Precedentemente su K9 Uomini e Cani abbiamo trattato il Beagle Harrier, razza francese da caccia intelligente e atletica, ottima anche come cane da compagnia (ma non da “divano”). Ora presentiamo un altra razza da caccia divenuta prevalentemente da compagnia anche se, riducendogli la lunghezza del pelo tipica del mondo delle esposizioni e che lo ostacolerebbe, non ha perso nulla delle sue capacità venatorie. Ci riferiamo all’American Cocker o Cocker Americano, in quel continente chiamato Cocker Spaniel e creando così confusione con il Cocker Spaniel Inglese.

Cocker Americani dell’Allevamento Gervasoni.

Spaniel deriva da spanyell, cani chiamati così in Inghilterra ove sarebbero giunti dalla Spagna nell’XI secolo. Si dice siano arrivati in America intorno alla seconda metà del XIX secolo. Per la precisione, il Cocker Spaniel Inglese sarebbe stato importato dalla Gran Bretagna verso il Nord America, Canada incluso, nel 1870. Ma non è così, poichè nel settembre 1620 da Plymouth, in Inghilterra, era salpata la nave Mayflower, carica di dissidenti religiosi (102 passeggeri e un equipaggio di 25-30 marinai) oggi chiamati Pellegrini. Erano diretti alla colonia della Virginia Inglese ma finirono fuori rotta arrivando a novembre di quell’anno in Massachusetts. Fatto sta che, dopo aver passato l’inverno sulla nave per cautela, i sopravvissuti – solo 53 passeggeri e metà dell’originario equipaggio a causa delle morti provocate da scorbuto, polmonite e tubercolosi – scesero a terra e fondarono una colonia che, con notevole originalità, chiamarono Plymouth pure lei.

Molti dei passeggeri erano in fuga a causa della persecuzione religiosa e quindi le autorità inglesi gli avevano prospettato due possibilità, da scegliere quasi liberamente: finire sulla forca oppure andare a colonizzare quel nuovo territorio inglese d’oltreoceano e mai più tornare. Ovvio pertanto che queste persone, anzi famiglie, andassero là organizzate per rifarsi stabilmente una vita. Con loro c’erano altri coloni, liberi o schiavi, colà spediti con lo stesso fine.

The first Thanksgiving, 1621, di  Jean Leon Gerome Ferris (1863-1930), Library of Congress, Usa. Nel quadro – oltre al cane Spaniel – si nota Massasoit, capo della tribù algonchina dei wampanoag che (nonostante la devastazione del vaiolo portata dai bianchi nel 1616-1619) salvò i coloni inglesi dalla fame, insegnandogli anche la coltivazione del mais, fagioli e zucche. Gli inglesi comunque in seguito sterminarono i wampanoag, vendendo i superstiti come schiavi nelle Bermude. In ricordo dell’aiuto avuto, ogni anno dal 1° novembre 1777 negli Usa si celebra la festa del Ringraziamento.

Ed ecco che arriviamo ai cani. Di sicuro avevano con loro un Mastiff inglese e uno Spaniel, da utilizzare per la guardia e difesa l’uno e per la caccia l’altro. Ora, visto che anche i cani muoiono e che per procreare bisogna essere in due, maschio e femmina, presumiamo che in realtà di cani ce ne fossero di più, oppure che nel frattempo siano morti. Non pensiamo che, pur essendo di sesso opposto, si pensasse di accoppiare fra loro due esemplari tanto diversi per mole e attitudine. Di sicuro sappiamo che un giorno un piccolo gruppo di questi coloni prese a esplorare la zona insieme con i cani e due di loro si persero. Non solo faceva un terribile freddo, ma i cani videro un cervo e lo inseguirono, lasciandoli soli. Durante la notte, udirono una sorta di ruggiti e rumori di lotta e precauzionalmente passarono quelle ore su un albero. Scesi al mattino, videro arrivare di gran corsa lo Spaniel, inseguito da due lupi, e lo salvarono. Del Mastiff non se ne seppe più nulla. Comunque sia, nel 1629 arrivò un’altra nave inglese, la  Mayflower 2 (ulteriore dimostrazione di originalità), con altri emigranti. Nel 1641 da Londra partì una terza nave con 140 passeggeri, ma non si sa che fine abbia fatto. Ci pare strano che, pur in questi due soli viaggi riusciti, non siano arrivati altri cani dall’Inghilterra e in particolare da caccia, visto che si sapeva in anticipo che non si sarebbe più tornati e che buona parte del cibo sarebbe stata proprio la cacciagione.

All’epoca gli Spaniel erano già da secoli – almeno dal XIII – genericamente suddivisi in due varietà e cioè da terra e d’acqua – al massimo pesanti poco più di una decina di kg – ed è da questi che discendono le diverse razze di Spaniel esistenti oggi. Quelli più piccoli e compatti, usati per la caccia alle beccacce, già all’inizio dell’Ottocento venivano chiamati Cocker. L’inglese James Farrow  allevava cani dal 1870 ed era proprietario di uno spettacolare Cocker Spaniel inglese, Obo. L’allevatore JP Willey di Salmon Falls, New Hampshire, gli fece vanamente una grossa offerta d’acquisto, tuttavia riuscì a ottenere la femmina Chloe II, accoppiata appunto con Obo e portata negli Stati Uniti. Nacquero i due maschi Obo II e Black Silk, e la femmina Black Gem, ma fu Obo II il “padre” dell’American Cocker, anche se era diverso da quelli di oggi essendo lungo, alto solo 25 cm e pesante 10 kg. Obo II, non solo campione ma anche cane affettuoso e fedele, morì nel 1895. Fu sepolto nella proprietà di Salmon Falls – dove oggi sorge la città di Rollinsford  – e la sua tomba si trova dietro una scuola elementare. Non solo, la sua tomba è stata dichiarata monumento storico.

Da lì si cominciò a pensare a una razza americana, fondando nel 1881 l’American Spaniel Club, ossia di quello che diventerà il Cocker Spaniel (in America lo si chiama così per brevità, il problema è che fanno lo stesso gli inglesi con il loro Cocker). Fra l’altro, nel 1935 gli stessi allevatori del tipo inglese formarono un club separato e decisero di non incrociare le loro linee con la nuova varietà “americanizzata”, dal muso più piccolo, stop più pronunciato, testa apparentemente molto bombata, corpo più leggero e piccolo e pelo molto più lungo e soffice. In pratica, il Cocker Inglese era, ed è, concretamente valido per la caccia, mentre quello americano – soprattutto per via del lungo pelo, totalmente inadatto in caso di rovi, spine, cespugli e fango, ossia tutto ciò in cui ci si imbatte quando si va a caccia – era divenuto un cane da compagnia.

Ma attenzione, con una buona e drastica toelettatura anche questa razza può ben figurare e operare sul campo. Se si incontrasse un Cocker Americano in un’esposizione canina dei nostri giorni, mai si potrebbe immaginare che sotto quel pelo abbondante, a volte “ipertoelettato”, si celi un autentico cacciatore, un cane che, se gliene viene offerta l’opportunità, sa dimostrare ancora tutto il suo innato istinto alla caccia. D’altronde i Cocker Americani derivano dai Cocker Inglesi e fin dal loro arrivo negli Stati Uniti sono stati una presenza costante nei canili dei cacciatori. Occorre però dire che questa razza è stata modificata notevolmente nel corso dei decenni. L’American Kennel Club, che già aveva  individuato differenze più che bastanti fra i due tipi di Cocker – in effetti fin dal 1920 erano ben evidenti, se non già dal 1905 – riconobbe ufficialmente l’American Cocker nel 1947, che divenne in breve popolarissimo, anzi la razza più popolare degli Stati Uniti negli anni ’40, ’50 e ’80. Il riconoscimento di questa razza da parte del Kennel Club inglese arrivò solo nel 1970. E’ riconosciuto anche dalla FCI.

Nonostante le prove di caccia siano nate alla fine dell’Ottocento quasi insieme all’American Kennel Club, l’American Spaniel Club (ASC, fondato nel 1881) dimostrò solo decenni dopo interesse a istituire per questi cani prove di caccia specifiche. Cosa che si verificò nel 1924 con il primo Field Trial per Cocker e altri Spaniel, organizzato dall’Hunting Cocker Spaniel Field Trial Club of America e che aprì una lunga serie di tali eventi di successo. Ebbene, tra tutte le razze partecipanti a queste prove di lavoro fu proprio Dual Ch. Miller’s Esquire CDX (nato nel 1938), un Cocker Americano, a ottenere per primo il massimo risultato e cioè il titolo di campione in tre diverse discipline.

Una grande esperta, nonché fra i primi promotori delle prove di lavoro per Cocker, fu Ella Moffit, autrice nel 1935 del libro The Cocker Spaniel, Companion, Shoot Dog and Show Dog nel quale si spiega perchè i Cocker fossero svantaggiati rispetto agli altri spaniel. La colpa non era certo dei cani ma degli allevatori che si concentravano sulle caratteristiche anatomiche e non sull’intelligenza,  resistenza e istinto di caccia. Insomma, un copione già visto in tante razze per le quali ci si dimentica la funzione, che è quella che fa il tipo. Andò a finire che il Cocker veniva selezionato per le esposizioni e come cane da compagnia. Del resto, lo stesso mondo venatorio, forse per il motivo appena citato, credeva poco o nulla sulle capacità rimaste in questi cani.

Di sicuro, nella loro promozione sul campo fu dannosa la cessazione di queste prove di caccia nei primi anni Sessanta. Ricominciarono fortunatamente nel 1977 e – a dimostrazione che la “scorza” di questi cani era ancora buona nonostante la “selezione da divano”  – da allora oltre 100 Cocker Americani hanno ottenuto il titolo di Working Dog (WD) e/o Working Dog Excellent (WDX). Da diversi anni l’American Spaniel Club ha istituito il Working Certificate Test Program, che non ha vincitori ma è utile come approccio sia per il cane sia per il padrone e pertanto permette di testare le doti naturali del cane a caccia ed è propedeutico per le vere prove di caccia (Hunting Test) dall’American Kennel Club, con tre livelli di difficoltà e relativi titoli: Junior Hunter (JH), Senior Hunter (SH) e Master Hunter (MH). Ovviamente se il cane mostra aggressività verso i cospecifici, ha paura allo sparo, morde e smembra la preda o non la consegna oppure è disinteressato, ovviamente il test non lo passa. Insomma, il Cocker Americano in queste prove deve operare perfettamente come qualsiasi altro cane da caccia.

L’ASC organizzò il suo primo Spaniel Hunting Test a Pescadero (California) nel 1988 e uno dei primi Cocker Americani ad aggiudicarsi il titolo di Junior Hunter fu Am. & Can. Ch. Magic Makers T.J. Madison CD, TD, WDX, JH, che dimostrò ulteriormente che un Cocker Americano era ed è un cane da caccia. Altri esemplari, incluse le femmine, raggiunsero addirittura il titolo di Master Hunter, vincendo nel contempo pure il campionato di bellezza. Questa razza ha coraggio, tenacia, cuore, grinta e resistenza. Non sottovalutatela.

Una femmina di CockerAmericano dopo una drastica toelettatura, con i cuccioli. Si nota il fisico del tutto funzionale (Allevamento Gervasoni).

Il Cocker Americano è una razza con normale necessità di moto e non adatto a essere lasciato solo, come, chi più chi meno, tutti i cani. Del resto, viste anche le ridotte dimensioni – a seconda del sesso è alto 37-39 cm al garrese e pesa  7-13,5 kg  – in appartamento sta benissimo, purchè lo si porti sufficientemente a passeggio. Inutile dire che questa razza è molto intelligente, affettuosa e affidabile, purché gli esemplari provengano da allevatori seri. Accertarsi preventivamente e autonomamente è sempre auspicabile. Cocker Americani mal selezionati possono risultare aggressivi, imprevedibili, timidi e cagionevoli di salute. Si consideri che comunque la razza necessita di attenzioni, le lunghe orecchie pelose e pendenti devono essere pulite, così come gli occhi.

Il Cocker Americano ebbe ed ha tuttora molti appassionati sia nel mondo della politica sia in quello televisivo e cinematografico, anche perchè fu lanciato a livello planetario con il film d’animazione della Disney Lilli e il vagabondo (1955, Lady and the Tramp). Lady è appunto un Cocker Americano. L’idea era nata già dalla fine degli anni ’30 ma era stata accantonata a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale, durante la quale la Disney produsse cartoni animati propagandistici a favore dello sforzo bellico statunitense. Il film, inizialmente male accolto dai critici cinematografici, fu invece acclamato dal pubblico e fu un successo commerciale visto che costò circa 4 milioni di dollari, incassandone fino a oggi quasi 100. L’idea della famosa sequenza di Lilli e Tramp che condividono un piatto di spaghetti e polpette – culminante in un bacio accidentale mentre i due ingoiano le estremità opposte di uno stesso spaghetto – non piacque a Walt Disney che però, una volta realizzata, cambiò immediatamente idea. Difatti è considerata una scena iconica nel cinema americano. Lilli e il vagabondo venne nominato al 95º posto nella lista AFI’s 100 Years… 100 Passions dall’American Film Institute e insieme a La bella e la bestia sempre della Disney è uno degli unici due film d’animazione a comparire sulla lista. Per il Cocker Americano non poteva esserci una vetrina migliore. Nel 2001 sempre la Disney distribuì il sequel Lilli e il vagabondo II – Il cucciolo ribelle (Lady and the Tramp II: Scamp’s Adventure), diretto da Darrell Rooney e Jeannine Roussel, ma ottenne riscontri unanimi molto inferiori al primo.

La famosa scena di  Lilli e il vagabondo.

La carriera politica di Richard Nixon, in seguito 37º Presidente degli Stati Uniti d’America, fu salvata proprio da un Cocker Americano (anche se poi, nel 1974, da presidente fu costretto alle dimissioni in seguito allo scandalo Watergate). Nel 1952, come candidato repubblicano alla  vicepresidenza degli Stati Uniti, fu accusato di irregolarità relative a un fondo costituito dai suoi sostenitori per rimborsarlo per le sue spese politiche. Nixon allora andò in televisione confutando  puntigliosamente le accuse e dichiarando che era vissuto sempre con l’onesto e duro lavoro, senza ricevere nulla da nessuno. Il discorso, rimasto negli annali come The Checkers speech e ascoltato da circa 60 milioni di americani, ebbe enorme successo anche perchè Nixon ammise che l’unico regalo era stato il cane  Dama.

Richard Nixon e Dama.

Raccontò: “Un uomo giù in Texas ha sentito Pat (sua moglie N.d.A.) alla radio menzionare il fatto che i nostri due bambini desideravano avere un cane. Un giorno arrivò un cucciolo, non so inviato da chi. La nostra bambina, Tricia, di 6 anni, la chiamò Dama. E si sa, i nostri bambini, come tutti i bambini, adorano i cani, e voglio dirlo subito che a prescindere da quello che si dirà, noi lo terremo”. Il sostegno pubblico a Nixon fu travolgente, tanto che venne eletto vicepresidente degli Stati Uniti. Gli oppositori e la stampa dissero che la carriera era stata salvata da un cane. Un Cocker Americano.

Questa razza accompagnò e tuttora accompagna anche la vita di molte star televisive e cinematografiche. Eccone alcune.

L’attrice Merle Oberon con il suo Blackie.

Marilyn Monroe.

Esther Williams.

Rudy Valentino.

Oprah Winfrey.

Charlize Theron.

Elton John.

 George Clooney con Einstein.

Joyce Ballantyne Brand, disegnatore di questo famoso manifesto pubblicitario, prese spunto dal Cocker Americano del suo vicino di casa.