Leendert Saarloos nacque nei Paesi Bassi il 16 novembre 1884, esattamente a Dordrecht, nella provincia dell’Olanda meridionale. I Paesi Bassi – perché l’Olanda non è uno stato – storicamente hanno un grande punto d’incontro con l’Italia, poiché per secoli fecero parte dell’Impero Romano e furono chiamati Germania Inferiore. Il confine dell’impero, che li includeva, correva lungo il vecchio Reno e raggiungeva il Mare del Nord vicino a Katwijk. I romani costruirono fortezze lungo il confine, come il Praetorium Agrippinae vicino all’odierna Valkenburg, Matilo vicino all’odierna Leida e l’ Albaniana nei pressi dell’attuale Alphen aan den Rijn. Una città fu fondata vicino al moderno Voorburg, ossia Forum Hadriani. Il lupo, anzi la Lupa, emblema di Roma, fu quindi un simbolo diffuso. Con ogni probabilità Leendert Saarloos era al corrente di tutto ciò.

Saarloos era pure al corrente che nei Paesi Bassi non esisteva più il lupo, un tempo tanto frequente. Difatti prima scomparve dalle province occidentali del Nord e del Sud dell’Olanda, poi a Utrecht (1775), Drenthe (1780), Gheldria (1822) e Limburgo (1845 o 1869). L’ultimo lupo fu ucciso in Olanda nel 1881 a Helvoirt, e nel 1897 fu ucciso l’ultimo lupo nei Paesi Bassi, a Heeze.

Insomma, quando l’ultimo esemplare fu ammazzato, Saarloos aveva 13 anni e nel 1932 – quando iniziò ad accoppiare cani e lupi – ne aveva 48 e il lupo era ormai uno sfocato ricordo nella popolazione. Ironia della sorte, Saarloos morì nel 1969 con questa certezza, ma 42 anni il lupo tornò iniziando a ricolonizzare i Paesi Bassi, facendosi fotografare nel 2011 in natura e persino dagli stupiti automobilisti lungo una strada di Duiven. E ancora una volta c’entra l’Italia, perché secondo diversi esperti si trattava di un lupo italiano, giunto con le proprie zampe percorrendo molte centinaia di chilometri. Poi ne sono arrivati altri, anche dalla Germania, e con ogni probabilità il lupo ricolonizzerà anche le aree ancora idonee dell’Olanda che, si stima, potrebbe in futuro ospitarne almeno una trentina di coppie stabili.

Il lupo di Duiven

Saarloos di professione era cuoco di una compagnia di navigazione, poi aprì una piccola azienda elettromeccanica. Appassionato di animali, nei primi anni del 1920 si dedicò allo studio della genetica. Nella sua vita ebbe una sorta di serraglio, includente volpi, sciacalli, uccelli, scimmie e persino un giovane leone. Tentò di ottenere incroci fecondi con cani e volpi, cani e sciacalli e conigli con lepri. Per quanto riguarda i cani era appassionato del Pastore Tedesco, tuttavia a suo parere questa eccezionale razza stava perdendo una parte delle qualità, soprattutti nel mondo dello show. Viene da domandarsi cosa avrebbe detto se avesse visto tanti Pastori Tedeschi di oggi…

L’ibrido cane-sciacallo Kwiek e il cane Lex, di Leendert Saarloos

Come altri allevatori, era convinto che si potesse migliorare questa razza, anzi crearne una simile ma nuova introducendo sangue di vero lupo, mantenendo le migliori caratteristiche del Pastore Tedesco e quelle del lupo. Cosa che, come dimostrato più volte anche in altre razze, è semplicemente una utopia.

Cominciò scegliendo tre Pastori Tedeschi: il capostipite Gerard van Fransenum (V. Stubersheim x Irmhuld Wotan), Pastore Tedesco da lavoro discendente da Gerard’s Axel, una linea di cani effettivamente impiegati dalla Germania nella Prima guerra mondiale. Ottima scelta; gli altri due Pastori Tedeschi erano Asta Van de Kilstroom e Axel Van de Kilstroom, che furono accoppiati nel 1935. Da questa cucciolata fu scelta Assia Van de Kilstroom, in seguito accoppiata con Gerard.

A questo punto doveva procurarsi una lupa e riuscì ad acquistare un cucciolo al Diergaarde Blijdorp, lo Zoo di Rotterdam. Si trattava di una cucciola di lupo europeo, di discendenza siberiana. Fu chiamata Fleur ma morì in breve di malattia. Saarloos in seguito riuscì a ottenere un’altra cucciola dallo stesso zoo e chiamò Fleur pure questa (e così tutte le successive). Era anche questa di provenienza siberiana, cosa che secondo alcuni minò le basi della selezione. Chi scrive ricorda quanto diceva Mario Messi, creatore della similare razza del Cane Lupo Italiano (Pastore Tedesco x lupo appenninico), secondo il quale l’utilizzo dei lupi siberiani era da evitarsi in quanto tale sottospecie non avrebbe l’approccio con l’uomo – seppure solo visivo – di altre, come quella italica e iberica. In Siberia l’antropizzazione è ridottissima, e quindi le possibilità di interrelazione uomo/lupo, seppure a distanza, sono molto minori di quanto si pensi. In pratica, la sottospecie siberiana incrociata col cane darebbe un’ancora maggiore diffidenza nella prole.

Gerald e Fleur

Nel 1937 la coppia Gerard-Fleur mise al mondo tre cuccioli, che morirono di malattia entro un mese. L’anno dopo altro accoppiamento, dal quale nacquero le due femmine grigie Pittah e Fleurie e il maschio Barrè. Si ammalarono tutti e Barrè morì. Nel 1938, altra cucciolata di Gerard e Fleur, con sei femmine e un maschio (pure questo chiamato Barrè). Saarloos tenne il maschio e affidò le femmine a persone sicure, mantenendone però la proprietà e con un atto notarile che le impegnava a non farle mai accoppiare. I maschi che affidava invece venivano sterilizzati. Sempre quell’anno fece un altro accoppiamento tra i due Pastori Tedeschi Gerard Van Fransenum e Assia Van de Kilstroom, tenendo solo il maschio Max e la femmina Dela Van de Kilstroom.

Senza menzionare tutti la successiva selezione, Saarloos incominciò a fare accoppiamenti anche fra consanguinei, come nel 1940 tra Largo e la sorella Dela. L’anno dopo l’accoppiamento fra Phitta e il fratellastro Max diede esemplari come sperato dall’allevatore e cioè con le doti fisiche del lupo e senza timidezza, con il carattere del capostipite Gerald. Furono tutti messi in servizio dalla locale polizia, ma per il tracciamento e quindi per le fasi di ricerca e investigative. Qui credo sia interessante aprire una parentesi.

L’addestramento dei cani poliziotti non era sconosciuto nei Paesi Bassi prima che il Nederlandse Politiehond Vereniging (NPV) divenisse realtà, tuttavia non esisteva un vero istituto o società che addestrasse in modo specifico e in tal senso i cani. Il gruppo primario di appassionati era composto da vari signori proprietari di Boxer, Pastori Olandesi e cani da pastore francesi. Nel settembre del 1907 il comandante Muller del Polizeihund Verein invitò il signor Herfkens per assistere ad una competizione a Hagen, in Germania. Herfkens e i signori Kessler e Steijns lo fecero e a quel punto ritennero fosse giunto il momento di avviare un’associazione olandese per i cani da polizia, com’era già successo in Germania e Belgio. Un mese dopo, il 25 ottobre 1907 a Roosendaal, diedero vita al NPV, e ufficialmente l’1 novembre 1907. Il 28 febbraio 1912, venendo lo statuto approvato da un notaio del consiglio di Sua Maestà la regina Guglielmina, venne aggiunta la “K” che stava per Koninklijke (Reale).

A quei tempi in Olanda genericamente si riteneva che i cani poliziotti servissero solo per via dell’olfatto e solo dopo si diffuse il concetto della difesa e attacco. Si pensava anche che il cane potesse essere addestrato a fare tutto, ma non era così e pertanto l’addestramento fu suddiviso in diversi ambiti con certificazione finale KNPV. Uno di questi era appunto relativo al tracciamento. Qui il cane di Saarloos poteva avere un utilizzo, ma non negli altri ambiti includenti la difesa e attacco per cui furono impiegati – in ordine decrescente di numero di esemplari – il Pastore Belga Malinois, il Pastore Olandese (in realtà molti Olandesi furono inseriti fra i Malinois per motivi tecnici), Pastore Tedesco, Dobermann, Pastore Belga Groenendael, Bovaro delle Fiandre,  Beauceron, Rottweiler, Briard e Airedale Terrier, oltre a un notevole numero di incroci fra questi, validi quanto gli altri. Si capirà quindi che, essendo queste razze caratterialmente ben più adatte anche alla funzione antiuomo, i cani di Saarloos non potevano per nulla, nella stragrande maggioranza dei casi, competere in questa funzione, anche se ne furono addestrati.

Figurante con tuta e bicicletta, addestramento del secolo scorso di un Cane Lupo di Saarloos

Intervistato l’11 settembre 1942 dal giornalista G. de Josselin de Jong dell’emittente Rijksradio- Omroep, Saarloos raccontò: “Con Fleur ho fatto quattro cucciolate da sette cuccioli (…) naturalmente faccio riprodurre solo le coppie innocue. Quello che cerco è una combinazione del meglio di entrambe le forme genitoriali. Tutti i lupi sono naturalmente timidi, anzi meglio dire riservati. Ora, questa è una caratteristica indispensabile in natura, che però non vogliamo nei cani da lavoro. Propendiamo per il cane curioso, attento, che cerca qualcosa, piuttosto che l’animale cauto che davanti a tutto ciò che non conosce preferisce fuggire. E questi esemplari adatti, la combinazione ricercata, li trovo davvero nelle mie cucciolate e naturalmente li seleziono. E lì che costruisco il mio bagaglio, sono gli anelli di fondo di questa giovane razza. Tutto il lavoro di selezione può essere annullato da un unico incrocio sbagliato e si tornerebbe indietro di molto”.

Anche l’accoppiamento Fleurie e Max diede buoni esemplari e Saarloos sentiva che la strada era quella giusta. Molti si interessavano ai suoi cani, sempre più richiesti, tanto che chiamò Europese Wolfhond quella che sperava sarebbe divenuta una razza, e il suo allevamento Van de Kilstroom, aperto nel 1934.

Tuttavia l’Europese Wolfhond non si rivelò quel che desiderava il suo creatore e cioè un cane da lavoro e meno che mai un cane da lavoro superiore al Pastore Tedesco (quello vero, non da show, sia chiaro). Certo, qualcuno si dimostrava valido. Verso la fine degli anni ’50 e primi anni ’60 fu impiegato ancora dalla polizia di Dordrecht, nonché come cane guida per ciechi, ma solo pochi funzionavano bene. Troppa timidezza, troppo reattivi agli imprevisti, troppo insicuri.

L’Europese Wolfhond Largo protegge la bicicletta

Tuttavia, sotto gli auspici di Saarloos furono fondati un centro di addestramento di cani per non vedenti e la rivista De Wolfhond e, grazie a vari contributi, venivano addestrati per questo fine circa 10 cani l’anno, fornendoli gratuitamente ai non vedenti. Marijke Saarloos, la figlia, che continua tuttora l’opera del padre, giustifica così la cessazione di questo impiego: “A metà degli anni ’60 la domanda di cani guida diminuì gradualmente, anche a causa della tecnica di trapianto della cornea (che ha ridato la vista a una parte dei non vedenti) e dell’aumento del traffico automobilistico sempre più caotico”. Non è così. I cani per non vedenti sono ancora una diffusissima realtà, e certo svolgono il loro prezioso compito anche in città con molto traffico automobilistico, suoni improvvisi e moltitudini di gente. Il motivo è che sono razze più adatte, tutto qui. Senza nulla togliere al Cane Lupo di Saarloos, che è un ottimo e affettuosissimo cane molto affidabile. Ma non è un cane da lavoro. https://www.youtube.com/watch?v=cxtXFUrM-QA

La selezione fatta dal creatore tenendo solo i soggetti affidabili fu giusta, perché nella stessa cucciolata c’erano cani buoni e altri pessimi. Per esempio nel 1940 dall’accoppiamento di Barré (Europese Wolfhond) e Fleurie (lupa siberiana) su otto cuccioli ne tenne due, una femmina e un maschio. Ma mentre la prima era valida e ben addestrabile, il fratello mantenne la timidezza della madre ed essendo inaffidabile dovette essere rinchiuso allo Zoo di Rhenen.

Naturalmente questa necessaria selezione causò una riduzione dei riproduttori e quindi la loro consanguineità, con relativi problemi genetici. Sarà magari una prassi che può dare determinati risultati, fino a un certo punto, tuttavia, perseguendo sempre il tentativo di infondere nella razza il carattere del Pastore Tedesco, Saarloos accoppiò l’F1 (prima generazione)  Fleurie con suo padre, il Pastore Tedesco Gerald, e i loro due figli Largo e Kaja – l’abbiamo già scritto sopra, ma è utile – furono accoppiati fra loro. Potremmo definirla una situazione di inbreeding da “mina a tempo”. Per contrastare la consanguineità, Saarloos allora si procurò un’altra lupa sempre dallo Zoo di Rotterdam e l’accoppiò con l’Europese Wolfhond Yro van de Kilstroom. Meno consanguineità, certo, ma a ogni nuovo inserimento di lupo sarebbe come dire “Signori, si riparte!”.

Fra l’altro pare che in quegli anni in totale siano state utilizzate almeno quattro lupe – tutte chiamate Fleur o Fleurie – e forse addirittura sei secondo l’associazione olandese Saarloos Wolfhonden (NVSWH) che, a dire il vero, non ha tuttora ottimi rapporti con i discendenti di Saarloos e pertanto è da prendere con le pinze. A quanto si sa l’ultima lupa sarebbe stata utilizzata nel 1963. E dire che l’aveva dichiarato l’11 settembre 1942 lo stesso Saarloos nell’intervista succitata all’emittente Rijksradio-Omroep: “Tutto il lavoro di selezione può essere annullato da un unico incrocio sbagliato e si tornerebbe indietro di molto”. Sempre nel 1942 ricevette una commissione dell’ente cinofilo olandese Raad van Beheer per il riconoscimento ufficiale della razza, ma l’esito fu negativo a causa del fatto che gli esemplari non solo non apparivano da lavoro com’era nelle intenzioni di Saarloos (i Paesi Bassi riconoscono solo le razze da lavoro) ma che manco fossero omogenei.

Può anche darsi che, dopo le sparate dell’allevatore contro i cani da show, l’ente non fosse così ben disposto verso di lui. O che gli allevatori di Pastori Tedeschi e razze similari remassero contro, come avvenne decenni dopo con il Cane Lupo Cecoslovacco. La commissione del Raad van Beheer  a dire il vero fu anche negativamente colpita dalle condizioni del canile (pure olfattivamente e sonoramente), in quello che era anche un serraglio di specie esotiche o meno. In effetti le gabbie e gli spazi, oggi le stesse di un tempo, non collimano affatto con le esigenze naturali dei lupi, e neppure di qualsiasi comune cane.

Le gabbie dell’allevamento Van de Kilstroom sono ancora oggi così

Durante la Seconda guerra mondiale le privazioni riguardarono tutti e ovviamente pure i cani dell’allevamento Van de Kilstroom, ma Saarloos nell’inverno 1944/45 salvò dalla morte per fame i suoi cani grazie agli scarti di un macello locale. La timidezza  dell’European Wolfdog, che Saarloos definiva invece riservatezza, li salvò sempre durante la guerra, quando all’allevamento arrivò un reparto di militari tedeschi che, ovunque andassero, avevano un preciso modus operandi: ispezionavano l’allevamento e stabilivano se i cani potevano essere utilizzati da loro, e in quel caso li requisivano. Se non parevano idonei, ma potevano essere comunque utilizzabili dal nemico, li uccidevano tutti. In quel caso il comandante tedesco ordinò che venissero fatti uscire dalle gabbie e poi sparò un colpo di pistola in aria. Gli Europese Wolfhond letteralmente si eclissarono saltando persino i muri e allora il militare tedesco rinfoderò l’arma e diede al reparto l’ordine di andarsene. Non sappiamo cos’abbia pensato. Ora, un comportamento del genere non dev’essere biasimato, perché questi cani sono discendenti dai lupi e qualsiasi lupo avrebbe fatto la stessa cosa: davanti a un pericolo improvviso prima scappa e poi ci pensi. Insomma, è una dote in un lupo. Ma in un cane da lavoro no. Per riprendere i cani terrorizzati Saarloos impiegò una settimana.

Nel 1950 l’allevamento fu colpito da un virus che uccise molti cuccioli e anche la maggior parte degli adulti. La gente consigliava a Saarloos di vaccinarli urgentemente, ma lui si rifiutò, convinto che la mortalità fosse dovuta ad altre cause. Comunque sia decise che necessitava una selezione severa e quindi non vendette cuccioli, solo affidandoli in alcuni casi a persone idonee. Non sappiamo se a causa di ciò che avvenne con i militari tedeschi, tuttavia l’allevatore volle ancor più forgiare nei suoi cani un carattere meno impressionabile, del loro aspetto in quella fase non gli interessava affatto. Secondo alcuni – ma non sapremo mai la verità – in quegli anni furono fatti alcuni accoppiamenti con altri cani e addirittura in certi casi sarebbe stato difficile intuire qualcosa di lupino, con petti troppo larghi o mancanza della maschera bianca caratteristica del lupo, e altri invece troppo piccoli e snelli.

Alcuni Europese Wolfhond durante delle prove di lavoro, si noti il figurante al centro. Secondo da destra Saarloos

Forse l’utilizzo successivo di altre lupe, per ridare all’Europese Wolfhond l’aspetto esteriore marcatamente lupino, ha qualcosa a che fare con questo e, naturalmente, con un nuovo aumento della timidezza. Fatto sta che all’inizio degli anni ’70 si interruppe l’addestramento e utilizzo come cane per non vedenti. Nel 1963 Saarloos chiese per la seconda volta il riconoscimento nazionale ufficiale dell’ Europese Wolfhond e ancora una volta fu un rifiuto, per via del fatto che lui voleva che i cani rimanessero comunque di sua esclusiva proprietà. La stessa cosa che voleva Mario Messi per il suo Cane Lupo Italiano e che ritengo non fece riconoscere la razza dall’Enci. Dopo questo, Saarloos parve perdere interesse nella sua razza, che quanto a esemplari si ridusse moltissimo. La sua delusione più grande fu quella di non essere riuscito a creare un nuovo cane da lavoro, superiore rispetto alle razze già esistenti nella robustezza fisica e nell’intelligenza. E fu così che Leendert Saarloos morì nel 1969, all’età di 84 anni.

Leendert Saarloos vicino alla tomba dei capostipiti Gerald e Fleur

Ma non era finita lì, la razza non sparì con la scomparsa del suo creatore, perché con grandissimo coraggio e grandi sacrifici fu la figlia Marijke a portare avanti il tutto. Aveva solo 17 anni, e la madre era diventata cieca. Vendendo parte della proprietà e sistemando i superstiti European Wolfdog in canili di fortuna di amici, riuscì a tamponare la situazione. Ma era solo questione di tempo…

Marijke Saarloos, allora bambina, con la lupa Fleur III

Tuttavia nel 1975 alcuni amanti della razza chiesero e ottennero il supporto del Raad van Beheer e così  un certo numero di Saarlooswolfhond furono inviati ad Amsterdam e registrati dall’ente. Zaska van de Kilstroom fu l’esemplare modello dello standard. Noterete che l’ho chiamato Saarlooswolfhond (in italiano Cane Lupo di Saarloos) e non Europese Wolfhond. Già, perché la razza – comunque definita dal Raad van Beheer come non da lavoro – da quello stesso anno in onore del suo creatore fu ufficialmente ribattezzata Saarlooswolfhond.  Dal 1981 è riconosciuta dalla FCI (numero standard 311 -gruppo 1).

La moglie e la figlia di Saarloos entrarono a far parte del consiglio di amministrazione del club di razza (NVSWH) ora riconosciuto dal Raad van Beheer, ma nel 1982 emersero contrasti e diversità di vedute che portarono la famiglia Saarloos a uscirne, seguita da non pochi altri allevatori, e alla creazione di un altro club di razza riconosciuto (AVLS). Questo nonostante il numero ridotto di questi esemplari nel mondo. L’AVLS, in collaborazione con i genetisti dell’Università di Wageningen, ha predisposto un piano di azione per salvare la razza dall’estinzione incrociandola con un’altra razza e nel 2014 nacquero i primi cuccioli dall’accoppiamento tra Saarlooswolfhond e Cane da Pastore Svizzero Bianco.