La Provincia autonoma di Trento nel 2006 diede vita al Progetto cani da orso e nel 2016 furono acquistati in Germania due ulteriori cuccioli di razza Laika Russo Europeo provenienti dalla Bielorussia, portando a 6 il numero di unità cinofile presenti. I due nuovi cani sono stati assegnati ad altrettanti conduttori, preventivamente formati con uno specifico corso di formazione allo scopo di affinare le capacità operative in azioni di dissuasione e di ricerca su traccia. L’obiettivo è quello di arrivare a perseguire una specifica certificazione di qualità, il che costituirebbe una novità a livello europeo. Nel 2016 i cani sono stati attivati in 27 occasioni: 1 tentativo di dissuasione, 3 verifiche su incontri ravvicinati uomo-orso, 1 recupero radiocollare e 22 interventi diretti per controllo danni o ricerca di indici di presenza. Durante gli interventi i conduttori hanno completa autonomia nella gestione dei cani.

Nei tentativi di cattura questi cani sono sempre presenti, ovviamente affiancati dal loro conduttore, e fanno parte delle squadre, ognuna composta da almeno quattro uomini, tra cui un veterinario, un operatore abilitato all’uso di fucili per la telenarcosi, un forestale armato di fucile (per i casi in cui la situazione diventi veramente a rischio) e appunto il binomio conduttore/cani. I cani addestrati, di norma due (se troppi non funzionano bene), servono anche per cercare di spingere l’orso da sedare in direzioni sicure ove non siano presenti pericoli per l’orso stesso. Come invece accadde nel 2008 durante un tentativo di cattura in cui un giovane orso ormai quasi narcotizzato dal dardo cadde nel Lago di Molveno e fra lo sconcerto generale morì annegato.

I Laika (dalla parola layat, che significa abbaiare) sono versatili cani nordici primitivi di tipo spitz  provenienti dai territori russi e aventi tuttora tratti marcati del loro antenato ancestrale, il lupo, sia dal punto di vista morfologico sia da quello comportamentale. Sono tuttavia parecchio più piccoli del lupo russo e possono avere un mantello che solitamente va dal grigio, al grigio misto al rosso, così come il colore del mantello del lupo. Venivano (e vengono) utilizzati per la guardia, conduzione di mandrie di renne,  traino delle slitte e per la caccia e, vista l’immensità di quei territori, ne esistevano molte varianti.

Pastori sami (lapponi) con renne e cani (inizio XX secolo)

Anche questi cani hanno subito un tempo veri e propri tracolli e pure incroci con cani da caccia del tutto diversi come segugi, levrieri e cani da ferma, tanto che gradualmente in certe zone divenne difficile trovarne di puri. Prima del XIII secolo in Russia molti dei cani da caccia della nobiltà erano Laika ma poi si preferì incrociarli con altri tipi al fine di avere esemplari veloci ma più potenti e aggressivi con la selvaggina. Le invasioni tataro-mongole del XIII secolo (rimasero in Russia fino al 1480, venendo poi sconfitti e cacciati) portarono cani come i levrieri simili al Taigan, che sovente furono incrociati con i Laika. Alcuni tipi di Laika aborigeni però sopravvissero con i cacciatori di zone remote del nord e nord-est russo.

Bambino con Laika, senza data

Negli anni ’20, i russi provarono a salvare i rimanenti Laika primitivi dall’estinzione, importandoli da differenti regioni geografiche e allevandoli in purezza. Negli anni ’30 e dopo la  Seconda guerra mondiale vennero fondate quattro razze e cioè il Laika Carelo-Finnico (il più piccolo), il Laika della Russia Europea, il Laika della Siberia Occidentale e il Laika della Siberia Orientale (questi ultimi due alti alla spalla anche 60 e 62 cm al garrese, se maschi). Tuttavia ne esistono tipi non ancora riconosciuti, come il Laika della Yakutia, che ebbe origine nell’area dell’attuale Repubblica di Sakha (Yakutia) e in particolare nelle zone di Kolyma, Indigirka, Yana e Lena, conosciuto, come gli altri Laika, con una miriade di nomi come Alazeevskaya, Anyuiskaya, Arcticheskaya,Verkhoyanskaya, Kolymo-Indigirskaya,Omolonskaya, Omsukchanskaya, Okhotskaya, Polarnaya, Susmanskaya, Severo-Vostochnaya, Tungusskaya, Chuvychanskaya, Evenskaya, Yakutskaya, eccetera. Capirete quindi il perché furono create quattro razze riconosciute e rappresentative dei Laika, suddivise in sole quattro aree che tuttavia non rappresentano i cani aborigeni di alcuna zona geografica determinata, ma sono il risultato dell’allevamento selettivo statale dei cani aborigeni scelti dai grandi territori in differenti parti della Russia.

Il Laika della Russia Europea è la razza utilizzata in Italia per le attività riguardanti la gestione e la conservazione dell’orso bruno, anche se è stato impiegato pure un Laika della Siberia Occidentale. Il Laika della Russia Europea deriva da cani da caccia aborigeni provenienti dai territori della Karelia e delle regioni del Lago di Ladoga, Archangelsk e di Udmurtia. In pratica, l’area a cavallo dei confini dei due stati e che fra l’altro fu soggetta a invasioni e conquiste territoriali russe e sovietiche. Nel passato solo pochi di questi cani erano di colore bianco e nero, essendo la maggior parte di colore rosso, grigio-rossastro e grigio lupo. Durante la Seconda guerra mondiale, così come in molti stati belligeranti per quanto riguarda varie razze, la popolazione di Laika di Leningrado fu decimata e conseguentemente ne vennero importati dalla Karelia e dalla Provincia di Archangelsk, che furono accoppiati con quelli sopravvissuti di Leningrado. La maggior parte era color grigio lupo.

Un importante centro della razza Laika della Russia Europea (Russko-Evropeïskaïa Laïka) fu fondato nel 1958 a Kirov presso il ВНИИЖП (Всесоюзный научно-исследовательский институт животного сырья и пушнины, ossia VNIIZhP, All-Union Scientific Research Institute of Animal Raw Materials and Furs), già esistente dal 1922 col precedente nome di Central Research Biological Station nella zona della Foresta Pogonno-Ostrovsky, vicino a Mosca. Proprio dopo il trasferimento a Kirov l’istituto, fra le altre cose, diede impulso all’allevamento e miglioramento del Laika della Russia Europea, con circa 6.000 cuccioli complessivamente allevati e per la maggior parte affidati a cacciatori. I progenitori presenti all’istituto erano un maschio di nome Pootik e sua sorella Pomka, fatti accoppiare fra loro ma i cui discendenti furono a loro volta accoppiati con altri riproduttori delle zone di Mosca, Leningrado e Archangelsk. Dagli anni ’60 dello scorso secolo venne riconosciuta la razza.

Nel caso di orsi problematici all’estero si va solitamente per le spicce, dalla Slovenia agli Stati Uniti alla Russia giusto per fare pochi esempi, dove questi plantigradi sono numerosissimi nonché  cacciabili. Pertanto si procede all’abbattimento e via. E se si tratta di un’orsa con cuccioli vengono abbattuti pure questi. In Italia invece, dove l’orso è giustamente protetto, si utilizzano varie tecniche allo scopo di insegnargli ad associare – e quindi evitare – le persone, gli insediamenti umani e le risorse trofiche di origine antropica. Il problema è che tali tecniche devono essere attuate non dopo ma durante tali comportamenti scorretti (scorretti per noi, mica per l’orso), altrimenti non collega i fatti e non capisce. Insomma, come accade con i cani. Per spaventare l’orso si usano le antiche e sempre valide sassate (con una fionda è meglio), petardi, spray al peperoncino diretto agli occhi e al naso, proiettili di vernice e  pure di gomma ma questi ultimi devono essere sparati da non meno di 25 metri di distanza perché sennò possono ferire, e mai mirando alla testa o contro gli orsi giovani. Questi animali però non sono solo cocciuti ma pure intelligenti e pertanto imparano presto a riconoscere il rumore delle auto dei forestali e si esclissano all’istante. Ma solo per andare a fare le stesse cose più lontano… e mantenere i contatti con un orso diventa difficile. Pertanto ci vogliono i cani da orso, meglio ancora se uniti a tutte o quasi le tecniche citate sopra. Una curiosità: un tempo i cani da orso non avevano assolutamente il collare in quanto i cacciatori sapevano che il plantigrado avrebbe potuto afferrare il cane proprio lì con gli artigli, tirandolo a sé e uccidendolo. Oggi invece si vedono Laika o Carelia con il collare durante l’attacco all’orso, sia in addestramento che in caccia, e non se ne capisce il perché.

A prescindere dalla razza – ce ne sono diverse valide –, i cani devono essere di gran carattere e coraggiosi, ma pure agili, obbedienti e prudenti perché l’orso potrebbe ucciderli con una sola zampata. I cani non devono neppure essere aggressivi verso altri cani (almeno, non con quelli con cui sono affiatati, perché con altri sono di norma mordaci e dominanti) o persone e manco essere grandi e pesanti, perché sarebbe inutile e anzi rischioso. Ovviamente non devono, o non dovrebbero, farsi distrarre da altre specie di animali, selvatici o domestici. Nella ricerca olfattiva (che si avvale però anche della vista e dell’udito) dell’orso vengono tenuti al guinzaglio ma ovviamente vengono sciolti se devono operare vicino al plantigrado o inseguirlo mentre abbaiano e lo mordono schivandone poi la reazione. Tranquilli, quei morsi per l’orso sono solo fastidiosi e null’altro.

I cani sono utili anche per capire se un orso dopo gli interventi citati prima abbia veramente abbandonato la zona (alcuni si allontanano di poco, si nascondono e aspettano il necessario per poi riprendere a fare quel che facevano come se nulla fosse) oppure per ritrovare orsi feriti o morti per varie cause, incidenti inclusi. Sono molto utili anche per trovare feci o peli dell’orso, con cui in laboratorio grazie all’analisi del DNA si potrà stabilirne l’identità, il livello ormonale e altre informazioni sulle patologie e dieta. Insomma, per capire l’importanza di questi cani basti pensare che il loro ausilio è oltre 12 volte più efficace rispetto alla ricerca effettuata da una persona esperta. Naturalmente, anche se i cani sono appassionati, motivati, esperti, dotati e ben addestrati, specie nelle fasi di ricerca il tutto potrà essere vanificato se il loro gestore non sarà in sintonia con loro percependo e capendo i loro segnali. Cani e conduttore devono essere una sola cosa. Ma questo vale per cane ed essere umano in qualsiasi momento e ambito.

Come si addestra un cane da orso? Ce lo racconta Franco Milani, veterinario dello Studio Veterinario Associato FaunaVet-Servizi per la Fauna di Mariano Comense ed esperto di fauna selvatica che per il monitoraggio dell’orso ha optato per il Laika della Siberia Occidentale (Zapadno-Sibirskaïa Laïka) partecipando al progetto Life Arctos e operando anche per la Provincia di Sondrio. Il suo cane si chiama Indi, è un maschio e ovviamente prima è un amico e poi un ausiliario.

Indi e Franco Milani.

“Con Indi l’idea iniziale non era l’addestramento per la dissuasione dell’orso, perché per farla i cani devono essere due e bisogna fare parte di una squadra di emergenza,” – spiega Milani – “e così ho scelto di addestrarlo alla ricerca di tracce e campioni biologici di presenza da prelevare per le analisi genetiche. In pratica, peli, feci, sangue o altro”. Quando si interviene, infatti, individuare il passaggio e la presenza di un orso, a seconda del terreno o del clima, può essere facile oppure molto difficile o addirittura impossibile per l’uomo. Quando il terreno è duro, sassoso o erboso oppure con forte pioggia, le impronte non rimangono impresse o lo rimangono per poco e quindi l’unico a poter intervenire è il cane. Ovviamente dev’essere un cane, seppure delle cosiddette razze da orso, che non abbia paura del plantigrado, e la cosa non è affatto scontata in quanto vi sono cani che appena percepiscono la presenza dell’animale si rifiutano di proseguire o addirittura si terrorizzano e fuggono. Anche solo sentendone l’odore e non avendolo mai visto dal vivo.

Una simile impronta di piede posteriore di orso è facilmente individuabile, finché fa freddo (foto Milani).

“Il primo step dell’addestramento di Indi è iniziato quand’era cucciolo, cercando di capire se avesse paura dell’orso o no, e fortunatamente non ne aveva” – prosegue Franco Milani – ” a parte un po’ di sana prudenza. Ha seguito subito una pista da noi creata in un campo, fino ad arrivare nel punto in cui l’odore era più forte. In questo addestramento si lascia una pista olfattiva sul terreno con orina e grasso di orso. Il grasso proveniva da un giovane esemplare investito e ucciso da un’automobile e al quale avevo fatto l’autopsia. Poi siamo passati alla fase di discriminazione olfattoria, che è simile a quella dei cani antiesplosivo. In entrambi i casi infatti il cane deve individuare un determinato odore frammisto a tanti altri che invece deve ignorare. Quando il cane da orso lo individua, istintivamente – come qualsiasi cane davanti a un forte odore – tende a strofinarcisi sopra ma così inquinerebbe geneticamente il campione da analizzare. Pertanto il marker, ossia la segnalazione al proprio gestore, di questi cani è l’abbaio, dopo essersi seduto vicino a quanto individuato.

Indi sulla pista dell’orso.

“Dopo circa 15 mesi di addestramento siamo andati in Slovenia, insieme alle guardie venatorie della Provincia di Sondrio, e abbiamo testato il cane per capire il suo comportamento sul campo e in zona di orsi ma non solo. Difatti un conto è l’addestramento in un prato e un altro conto farlo in un bosco in cui sono presenti molte altre specie di animali selvatici nonché miriadi di essenze vegetali, terra o altro, ogni cosa con odori particolari”. L’uomo non percepisce tutto questo, ma il cane sì ed è un bombardamento di odori che lui deve discriminare immediatamente al fine di seguirne uno solo, che si tratti di orina, pelo e attività dell’orso. Per esempio, questi plantigradi si grattano strofinandosi contro gli alberi (lasciando quindi peli), che inoltre marcano con gli artigli. Una volta il cane di Franco Milani seguì una pista fino a un grattatoio, che dalle analisi si scoprì essere di M12, orso in seguito investito e ucciso da un’automobile. Quanto siano potenti gli artigli e quanto siano forti gli orsi lo si capirà da queste fotografie.

Effetti degli artigli dell’orso (foto Milani).

Effetti e ampiezza della zampa dell’orso (foto Milani)

“Detto in segretezza” – ma Milani rischia veramente troppo in questo caso, essendo noi giornalisti – “abbiamo trovato qualche difficoltà poiché i Laika sono cani da caccia e quindi tendono a seguire anche altra selvaggina. Mi è capitato in presenza di cervi, vicinissimi alla pista dell’orso, e il cane andava fuori di testa! Diciamo che in quell’occasione il suo lavoro non è stato troppo…limpido. Indi a dire il vero avevo cominciato ad addestrarlo pure per la dissuasione dell’orso, portandolo vicino a un recinto di  orsi col consenso del proprietario dell’area ma poi non l’ho mai usato perché da solo sarebbe stato troppo rischioso per il cane. E poi oggi ha 10 anni, meglio fare solo la discriminazione olfattiva, quella la fa bene anche oggi. Ho fatto delle uscite con i colleghi pure in Trentino Alto Adige e anche loro erano accompagnati da cani addestrati”. I cani che fanno la discriminazione olfattiva sono tenuti al guinzaglio, mentre quelli che fanno dissuasione, dovendo inseguire l’orso, ovviamente sono liberi e se non si conoscono e sono affiatati, essendo di indole dominante, possono verificarsi lotte.

Indi e gli orsi.

“Il limite di questi interventi” – precisa Milani – “è che cane e gestore vengono spesso chiamati per ultimi, dopo i vari addetti, giornalisti e così via e pertanto ci si trova il campo, una sorta di scena del crimine, inquinato e di difficile intervento. Una volta addirittura ci hanno chiamati dopo una quindicina di giorni dalla segnalazione, e ci sono andato solo per fare comunque un’uscita. In quelle condizioni persino i cosiddetti cani molecolari, ossia i Bloodhound molto più specializzati, avrebbero grandi problemi”.

Meglio sottolineare una cosa, prima che leggendo questo servizio qualcuno si faccia venire in mente di prendere un cane di questo tipo: se non siete persone che facciano molta attività fisica col cane, scordatevelo. L’indole non è quella di un cane da divano.