Il Beagle Harrier è una razza poco conosciuta anche in Francia. Non solo, molto  – di quel poco – che si sa è sbagliato e anche consultare i club di razza non ha molta valenza, storicamente. Poiché abbiamo avuto il piacere di conoscere Mario Bertocci, titolare dell’Allevamento Beagle-Harrier di Colle Val d’Elsa, che alleva questa razza da ben 38 anni e che è colui che l’ha fatta conoscere in Italia, noi di K9 Uomini e Cani abbiamo voluto omaggiarlo con una ricerca rivelatasi difficilissima e complessa, ma alla fine crediamo soddisfacente. Premettiamo subito che pedissequamente si cita come creatore della razza il barone Gerard Grandin de l’Éprevier che semplicemente…non è mai esistito. Lo possiamo affermare perché abbiamo controllato tutto l’albero genealogico della famiglia Grandin de l’Éprevier e non c’è nessun Gerard per quanto attiene il nostro periodo.

Il tutto è spiegato dal fatto che in realtà furono in due a collaborare alla nascita (o rinascita secondo alcuni) di questo cane. Ma il vero creatore fu il cosiddetto Baron Gerard che in realtà…erano due e cioè il padre Maurice Gérard e il figlio François. Il barone Maurice Gérard (1853-1924) non fu solo  allevatore e grande proprietario terriero in Normandia ma pure uomo politico (figlio di Henri, anche lui noto politico), vicepresidente del dipartimento francese del Calvados in Normandia, membro del Accademia dell’Agricoltura, direttore della Western Railway Company e infine, ultimo ma non ultimo, appassionato di caccia e cani.

Maurice Gérard

Il figlio François (1880-1929) era anch’esso barone – e quindi conosciuto genericamente pure lui come Baron Gérard, da cui la confusione –, uomo politico, sindaco di Maisons e consigliere generale del cantone di Bayeux (dove c’è tuttora un loro bellissimo museo), membro della Commissione della Marina Mercantile e di quella dei Mercati, vicepresidente del dipartimento del Calvados, decorato con la croce di guerra nella Prima guerra mondiale e infine, sempre ultimo ma non ultimo, appassionato di caccia e cani come il padre.

Battuta di caccia nei dintorni di Compiègne, 1873, di Raoul Brinquant (1843-1918)

Allora, il padre, Maurice Gérard, acquistò da un certo Abadie nel comune di Mios (dipartimento della Gironda, in Nuova Aquitania) dei Beagle provenienti dall’Inghilterra e li portò nella tenuta del suo castello di Castillon, comune di Arengosse, dipartimento di Landes, la cui foresta era enorme. Anche oggi con i suoi 950.000 ettari è la più grande foresta artificiale (ripiantumata) di tutta l’Europa Occidentale. Insomma, il luogo adatto per la caccia e difatti il barone Maurice nel 1889 creò una muta di questi cani, notando però a un certo punto che i Beagle non erano adatti per la caccia a cavallo in quei luoghi boscosi e ostici costellati di larghi fossati, o che comunque si poteva migliorarli utilizzando un altro cane inglese più alto e atletico, l’Harrier.

Beagles – Fathers of the Pack, di John Emms (1843-1912)

Detto fatto, tra il 1904 e il 1910 si procurò alcuni stalloni di tali cani e così nel 1930 aveva dato vita a un migliaio di Beagle Harrier. Lui ogni anno ne sceglieva e teneva solo quindici cuccioli e il resto li dava ad altre squadre di cacciatori, come quella della famiglia di Auguste Grandin de l’Éprevier, proprietaria della tenuta e del castello di Fleurus, sempre nel dipartimento delle Landes. Si capirà quindi che Gérard e Grandin de l’Éprevier erano persone diverse. Questa attenta selezione aveva un duplice vantaggio: consentiva di mantenere una grande omogeneità nella muta del barone e nel contempo diffondeva il tipo di cane. I Beagle Harrier del resto erano ottimi e la muta del barone Gérard era famosa per riuscire a prendere circa 60 lepri l’anno. Nel 1900 fu invitata a  Bagnolet, nell’Allier, dal visconte di Chavagnac e nel 1905 accettò la sfida di un cacciatore del dipartimento della Vandea, nella regione dei Paesi della Loira (Pays de la Loire), di catturare un cervo con quei cani. La  muta del barone Gérard vinse quella sfida per cinque anni consecutivi.

Harrier – Waiting For The Hunt, 1899, di John Emms (1843-1912)

Anche la muta di Beagle Harrier di Auguste Grandin de l’Éprevier – il quale preferiva soggetti più grandi – era valida, giungendo a catturare oltre 2.000 lepri, arrivando in alcune annate a 65 per stagione. Tuttavia questi cani in Francia venivano impiegati anche per una gamma di prede ben diverse da quelle della Gran Bretagna, come il cinghiale e il lupo. Ricordiamo che in Gran Bretagna il cinghiale fu estinto per via dell’eccessiva caccia nel XIII secolo e che alcuni successivi tentativi di reintroduzione furono un fallimento. Oggi, derivanti da fughe da allevamenti autorizzati, esistono solo alcuni branchi isolati.

Tuttora il Beagle Harrier viene utilizzato anche nella caccia al cinghiale. Secondo alcuni studiosi un cane come il Beagle Harrier potrebbe già essere esistito in Francia sin dal tardo medioevo o primo rinascimento, sviluppato direttamente dal reciproco antenato sia del Beagle che dell’Harrier. Tuttavia, altri sostengono che queste razze più antiche si estinsero e in seguito furono sostituite con ricreazioni moderne sviluppate dal Foxhound inglese tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800. Però altri studiosi propendono sul fatto che anche il Foxhound inglese sia parzialmente disceso da Beagle e Harrier.  Infine, secondo un’altra fazione, queste due ultime non erano affatto due entità in qualche modo distinte ma solo nomi diversi per indicare varianti dello stesso tipo, come avveniva in precedenza nel caso del Cocker Spaniel e Springer Spaniel. Teoricamente tutto è possibile, ma a nostro parere resta il fatto inoppugnabile che fu il barone Maurice Gérard a procurarsi prima i Beagle e poi gli Harrier, accoppiandoli e creando la razza.

Muta di Beagle Harrier e cinghiale

Com’è naturale, con la diffusione degli esemplari presso diversi allevatori si verificò una differenziazione del Beagle Harrier, di cui una parte divenne simile a un Beagle, solo più grosso, arrivando anche a 48-50 cm al garrese, il che è ben oltre l’altezza di qualsiasi Beagle. Come scrisse il cinologo Paul Daubigné nel 1949 su Le Chasseur Français n°628 a pagina 494, “Ogni esemplare presentato come un grosso Beagle e che misura più di 43 cm ha certamente sangue di un’altra razza. La verità è che il Beagle Harrier è piuttosto raro e poco conosciuto dalla maggior parte dei cacciatori e date queste difformità di selezione spesso manca di uniformità”.

La creazione nel 1921 del Club di razza francese – perché, nonostante sia frutto dell’accoppiamento di due razze inglesi, il Beagle Harrier è francese – portò alla stesura nel 1925 dello standard da parte di Grandin de l’Éprevier (il barone Maurice Gérard era morto l’anno prima e il figlio François morì quattro anni dopo, nel 1929). Nel 1933 il succitato  Paul Daubigne incorporò alcune correzioni di dettaglio volte a un’ulteriore semplificazione, insieme a una modifica che ebbe però grandi ripercussioni in quanto portò a una predominanza del tipo maggiormente Beagle, con esemplari grossi e pesanti che erano l’antitesi degli originali cani voluti da Gérard e Grandin, più alti, atletici e veloci di un Beagle ma non grandi come un Harrier. Si consideri che, per scelta personale, gli esemplari del barone Gérard mediamente erano alti 47 cm al garrese e quelli di Grandin de l’Éprevier da 49 a 50. Ed erano perfettamente uniformi, di notevole distinzione e qualità nella caccia assolutamente rara.

Incisione raffigurante la muta di Beagle Harrier del castello di Fleurus dei Grandin de l’Éprevier

Paul Daubigné cercò di correggere l’errore nella seconda assemblea generale del Club organizzata a Parthenay il 25 maggio 1947, proponendo che il nome Beagle Harrier venisse sostituito da Piccolo Harrier. Prima l’idea parve piacere, poi finì lì, fra le solite correnti pro e contro le varie tesi, con tutti contro tutti e con il rischio che ci andasse di mezzo il cane stesso. Il nuovo standard, pubblicato nel 1950, non optò chiaramente per nessuna delle tesi e tra i difensori dell’una e dell’altra la polemica si inasprì, con il risultato della presenza di “campioni” poco omogenei, uno diverso dall’altro, con importanti differenze in termini di dimensioni e tipo. Erano tutti tricolore come dev’essere per il Beagle Harrier, ma finiva lì.

Tale confusione non poteva durare, e per questo motivo nel 1973 fu elaborato un “Piano di riproduzione per il Beagle Harrier” coordinato dal ministero dell’Agricoltura sotto l’alta autorità del professor Théret, docente della cattedra di Zootecnia presso la Scuola Nazionale di Medicina Veterinaria di Maisons-Alfort. A dire il vero manco questo piano fu applicato molto, tuttavia fu utile ed ebbe il merito di risvegliare l’interesse generale per il Beagle Harrier. La Federazione Cinologica Internazionale adottò lo standard ufficiale il 1° gennaio 1974.

Oggi questa razza non ha accresciuto la propria popolarità e in pratica è rimasta in tal senso come un tempo, tanto che è pochissimo conosciuta addirittura in Francia e men che meno in altre nazioni. Di sicuro però, e questo è un bene essendo un cane tuttora da lavoro, non è finito nel mondo dello show venendo rovinato dai soliti allevatori fantasiosi, bizzarri e privi di conoscenze concrete sulla funzione. Insomma, deleteri.

Il fatto è che il Beagle Harrier è caratterialmente identico al Beagle, affettuosissimo e del tutto privo di aggressività anche nel caso dei bambini, ma nel contempo è un compagno capace di percorrere decine di chilometri senza stancarsi, adatto pure a chi voglia praticare passeggiate e corse all’aperto anche di notevole difficoltà. Insomma, ci stancheremmo di sicuro prima noi umani. Quando viene impiegato a caccia difatti è di grande seguita, ma non infinita e nel tempo di poche ore i cani (viene usato in muta) sono di nuovo dal conduttore e iniziano una nuova seguita senza stancarsi mai, su e giù per il folto del bosco (anche quello più impervio) con pioggia e con il terreno gelato. Stanco il giorno dopo? Per nulla, è sufficiente un abbondante pasto alla sera e il riposo notturno, ed è pronto a ricominciare. Sono atleti agili, perché come giustamente asseriva Paul Daubigné: “Les géants et les hercules lourds ne sont pas spécialement faits pour la rapidité”, ossia “I pesanti ed erculei giganti non sono fatti per la velocità”.

Zero, Campione italiano 2014 e Campione mondiale 2015 (Allevamento Beagle-Harrier)

Nella caccia il Beagle Harrier è eccellente, dall’abbaio vibrante e chiaro che si fa udire da lontano, molto veloce, assai perspicace e di notevole resistenza, anche grazie ai piedi robusti dai cuscinetti plantari coriacei. In fase di cerca e passata l’andatura è il galoppo spigliato, la testa sempre in “collé” cioè alta. Il suo spirito è di cane di muta, dando alla seguita un’azione incalzante, sicura e ben velocizzata. Anche se la lepre è la sua specialità, caccia pure il cinghiale, avvalendosi dell’atletica struttura, robusta, di grande muscolatura, e quindi è adatto per la grande seguita, veloce per incalzare bene il selvatico, con una cerca molto ampia per rintracciare la passata notturna. Questo è un cane coraggioso e non si lascia intimorire quando il grosso selvatico carica, anzi è proprio allora che il Beagle Harrier tira fuori tutta la grinta. Ma è pure prudente e intelligente,  mantenendo la distanza per evitare inutili rischi.

Usa il cervello, e infatti il Beagle Harrier in casa è totalmente diverso, affettuoso, giocherellone con i bambini e con chiunque perché è un cane da muta e quindi istintivamente facente parte di qualcosa, ossia la famiglia. Conseguentemente non bisogna pensare che sia portato a difendere la casa dagli estranei, che invariabilmente accoglierebbe festoso. Se volete un cane da guardia guardate altrove, è meglio.

Mario Bertocci, titolare dell’Allevamento Beagle-Harrier di Colle Val d’Elsa, racconta come conobbe questi cani: “Nel lontano 1975, durante un viaggio effettuato nel Cremonese per accoppiare un Beagle, mi incontrai con un commerciante di bestiame, il signor Baldrighi, e con il signor  Paloschi. Mi fecero vedere un cane molto bello, robusto, elegante, dall’aspetto intelligente.
Per me fu un vero colpo di fulmine e appena ci fu una cucciolata disponibile, portai a casa in Toscana i primi Beagle Harrier. Anche se non avevano il pedigree, e non avevano la tipicità dei cani attuali, erano ugualmente belli. Dopo qualche anno constatai le doti fisiche, a mio avviso eccezionali, e la loro adattabilità a ogni situazione di vita. Si adattano bene a stare negli appartamenti, senza fare troppo sporco perché non hanno il pelo lungo, eppure sono ben protetti perché la loro origine è tipicamente inglese, dove il clima è umido e freddo. Secondo la mia esperienza, per accogliere in famiglia questi cani non bisogna prenderli troppo presto. Anche se di solito un cucciolo viene acquistato più volentieri perché fa tenerezza, in realtà prima lo si toglie dal gruppo e più soffre. Infatti i cuccioli fino al terzo mese di età sono legati affettivamente fra di loro, amano giocare e sonnecchiare tutti assieme”.

Mario Bertocci e la sua muta