L’Hovawart è un cane robusto, rustico, ben lontano dai gravi problemi di salute che colpiscono altre razze. Per esempio, grazie a un’attenta selezione la displasia dell’anca a livello mondiale si presenta intorno al 4%. Anche la mielopatia degenerativa si verifica raramente. Nel complesso possiamo affermare che questa razza sia una delle poche risparmiate da gravi malattie ereditarie o difetti genetici. Si tratta di un cane atletico, che ha bisogno di movimento. Sovente l’Hovawart biondo viene ritenuto dai profani un Golden Retriever, ed effettivamente fra le due razze esteriormente c’è una certa somiglianza anche per quanto riguarda le dimensioni. Tuttavia il primo è un molossoide, sottogruppo cani da montagna, mentre il secondo è un braccoide, pertanto l’Hovawart è un cane dal carattere generalmente forte e che necessita di un padrone con esperienza. Per carità, è molto equilibrato e affidabile, non inutilmente aggressivo, però bisogna conoscerne la peculiarità. Cosa che a onor del vero vale per qualsiasi cane, di razza o meticcio. Diciamo che l’Hovawart è più duttile che docile. E non è certo piccolo, perchè i maschi sono alti da 63 a 70 cm con un peso tra i 40 e i 45 kg, le femmine sono alte da 58 a 65 cm con un peso che varia tra i 30 e i 35 kg.

Splendido esemplare dell’Allevamento Dievelnigher.

L’Hovawart in confronto ad altre razze matura molto lentamente, sia mentalmente che fisicamente, necessitano fino a 3-4 anni prima che possa essere considerato adulto e pertanto il suo comportamento e carattere, ritenuto quello definitivo, a un certo punto può invece cambiare. Quindi è importante stargli a fianco, essere e rimanere – con modi gentili ma netti – un leader di cui lui possa fidarsi. Senza dimenticarsi che all’Hovawart piace lavorare con voi, e non per voi, e deve sentirsi parte della famiglia. Ma pure questo vale per qualsiasi cane.

L’Hovawart nel 1964 fu inserito dalla FCI tra le sette razze che devono obbligatoriamente superare una prova di lavoro di utilità e difesa per il conseguimento del Campionato internazionale di bellezza. Le altre sei sono Pastore Tedesco, Boxer, Dobermann, Rottweiler, Reisenschnauzer, Airedale Terrier. Sarà bene chiarire che l’Hovawart è rimasto del tutto funzionale mentre non è detto che ciò valga anche per le altre razze succitate che si vedono alle mostre cinofile di bellezza, e non solo. Per esempio i Dobermann giganteschi dal petto immenso di oggi, i Boxer dal muso ridicolmente corto, i Pastori Tedeschi rampanti e dalle angolature esasperate di oggi saranno pure sottoposti a prove di lavoro ma certo operativamente sono uno scherzo – o un insulto – rispetto a quelli del passato.

Un buon Hovawart deve avere: tempra media (non alta), ossia la capacità di sopportare pressioni fisiche e psicologiche senza modificare il suo comportamento, quindi sicuro di sé; temperamento medio-alto (ossia veloce, ma non eccessivamente, nel reagire a uno stimolo esterno); docilità alta, con la propensione ad accettare l’uomo (o la donna, ovvio) come leader e quindi di assecondarne le richieste; socialità alta (deve riconoscere l’uomo come conspecifico acquisito, senza timori o aggressività, e quindi dev’essere un buon guardiano del suo territorio ma fuori da questo non deve essere animoso senza motivo verso le persone. Anzi, non fosse così non potrebbe essere impiegato in compiti come la protezione civile o il soccorso sulla neve; aggressività media, cioè la capacità – che poi nel cane è una dote naturale – di reagire con forza adeguata agli stimoli negativi esterni. Troppa aggressività non va, mentre poca o niente farebbe fuggire il cane a ogni situazione sospetta o minacciosa, oppure lo renderebbe mordace e pericoloso. Insomma, il cane deve essere psichicamente equilibrato, come ci si aspetta da un cane da pastore che deve pensare e ben ponderare il da farsi. Questo solo per fare un esempio quanto a comportamento, poiché l’Hovawart non è un cane da pastore.

Addestramento di un Hovawart.

L’Hovawart, già come origine, è un cane da guardia, un difensore dissuasivo, e non un attaccante, anche se in caso di effettiva necessità non ha alcun problema a farlo. Ma non è un Dobermann o un Malinois, perché non è il suo ruolo. Ovviamente ci riferiamo agli esemplari ben socializzati e adeguatamente educati, ricordando che, come già detto, questa razza ha una maturazione lenta da tenere da conto. Eberhardt Whiehe, ex presidente dell’Associazione tedesca Hovawart, la descrisse perfettamente paragonando questo cane a “un civile che prende le armi solo quando i suoi cari sono minacciati “. Addestrare un Hovawart alla difesa è un compito da esperti della razza. Un esemplare troppo giovane, anche se valido, potrà apparentemente rispondere bene all’addestramento ma poi perdere interesse. Anticipare i tempi con questa razza può avere risultati negativi. Specie da cucciolo è giocoso e socievole, ma è anche molto sensibile, cosa ancora presente nell’età adolescenziale – dai 7 mesi ai 30 mesi circa – e pertanto gli interventi correttivi  devono essere limitati all’essenziale e in particolare mai duri.

La gang di piccoli Hovawart all’assalto (Allevamento Dievelnigher).

Grazie al suo grande fiuto l’Hovawart è molto valido nella ricerca, quindi tutte le discipline di pista e di ricerca sono consigliate. Due anni fa, alla manifestazione storico-cinofila Onore e Gloria di Pizzighettone, parteciparono ben quattro allevamenti di questa razza. Essendo presenti anche le unità cinofile dell’Associazione Nazionale Alpini, li mettemmo in contatto. In seguito iniziarono a collaborare e l’Hovawart si dimostrò valido, tuttavia alcuni esemplari risultarono abbastanza intolleranti verso i cospecifici e pertanto gestibili con un certo sforzo in tali occasioni (si tratta di cani grandi e molto forti). Del resto l’Hovawart è un cane da guardia, quindi dotato di forte carattere e può capitare che per questo motivo alcuni esemplari maschi non siano adatti a lavorare a stretto contatto con altri cani sconosciuti, come invece è necessario durante le operazioni di ricerca e soccorso.

Pur non essendoci nell’ambito della razza – per fortuna – una linea da bellezza e un’altra da lavoro, bisogna ricordare che già poco dopo avere “ricreato la razza” apparvero due tipologie, una più robusta e caratterialmente anche dura (come gli Hovawart dell’Est Europa) e una più leggera e atletica (Ovest Europa) e sebbene in seguito si siano praticamente fuse è anche vero che alcuni allevatori, del tutto legittimamente, pure oggi preferiscono considerare questi cani soprattutto da guardia e quindi prediligono esemplari duri sotto tutti gli aspetti. Inoltre, sarà bene ribadire che l’aggressività, fino a certi limiti, nel cane è una dote naturale e non un difetto. Tuttavia alla succitata  manifestazione storico-cinofila Onore e Gloria nessuno degli Hovawart presenti fu meno che socievole con persone e cani mai visti prima. Insomma, dipende sempre dai singoli soggetti e da come sono stati allevati o gestiti. Vale anche per gli umani.

Due esemplari dell’Allevamento Dievelnigher.

La scelta di una collaborazione con  le unità cinofile dell’Associazione Nazionale Alpini era ben valutata e auspicabile in quanto questa associazione, nell’ambito della relativa e ben oleata macchina della Protezione Civile, funziona molto bene, e dal 1984 cominciò a dare vita a nuclei locali cinofili e a dotarsi di regole e protocolli d’intervento accurati per la ricerca in superficie e la ricerca in macerie. Ciascuna Sezione ANA dispone di un campo di addestramento completamente attrezzato per tali ambiti. Non solo, il campo di addestramento di Bergamo è l’unico attrezzato con parete di roccia e struttura idonea alla simulazione di imbarco/sbarco dei cani da elicottero mediante uso del verricello. Proprio questa esperienza fu fatta fare nel giugno 2017 agli Hovawart testati dagli Alpini. Gli allevatori ne portarono 18 esemplari, un’ottima scelta che ne evidenzia la passione e voglia di impiegare questa razza, cosa del tutto possibile soprattutto – ma non solo – nel caso delle femmine. Difatti sono si norma di carattere più pronto all’addestramento ed essendo più leggere sono meno esposte alle ferite ai piedi causate dalle macerie. Un alpino delle unità cinofile si è recentemente dotato di un cucciolo di Hovawart, da addestrare per la ricerca e soccorso.

Un Hovawart prova l’esperienza del verricello al campo di addestramento dell’ANA.(Foto Allevamento Dellangiolina)

La cucciola Karjiang fu invece donata al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nel 2017 dall’allevamento padovano di Alberto Noventa e Rosita Bedana.  Karjiang fu affidata agli istruttori cinofili del corpo Fabrizio Cuneaz e Sergio Santoro, i quali una volta terminato il loro compito la metteranno a disposizione di un conduttore. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS, nato nel 1954) è un prestigioso servizio di pubblica utilità del Club Alpino Italiano (nato nel 1863), tanto che ha la funzione di coordinamento nel caso di intervento di diverse organizzazioni di soccorso in ambito alpino o in ambiente impervio od ostile, e le sue strutture sono indicate alle regioni come “soggetti di riferimento esclusivo per l’attuazione del soccorso nel territorio montano ed in ambiente ipogeo”. Essendo anche una struttura nazionale operativa del servizio nazionale della Protezione Civile, presta attività anche al di fuori dell’ambiente montano in caso di calamità naturale. Il CNSAS ha sempre prestato molta attenzione alla formazione e addestramento dei propri tecnici, tanto che la permanenza nel CNSAS è subordinata a precise verifiche tecniche periodiche. Sono otto le scuole nazionali, previste per legge, che si occupano di formazione, sviluppo di manovre e ricerca di nuovi materiali e una di queste è la Scuola nazionale unità cinofile. Insomma, la cucciola Karjiang senza dubbio è finita in buone mani, e nel contempo un Hovawart può dare molto ed è adatto ad affrontare ambienti e situazioni dure in quanto è rustico, non teme il freddo, ama l’aria aperta e la montagna ed è un atleta dotato di grande resistenza fisica nonché di sopraffino olfatto.

Anche Annalisa Armani, titolare dell’Allevamento Dievelnigher, ha due Hovawart addestrati alla ricerca, e così spiega: “Il percorso da seguire e l’addestramento necessario sono lunghi e dispendiosi in termini d’impegno, di energia e, non certo ultimo, di tempo. Allenamenti costanti, anche più volte a settimana, il sabato, la domenica. Quando piove, quando nevica, quando è buio, freddo, caldo …. Il percorso formativo per un binomio medio è di circa due anni. Poi si può pensare di presentarsi all’esame di Operatività. Ammesso di riuscire,  e successivamente, ogni due anni è necessario ripetere l’esame per valutare che l’unità cinofila sia sempre in grado di eseguire il proprio compito. Il concetto sotteso è che non si smette mai di prepararsi, anche una volta raggiunto un certo traguardo di condizione e capacità è necessario mantenerlo, continuare a testa bassa, come se nulla fosse, a lavorare. Ed è giusto così, perché non si tratta di uno sport, non è una prova FH che, se va male, si ripete. Quando si va “in scena”, quella è la realtà”.

La ricerca ha diverse emergenze: ricerca in superficie (quindi persone che si sono allontanate/disperse in boschi, parchi, ma anche in ambiente urbano) e ricerca su macerie (persone sepolte vittime di crolli, terremoti). E poi pure soccorso su valanga e soccorso in mare. Anche i metodi di intervento sono diversi:  c’è lo “scovo” (a cono d’odore, il cane segnala qualunque essere umano si trovi in una determinata area) e la discriminazione olfattiva (con testimone o con input olfattivo, il cane opera per discriminazione e cerca solo quella determinata persona). Nel primo caso si lavora su un’area, nel secondo occorre un punto di partenza. Le unità cinofile che lavorano per discriminazione olfattiva sono le prime a intervenire in un’emergenza dispersi in superficie per orientare le ricerche seguenti, sempre ammesso che si conosca un punto in cui è stato avvistato il disperso. La scelta del testimone olfattivo deve essere eseguita dall’unità cinofila che effettuerà la ricerca e che conosce le corrette modalità di raccolta.

Il maschio Kronk  durante l’addestramento (Allevamento Dievelnigher).

“In Emilia Romagna le Unità Cinofile Operative in superficie sono 84, su macerie sono 6 ” – spiega Annalisa Armani –  “Una di queste 84 è il mio Kronk, a cui ho aggiunto Rina. Ne sono molto fiera. Noi (mio marito e io, con i nostri cani) abbiamo iniziato a fare Protezione Civile per portare il nostro contributo alla comunità. Non l’abbiamo fatto per addestrare il cane gratis (i nostri cani lavoravano già in UD). Questa è una delle critiche che vengono spesso poste nei confronti della Protezione Civile: ci va gente che vuole solo addestrarsi il cane gratis e quando è riuscita a ottenere qualcosa, sparisce. Magari è anche vero, in certi casi. Tante persone si fermano lungo la strada: però acquisiscono, o almeno si spera, una capacità e un rapporto col cane che prima non avevano. Non è anche questo un servizio che la Protezione Civile svolge gratuitamente per la popolazione? Aiuto nella gestione del cane. E non è certo il solo tipo di aiuto messo in campo dai gruppi cinofili verso la popolazione. Vengono svolti anche altri compiti, pure gratuitamente: zooantropologia didattica (servizio di informazione e conoscenza nelle scuole, valorizzazione della relazione interspecifica), recupero cani, prevenzione randagismo, ricerca bocconi avvelenati e altro. Pure questo è importante, non solo uscire in emergenza. Anche la gestione della quotidianità, peraltro, richiede impegno, ed è un impegno ‘invisibile’, spesso non riconosciuto, non visto. Come tutte quelle cose che non si notano mai finchè funzionano e di cui si sente, invece, la mancanza quando spariscono o non funzionano più”.

La femmina Rina durante una esercitazione (Allevamento Dievelnigher).

“In questi ambiti operativi l’Hovawart eccelle. Penso che la nostra razza meriti di essere valorizzata. Cane da utilità polivalente non è una locuzione per dire ‘cane da tutto un po’ e da niente’, ma indica un soggetto con cui puoi divertirti o lavorare, e anche bene, in più settori. Cane da guardia e/o da compagnia, certo. Ma anche da protezione civile, da soccorso in mare, per non vedenti (per fare solo un esempio, in Francia sono decine quelli addestrati e che operano anche in questo campo) e per altre mansioni. Anche da Agility, come ultimamente mi chiedono? No, non direi, perchè non si può avere proprio tutto nella vita…”.