I cangaceiros erano presenti in Brasile già dal XVIII secolo e alcuni di loro divennero famosi, come  Jesuíno Brilhante detto Cabeleira, Cassemiro Honório e Márcula. Questi banditi spesso si macchiarono di atroci delitti, così come fecero del resto pure i loro avversari. La strategia delle bande di cangaceiros si basava su incursioni improvvise e veloci contro obiettivi non adeguatamente protetti, razzie e uccisioni, seguite dal pronto rientro in vaste zone selvagge nelle quali era difficile rintracciarli. Questi uomini conoscevano perfettamente il territorio ed erano in grado di vivere in zone selvagge.

Una banda di cangaceiros

Anche le donne cangaceiras fecero parte delle bande, solitamente come compagne dei capi e condividendone la vita molto dura e pericolosa. Per questo motivo la presenza di neonati e bambini era proibita tra le bande di cangaceiros, e i figli venivano affidati alla famiglia della donna. Parteciparono anche a scontri a fuoco con le milizie e la polizia che li ricercavano. Fra le più famose figurano Maria Bonita, (compagna di Lampeão), Dadá (compagna di Corisco), Inacinha (di Galo), Sebastiana (di Moita Brava), Cila (di José Sereno), Maria (di Labareda), Lídia, (di José Baiano) e Neném (di Luís Pedro). Così come i briganti italiani con i Cani Corsi, anche i cangaceiros facevano uso di cani sia per la caccia sia per la guardia e l’attacco. Anche se qualsiasi esemplare andava bene purché vigile e adeguato, il tipo più usato era il rustico Boca Preta Sertanejo –  selezionato sul campo in quell’ambiente e utilizzato per la caccia, guardia e pastorizia – nonché molossoidi tipo Fila Brasileiro e loro incroci. I cani dei cangaceiros, e qualunque cane sospetto, venivano immediatamente uccisi a vista dai reparti che ricercavano questi briganti.

 La brigantessa Neném accarezza il cane Ligeiro, a fianco il suo compagno Luís Pedro. A destra Maria Bonita, compagna di Lampeão, e il cane Guarani. Foto di Benjamim Abrahão, 1936.

La nascita del cangaço si deve anche alle povere condizioni di vita della popolazione, soggetta ai grandi proprietari terrieri, ereditieri della nobiltà coloniale e che dominavano attuando un regime schiavistico, nonostante l’avvenuta abolizione della schiavitú. I grandi proprietari terrieri mantenevano veri e propri eserciti privati di jágunços, amministrando persino la giustizia grazie al lassismo dello Stato e in particolare alla connivenza dei rappresentanti locali della polizia, magistratura, esercito e degli amministratori politici.

Per combattere i cangaceiros – che del resto agivano con uguale crudeltà – crearono levolantes, reparti di polizia privata appositamente creati con i jágunços e che attuavano persino scorrerie e massacri fra la popolazione, vestiti da cangaceiros, al fine di minare l’appoggio di cui a volte questi ultimi beneficiavano. In parecchi casi le volantes divennero veri e propri “squadroni della morte” eliminando anche coloro, detti coiteiros (fiancheggiatori, stesso ruolo dei manutengoli che in Italia aiutavano i briganti) e che per convenienza o paura avrebbero – anche eventualmente, in futuro – potuto aiutare i cangaceiros. In pratica, pur attuando le stesse efferatezze, le volantes operavano sotto la protezione della legge dello Stato. Poiché questi reparti di fatto erano milizie private, al soldo e dipendenze del proprietario terriero (a volte in lotta fra loro), chi ne usciva poteva divenire a sua volta cangaceiro, come fecero Zé Pereira, Sebastião Pereira e Antônio Quelé.

Un gruppo di Volantes

Come accadde in Italia durante la lotta al brigantaggio – in cui l’equipaggiamento e il vestiario dei soldati risultarono inadeguati alla repressione – anche le volantes dovettero alla fine imitare i cangaceiros, sia nella tattica sia nell’equipaggiamento e in particolare per quanto riguarda scarpe più leggere e comode. Sulla testa dei cangaceiros, specie di quelli più famosi e ritenuti più pericolosi, esistevano delle taglie, “vivi o morti”, come avvenne in Italia con i briganti. Vista la povertà della popolazione, e le razzie e delitti veri o presunti a loro addebitati, la stessa delazione rappresentava una efficace forma di lotta e repressione. E come durante la guerra al brigantaggio in Italia, pure la decapitazione in Brasile era pratica comune e propedeutica all’ottenimento del premio o taglia stabilita. Questo uso era praticato da entrambe le fazioni in lotta, sia per i cangaceiros sia per le volantes e i militari.

Il cangaceiro più famoso fu Virgulino Ferreira da Silva, detto Lampião (Lampada, dalla fiamma scaturita dalla canna del fucile durante lo sparo), che agì per una ventina di anni col suo centinaio di uomini nel Nord-Est sopravvivendo a circa 200 fra scontri a fuoco e imboscate.  Lampião, come la sua compagna Maria Bonita, amava i cani e ne ebbe anche nella sua “carriera” malavitosa, come Dourado, ucciso da una fucilata durante un combattimento con i soldati, Guarani, Ligeiro e Seu Colega. Anche gli altri cangaceiro della sua banda (ma accadeva anche nelle altre) avevano cani, come il luogotenente Cristino Gomes da Silva Cleto, detto Corisco.

Corisco con due dei suoi cani. Foto di Benjamim Abrahão, 1936.

 Quando il 28 luglio 1938 i soldati e la volantes individuarono grazie a una segnalazione  la grotta di Angicos, nello stato di  Sergipe, nella quale stavano dormendo Lampião e una cinquantina dei suoi cangaceiro, temevano che i cani sentissero la loro presenza e fuggissero o avessero il tempo di reagire. Fortuna, o sfortuna, volle che proprio quella notte scoppiasse un violento temporale e così il fragore della pioggia e dei tuoni coprì eventuali rumori prodotti dai soldati. Pertanto neppure i cani furono utili. Lampião, Maria Bonita e nove dei suoi furono uccisi, così come il cane Guarani (l’altro, Ligeiro, era caduto in un precedente scontro a fuoco) che lottò coraggiosamente per proteggere il padrone finché non fu ammazzato pure lui. Gli altri cangaceiros riuscirono a fuggire. Lampião – che avrebbe ucciso un migliaio di persone e violentato centinaia di donne – era l’ultimo capo di una grossa banda di cangaceiros e nello spazio di due anni il fenomeno fu completamente estirpato. Le teste di Lampião, Maria Bonita e degli altri uccisi furono staccate, come di norma, ed esposte pubblicamente.

La testa di Lampião è sul primo gradino. Quella di Maria Bonita è immediatamente sopra.
Da notare la cura dell’esposizione dei trofei