Il Cirneco dell’Etna è un cacciatore agile e veloce, e questo è indubbio. Però non è un levriero, tanto che è classificato dall’Enci nel Gruppo 5 – Cani tipo Spitz e Primitivo, mentre i levrieri sono nel Gruppo 5 – Levrieri. Del resto i levrieri sono fantastici cacciatori dall’ottima vista che vedono la preda e la inseguono su territori piatti dove potere correre a tutta velocità. Non gli serve l’olfatto e l’udito (anche se ovviamente li hanno, e ben superiori a quelli umani). I Cirnechi e gli altri cani primitivi invece cacciano su terreni erti, scoscesi, sassosi, con alberi e cespugli e pertanto per individuare e catturare la preda (che ha ad usura ripari in cui nascondersi) devono avvalersi anche e soprattutto dell’olfatto e dell’udito. Il Cirneco esprime la tipica versatilità dei cani primitivi poiché è in grado anche di ricoprire il ruolo del segugio come qualsiasi razza specializzata in tal senso.

Bene, crediamo che chiunque, anche se neofita, abbia capito che Cirnechi e levrieri (graioidi) sono cose diverse, eppure all’estero (e persino in Italia) si vedono Cirnechi che mostrano sospette analogie con i levrieri e quindi assolutamente non in linea con la storia, le caratteristiche morfologiche e le attitudini del Cirneco, tipica razza primitiva lontana dal modello graioide dal ventre retratto e torace disceso. Queste modificazioni morfologiche si sono verificate perché soprattutto in Russia e America molti allevatori o appassionati usano il Cirneco per il coursing (gare di velocità) e ciò ha portato all’utilizzo allevatoriale di cani con groppe più scoscese e quindi più somiglianti al levriero.

Un Cirneco dell’Etna dell’Allevamento Taorminensis.

Come scritto sopra, il Cirneco caccia su terreni sovente difficili, inclusi quelli lavici o di sciara composti da rocce magmatiche (dette anche eruttive o ignee, dal latino ignis cioè fuoco) che si formano in seguito alla solidificazione di magmi, ossia della lava. Non per nulla questi cani vengono chiamati anche della sciara, dall’arabo šara “terreno sterile e incolto” su un derivato del latino flagrare “ardere” significante “lava incandescente” e poi indurita. In Sicilia nella zona etnea indica gli accumuli di scorie vulcaniche che si formano sulla superficie o ai lati delle colate laviche. Ciò comporta che per correre e cacciare su tali terreni duri, aspri e taglienti il Cirneco deve avere piedi piccoli e polpastrelli molto robusti per non ferirsi i piedi, e deve farlo con agilità, scioltezza e capacità uniche per non spezzarsi le zampe fra i massi. Non basta, questi terreni sono frequentemente coperti di ginestre e fichi d’india, entrambe spinose. Inoltre il Cirneco dell’Etna deve cacciare anche per ore sotto l’ardente sole siciliano, che a sua volta rende caldissime pietre e sassi. La capacità di superare tutto questo rende probabilmente il Cirneco la razza canina più adattata ed evoluta per la caccia al coniglio selvatico in ambienti torridi e secchi. La sua nevrile struttura atletica gli consente vere e proprie evoluzioni sulla roccia lavica.

L’estrema concentrazione durante la caccia di Ape, altro esemplare dell’Allevamento Taorminensis.

Cacciare e catturare il coniglio selvatico – agilissimo, piccolo, veloce, pronto a nascondersi nei tanti cunicoli, ossia le tane – anche per il Cirneco non è cosa scontata, perché la sua preda si è evoluta proprio in questo modo per cercare di sfuggire ai tanti predatori. Anche la caccia a questi lagomorfi (così come la lepre, il coniglio non appartiene ai roditori, che è un altro genere animale) è necessaria e non è motivata solo alla bontà della loro carne. Sono animali che si cibano dall’erba alle foglie, dalle cortecce alle radici e possono arrecare gravi danni alle colture essendo estremamente prolifici: a otto mesi di età già si accoppiano, e se le condizioni sono ottimali possono dare alla luce addirittura ogni mese dai 3 ai 14 cuccioli. Il loro numero può arrivare a livelli altissimi. Per fare capire, dai 24 esemplari liberati in Australia per fini venatori nel 1859 passarono 40 anni dopo a decine di milioni e – nonostante i tanti predatori e le massicce campagne di contenimento o sterminio – dopo altri 50 anni ad almeno 600 milioni di esemplari selvatici. Relativamente all’Italia e alla Sicilia in particolare, quindi il Cirneco era (ed è tuttora) un preziosissimo cane che procurava cibo alle famiglie sotto forma di conigli e altra cacciagione e nel contempo salvaguardava l’agricoltura.

Vedere questi cani cacciare, soli o in maggiore numero, è coinvolgente. Sempre concentrati, perlustrano il terreno con attenzione, fiutando col muso non molto discosto dal terreno gli odori presenti fra i sassi e arbusti, e nel contempo attenti ai rumori circostanti. La vista eccellente permette al Cirneco di individuare subito il minimo movimento. Non opera a caso ma ragionando. Se percepisce la presenza di un coniglio nascosto si irrigidisce, raddrizza orecchie e coda e questo indica al cacciatore la vicinanza della preda. Poi abbaia, con il fine di spaventare il coniglio affinché fugga verso il cacciatore. Se proprio il coniglio non vuole muoversi, il cane lo attacca decisamente. Se il colpo va a vuoto ricomincia da capo, indefesso, nonostante la sete e l’afa. Spesso i conigli più vicini vengono catturati direttamente e fulmineamente dai cani, senza l’intervento del cacciatore. La cosa è tanto più importante se si pensa che prima dell’avvento delle armi da fuoco la selvaggina in veloce movimento poteva essere abbattuta solo con archi e frecce, bastoni da getto o sassate. Compito non facili senza alcun dubbio e quindi i cani, che facevano tutto da sé, erano di fondamentale importanza. Il cacciatore doveva e tuttora deve solo controllare il punto dell’uccisione per raccogliere la preda, perché i Cirnechi non sono cani da riporto.

Tuttavia, di norma il coniglio tende a rifugiarsi nei cunicoli e allora il cane lo cerca con l’olfatto e poi tenta di raggiungerlo raspando il terreno, scavando, rimuovendo il pietrame e mordendo radici e arbusti per aprirsi un varco. Naturalmente gli sforzi non portano a nulla, perché i cunicoli dei conigli solo profondi, lunghi e con varie diramazioni. Allora a questo punto i cacciatori mettono in campo il furetto, anche se non lo fanno tutti. Per esempio è contrario e non lo fa Antonino Miuccio, titolare dell’allevamento di Cirnechi dell’Etna Taorminensis, che li seleziona da oltre 40 anni e che da altrettanti va a caccia con loro. “Non uso il furetto, perché il coniglio deve avere una possibilità di salvarsi. Fuori cani e cacciatori, sottoterra il furetto, non sarebbe giusto nei confronti dello stesso coniglio”. Il furetto è nella famiglia dei mustelidi quello che è il cane nella famiglia dei canidi e cioè un animale creato dall’uomo e che in natura non esiste. Difatti il cane Canis lupus familiaris deriva dall’addomesticamento del lupo Canis lupus e non dalle specie selvatiche di cani, che pure esistono, come il dhole (Cuon alpinus) o il coyote (Canis latrans). Non esisteva in natura e neppure esiste oggi, tranne nel caso di esemplari inselvatichiti. Lo stesso vale per il furetto (Mustela putorius furo),  forma domestica selezionata dall’uomo – e precisamente dai greci e romani – utilizzando l’originaria forma selvatica, ossia la puzzola europea (Mustela putorius).

Furetti.

Il furetto pesa al massimo due kg, è flessuoso, agile e feroce e letale nell’attacco, ha zampe corte e un olfatto molto fine. Insomma, è adatto per la caccia in tana ai conigli. Quando il coniglio è in tana, si estrae da una piccola gabbietta il furetto (il cui utilizzo è legale in Sicilia), debitamente munito di museruola in quanto se ne fosse privo ucciderebbe il coniglio o altri piccoli animali presenti nel cunicolo e lo mangerebbe, addormentandosi subito dopo là sotto e al fresco. Poiché i furetti dormono profondamente per parecchie ore, e non li si può lasciare lì in quanto si perderebbero, il cacciatore dovrebbe attendere per un notevole lasso di tempo. Pertanto, meglio la museruola, anche se priva l’animale della possibilità di un tentativo di difesa nel caso incontrasse nella tana sotterranea un altro predatore, per esempio la volpe. Quando il furetto viene inserito nella tana i cani esperti si fanno da parte e passano a lui il “testimone”, ma rimanendo ben attenti sapendo che il coniglio potrebbe riapparire uscendo da una delle tante aperture della sua tana.

Caccia con Cirnechi. Si notano le gabbiette dei furetti (foto di Gaetano Toscano).

Come si capirà, il Cirneco dell’Etna è un cane da lavoro selezionato in migliaia di anni e pertanto non bisogna snaturarlo vanificando un’opera costruita sul campo giorno dopo giorno. Elegante e bello era ed è, però deve rimanere anche rustico e funzionale, diffidando di quelli dal pelo cortissimo o con code da topo. Come dicono gli esperti allevatori della razza, nonché i semplici cultori e utilizzatori, il Cirneco svuotato dalle sue doti venatorie resterebbe privo della sua identità, perderebbe le sue radici, sarebbe un altro cane.