Andrea Scherini e Nepal.

Martedì 4 settembre 2018 – ore 10:30: Nepal arriva in vetta a Punta Zumstein, 4.563 metri s.l.m., la quinta cima più alta di tutte le Alpi, conquistando il nuovo record europeo come quota più alta mai raggiunta da un cane; insieme a lui, a comporre una tanto insolita quanto fantastica cordata alpinistica a sei zampe, c’è il suo amico di una vita Andrea.

Abbiamo voluto cominciare dal finale, ma ora torniamo all’inizio della storia e vi presentiamo i protagonisti… Nepal è un Cane Lupo Cecoslovacco maschio di 3 anni, Campione Italiano, Croato e Internazionale di Bellezza, e in addestramento come cane da soccorso per la ricerca dei dispersi in superficie. Nato il 6 giugno 2015 a Genova, a due passi dal mare, presto conosce il suo nuovo capobranco Andrea, si trasferisce con lui in Valtellina, e subito si innamora delle montagne e della neve. Il suo compagno di cordata Andrea Scherini ha 25 anni, valtellinese, è un ingegnere matematico, dipendente della Banca Popolare di Sondrio presso cui si occupa di Risk Management, e inoltre è iscritto al Collegio delle Guide Alpine come Accompagnatore di Media Montagna. Sportivo a tutto tondo ma appassionato di montagna fin da bambino, con il passare del tempo si è dedicato sempre di più all’alpinismo; nel suo curriculum ci sono più di 100 cime oltre i 2.000 metri tra cui una trentina sopra i 3.000. In particolare, sono già undici i 4.000 conquistati, pur avendo salito il primo solamente l’anno scorso.

A unire Andrea e Nepal e legarli in un rapporto di amicizia e fiducia indissolubile ci hanno pensato l’amore per la montagna e la passione per le alte quote che cane e umano hanno scoperto fin da subito di avere in comune. I due sono inoltre iscritti come volontari della Protezione Civile – sezione UCIS (Unità Cinofile Italiane da Soccorso) – all’interno del quale costituiscono un binomio impegnato nella ricerca di dispersi.

La scelta di prendere un Cane Lupo Cecoslovacco non è stata né affrettata né tanto meno casuale; dopo aver perso Briciola, cagnolina sua compagna di vita da quando aveva sei anni, e morta all’età di sedici (22 anni del ragazzo), Andrea sapeva già quale sarebbe stato il suo nuovo compagno di avventura. L’idea del cane lupo balenava nella testa di Andrea già da qualche anno: nel 2008, mentre percorreva l’Alta Via della Valmalenco, ne aveva visto uno mentre si trovava su un ghiacciaio a 3.000 metri, e aveva capito subito che quello sarebbe stato l’unico cane in grado di accompagnarlo in tutte le sue salite. Bisogna essere onesti, un Cane Lupo Cecoslovacco non è un cane facile, non è facilmente addestrabile, non accetta di essere sottomesso, e necessita di una figura umana che gli faccia da capobranco proprio come avverrebbe in natura, una figura di cui si fida ciecamente e per la quale sarebbe disposto a dare la vita. Ma diventare il capobranco di un “lupo” non è facile, conquistarne la fiducia può essere un cammino lungo e pieno di ostacoli, e il successo non è garantito.

Per affrontare al meglio questa sfida, Andrea si è preparato per anni, ha approfondito le caratteristiche di questa particolare razza, ha cercato di capire come crescerlo e quale sarebbe stato il momento migliore in cui prenderlo. E alla fine il sogno si è avverato, ben sette anni dopo quel primo colpo di fulmine. Grazie a un po’ di fortuna visto il suo ottimo carattere, e con tanto, tanto lavoro nei primi mesi insieme, Andrea è riuscito a crescere Nepal ottenendo dei risultati quasi incredibili per chi conosce la razza: non è diffidente, non ha paura di rumori strani o di persone che non conosce, si lascia accarezzare e toccare da tutti, diventa un grande peluche buono quando viene circondato da bambini e gioca perfino con i gatti.

Ma se è così difficile, allora perché Andrea ha scelto proprio un Cane Lupo Cecoslovacco? Nello standard di razza si legge: “Pieno di temperamento, molto attivo, resistente, recettivo, rapido nelle sue reazioni, intrepido e coraggioso; di una fedeltà eccezionale verso il padrone; resistente alle intemperie, cane da utilità polivalente”. Insomma, la versione canina di un alpinista compagno di cordata, ed è esattamente quello che il ragazzo cercava. I due iniziano fin da subito a camminare insieme e scalare le montagne; all’inizio si tratta semplicemente di brevi passeggiate perché Nepal cresce molto velocemente e articolazioni e cartilagini non possono essere messe sotto sforzo, ma con il passare del tempo le camminate si allungano gradualmente trasformandosi in vere e proprie giornate intere in montagna con oltre 20 km di sviluppo e 2.000 metri di dislivello. Con l’arrivo dell’inverno, Nepal vede per la prima volta la neve e sembra letteralmente impazzire: corre, gioca, ci si rotola in mezzo e non è difficile intuire che sia nato un grande amore. Le camminate estive lasciano così il posto alle salite sci-alpinistiche; in salita i due procedono insieme, l’uno a fianco dell’altro, mentre in discesa si lanciano in divertenti inseguimenti al termine dei quali Nepal finalmente raggiunge Andrea e così iniziano i giochi, le feste e le capriole nella neve.

Con un salto temporale arriviamo ad aprile 2018… per la stagione estiva che sta per iniziare Andrea ha un grande sogno: la salita al Monte Bianco. Si è già informato su libri e su specifici siti internet per studiare tutte le possibili vie di salita e ha già iniziato a parlarne con gli amici alpinisti per sondare il loro interesse quando una sera, giocando a calcetto, cade a terra in seguito al cedimento di un ginocchio e capisce subito che qualcosa non va. La diagnosi, conseguente a tutti gli esami strumentali del caso, purtroppo conferma la brutta sensazione: rottura del legamento crociato anteriore e stagione estiva a rischio, se non addirittura da considerarsi già conclusa prima ancora che sia iniziata. Ovviamente, addio, anzi arrivederci, al sogno Monte Bianco.

In seguito a una visita specialistica lo scenario che gli si prospetta davanti è piuttosto triste: la lista d’attesa per la ricostruzione è lunga, si parla di cinque o sei mesi, quindi operazione non prima di dicembre; nel frattempo bisogna evitare qualsiasi tipo di trauma al ginocchio e l’ortopedico è categorico: “Mi raccomando, niente sport a rischio”. Andrea all’inizio sembra ascoltarlo ma poi le settimane passano, la montagna gli manca e anche Nepal è triste per non poter più andare a camminare con lui; passare il tempo insieme a casa davanti alla televisione non è la stessa cosa, non sono fatti per quello. Una mattina, mentre è in ufficio al lavoro, il ragazzo si imbatte in una notizia in cui viene detto che proprio quella è la Giornata mondiale del Cane. Qualcosa scatta dentro di lui, segna ferie per il pomeriggio, corre a casa, carica Nepal in macchina e scappa in montagna. I due salgono una facile montagna che supera di poco i 2.500 metri e che hanno già percorso tante volte, sono poco più di 800 metri di dislivello e per loro è una passeggiata, ma era da mesi che non raggiungevano una cima insieme, e torna un po’ di speranza a rallegrare il loro umore in vista dell’estate. Certo non è facile, il ginocchio è sempre fragile e ballerino, bisogna stare estremamente attenti a tutti passi e il dolore si sente come una puntura di un ago ogni volta che Andrea appoggia il piede in terra; una salita di poco più di un’ora si trasforma poi in una discesa di più di due ore, ma non è importante il tempo, l’importante è sapere di poterlo fare. Ancora una volta si ha conferma che la testa permette di raggiungere cose che il fisico da solo non sarebbe forse in grado di fare.

E’ la giornata che segna la svolta nella loro estate, ma forse sarà la svolta della loro vita. Andrea decide di provare a portare Nepal su un ghiacciaio per la prima volta, così, tanto per farsi un giro. In fondo con un ginocchio senza il crociato non si può mica pensare di fare chissà quale salita, e l’occasione è buona per fare qualche esperimento su terreni facili e sicuri. Dopo un po’ di ricerche qua e là vengono decise data, destinazione, compagni di avventura e questo è il programma: sabato 4 agosto trasferimento a Cervinia e giretto in paese, domenica mattina salita con la funivia fino ai 3.480 metri del Plateau Rosa, dove ci si preparerà per tutte le prove pensate da Andrea. Ci si attrezzerà con ramponi e piccozza, ci si imbragherà e legherà in cordata, e si procederà qualche tratto tutti insieme verso quota 4.000, con Nepal legato anche lui in cordata grazie a una speciale imbracatura in dotazione al Soccorso Alpino del tutto simile a un imbrago da arrampicata “umano”, adatta sia per le calate con la corda che per le manovre di carico e scarico dall’elicottero tramite verricello. L’obiettivo è vedere come si comporterà Nepal in quel particolare contesto, se e come sopporterà la salita in funivia e l’assenza di ossigeno dovuta alla quota; come si comporterà in situazioni particolari quali l’attraversamento dei crepacci, e la progressione su diversi terreni come neve fresca e ghiaccio.

I due si muovono su terreni innevati ormai da due inverni quindi Andrea è certo che freddo e luce riflessa non saranno un problema per Nepal, ma è comunque organizzato per qualsiasi evenienza. Nello zaino non devono assolutamente mancare una crema a base di grasso per i cuscinetti dei piedi del cane, e un collirio in caso di infiammazioni agli occhi; ma soprattutto, una cosa è ben chiara nella testa di Andrea: il presupposto fondamentale non è raggiungere una cima a tutti i costi, ma procedere in sicurezza, e in caso di qualsiasi problema o segnale di sofferenza da parte di Nepal (o del proprio ginocchio) ci si gira e si scende. Anche la presenza dei due amici serve a garantire sicurezza: Nepal è legato in cordata ad Andrea, che sarebbe in grado di trattenerlo in caso di scivolamento grazie alla piccozza e alle manovre di sicurezza che è in grado di mettere in atto, ma al contrario il suo amico a quattro zampe non sarebbe in grado di fermare una sua scivolata, così è fondamentale che ci sia sempre qualcun altro legato con loro.

Finalmente è domenica mattina e, dopo l’ottima cena a Cervinia della sera precedente, Nepal, Andrea e i due loro amici salgono sulla prima funivia che li porta a Plateau Rosa. La giornata è stupenda, in cielo nemmeno una nuvola, fa fin troppo caldo per quelle quote ma d’altronde l’annata è così e non ci si può fare nulla. Dopo tutti i preparativi del caso, la compagnia inizia la salita sul ghiacciaio, inizialmente a lato delle piste, poi finalmente sul bellissimo ghiacciaio non più rovinato dagli impianti di risalita. Nepal stupisce tutti: non patisce nessun problema connesso alla quota e alla carenza di ossigeno, non ha problemi di freddo ai piedi né tanto meno agli occhi per la luce riflessa sulla neve e sul ghiaccio, gli inverni passati sciando insieme in Valtellina devono essere serviti come naturale allenamento e adattamento. Nonostante gli scarponi rigidi e i ramponi, nemmeno il ginocchio di Andrea si fa sentire, e i due decidono di puntare la cima del Monte Breithorn insieme ai loro amici.

Dopo aver attraversato un lungo pianoro, la traccia svolta a sinistra e descrive una zeta che risale il versante sud e conduce in cresta a pochi passi dalla cupola sommitale. Ancora pochi passi e il gruppo giunge sulla cima del Breithorn Occidentale (4.165 metri); l’emozione che colpisce Andrea al loro arrivo in vetta è enorme, non solo sta conquistando un altro 4.000, ma lo sta facendo in cordata con il suo amico a quattro zampe. Quasi senza rendersene conto, è nata così una cordata alpinistica a sei zampe unica nel suo genere e i due stanno riscrivendo un pezzo di storia cinofilo-alpinistica.

Dopo tutte le foto di rito, i due ripartono; ma anziché iniziare la discesa, decidono di percorrere l’affilata cresta nevosa che conduce alle altre cime del massiccio montuoso. La cresta, seppur ben tracciata, è larga meno di mezzo metro e da entrambi i lati 2-300 metri di ripide pareti verticali obbligano alla massima attenzione anche il più esperto degli alpinisti. Camminare uno fianco all’altro è impossibile, e così Nepal procede davanti a tutti nel ruolo di capo-cordata; coraggioso, intraprendente, ma anche obbediente: ascolta i comandi impartiti da Andrea e li esegue, procede con passo lento ma sicuro, non tira per non tendere troppo la corda che lo lega al suo padrone. In meno di mezz’ora di cammino la compagnia raggiunge la cima del Breithorn Centrale (4.160 metri) e da lì inizia la discesa che li riporta alla funivia di Plateau Rosa.

Terminato il tratto di ghiacciaio ripido e crepacciato, e giunti in un terreno dove non esistono più pericoli in prossimità delle piste da sci ormai chiuse, Andrea decide di fare un regalo enorme al suo fedele compagno e lo slega dalla cordata. Nepal inizia a correre festoso nella neve, prendendo velocità e poi lasciandosi scivolare lungo la pista; anche lui forse si è reso conto di aver fatto qualcosa di straordinario, che essere stato legato tutto il giorno in montagna non è una cosa normale. Ma ne è valsa la pena, e ora è finalmente giunto il momento di giocare libero!

Di ritorno dall’avventura, Andrea posta qualche foto sul suo profilo Facebook e la notizia fa presto il giro dei social; i giornali locali mettono la notizia in prima pagina, i maggiori quotidiani nazionali le vedono e chiamano il ragazzo per ottenere delle interviste, e perfino le televisioni si interessano alla loro storia. Pur consapevole di aver fatto qualcosa di pionieristico, Andrea non si aspettava una così grande attenzione da parte dei media e questo non fa che aumentare la soddisfazione per i risultati conquistati. Anche alcune aziende che producono abbigliamento e attrezzature per alpinismo si interessano alla cordata e alla loro storia e si offrono di sponsorizzarli.

E così, i due non si fermano e ripartono puntando ancora più in alto e Andrea decide di organizzare una nuova spedizione in Valle d’Aosta sul massiccio del Monte Rosa. Mettere a punto tutti i dettagli non è facile: l’idea è quella di stare via tre giorni, dormire due notti in quota, puntando a Capanna Margherita, che con i suoi 4.554 metri è il Rifugio più alto d’Europa; ma il regolamento CAI vieta ai cani di dormire all’interno dei rifugi e il tutto viene rimesso in discussione. Dopo un po’ di telefonate con i gestori per cercare una possibile soluzione, Andrea quasi casualmente nomina l’UCIS e tutto cambia. Per i cani da soccorso infatti esiste una deroga al regolamento e così la spedizione si può fare. Partiti in compagnia di un amico di Andrea con l’obiettivo di salire a Punta Gnifetti, in realtà la spedizione va ben oltre le aspettative e tra il 2 e il 4 settembre i due conquistano altri sette 4.000: Punta Giordani (4.046), Piramide Vincent (4.215), Balmenhorn (4.167), Ludwigshohe (4.341), Punta Parrot (4.432), Punta Gnifetti (4.554) e infine Punta Zumstein (4.563) – quinta cima più alta delle Alpi – che costituisce il Nuovo Record Europeo per un cane.

Nepal davanti ai giganti del Rosa, da sinistra Punta Gnifetti, Lyskamm, Castore.

Ed eccoci tornati alla fine della storia, proprio nel punto da cui avevamo iniziato a raccontarvela. Se chiederete loro se sono soddisfatti di quanto hanno raggiunto, Andrea vi guarderà sorridendo e vi dirà che in realtà lui e Nepal  hanno appena iniziato; prossimi obiettivi della coppia? Per il 2019 stanno cercando di organizzare la non facile salita al Monte Bianco, ma nel cassetto hanno anche altri due sogni: Kilimanjaro e Campo Base del Monte Everest!! E adesso chi li ferma più? I due ci tengono a ringraziare Rock Experience, Salice Occhiali e Winner Plus che li supportano nelle loro avventure; e se volete aiutarli anche voi, vi invitano a seguire la loro pagina instagram @nepalthewolf.

Andrea e Nepal: montagna o mare non fa differenza, purché sempre insieme.