Queste righe non sono adatte alle persone che si commuovono facilmente.

Canelo accompagnava regolarmente il suo padrone che andava a fare la dialisi all’Ospedale Puerta del Mar di Cadice, in Spagna. Lui gli dava una carezza e diceva “Aspettami qui”. Ma un giorno del 1990 l’amato padrone non uscì, perché era morto. Canelo lo aspettò fuori dall’ospedale non per un giorno o una settimana, ma per 12 anni, col vento, pioggia, freddo o caldo. La gente, commossa, gli dava da mangiare ma ci fu qualcuno che non gradiva e che pretese di farlo portare via. Due volte finì in canile ma sempre la gente commossa protestò facendolo liberare. E Canelo subito tornava all’ospedale. Fu anche dato in adozione due volte inutilmente, perché soffriva e non mangiava, lui voleva tornare ad aspettare il padrone. Infine un’associazione per la protezione animale se ne fece carico e garantì le vaccinazioni, il cibo e anche i permessi affinché il cane potesse circolare e stazionare liberamente. Anche in Comune si erano commossi.

L’attesa cessò la mattina del 9 dicembre 2002, quando una Volvo investì e uccise Canelo mentre come al solito attraversava la strada sulle strisce pedonali. Ma noi siamo convinti che in quel momento il cane rincontrò l’amato padrone, e che siano ancora assieme. Al cane il Comune dedicò un vicolo vicino all’ospedale, dove passava sempre. C’è anche una targa di bronzo a suo ricordo, con scritto: “A Canelo, che per 12 anni ha aspettato all’ospedale il suo proprietario deceduto. La città di Cadice come tributo alla sua fedeltà. Maggio 2004”. https://www.youtube.com/watch?v=amkGm-d2Gzw

I nostri antenati tedeschi avevano una religione molto gentile. Credevano che, dopo la morte, si sarebbero incontrati nuovamente con tutti i buoni cani che erano stati i loro compagni nella vita. Vorrei poterlo credere anch’io. (Otto von Bismarck, Cancelliere tedesco)

Canelo.

Analoga storia nella cittadina argentina di Carlos Paz, con la differenza che il pastore tedesco Capitán al momento in cui scriviamo è ancora vivo, sempre a fianco della tomba del padrone morto 10 anni fa. La cosa incredibile è che il suo proprietario, Miguel, non morì a Carlos Paz ma a Cordoba, a quasi 40 km di distanza, e la salma fu portata direttamente al cimitero della città (ossia Carlos Paz) senza essere esposta nella sua abitazione. Poco dopo era Capodanno e  Capitán scomparve da casa e la vedova e il figlio del deceduto pensarono che fosse fuggito spaventato a causa dei botti e dei fuochi d’artificio. Invece quando andarono al cimitero trovarono il cane a fianco della tomba. Lo riportarono a casa ma durante il pomeriggio di quella stessa giornata Capitán fuggì di nuovo, tornando al cimitero.

Héctor Bacegas, ex dipendente del cimitero, ha dichiarato: “Dopo tanti anni, ben 10, è ancora lì. Quel cane non era mai stato lì, è entrato e ha iniziato a fiutare le tombe finché non ha trovato quella del padrone e si è accovacciato vicino. Ormai è vecchio, cammina lentamente, quasi non vede più, ma non abbandona il luogo in cui sa che riposa il padrone, di notte e giorno, qualunque tempo faccia”. Il cane viene curato dai veterinari della zona e alimentato dalla gente. Secondo l’addestratore argentino Aldo Cecchi, i cani sono guidati da comportamenti, emozioni ed energie. Ci sono situazioni con casi di energia che fanno la differenza tra una persona viva e una morta, ma questa energia può continuare. La scienza ha iniziato a studiare questo e oggi parliamo di campi morfici, cioè strutture organizzative invisibili che permeano piante o animali e che hanno anche un effetto organizzativo sul comportamento”. Insomma, Capitán sarebbe realmente al fianco di Miguel, attraverso l’energia di quest’ultimo che è sempre lì. I due continuano a essere insieme. https://www.youtube.com/watch?v=-L7pqyQZvWo

Chi non ha avuto un cane non sa cosa significhi essere amato. (Arthur Schopenhauer)

Capitán.

Una sera dell’autunno del 1941, scendendo dal pullman e tornando dalla fabbrica di mattoni di Borgo San Lorenzo in cui lavorava come operaio, Carlo Soriani trovò un cane ferito in un fosso lungo la strada di  Luco di Mugello. Lo portò a casa, lo curò e lo chiamò Fido. Da allora il cane, che aveva circa due anni, ogni giorno lo accompagnò alla fermata dell’autobus e lo andava ad aspettare al ritorno. Purtroppo il 30 dicembre 1943 Borgo San Lorenzo fu sottoposto a un violento bombardamento alleato e molte fabbriche furono colpite. Fra le vittime ci fu Soriani. Quella sera Fido si presentò come al solito alla fermata dell’autobus, ma non vide scendere il suo amato padrone. Fido tornò a casa, ma il giorno dopo era ancora in piazza ad aspettare Soriani. La gente lo guardava commossa, anno dopo anno.

Il sindaco il 9 novembre 1957 gli conferì una medaglia d’oro e persino il Time scrisse un articolo su Fido. Il Comune di Borgo San Lorenzo fece realizzare dallo scultore Salvatore Cipolla un monumento in maiolica che lo rappresentava, con la dedica A Fido, esempio di fedeltà. Visto che gli imbecilli ci sono sempre stati, qualcuno distrusse il monumento e allora venne rifatto in bronzo, e ancora oggi è in Piazza Dante. L’anno dopo,  il 9 giugno 1958, Fido morì in quella stessa piazza in cui da ben 14 anni, tutti i giorni, andava ad aspettare il padrone. Fu sepolto fuori dal cimitero di Luco di Mugello, dov’era sepolto Carlo Soriani. https://www.youtube.com/watch?v=7tGZuxBZS8A

L’anima di un cane fedele va in Paradiso a raggiungere l’essere che ama. (José Moinaut)

Fido.