di Laura Bunazza e Angelo Russo *

Cane Lupo di Saarloos (Allevamento Lupi Feudi)

Il Cane Lupo di Saarloos è una razza canina la cui diffusione, purtroppo, sta assumendo sempre più la forma e la tendenza di una chiazza d’olio che si espande e che dà la possibilità anche a inesperti, e a volte pure allevatori di dubbia capacità, di rimanervi invischiati… Sono parole sicuramente forti quelle con cui inizia questo articolo ma rendono bene l’idea di quello che è il timore di ciò che è l’attuale sviluppo di una razza non certo adatta a tutti. Dalla lettura dell’altro servizio storico sul Cane Lupo di Saarloos, in questo numero di K9 Uomini e Cani, il lettore avrà sicuramente capito quanto lavoro e sacrificio ci sia dietro la selezione di una razza canina derivante non dall’accoppiamento tra razze canine, ma bensì dall’ibridazione col selvatico. Le difficoltà sono nettamente superiori e giocare a fare Dio non è cosa per tutti, anzi, non dovrebbe essere argomento per alcuno. Note sono le vicende sui casi “Mutara” del cugino Cane Lupo Cecoslovacco, in cui è stato illegalmente reimmesso sangue di lupo, ma questa è un’altra questione.

Spesso si è parlato di meticciamento del Saarloos con razze come Siberian Husky o Alaskan Malamute, questo in funzione della colorazione di alcuni esemplari, comunemente chiamata Marrone Foresta e/o una maschera che può richiamare  quella delle razze sopracitate. Soprattutto per quanto riguarda la colorazione del manto in realtà, ogni dubbio è presto fugato grazie ad una breve ricerca che ci porta al momento della nascita di Kaja Van de Kilstroom già nel 1939, nata appunto con la pelliccia di colore Marrone Foresta.

Diverso ciò che è accaduto proprio nel 2017. Dall’Olanda arrivano notizie ufficiali su alcuni outcross di cui si potrebbe discutere all’infinito cercando di capirne il motivo sia per l’essere il Saarloos una razza ancora giovane sia per la tipologia di cani utilizzati: Saarloos x Husky (da lavoro); Saarloos x Pastore Svizzero bianco; Saarloos x Podenco Ibicenco; Saarloos x Elkhound norvegese. L’associazione che si sta occupando di questo progetto è l’Algemene Vereniging Voor Liefhebbers Van Saarlooswolfhonden (AVLS)

Cos’è oggi il Cane Lupo di Saarloos? Questo meraviglioso cane sta vivendo in Italia forse un momento d’oro per quanto riguarda la diffusione della sua fama. Altra storia invece riguarda la qualità di molti soggetti importati o allevati. A volte la selezione di tali cani è presa con troppa leggerezza, stiamo assistendo a una situazione paradossale in cui chi per primo dovrebbe avere a cura il bene della razza, affidandola solo ed esclusivamente a persone preparate, cede invece con troppa facilità i propri soggetti anche a chi ha poca o nulla esperienza. Il Saarloos è comunque un cane in cui è forte l’impronta del suo antenato lupo, e che ha lasciato indelebilmente il segno su questa razza.

Cane Lupo di Saarloos (Allevamento Lupi Feudi) 

Caratterialmente schivo, non dovrebbe però eccedere in comportamenti che potremmo definire al limite dell’essere terrorizzato. Il buonsenso vorrebbe che, anche per favorire un corretto sviluppo psicofisico del cane, si seguisse da subito una graduale socializzazione completa di stimoli. Il cucciolo, come in ogni razza canina, è un libro bianco sulle cui pagine i primi a scrivere ciò che sarà la sua vita  sono i genitori della cucciolata.

Per quanto riguarda la nostra esperienza è fondamentale avere entrambi i riproduttori, capaci di indirizzare il cammino dei piccoli. Trascorso il periodo di maggiore importanza in cui i genitori gestiscono i piccoli, sta prima di tutto nell’allevatore, e poi nei futuri proprietari del cane, continuare in maniera costante la stimolazione senza forzare il soggetto. Stimolare correttamente i piccoli abituandoli a ogni possibile situazione, ma sempre rispettando i tempi di apprendimento del singolo esemplare. Come anticipato, è corretto trovare soggetti timidi e schivi, ciò però non deve essere una giustificazione da parte di chi alleva se ci si trova in presenza di soggetti terrorizzati che, spesso, potrebbero risultare potenzialmente pericolosi. Ancor meno, bisogna enfatizzare tali caratteristiche comportamentali portandole all’estremo e spacciandole per peculiarità essenziali della razza.

Memori di aver spesso incontrato esemplari al limite della definizione di timido e schivo e notandone un atteggiamento che prima di tutto andava a discapito dell’animale stesso e del proprio benessere psicofisico, il nostro lavoro sul Saarloos è sempre stato indirizzato verso caratteri più gestibili e naturalmente verso la salute fisica. A tal proposito, non esistendo in Italia alcuna prova di lavoro specifica, abbiamo deciso di dimostrare che con questa razza si può lavorare senza grossi ostacoli. Seppure col parere contrario di diversi altri allevatori, è stato possibile per noi  conseguire con alcuni nostri soggetti il tanto famoso CAE1 (Test di Controllo dell’Affidabilità e dell’Equilibrio Psichico per Cani e Padroni Buoni Cittadini).

L’obbiettivo non fu tanto quello di volere rendere il Saarloos un cane da lavoro o modificarne lo scopo della selezione, quanto riuscire a comunicare che per il benessere psicofisico stesso del cane è possibile lavorare e ottenere grandi risultati. D’altronde ricordiamoci anche che questi cani vennero utilizzati come cani da soccorso dalla protezione civile olandese Bescherming Burgerbevolking, quindi non è blasfemia voler provare a tirar fuori da ogni singolo soggetto le potenzialità che potrebbero tornare utili per un qualsivoglia impiego.

Altro nostro grande orgoglio sono gli esemplari che ci hanno seguito nelle scuole elementari dove, grazie alla nostra collaboratrice Luisa Marranghello, sono stati inseriti in un programma di sensibilizzazione del bambino verso il cane e il corretto approccio. In tale occasione, due nostri esemplari si sono dimostrati estremamente adatti, lasciandosi coccolare e cercando con piacere il contatto coi bambini a cui abbiamo così potuto spiegare anche l’importanza del lupo inteso come selvatico inserito nell’ambiente, riuscendo a sfatare anche alcuni miti negativi a riguardo.

Il Saarloos nelle scuole (Allevamento Lupi Feudi)

Sempre rimanendo in tema di impieghi al lavoro, differente fu invece la strada che prese la selezione come cane guida per ciechi operata inizialmente. La naturale diffidenza in presenza di stimoli potenzialmente pericolosi portò a credere che potessero essere portati per questa specifica mansione. Fu palese in realtà, che l’atteggiamento del cane era, più che diffidente, nettamente non idoneo a tal scopo, proprio per l’incapacità di autogestirsi a livello emotivo in presenza di stimoli improvvisi quali possono essere i potenziali pericoli che ogni giorno potrebbero presentarsi in città,  tanto da mettere a rischio la vita dei propri assistiti anziché aiutarli. La nostra ricerca ci ha portati a informarci se qualcuno, nell’ultimo decennio avesse provato a lavorare realmente col Saarloos.

Partendo da un’educazione di base, ciò che abbiamo avuto il piacere di riscontrare sono state situazioni in alcuni casi al limite del paradosso. Spesso alcuni esemplari sono stati utilizzati in condotta in discipline come agility o simili. L’obbiettivo naturalmente, più che ottenere risultati da podio, è rafforzare il rapporto di fiducia e l’affiatamento col proprio cane. La mole stessa dell’animale tuttavia non consentirebbe di ottenere gli stessi risultati che otterrebbero altre razze per quanto ci si possa impegnare.

Uno dei casi che più ci ha incuriosito è stato l’impiego di un esemplare introdotto alla conduzione di bestiame, nello specifico pecore. In Francia, nelle zone di Vosges, Alsazia e Aveyron, l’esemplare maschio Inox Calaan di proprietà della signora Emmanuelle Bastien ha superato con successo una fase base di questo tipo di addestramento, conseguendo una certificazione ufficiale CANT (Certificat d’Aptitudes Naturelle au Troupeau).

Sempre premesso che la naturale indole del Cane Lupo di Saarloos non permette di affermare che siano cani addestrabili nel senso più classico del termine, si può provare a lavorare sulle propensioni del singolo soggetto verso alcuni possibili impieghi. Con tutta probabilità i risultati potrebbero comunque non essere all’altezza delle razze canine selezionate appositamente per quei particolari impieghi. Possiamo però affermare che ciascun esemplare di una specifica razza sia l’eccellenza nel lavoro per cui è stato selezionato? In sostanza, esistono le famose eccezioni che confermano la regola. Lavorare sul soggetto a prescindere dalla razza di appartenenza, non può che giovare al cane stesso e al rapporto che si ha con esso. Nel Saarloos, che è un cane educabile più che addestrabile, non è sicuramente possibile affermare che sia un cane da lavoro come avrebbe voluto il suo creatore; è assolutamente invece possibile stabilire con lui un rapporto tale che ci porterà a scoprirne eventuali caratteristiche che potrebbero farci apprezzare qualità da potenziare, rispettandone sempre i tempi di apprendimento.

Cani Lupo di Saarloos (Allevamento Lupi Feudi)

Per quanto riguarda il discorso salute, è innegabile che ci troviamo di fronte a una razza estremamente rustica, ma come ogni selezione operata dall’uomo alcune falle possono essere presenti. E’ ormai assodata la presenza nel Cane Lupo di Saarloos della trasmissibilità della mielopatia degenerativa (mutazione del gene SOD1). Personalmente abbiamo avuto il piacere di frequentare diversi corsi che hanno trattato l’argomento grazie a grandi luminari i cui progetti vedono la collaborazione di importanti laboratori di genetica anche oltre oceano.

La mielopatia degenerativa è una tara genetica subdola e devastante. Generalmente i primi sintomi tendono a presentarsi – nei soggetti colpiti, perché non è la norma – dopo il quarto anno di età, anche se ho avuto il piacere di frequentare allevatori esteri i quali mi hanno mostrato soggetti anche di età avanzata che non hanno, per il momento, manifestato alcun sintomo. La mielopatia degenerativa ha un decorso irreversibile, è una malattia che colpisce partendo dal midollo spinale. La mielina, guaina che riveste il midollo spinale, comincia a deteriorarsi non garantendo più il naturale scambio di stimoli che partono dal cervello diffondendosi in tutto il corpo e viceversa. Nei soggetti affetti si nota nell’immediato la difficoltà progressiva di deambulazione. Inizialmente si ha l’impressione che il cane inizi a inciampare nel nulla con gli arti posteriori.

Una delle possibili prove da fare, qualora non si abbia la garanzia data  dai test genetici dei genitori e si notino alcuni atteggiamenti scorretti nella deambulazione, è quella di piegare delicatamente “a pugno” il piede posteriore del cane e valutare i tempi di reazione con cui ritorna alla normale postura. Questa dorsiflessione ha fatto spesso scattare alcuni campanelli d’allarme in chi ha notato iniziali deficit nel naturale movimento del cane. Ciò naturalmente non può darci l’immediata certezza che siamo di fronte a un caso di mielopatia manifesta,

La malattia in questione avanza iniziando proprio a bloccare le zampe posteriori di cui il cane perde il controllo trascinandosi, successivamente vengono interessati gli arti anteriori. Se si volesse lasciare morire in modo naturale il cane la principale causa del decesso sarebbe probabilmente l’impossibilità di respirare in quanto paralizzandosi non avrebbe possibilità di lasciare lavorare a dovere i polmoni, che non riescono a espandersi. Inutile dire che è consigliabile, per quanto emotivamente doloroso, procedere con l’eutanasia onde evitare ulteriori sofferenze al cane e regalargli un ultimo periodo di vita dignitoso.

Un grande lavoro in Italia è stato fatto dal Galc2, associazione che si occupa di tutelare il Cane Lupo Cecoslovacco e che è riuscita a creare una serie di appuntamenti con luminari della scienza tra cui il dott. Gualtiero Gandini che, grazie al suo grande lavoro e alla possibilità di collaborare coi laboratori degli Stati Uniti, ha confermato diversi aspetti della mielopatia degenerativa e che prima erano semplici supposizioni. Si tratta di una malattia che, a dispetto di quanto si pensi, colpisce moltissime razze canine per lo più di grande mole. Al giorno d’oggi, grazie alla possibilità di effettuare un test genetico con un semplice prelievo del sangue, si può avere la certezza sulla condizione del proprio cane, sia esso esente, portatore sano o affetto. In allevamento, se vogliamo affrontare un discorso puramente selettivo, tutte tre le condizioni – esente, portatore sano o affetto – possono avere valenza riproduttiva, al contrario di quanto si possa pensare. Importante è però evitare accoppiamenti tra soggetti affetti e/o portatori. Personalmente, in presenza di soggetti affetti non li useremmo, specie se si trattasse di fattrici. Spesso si è notato un legame tra il manifestarsi della malattia e situazioni di grande stress, vedi un parto.

Esiste anche il nanismo ipofisario, e su questo tipo di tara ereditaria c’è stato meno clamore rispetto alla sopracitata mielopatia degenerativa. Mentre la mielopatia degenerativa necessita un controllo tramite esame del sangue e può essere manifesta o meno, il nanismo o dwarfismo è diagnosticabile immediatamente alla nascita dei cuccioli (spesso già morti) o, al più tardi, dopo poche settimane di vita. Soggetti portatori di nanismo ipofisario accoppiati tra loro producono inevitabilmente una parte di progenie affetta da tale patologia. Ma entriamo nello specifico: la questione dwarfismo si riduce a un semplice per quanto complesso discorso di ormoni. La ghiandola pituitaria non fa altro che produrre tutti gli ormoni necessari al corretto sviluppo del cane, vengono interessati aspetti come la possibilità di ovulare per le femmine e quella di produrre sperma per i maschi, la possibilità di procedere ad un corretto allattamento, il Growth  (ormone necessario per la crescita), regolazione della funzione della tiroide ecc.

Un cucciolo affetto da nanismo ipofisario, se nasce vivo, presenta dopo poche settimane di vita una netta diversità dai fratelli sani o portatori sani; è luogo comune certificare alopecia nei soggetti affetti. Come la mielopatia degenerativa, il nanismo ipofisario è una patologia che non può trovare cura se non un palliativo, in questo caso tramite la somministrazione di ormoni tiroidei. Se il dwarfismo si fermasse alla possibilità di poter agire rallentando l’inesorabile deterioramento fisico fino alla morte del soggetto, potrebbe essere un rischio che un allevatore potrebbe correre per quanto da parte nostra non sia assolutamente condiviso come pensiero. In realtà non viene compromesso solo l’aspetto esteriore del cane, ma soprattutto lo sviluppo degli organi interni che, inevitabilmente, collasseranno col passare del tempo.

Anche qui, ci chiediamo se valga la pena sacrificare vite solo ed esclusivamente per vanagloria o per non investire poche decine di euro in un test genetico fondamentale. Indubbiamente in ciò è doveroso ringraziare il dipartimento universitario di Utrecht che ha elaborato il test specifico per il riscontro del nanismo ipofisario.

Eccoci alla displasia. Spesso abbiamo sentito asserire, anche da allevatori rinomati, l’inutilità di controllare lo stato delle displasie di anche e gomiti su razze rustiche. Personalmente, fin dal primo soggetto acquistato, abbiamo preferito effettuare un accurato controllo. E’ ormai assodato che la displasia sia una patologia riconducibile a volte solo in parte alla genetica dei riproduttori. Molto può influire su un soggetto figlio di riproduttori esenti, portandolo ad avere come risultato una lieve oppure decisa gradazione di displasia. Scale, soprattutto nel primo anno di vita, scorretta alimentazione, ecc. possono influire negativamente sulla crescita del soggetto, determinandone lo sviluppo osseo e cartilagineo.

L’atrofia progressiva della retina e della cataratta sono altre due possibili patologie riscontrabili nel Saarloos. Con orgoglio anche qui possiamo affermare di essere stati i primi sul territorio nazionale a effettuare tale controllo certificandone il risultato tramite controllo oculistico presso un laboratorio ECVO. L’atrofia progressiva della retina è sicuramente una delle patologie che più facilmente può colpire il cane in generale. Cani che cominciano a presentare difficoltà di orientamento in mancanza di una buona illuminazione degli spazi e un ritardo nella reazione a vari stimoli possono potenzialmente essere affetti da tale malattia che porta, deteriorando progressivamente la retina, alla cecità.

La cataratta nel Cane Lupo di Saarloos non si presenta alla vista, diversamente dalle cataratte comuni con un’opacizzazione del cristallino più o meno intensa. Partendo da due tipologie di cataratte definite primaria e secondaria, troviamo una netta differenziazione nel fatto che la prima è dettata da un’ereditarietà della patologia, la seconda invece ha cause esterne che possono essere riconducibili a svariati fattori tra cui l’uso di alcuni medicinali potenzialmente tossici e/o traumi esterni. Un controllo sulla predisposizione genetica alla cataratta è fondamentale onde evitare di mettere in riproduzione soggetti che trasmetterebbero la patologia come cataratta congenita. Una cataratta di tipo senile invece, benché ci siano dubbi sulla possibilità di essere geneticamente trasmessa, è da identificare come un decorso naturale nel quale l’animale in avanzata età comincia a mostrarne i segni.

Meno conosciuti nel Saarloos sono invece le problematiche legate all’ipertermia maligna e al MDR1

Volendo ridurre all’essenziale la definizione di ipertermia maligna, non è altro che un improvviso e spesso inaspettato innalzamento repentino della temperatura corporea che passa facilmente oltre i 40°. Ciò che può causare tale sintomatologia è da ricercare nell’inalazione dei gas usati in anestesia (vedi controllo displasie, ecc) e anche nella somministrazione di alcuni farmaci miorilassanti.

Per quanto riguarda il MDR1, ci si trova difronte a un gene che elimina dalle cellule ciò che è indesiderato tramite la codifica della P-glicoproteina. Anche in questo caso è possibile, tramite un test genetico, certificarne la presenza nel soggetto che può risultare portatore, sensibile o non sensibile a tutti quei farmaci che possono scatenare l’effetto indesiderato. Nel soggetto sensibile sono stati riscontrati sintomi come cecità, atassia locomotoria, difficoltà respiratorie, eccessiva salivazione. Il decorso è inevitabilmente infausto.

Ulteriori controlli che ci premuriamo di fare sono quelli cardiaci. Al momento  siamo l’unico allevamento sul territorio azionale ad aver preso questa decisione ma, essendoci già stati anche in Italia dei casi certificati di morte per problemi cardiaci, perché non ricercare sui propri esemplari la presenza o meno di eventuali patologie?

Cane Lupo di Saarloos (Allevamento Lupi Feudi)

Anche dopo questa breve carrellata di patologie di cui può essere affetto il Saarloos, non possiamo che porci di nuovo un semplice quesito, ovvero, perché non procedere al controllo di tali patologie sui riproduttori prima di procedere agli accoppiamenti? Ha davvero senso rischiare di avere cucciolate malate e potenzialmente poco longeve o che addirittura a loro volta potrebbero essere riproduttori, creando nuove generazioni di soggetti a rischio? Spesso ci siamo sentiti rispondere che un buon accoppiamento non può essere precluso “solo” perché i soggetti potrebbero trasmettere a una parte della progenie infauste patologie. E’ questo allora il senso di allevare? A nostro parere no, e siamo sicuri che molti altri la pensano come noi e procedono correttamente alla selezione di tale meravigliosa razza canina.

Tralasciando le questioni tecniche sulla selezione genetica, è inevitabile soffermarsi sull’aspetto più bello di allevare questi cani, o cosiddetti “ibridi” (difatti qualsiasi cane appartiene alla stessa specie del lupo, Canis lupus) se vogliamo, seppure di molte generazioni ormai domestiche. C’è una frase che ci piace spesso pronunciare: “La parte più bella del nostro impegno è stare semplicemente seduti a guardarli, magari in mezzo a loro”. Il Saarloos è un cane che affascina e anche dopo anni e anni di convivenza a stretto contatto ti stupisce e ti innamora, osservando le dinamiche di branco, cure parentali, giochi, piccoli screzi prontamente risolti dai soggetti con maggiori capacità di pacificatori, piccole scene di gioco/caccia,. Anche solo guardarli dormire affascina. Lo stesso quando si esce in piena notte con la bufera, sotto la pioggia o neve con la preoccupazione che stiano male, e invece di trovarli in cuccia come ti aspetteresti, li trovi a godersi pure il temporale. Oppure entrare nei recinti e trovare una nuova tana, tanto profonda da far fatica a volte a vederne il fondo. Tutti molteplici piccoli e affascinanti aspetti di una razza che abbiamo il dovere di selezionare al meglio e ottenere soggetti caratterialmente stabili e gestibili. Ma anche una razza a cui è fondamentale dare la possibilità di esprimersi al meglio riscoprendo gli atavici atteggiamenti del selvatico ancora fortemente presente in essa.

I Saarloos hanno un forte istinto naturale, scavando anche tane nel terreno

La nostra esperienza col Saarloos fino a ora non può che essere positiva. Abbiamo la grande fortuna di lavorare coi cani da moltissimi anni e abbiamo la possibilità di interagire con moltissime razze. Benché la Federazione cinologica internazionale (FCI) classifichi il Cane Lupo di Saarloos nel Gruppo 1 (Cani da pastore e bovari esclusi i bovari svizzeri), è innegabile che troverebbe miglior posizione nel Gruppo 5 (Cani primitivi). Del resto, non ci si può non innamorare di quella parte selvatica che tanto forse vuole riportare noi stessi ad uno stato primitivo. Che sogno sarebbe poter calare tutte le maschere che spesso una società “civile” ci impone e poter vivere come loro… Forse è anche questo che inconsciamente ci porta a desiderare un compagno come il Saarloos Wolfhond o razze simili.

Ricordo nitidamente l’arrivo della nostra bimba. Il primo contatto. Dopo avere letteralmente assalito  Laura che tornava dopo alcuni giorni di degenza, ognuno dei nostri “lupi” ha potuto fare le proprie presentazioni annusando e leccando quel piccolo scricciolo che aveva solo due giorni di vita e che tuttora è parte di questo nostro grande branco. I momenti dei parti dei cani poi sono molto particolari ed è capitato che nostra figlia volesse essere presente, non glielo abbiamo negato, e forse ciò ha creato un legame ancora più forte tra lei e i nostri cani.

E’ sempre con piacere che racconto un episodio simbolo forse di quello che è il nostro rapporto col branco. Proprio nella prima cucciolata – in nostra presenza, ovviamente – demmo la possibilità alla nostra piccola Nicole, di soli tre anni, di entrare in cassa parto coi cuccioli nati da pochi giorni. Ciò che accadde dopo resterà indelebile nelle nostre menti. La mamma dei cuccioli entrò in cassa parto per le solite cure, leccò abbondantemente il ventre di ogni singolo cucciolo e terminò… facendolo anche alla nostra bimba. E’ sicuramente un episodio particolare e di grande intensità, che però non deve far passare un messaggio sbagliato, come l’eccessiva semplicità di allevare questa razza. Perché non è così.

Cani Lupo di Saarloos (Allevamento Lupi Feudi)

 In chiusura di queste righe, non possiamo negare che innamorarsi del Saarloos è inevitabile, come non possiamo negare che un po’ di sano terrorismo, su una razza tanto difficile, si rende necessario onde evitare che chiunque se ne impossessi senza averne le capacità di gestione.

 

Angelo Russo e Laura Bunazza sono i titolari dell’Allevamento Lupi Feudi e hanno rappresentato e fatto conoscere il Cane Lupo di Saarloos in seminari e nelle scuole, oltre che a livello mediatico su giornali e in programmi televisivi anche nazionali. Amano la natura e ovviamente sono appassionati di lupi nonché di rapaci, essendo falconieri.