanto si badava alla funzionalità e non all’estetica.

Altro quadro di Benno Adam. Si notino i diversi colori dei cuccioli.

Gli hoffwart avevano anche manti quasi o totalmente bianchi e ciò non deve stupire in quanto in Germania e in particolare nel Baden Württemberg – se non erano già presenti –  con le legioni romane e poi con i civili giunsero anche i bianchi cani da pastore abruzzesi, e successivamente nel medioevo arrivarono anche le popolazioni alaune i cui cani da pastore erano sovente bianchi. Del resto i cani dal manto bianco o pezzato fanno la guardia come tutti gli altri e non ci sarebbe stato senso in Germania a discriminarli.

Ein treuer freund (Un amico fedele), di Benno Adam.

Ma torniamo ai König. Il padre, e  poi lo stesso figlio Kurt, si lasciarono guidare dall’istinto e dall’immaginazione. Dagli accoppiamenti fatti dal padre e dalle relative nascite – perché allora Kurt aveva solo dodici anni –, nel 1908 un cucciolo fu dato al professor Albert Heim, geologo alpino e cinologo, il quale lo descrisse come “un tipo slanciato di bovaro del bernese“. Probabilmente era frutto dell’incrocio fra un cane da pastore locale e un Setter.  Heim se ne intendeva indubbiamente, visto che sempre nel 1908 in una mostra scoprì un grande cane bovaro svizzero dal pelo corto e la cosa portò infine al Grosser Schweizer Sennenhund, ossia il Gran Bovaro Svizzero.  Gli standard di tutte le quattro razze di cani Bovari Svizzeri portano agli studi di Albert Heim.

Di Bertram König e dei suoi tentativi cessano le notizie con la Prima guerra mondiale. Bertram in effetti partì per il fronte e probabilmente non fece più ritorno. Anche Kurt nel 1914, avendo compiuto 18 anni, andò in guerra, venendo ferito e ricoverato a Thale, dove incontrò la sua futura moglie. Nel 1920 si sposò e visse lì, proseguendo l’opera del padre pur allevando nel contempo Pastori Tedeschi e divenendo un membro molto attivo nella sezione locale della “Verein für Deutsche Schäferhunde” fondata da Max von Stephanitz a Thale. Del resto Max von Stephanitz era convinto che l’antico progenitore del Pastore Tedesco fosse l’Hovawart, ossia l’hoffwart.

Il cane desiderato era l’Hovawart il cui nome deriva da “hov, hove”, che significa “attesa”, nel senso che il cane deve vigilare pacatamente finché non si verifica un’azione invasiva che lo fa intervenire velocemente e con determinazione, ma pure con saggezza. Ergo, un cane efficiente ma anche parco nell’alimentazione in quanto non nevrile e perennemente in movimento, quindi dal metabolismo meno accentuato di altri tipi più reattivi. In pratica, il classico cane da utilità delle povere comunità rurali di un tempo e di tutto il mondo. Bisogna chiarire che Kurt  König non era, né si dimostrò, un allevatore con solide basi scientifiche. Viene definito zoologo, e lui stesso si presentava come tale, ma studiò sì zoologia e medicina, senza però mai laurearsi. Già da giovane era affascinato dalla genetica, tanto che fece esperimenti partendo da tre coppie di topi e arrivando nel corso di 90 generazioni – secondo lui – a 48 diverse varietà di topi.

Aveva strane convinzioni: da allevatore di Pastori Tedeschi, contrariamente agli altri colleghi, era convinto che non si dovessero addestrare i cani a superare vari test poiché avevano già “dentro”, geneticamente, tutto il necessario grazie alla selezione millenaria e che pertanto al momento del bisogno avrebbero saputo perfettamente cosa fare… Secondo lui con l’addestramento si sarebbe rovinato il cane, in questo caso il Pastore Tedesco. Tale convinzione non lo abbandonò mai e difatti la ribadì nel 1955 in una intervista rilasciata alla rivista tedesca Der Spiegel, specificando: “Stanno assassinando l’anima del cane“. Possiamo ben immaginare la reazione degli altri allevatori e in particolare di von Stephanitz, ex ufficiale di carriera nell’esercito tedesco (e non prussiano come spesso si legge) per il quale, come tutti i soldati del mondo, l’addestramento è tutto.

Fu così che nel 1922 König lasciò la Verein für Deutsche Schäferhunde, continuando i viaggi che già da anni faceva con altri allevatori nella zona della Foresta Nera e dell’Harz, cercando nelle fattorie e facendosi dare tutti i cani che secondo lui e gli altri avevano qualcosa del vecchio cane da pastore germanico. Questi esemplari furono accoppiati ad altre razze similari. Iniziamo a elencarle.

Max von Stephanitz per creare il Pastore Tedesco aveva utilizzato alcune varietà quali i cani da pastore del Württemberg (a pelo corto), di Turingia (a pelo corto e lungo) e della Svevia (a pelo ricciuto) e quindi nella nuova razza qualcosa di antico poteva esserci rimasto. König e gli altri allevatori ne utilizzarono esemplari dal pelo lungo. Un altra razza fu il Kuvasz, razza ungherese da pastore e buona anche per la guardia. Forse questa scelta fu ragionata al fine di dare maggiori dimensioni al cane in “ricostruzione”, in quanto i cani da pastore del Württemberg,Turingia e Svevia citati prima erano ormai di grandezza media non dovendo più affrontare i lupi, già scomparsi. Ma certo l’antico l’hoffwart aveva dovuto farlo e quindi sarà stato più grande. Si usò quindi il Kuvasz, pare uno solo. Attenzione, ci riferiamo a König, perché altri allevatori della razza fecero miscele e percentuali diverse.

Kuvasz.

Alcuni appassionati, anche in testi cinologici, asseriscono che ai tempi di König i Kuvasz “fossero ancora neri“, vera e propria assurdità. Già, i Kuvasz erano e sono bianchi… Questo però per König e gli altri allevatori non era un problema, e comunque abbiamo visto sopra che esistevano hoffwart dal manto quasi totalmente bianco. Qualcuno potrebbe non essere d’accordo su questo e allora ecco qui una stampa relativa ai cani da lavoro tedeschi detti “ruden”, definiti da Johann Elias Ridinger (1698-1767) “di grossa taglia, pelo lungo, coda cespugliosa e testa da lupo“. Chiamati Sau Rüden, venivano allevati dai contadini ovunque in Germania ed erano buoni quasi a tutto, ma non troppo per la caccia grossa in quanto erano troppo impetuosi e si facevano ammazzare regolarmente da cervi e cinghiali. Insomma, non erano adatti come i cosiddetti e accorti “doggen” e “bullenbeisser”, detti genericamente Bauer Hund. Pare logico che per creare esemplari con le qualità di ambedue, o almeno una parte, si accoppiassero i due tipi, esattamente come si faceva se necessario in Italia con il Pastore Abruzzese e il Cane Corso, creando il Mezzo Corso dal manto pezzato, tigrato, fulvo, bianco, nero o grigio.

Cani della Germania meridionale: al centro si vede un Sau Rüden, Johann Jakob Ridinger, 1768.

Sull’utilizzo di cani da guardia e pastore, all’occasione, nella caccia grossa si potrebbero avere altri dubbi, ma sappiamo per esempio che in Italia avveniva con i Pastori Abruzzesi e i cani da presa meridionali, da cui discendono gli attuali Cane Corso e Mastino Napoletano. Perché non avrebbero dovuto farlo in Germania? Ecco il quadro Jagdbeutestillleben mit Wolf, dipinto nel 1702 da Jan Weenix nel periodo di realizzazione di opere a Bensberg e Düsseldorf per il principe elettore Giovanni Guglielmo del Palatinato.

Jagdbeutestillleben mit Wolf, 1702, di Jan Weenix.

Nella ricostruzione dell’hoffwart ricordiamoci che il prodotto doveva essere “un cane tedesco” e pertanto si doveva inserire una razza nazionale, e si scelse il Leonberger, creato nel 1846 da Heinrich Essig (1808-89) allo scopo di riprodurre il leone raffigurato nello stemma araldico della città tedesca di Leonberg, sempre nel Baden-Württemberg. Questo mastodontico cane fu creato incrociando San Bernardo, Terranova tipo Landseer e Cane da Montagna dei Pirenei. Essig, pure lui estroso appassionato di animali (avevo un piccolo zoo privato, con cani, volpi, pavoni e altro), era un buon promotore di se stesso e ne vendette centinaia ogni anno, tanto che altri si misero ad allevare questi cani, ognuno secondo le proprie bizze. Gli inglesi aggiunsero persino il Mastiff Inglese. Fatto sta che nel tempo il Leonberger ha perso un utilizzo concreto ed è divenuto un colossale cane da compagnia. Possibile che König per il suo nuovo/vecchio cane da lavoro abbia inserito una razza negata per il lavoro? Sì. Però non tutti i Leonberger non erano validi, perché c’era anche chi ne allevava di atletici. E questi infatti furono utilizzati dalla Croce Rossa tedesca durante la Prima guerra mondiale. E presumiamo che quella fu la scelta di König, anche se la guerra aveva provocato quasi l’estinzione della razza. Nel 1922 ne erano rimasti 30 in tutto.

Soldati della Croce Rossa tedesca con Leonberger, Prima guerra mondiale.

Nella “ricreazione” dell’antico cane da pastore tedesco entrarono anche i Bovari Svizzeri (vedi l’altro servizio sull’Hovawart pubblicato in questo numero di K9 Uomini e Cani) nonché i Terranova, all’epoca diversi da quelli pesanti e troppo grandi di oggi e un tempo anche validi cani da guardia e da tiro, dal carattere più ostico di quelli odierni ma molto più rustici e atletici e dal manto nero, marrone o bianco e nero.

Terranova, 1920.

La selezione fatta da König e dagli altri allevatori – non dimentichiamo che furono diversi, come Alwin Busch, Theo Gräb e JA Becker  – portò alla nascita nel 1932 (esattamente il 20 marzo 1932, e non nel 1934 come erroneamente scrivono persino alcuni club di razza) di Castor (linea Meyer-Busch) ritenuto l’Hovawart ideale e che pertanto fu uno stallone che lasciò una lunga e diffusa discendenza. Castor fu il frutto di una selezione così suddivisa: 45% Cane Tipo, 12% Terranova, 15% Kuvasz, 28% Pastore Tedesco. Altro famoso stallone fu Caro, pure lui nato nel 1932 e della linea Meyer-Busch. Sarà bene chiarire che i “Cani Tipo” o “vecchio cane da pastore” erano gli esemplari da lavoro trovati qua e là nelle fattorie della Germania e scelti in base a semplici intuizioni. Insomma, erano tipi e pertanto avevano senza dubbio molti e del tutto ignoti progenitori…

Prima accennavamo alle ricerche di cani da lavoro fatte dal 1922 (in realtà iniziate già prima) da König e dagli altri allevatori. Ebbene, due anni dopo, nel 1924, avvenne un fatto importante, anche se inizialmente parrà non c’entrare nulla col tema, ma poi vedrete che non è cosi. Si racconta che nel 1210 il castello di Ordensritterburg fu assediato da slavi invasori, che infine lo conquistarono uccidendo tutti, tranne un bambino salvato da uno dei cani hoffwart. Questo bambino era Eike von Repgow, poi figura basilare nella storia del diritto tedesco in quanto scrisse il Sachsenspiegel, il più antico codice della Germania medievale (che però è solo la raccolta scritta di antiche leggi germaniche già esistenti).

Orbene, se si cerca su una cartina il castello di Ordensritterburg non lo si troverà – e suppongo che molti allevatori di Hovawart, club e associazioni incluse, non si siano neppure prese la briga di farlo – poiché il vero nome è Dietfurt, edificato nel 1095 e già dal XVI secolo in rovina. Si trova nel comune di Inzigkofen, distretto di Sigmaringen, Baden-Württemberg. Nel 1924 l’Ordine dei Cavalieri Templari acquistò le rovine di Dietfurt e quindi ecco il nuovo nome di Ordensritterburg, nome che dopo la Seconda guerra mondiale cadde in disuso. Negli anni 1928 e 1929 l’Ordine dei Cavalieri Templari adeguò la sottostante grotta del castello, la Burghöhle Dietfurt, facendone la sede di riunioni e altre attività. La Burghöhle Dietfurt, lunga una quarantina di metri e su tre livelli, probabilmente fu la via di fuga di Eike von Repgow nel medioevo, insieme col cane.

Questo Ordine dei Cavalieri Templari, comunemente chiamato Neutemplerorden oppure Ordo Novi Templi, era un’associazione esoterica razzista fondata dall’arabo austriaco antisemita Jörg Lanz von Liebenfels (in realtà Jörg Lanz, il titolo nobiliare se l’era inventato) ed editava pure la rivista Ostara (dal nome dell’omonima divinità primaverile) che fra i suoi lettori aveva anche il futuro dittatore Adolf Hitler. Anzi, durante le riunioni solenni issavano una bandiera con la svastica e Hitler la copiò da loro. I circa 300 membri di quest’associazione dovevano essere razzisti, convinti di una ipotetica cospirazione “ebraico-bolscevico-massonica” e tutti biondi con gli occhi azzurri e pertanto, secondo loro, di “pura razza ariana”.

Come si capirà, temi del tutto condivisi con l’avvento del nazismo, pochi anni dopo. Fra i nazisti purtroppo famoso fu Heinrich Himmler, Reichsführer delle Schutzstaffel, comandante della polizia e delle forze di sicurezza del Terzo Reich, che dal 1936 diede forte impulso all’impiego dei cani. Himmler, da cui pertanto dipendevano le famigerate SS e la Gestapo, era pure un fanatico dell’occulto, oltre che dei miti e della storia dell’antica Germania. Ovvio pertanto che vide subito con favore l’Hovawart e quindi il “ritorno” del hoffwart. Fra l’altro Kurt König era nazista pure lui, tanto che fu nominato Reichszuchtwart-RSL Hovawart (Commissario del Reich).  König donò al capo delle SS  Himmler un Hovawart,  Siegtreu I. Per contro, nel 1935 il meno collaborativo Max von Stephanitz, dopo 36 anni di presidenza, fu esautorato dalla Verein fur Deutsche Schäferhunde dal partito nazionalsocialista,  che assunse il controllo del Pastore Tedesco. Von Stephanitz morì l’anno dopo, il 22 aprile 1936, mentre la razza dell’Hovawart fu riconosciuta ufficialmente nel 1937 durante la “Settimana verde del Reich” a Berlino.

In quegli anni in Germania, in previsione di un prossimo conflitto, ci fu un proliferare di scuole di selezione e addestramento di esemplari da utilizzare – così si disse – in compiti di polizia, guardia a stazioni ferroviarie, stabilimenti e altro. A queste scuole si aggiunsero associazioni cinofile ovunque, tutte dotate di cani di determinate razze (soprattutto Pastori Tedeschi, Dobermann, Rottweiler e Boxer) e “casualmente” addestrate per finalità che potevano “anche” essere belliche. Difatti la Germania doveva osservare le imposizioni, e quindi le limitazioni, del Trattato di Versailles, firmato dopo la sconfitta nella Prima guerra mondiale. Solo nei centri cinofili di Grunheide, nei pressi di Berlino, e in quello di Francoforte venivano addestrati in totale 4.000 cani alla volta. Tutti questi esemplari, così come gli addetti alle più svariate mansioni pubbliche, erano perfettamente inquadrati e addestrati, tanto che quando servì bastò togliere le museruole ai primi e far indossare la divisa ai secondi. Poco prima del 1939, i cani disponibili da subito furono ben 200.000, tutti addestrati come sentinelle, esploratori, messaggeri e da guardia.  Fra i cani addestrati c’erano anche Hovawart, di cui il primo esemplare impiegato dalla polizia già nel 1927 fu la femmina Zanzi. Altri esemplari furono utilizzati per la vigilanza dell’aeroporto di Magdeburg. Fortunatamente, a nostro parere, l’Hovawart non era (e non è) un Pastore Tedesco o un Dobermann e quindi la sua indole e reattività erano, rispetto a queste altre razze, inferiori, cosa che non lo fece rientrare fra i cani maggiormente messi in campo dalla Germania nazista. Nonostante questo l’Hovawart durante la Seconda guerra mondiale fu falcidiato – come accadde agli altri cani messi in campo e, peggio ancora, alle persone. Anzi, potremmo usare il plurale, gli Hovawart, perché ne esistevano di diversi fra loro,  grossi e robusti o snelli e leggeri.

Russia, soldati tedeschi alla ricerca di partigiani.

A proposito di esemplari snelli e leggeri, nella creazione dell’Hovawart si descrive l’uso di una fantomatica  “cagna selvaggia africana Tessa”, ritenuta da alcuni un cane pariah e cioè quei poveri randagi abituati a tirare a campare di stenti vivendo di rifiuti e immondizia. Cani fra l’altro di dimensioni medio-piccole, e che non si capisce cosa avrebbero potuto portare di buono nell’Hovawart, ammesso e concesso che li si sarebbe dovuti procurare addirittura in Nord Africa.  Per altri Tessa sarebbe stata un levriero Sloughi o Saluki portata in Germania a seguito della guerra d’Africa. Il fatto però è che il levriero Tessa effettivamente fu utilizzata negli allevamenti di Amburgo e Scheswing-Holstein, ma arrivò nel 1940 dalla Francia come bottino di guerra non si sa di chi. Fu utilizzata per alleggerire la morfologia appesantita dall’uso dei molossoidi (come gli Hovawart di König).

Tuttavia, non appare una scelta fra le migliori quella di inserire sangue di levriero – ossia di cani da caccia con elevato livello di predatorietà, istintivi sterminatori di qualsiasi cosa abbattibile come polli e agnelli  – in un cane che nelle intenzioni doveva invece essere un sicuro e affidabile protettore proprio di pecore, agnelli e altro bestiame, come nel caso dell’Hovawart ex hoffwart… Sarebbe come il volere usare un ibrido di lupo per badare alle pecore. Anche perché la storia dice altro: per esempio i già citati alemanni germanici nel medioevo avevano cani da guardia addestrati che, oltre a proteggere dai lupi le loro case, accorrevano in quelle vicine in caso di necessità. Si immagini se tali cani, che ovviamente dovevano essere tenuti liberi per potere accorrere, avrebbero potuto avere sangue o istinto da levriere, che li avrebbe portati istintivamente a caccia di qualsiasi preda, selvatica o no. E questo proprio in Germania, dove le tenute reali in cui era assolutamente vietato cacciare ed entrare (inclusi i cani) si chiamavano Forst, da cui il termine foresta. Chi contravveniva, se gli andava bene, era punito con una Ban – da cui deriva il termine bandita, vietata – e cioè uno spaventosa multa di 60 scellini. Basti pensare che un bue costava 2 scellini. Ovvio che l’hoffwart non poteva avere tale istinto e quindi l’inserimento del levriero non era neppure ipotizzabile nell’Hovawart, se si voleva operare in modo storico e filologico.

Vecchia foto di bambina con Hovawart.

Il colore “biondo” negli Hovawart – del resto già evidenziato in dipinti precedenti l’opera di König padre e figlio – potrebbe derivare da questo levriero, nonché dal Setter usato nei primi accoppiamenti e dal Leonberger. König seguiva lo stesso motto di Max von Stephanitz, Ein guter Hund kann keine schlechte Farbe haben, ossia “Un buon cane non può avere un brutto colore”. Lo stesso motto dei cacciatori bianchi che in Africa usavano i Rhodesian Ridgeback nella caccia al leone, Un buon Rhodesian Ridgeback è quello che non si fa ammazzare. Gli altri li spacciava subito il leone. Del colore del cane non importava, ovviamente, nulla.

Dopo la Seconda guerra mondiale, la divisione della Germania in zone di occupazione impedì uno scambio tra gli allevatori e quindi inevitabilmente c’erano risultati visivamente diversi a livello locale. Nella Repubblica Federale di Germania (RFG) e cioè la Germania Ovest, i soggetti erano più leggeri, mentre nella Repubblica Democratica Tedesca (RDT) ossia Germania Est, i soggetti erano più potenti e marcatamente molossoidi. I cani allevati nell’Ovest erano prevalentemente domestici, più agili e con meno sottopelo, mentre quelli dell’Est erano ancora utilizzati dalle guardie forestali e vivevano all’aperto, e questo li ha fatti mantenere robusti e con un fitto sottopelo. Fu solo a partire dagli anni ’90 con l’unificazione della Germania, che iniziarono accoppiamenti di queste diverse linee di allevamento. A metà degli anni ’50, i tentativi di unire la mezza dozzina di piccoli club esistenti nella parte occidentale non ebbero successo.

Tuttavia, l’Hovawart è un cane sicuramente riuscito, e francamente si potrebbe dire non grazie a König, ma a diversi altri allevatori meno famosi che però affrontarono e portarono a termine la selezione con serietà. Kurt König non aveva, o almeno non attuava, un approccio  scientifico, non teneva, o diceva di non tenere, traccia della selezione fatta. Si dice – ma noi non ci crediamo – che addirittura nella selezione abbia inserito anche due lupi siberiani. In un’intervista rilasciata a Zeit, nel 1955, dichiarò: “Io costruisco animali”. Si dedicò all’Hovawart a fasi alterne. Negli anni successivi alla guerra fondò la sua  “ZooTech Station” a Rotenburg e fece un altro tentativo di ricreare l’Hovawart, ormai quasi dimenticato, ma alla fine rinunciò mentre altri allevatori fortunatamente continuarono. Allora decise di ricreare il Wachtel Hund, un altro tipo di cane vagamente menzionato nel testo di legge medievale Schwabenspiegel, che a suo parere discendeva non dal lupo ma dallo sciacallo, e creò anche una nuova razza, l’Heimwart, che in tedesco significa “guardiano di casa”, presto svanita dopo un breve utilizzo negli anni ’60 da parte delle pattuglie di confine tedesche per fiutare determinate merci di contrabbando. Poi creò il Kobold-Maskott, un cagnolino molto intelligente che – a detta di König – poteva imparare le cose solo studiando e osservando le intenzioni del suo proprietario. Insomma, era un presunto creatore e non un perpetuatore. Morì nel 1975. L’Hovawart nel 1964 fu inserito dalla FCI tra le sette razze (su un totale di circa 400 oggi riconosciute) che devono obbligatoriamente superare una prova di lavoro di utilità e difesa per il conseguimento del Campionato internazionale di bellezza. Le altre sei sono Pastore Tedesco, Boxer, Dobermann, Rottweiler, Reisenschnauzer, Airedale Terrier. Quindi ben sei tedesche su sette.

Kurt Friedrich König.