Partiamo da una specie simbolo dell’India e Nepal, il rinoceronte indiano (Rhinoceros unicornis), un tempo vivente in grandissimo numero in un’area che andava dal Pakistan fino alla Birmania e al Bangladesh e talvolta si spingevano perfino in Cina. I cacciatori inglesi e di altre nazionalità occidentali ne fecero enorme strage, tanto che nel 1908 a Kaziranga, una delle zone preferite dai rinoceronti, la popolazione era scesa a soli 12 esemplari. Solo nel 1910 ne venne proibita la caccia in India. Per capire quanto fosse terribile questa dato, si consideri che questi aggressivi pachidermi – le femmine adulte arrivano a 1.600 kg mentre i maschi anche a 2.600 con record di 3.500 kg – si uccidono fra loro non raramente, anche maschi e femmine. Non solo, cuccioli ma anche femmine adulte sono preda della tigre, tanto che nel Parco nazionale di Kaziranga tra l’anno 1982 e il 2014 questi felini uccisero almeno 472 rinoceronti (i quali curiosamente per combattere non usano il corno ma i morsi), di cui addirittura 26 solo nel 2004. Insomma, all’inizio del XX secolo sarebbe bastata una normale e naturale predazione per estinguere la specie, visti i numeri rimasti.

Predazione di una tigre su un giovane esemplare di rinoceronte indiano (foto Kaziranga National Park)

Tuttavia questa storia ha un buon fine e oggi questi rinoceronti sono oltre 3.500 – un numero ancora limitato, con però aree protette in cui gli esemplari sono ormai troppi – anche se hanno il problema gravissimo della perdita di habitat adatti (le praterie alluvionali) nonché del bracconaggio a causa del suo corno ritenuto erroneamente curativo e apportatore di vigore da alcuni popoli dell’Asia orientale, cinesi per primi. I governi indiano e nepalese, grazie alla collaborazione del Fondo Mondiale per la Natura (WWF), hanno ottenuto ottimi ma non ancora sufficienti risultati riguardo alla conservazione del rinoceronte indiano, che è presente in Assam (India) nei parchi nazionali di Kaziranga, di Manas e di Orang e nelle riserve forestali di Pobitora e di Laokhowa e, in Nepal, nel Parco nazionale reale di Chitwan. L’obiettivo è mantenere o superare il tasso di crescita delle popolazioni di rinoceronti di almeno il 3%.

Le aree protette dell’India e del Nepal in cui vivono i rinoceronti sono circondate da numerose  popolazioni umane e quindi è necessario coinvolgere la gente locale affinché tragga un vantaggio dalla presenza di questi (e altri) animali e pertanto dall’ambiente naturale. Il WWF sostiene diversi progetti per migliorare i mezzi di sostentamento locali, e lo dimostra il successo della fabbrica di succhi di frutta Marmelous a Khata, in Nepal. Inoltre, poiché i rinoceronti escono dalle aree protette saccheggiando le colture dei contadini (ogni anno i rinoceronti ne uccidono qualcuno), si è spinta la coltivazione della menta, che ai rinoceronti non piace ma che viene venduta a buon prezzo. Ovviamente serve però anche il controllo e difatti, dopo un picco del bracconaggio in Nepal nel 2006, il WWF ha aumentato il numero delle postazioni di sorveglianza da 8 a 20 e ingaggiato addetti alla sorveglianza provenienti dall’esercito e dalla polizia per pattugliare anche i punti a rischio al di fuori delle aree protette. I giovani locali si sono offerti volontari per proteggere i singoli rinoceronti durante la notte. Gli sforzi protezionistici in Nepal hanno fatto raggiungere il risultato di  bracconaggio a quota zero nel 2011 e 2014 e ovviamente, negli altri anni, alcuni atti di bracconaggio si sono invece verificati. Oggi, in Nepal vivono più di 645 esemplari selvatici e difatti la popolazione di rinoceronti del Parco Nazionale di Chitwan è la seconda per numero dopo quella del Parco Nazionale di Kaziranga. Sarà bene sottolineare che tale tutela non protegge e salva solo una specie particolare ma tutte, dall’elefante e rinoceronte alla tigre e orso fino agli insetti e flora presenti e pertanto tutto l’ecosistema, perché senza tutto questo semplicemente l’habitat ne risentirebbe con un effetto di crollo destabilizzante. Tutto ciò che ha un ruolo in natura è basilare.

Guardiaparco con Murray,  Pastore Belga, Parco Nazionale di Chitwan.
© Akash Shrestha / WWF-Nepal

Sia in India sia in Nepal le squadre antibracconaggio si avvalgono di cani addestrati detti sniffer dog, praticamente tutti di razze occidentali in quanto più addestrabili e poliedriche. Due di questi sono Pastori Belga Malinois, Murray e Sears, e prendono i nomi dal campione di tennis britannico nonché ambasciatore del WWF Andy Murray e dalla sua fidanzata Kim Sears. Murray è un appassionato sostenitore dell’iniziativa contro la criminalità faunistica e contribuisce a sensibilizzare questi interventi anche cinofili in Nepal, all’interno ed esterno del Parco Nazionale di Chitwan. Proprio nel parco operano i Malinois  Murray e Sears, addestrati in India ad annusare e trovare gli animali uccisi dai bracconieri, i relativi reperti e rintracciare i cacciatori di frodo. “Gli sniffer dog fanno un lavoro incredibile, sia se ci tengono al sicuro qui a Wimbledon o se combattono il crimine della fauna selvatica in Nepal” – ha detto Murray – “Il lavoro di conservazione del WWF sostiene questi animali e addestratori specializzati e di talento per proteggere alcuni delle più iconiche, ma ancora in pericolo, specie sul nostro pianeta”. I cani addestrati per l’antibracconaggio nel mondo sono di diverse razze, come Pastori Tedeschi e Belga Malinois buoni da fiuto ma anche per la difesa e attacco, e altri validi solo per l’olfatto come Labrador Retriever, Golden Retriever, Springer Spaniel, Weimaraner e Bloodhound. A proposito del Labrador Retriever, una razza di punta nel mondo per qualsiasi utilizzo che richieda grandissimo olfatto, intelligenza e addestrabilità c’è da dire che per le operazioni antibracconaggio necessitano esemplari atletici e forti, in grado di resistere al clima e agli sforzi percorrendo lunghi percorsi. Insomma, quelli tozzi e pesanti che si vedono frequentemente negli show cinofili hanno poco da spartire con la bisogna.

Splendido esemplare funzionale di Labrador Retriever dell’Allevamento del Re di Pietra.

Vi sono però anche meticci o incroci, soprattutto in quelle aree in cui le razze occidentali non sono in grado di affrontare particolari malattie, insetti e acari molto aggressivi (per esempio le zecche) e brusche escursioni termiche giornaliere. Per eliminare questi problemi si incrociano i cani con quelli locali, selezionati lì da millenni e che ne sono immuni o comunque molto più resistenti.

Murray e Sears con i loro gestori, Parco Nazionale di Chitwan. © Akash Shrestha / WWF-Nepal

Molti di questi cani sono stati acquistati e vengono mantenuti grazie alle offerte e adozioni a distanza da parte di semplici ma importantissimi appassionati. Chiunque può farlo. “L’adozione simbolica di uno sniffer dog è un modo per aiutarci a combattere i crimini di natura” – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione WWF Italia – “Spendiamo infatti ogni anno circa 50.000 dollari per l’acquisto, la formazione e le strutture per questi preziosi animali e per i loro addestratori, mentre i costi di mantenimento sono di circa 20-30.000 dollari l’anno. WWF e TRAFFIC sostengono i programmi che prevedono l’utilizzo degli sniffer dog nei principali punti caldi del commercio della fauna selvatica in Africa e in Asia”. Chi volesse sostenere queste operazioni potrà farlo contattando il WWF. https://sostieni.wwf.it/cane-antibracconnaggio.html

Isabella Pratesi con uno “sniffer dog” Pastore Belga Malinois e i Carabinieri Forestali.

Un’altra specie, ma in pericolo molto maggiore, è il rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus) ridotto a 60 individui che vivono solo nel Parco Nazionale Ujung Kulon a Giava, in Indonesia, esteso su 5.100 ettari e realizzato con la collaborazione degli abitanti e degli allevatori locali.I rinoceronti di Giava vivevano una volta nell’India nordorientale e nel sud-est asiatico, ma come al solito caccia eccessiva, perdita dell’habitat e bracconaggio ne hanno causato il tracollo. L’ultimo esemplare del Vietnam morì nel 2010, ucciso nel Parco di Cat Tien senza dubbio da un bracconiere poiché fu trovato con una pallottola nella zampa e privato del corno. In effetti i rinoceronti di Giava sono i più minacciati tra le cinque specie di rinoceronte. Anche qui la specie, e tutto l’area protetta, è controllata da guardiaparco muniti anche di cani addestrati forniti dal WWF, fra cui il Border Collie Pepper e il Labrador Retriever Chevy.

Chevy, in servizio al Parco Nazionale Ujung Kulon a Giava, Indonesia. © WWF Greater Mekong.

Come detto, i cani servono a proteggere dai bracconieri molte specie animali – ma pure vegetali – inclusi i felini, di cui comunque hanno di norma un’istintiva paura. Che è cosa saggia. Ricordiamo che durante i monitoraggi della tigre altaica (detta anche siberiana, anche se non vive affatto in Siberia) in Russia i Pastori Tedeschi impiegati subirono molte perdite perché, non conoscendo la minaccia (e probabilmente male addestrati e mal gestiti), si avvicinavano troppo. I cani locali, che vengono predati normalmente dalla tigre, hanno invece approcci molto più prudenti. Come si sa, la tigre e altri felini vengono uccise dai bracconieri per la solita medicina cinese, con guadagni alti per i cacciatori di frodo e ancor più per chi gestisce il racket. Ricordiamo che a livello mondiale il bracconaggio ha un giro d’affari di oltre 20 miliardi di dollari l’anno, ossia più del PIL (prodotto interno lordo) di nazioni come l’Islanda, il Kosovo o la Moldavia.

Nelle regioni di confine dell’Estremo Oriente russo  operano 13 divisioni doganali in 49 posti di controllo doganali dotati in totale di circa 90 cani addestrati a fiutare i beni illegali, inclusi droga e armi. Metà di questi è stata appositamente addestrata per localizzare le parti della fauna selvatica, in particolare di tigre e ciò ha portato a numerosi arresti, in particolare nel Birobidzhan, sul confine cinese, dove i sequestri di fauna selvatica protetta hanno incluso anche le ossa di tigre. TRAFFIC e WWF hanno fornito consulenza tecnica e formazione per gli agenti di polizia coinvolti nella individuazione dei reati contro la fauna selvatica. Un centro di addestramento per cani da fiuto si trova nella provincia di Primorsky. Il TRAFFIC (Trade Records Analysis of Flora and Fauna in Commerce), svolto in collaborazione con WWF e l’Unione Mondiale per la Conservazione (IUCN), è un network internazionale fondato nel 1976 che ha il compito, in accordo con i princìpi delle Strategie Mondiali di Conservazione, di effettuare il monitoraggio del commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatica e di studiare, allo stesso tempo, le forme di utilizzazione sostenibile per garantire un corretto utilizzo di queste specie selvatiche. In Russia i bracconieri rischiano una pena tra i 3 e i 7 anni di carcere e una multa fino a un milione e mezzo di rubli (lo stipendio medio mensile è di 450 rubli), pari a circa 3.300 stipendi.

Nel 2013, il numero di tigri uccise in India dai bracconieri raggiunse il livello più alto in sette anni, con 39 esemplari abbattuti e scoperti. Pertanto nel 2015 ci si dotò di cani, quasi tutti Pastori Tedeschi, addestrati a rilevare i prodotti della fauna selvatica come pelli di tigre e leopardo, zanne d’avorio e altri similari, nonché per localizzare animali feriti o uccisi soprattutto nelle aree più a rischio e cioè negli stati di Uttarakhand, Uttar Pradesh, Maharashtra e Madhya Pradesh. I cani sono stati assegnati anche all’Assam, Tamil Nadu, Jharkhand e Karnataka.

Reparto cinofilo antibracconaggio indiano (Foto TRAFFIC).

I cani hanno uno straordinario olfatto, che è quasi mille volte più sensibile di quello umano  e ciò dà loro la possibilità di discriminare anche i più deboli odori e di rilevare quelli non solo di animali e piante vive ma persino dei prodotti fatti con questi parti e ingredienti, nonostante gli sforzi dei contrabbandieri per mascherare i profumi.  I cani vengono addestrati a rilevare prodotti specifici come la pelle e le ossa della tigre, l’avorio, la bile d’orso, nonché gli esemplari vivi inclusi gli uccelli e rettili. I cani, insieme ai loro gestori, vengono spesso impiegati negli aeroporti, porti, stazioni, nei centri di trasporto e in pratica ovunque necessiti, controllando merci, bagagli, imballaggi e veicoli  Tuttavia dopo un certo lasso di tempo perdono la concentrazione e così operano a turni intercambiabili. Non solo aumentano l’efficienza e rilevano sostanze difficili da trovare, ma la loro presenza fornisce anche un forte deterrente ai trafficanti e aiuta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul commercio illegale di specie selvatiche. Riescono a indivifuare anche le armi da fuoco utilizzate dai bracconieri e normalmente nascoste fuori dalle case e a buona distanza. I cani sono addestrati attraverso un programma di incentivi che rinforza il comportamento positivo e a ogni successo vengono ricompensati con cibo o gioco, aumentando così la loro voglia di collaborare. Insomma, la base dell’addestramento è la stessa dei cani antidroga e antiesplosivo, perché il cane si diverte. Ovviamente è basilare che fra gestore e cane ci sia grande sintonia, fiducia, amicizia e comprensione. Sono una squadra a tutti gli effetti.

I cani vengono utilizzati anche in Cina. Ruili, nella provincia dello Yunnan, è la più grande base di addestramento per cani antidroga in Cina e fornisce cani addestrati ai dipartimenti doganali di tutta la Cina continentale e di Hong Kong. Serve anche come Centro di addestramento per cani da detective in Asia per l’Organizzazione mondiale delle dogane (WCO). Da alcuni anni vi si addestrano anche cani antibracconaggio che, oltre a svolgere efficacemente il proprio compito, sono un’ottima credenziale per fare capire a molti cinesi il grande valore di questo animale. Ricordiamo che, purtroppo, in Cina (ma non solo lì) il cane viene torturato crudelmente, macellato e mangiato, come avviene con i circa 10.000 esemplari che ogni anno finiscono nei piatti dei partecipanti alla festa della carne di cane di Yulin, città della provincia meridionale del Guangxi. Da notare che oltre ai poveri cani (e gatti) muoiono pure circa 3.000 persone a causa delle malattie di questi cani. Il fatto che oltre il 65% dei cinesi sia contrario al consumo della carne di cane evidenzia solo che il restante 35%, ossia centinaia di milioni di cinesi  in un Paese popoloso come la Cina, è invece a favore.

Controllo antibracconaggio in un aeroporto cinese (foto Wayne Wu -TRAFFIC).

 

Non solo, relativamente al bracconaggio non bisogna dimenticare che proprio la Cina è la maggiore responsabile della cosiddetta, appunto, medicina cinese, che da millenni si avvale di parti di animali di specie oggi protetta. I primi tre cani addestrati nel 2011, Jin Kai, Jin Li e Duo Wei, di razza Labrador Retriever e sempre con il supporto anche economico di TRAFFIC e WWF, furono efficacemente utilizzati in aeroporti e porti ma l’iniziativa è proseguita con l’addestramento di ulteriori esemplari addestrati per altre autorità di polizia in Cina, tra cui la polizia forestale e la polizia di frontiera. Un solo binomio, ossia cane e conduttore, nell’esame dei bagagli compiono lo stesso lavoro che necessiterebbe di ben 36 addetti degli uffici doganali che comunque eseguirebbero controlli più superficiali.