di Luca Summa*

Il Parco Nazionale dei Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo, dopo decenni di guerre e bracconaggio ha ora una popolazione animale selvatica ridotta del 90%, nonostante tutti gli sforzi dei ranger. Fortunatamente però nessuna specie si è estinta. Ancora oggi questi problemi sussistono e sono gravi. Nel 2011 nacque il progetto di un team cinofilo di supporto alla ricerca e cattura dei bracconieri diretto dalla dottoressa Marlene  Zàhner, veterinaria e profonda conoscitrice della razza Bloodhound. Tale progetto si chiama  Congohound e consiste nella formazione di  unità cinofile in grado di seguire le tracce dei bracconieri e possibilmente catturarli. Il  contributo di questi cani ha  fatto sì che negli ultimi anni il numero delle uccisioni di animali si sia ridotto notevolmente, anche se purtroppo  quando i cani arrivano a individuare gli accampamenti dei bracconieri scoppiano sovente dei conflitti a fuoco con perdite anche fra i ranger, che fanno questo mestiere con tanta passione e amore verso gli animali,  che rispettano molto.

Uno scorcio del Parco Nazionale dei Virunga.

Il mio contributo a questa causa incominciò tre anni fa quando  la dottoressa Zahner mi chiese un aiuto nel  portare avanti questo progetto. Come istruttore di mantrailing non ero mai stato in Africa a lavorare, ma capendo l’importanza di questo progetto e la fiducia accordatami non dubitai nemmeno un secondo. Da allora insieme a lei mi reco sul posto due volte l’anno per circa una ventina di giorni. Il lavoro là è differente dalla lontana Europa, dove abbiamo tutte le comodità e i mezzi,  mentre in Congo oltre alla difficoltà degli spostamenti  devi  lottare con il rischio degli attacchi dei ribelli, poiché ci sono molte zone ancora definite “calde” nelle quali andare a lavorare con i cani è molto rischioso. Lì mi occupo di formare i ranger alla disciplina del mantrailing e alla ricerca di avorio, armi ed esplosivo, tutt’ora in forza abbiamo otto Bloodhound e due Springer Spaniel, questi ultimi per il lavoro di detection. L’attività di insegnamento  non è semplice per via delle differenze culturali  e delle modalità di apprendimento che spesso rendono difficile il  mio  lavoro, ma la forza di volontà aiuta sempre.

Luca Summa durante l’addestramento dei ranger del parco. Si nota uno degli Springer Spaniel.

Vi spiegherò come si svolge una usuale giornata. Comincia alle prime luci dell’alba, la sveglia viene data dai babbuini che si divertono giocando e saltando dai rami degli alberi proprio sopra le nostre tende; schiamazzando ci fanno capire che è ora di alzarsi, mentre in lontananza i tamburi del villaggio già chiamano i fedeli a seguire la messa nelle vicine chiese. A questo punto non si riesce più a restare a letto. Sono le 6 circa, quando fa ancora fresco – la temperatura in zona va dai 17 ai 27°C, a seconda della stagione, ricordiamoci che la base si trova a un’altitudine di circa 2000 metri e di notte il freddo pizzica – ci dirigiamo al lodge dove ci aspetta la colazione e beviamo del caffè, circondati come in una magia dai rumori della foresta. Poi con calma ritorniamo in tenda per preparare lo zaino con quello che ci servirà per la giornata. L’appuntamento è ai canili intorno alle 7,30 e i responsabili dei ranger Christian o David ci comunicano in quali località si svolgerà l’addestramento in base ai lavori che io e Marlene abbiamo intenzione di svolgere.

Con ranger e cane a Rumangabo.

Le zone di addestramento non possono essere scelte in maniera casuale come accade in Europa, qui bisogna seguire un programma in base alle criticità del periodo, esiste una vera e propria tabella esposta in bacheca con dei colori che indicano lo stato di pericolo di villaggi e zone, pianificata in base alle notizie delle attività dei ribelli che dal dopo guerra si nascondono nelle foreste o sulle montagne e che come organizzazioni criminali svolgono le attività di saccheggio e aggressione.

Viene portato via il cadavere di un grande maschio di gorilla ucciso dai bracconieri.

Poco prima delle 8 si caricano nei fuoristrada  i cani, che vanno accoppiati nelle gabbie in base alla dominanza e sesso; avendo dieci cani da addestrare di solito li dividiamo in due gruppi, quelli che lavorano al mattino e gli altri al pomeriggio. Gli spostamenti, seppure di pochi chilometri, sembrano non finire mai perché si viaggia su piste molto sconnesse.  Per certi versi questo mi fa anche piacere, perché l’asfalto non ha ancora raggiunto questi posti incantati. Il convoglio è formato da tre Land Rover, due trasportano i cani con autista e scorta e uno trasporta i ranger armati di scorta. Si attraversano villaggi più o meno grandi, con adulti e bambini che ci guardano come fosse la prima volta che vedono dei cani.

Tuttavia credo che quello che li sorprende è il pensare di come possano essere così importanti questi cani da farli viaggiare addirittura in auto. Ciò mi fa sorridere e allo stesso tempo mi rattrista, la povertà è una brutta cosa ma purtroppo esiste e qui è assolutamente certo che esista. Una volta arrivati sulla zona di lavoro i ranger fanno una ricognizione veloce per vedere se tutto è tranquillo, poi si inizia a lavorare.

La cautela dev’essere sempre massima.

Per fortuna, vista l’altitudine, non ci sono zanzare, ma bisogna sempre avere i pantaloni lunghi per proteggersi da orde di insetti fastidiosi e spesso velenosi, nonché dalle zecche. Io sono solito a spiegare bene quello che intendo fare, anche se sono uno che durante gli esercizi parla molto su tutti gli aspetti del lavoro. Durante questi addestramenti andiamo non solo a formare cani giovani o poco pratici ma anche a correggere i difetti e risolvere problemi. Il mantrailing effettuato qui non è semplice perché quando questi splendidi Bloodhound seguono una traccia in mezzo a un paese vengono seguiti da decine di bambini incuriositi, tuttavia i cani si fanno largo nella folla con una semplicità impareggiabile.

Gli esercizi di discriminazione sono all’ordine del giorno e così a volte cerchiamo di rendergli la vita un po’ complicata facendo esercizi più difficili per alcuni team e più semplici per altri. Il lavoro a volte è anche molto divertente, io spesso cerco di fare qualche battuta con i ranger, sia donne che uomini, per farli sorridere, loro hanno un grande rispetto nei nostri confronti ma credo anche che a volte abbiano soggezione per l’incarico che abbiamo e per chi siamo. Una volta effettuato un esercizio  a testa di mantrailing, vado a dimostrare un esercizio per i cani da detection, ossia gli Springer Spaniel. Uno dei ranger, appositamente istruito, va ad occultare alcuni oggetti in una zona ben definita, di norma si tratta di  avorio, armi e  proiettili.

Una ranger del parco. Lo proteggono così come fanno gli uomini, con gli stessi disagi e rischi.

Questi cani lavorano in un’area di decine di metri quadrati con capanne, stanze di qualche edificio e anche all’aperto. Il lavoro, l’energia e la motivazione di questi cagnetti sono veramente sorprendenti, in brevissimo tempo scovano gli oggetti segnalandone la posizione in maniera passiva (accucciandosi senza toccare gli oggetti ma soltanto indicandoli con il muso e lo sguardo fisso) poiché in caso contrario la segnalazione potrebbe diventare pericolosa per se stessi e per il loro conduttore.

Il tempo scorre velocemente e quindi verso le 12 si rientra per il pranzo alla base di Rumangabo, si mettono a riposo i cani e poi si va a mangiare nella tenda insieme ai ranger,  è un pranzo molto semplice, spesso si mangiano legumi e riso o manioca e alcune verdure crude. Anche se gradisco molto questi piatti semplici, faccio sempre attenzione a quello che mangio perché purtroppo le infezioni sono dietro l’angolo, ma credo che pranzare con loro e non al ristorante aiuti a far crescere un rapporto di rispetto e amicizia.

Nel pomeriggio all’interno della base di Rumangabo a volte si fanno esercizi tecnici e teorici, veramente importanti in quanto ci fanno capire il livello di preparazione e il grado di apprendimento dei ranger. Qui nella base si lavora con più serenità per quanto riguarda la sicurezza,  pensate che all’esterno noi istruttori abbiamo sempre alle spalle la scorta armata con i fucili Kalashnikov con il colpo in canna e questo ci fa capire quanto sia difficile la nostra posizione in questi luoghi. Non nascondo che ogni tanto quando viaggiamo mi guardo intorno cercando di osservare la situazione, con la paura di scorgere qualche minaccia, ma poi guardo in viso questi ranger e credo di essere in buone mani.

Luca Summa con un ranger e Bloodhound.

Al termine della giornata lavorativa si fa sempre un briefing per  condividere eventuali dubbi o impressioni personali sul lavoro fatto. Poi con soddisfazione ritorniamo nei nostri alloggi, ma per me e Marlene non è ancora finita, dopo cena sorseggiando un caffè si discute sulla giornata e sul programma del giorno dopo. E così via tutti i giorni fino al termine della permanenza che dura circa venti giorni.  L’ultimo giorno di solito facciamo una riunione con tutti i ranger cinofili per programmare i lavori e gli obbiettivi fino al prossimo incontro, che sarà per quanto mi riguarda all’incirca dopo sei mesi, mentre Marlene li rivedrà prima in quanto va tre o quattro volte all’anno nel Virunga.

Ogni volta non so se la prossima volta rivedrò tutti quei ragazzi così giovani e molto coraggiosi, che per un misero stipendio  si applicano con dedizione agli insegnamenti  per prestare il loro supporto a questa nobile causa. Anche per questo il mio amore per questo lavoro cresce ogni giorno che passa. Avevo sentito parlare di “mal d’Africa”, quella voglia struggente di tornarci dopo esserci stato, ma non ne conoscevo gli effetti,  mentre oggi posso dire che esiste.

Vorrei ora spiegare brevemente in cosa consiste una missione operativa: il Parco Nazionale dei Virunga, essendo vasto ben 7.800 km², è dotato di piccoli aerei che svolgono l’attività di vigilanza e tramite radiocollari GPS vengono monitorati gli animali che ne sono muniti; qualora risultasse qualche anomalo spostamento, o peggio ancora nessuno spostamento, il veicolo decolla per supervisionare. Spesso queste anomalie sono il risultato di uccisioni da parte dei bracconieri e quindi interviene subito un team cinofilo, con il conduttore che preleva nella zona del crimine dei campioni olfattivi che vengono fatti fiutare al cane che subito segue la pista dei cacciatori di frodo. Il team viene scortato da un gruppo di ranger che vigila sulla sicurezza e che non appena  si arriva in prossimità di un accampamento intervengono. Una volta arrestati i bracconieri presenti, si effettua una bonifica con gli Springer Espaniel per ritrovare i materiali occultati o sotterrati.

Summa in perlustrazione con i ranger sulle sponde di un lago.

Spesso i ranger intervengono anche in operazione di polizia, ricordo il 2017 quando furono allertati per intervenire su un’aggressione da parte di un individuo armato che bloccò un fuoristrada con dei turisti a bordo, rapinandoli dei portafogli e telefoni cellulari e malmenandone uno. Dopo poche ore  intervennero le unità cinofile che seguirono la pista del malfattore, ritrovando lui e la refurtiva. Questo servizio è molto importante per il Parco Nazionale dei Virunga, che vive di turismo. Questo connubio di forze è importante nel Parco dei Virunga. Devo dire che i cani sono amati dai colleghi a due zampe, e questo anche grazie al direttore Emanuel  De Merode che ne sostiene la presenza. Lui si batte contro il bracconaggio anche a costo della vita, tanto che qualche anno fa  sopravvisse a un agguato in cui fu ferito da alcuni colpi d’arma da fuoco. Durante la nostra permanenza ci si trova con lui e con il suo vice per discutere progressi e iniziative future. Perché il Parco dei Virunga è il passato e nel contempo il futuro, e spetta a noi tutti preservarlo.

Un saluto prima del ritorno in Italia.

 

* Luca Summa da oltre vent’anni lavora con cani da ricerca e soccorso, e da undici lo fa  professionalmente operando nel mantrailing con interventi, insieme al suo Bloodhound Wally, nei casi di persone scomparse tra i più eclatanti in Italia, collaborando anche con le forze dell’ordine. Nel 2013 diventa istruttore NBAS. Svolge la sua attività in Italia, Europa e Africa. In Italia ed Europa si occupa di formare unità cinofile di soccorso e Protezione Civile, nonché di mantrailing sportivo. Dal 2018 ha  intrapreso un progetto con unità cinofile per la protezione antibracconaggio delle tartarughe marine nell’Isola  di Boa Vista, a Capo Verde.