A Natale molti fanno il presepe e naturalmente ciò che non può mancare è la stalla con Gesù Bambino, Giuseppe, Maria, l’asino e il bue, le pecore… Un momento, che c’entrano le pecore? Natale cade (è stato fatto cadere in realtà, ma lo vedremo dopo) il 25 dicembre, in inverno, e in quella stagione il bestiame non è più al pascolo, da noi così come da loro. Quindi che ci facevano là fuori all’aperto, le pecore e i pastori? Voi direte che in quell’area – ossia Betlemme, in Palestina, che allora era la Giudea –  fa caldo, è arido e pertanto non c’è problema. Invece no, perché Bethlehem (vero nome) sta a 755 metri d’altezza sulla catena dei Monti Giudei, il cui picco massimo arriva a 1.026 metri di altitudine. Ma ci sono zone aride e pure boschi – e a quell’epoca ben più estesi – e in inverno fa freddo e addirittura nevica. E specie in inverno i lupi, perché c’erano e ci sono pure adesso (sia il lupo indiano che quello arabo), bramavano le pecore e altro bestiame e lo cercavano fin nei villaggi. E mica solo loro, perché in Giudea allora prosperavano pure l’orso bruno siriano, il leone asiatico, il leopardo asiatico (ne sono rimasti una decina), il ghepardo asiatico, la lince caracal, lo sciacallo dorato, la iena striata e altri predatori minori interessati all’occasione agli agnelli e capretti. Pertanto, con tutte quelle bocche fameliche in agguato soprattutto in inverno quando la vita è più dura, lasciare il bestiame fuori sarebbe stata pazzia. In settembre o al massimo ottobre quindi i pastori lo rinchiudevano.


La parte dei Monti Giudei vista da Gerusalemme, distante 7,2 km in linea d’aria da Betlemme.

Le pecore e le capre all’epoca erano molto allevate, essendo fonte di latte, carne e lana (Isaia 7: 21-22, Proverbi 27:27, Deuteronomio 14: 4, Levitico 13:47, Esodo 25: 4). Queste ed altre merci erano così importanti per la prima economia pastorale ebraica che avere un grande gregge di pecore e capre era un segno di ricchezza. Giacobbe fu descritto come un uomo molto ricco perché possedeva “grandi greggi, servi e serve, cammelli e asini” (Genesi 30:43). Nel caso del ricco Nabal si cita che “aveva 3.000 pecore e 1.000 capre” (1 Samuele 25: 2). In uno dei primi episodi della Bibbia, Caino è diventato agricoltore, mentre Abel è diventato un custode del gregge (Genesi 4: 2). Ricordiamo che il termine “pecunia”, ossia soldi, deriva proprio da pecora, così come da questi animali (e bestiame in genere) nasce l’interesse che fa l’ingorda felicità delle banche e, purtroppo, l’infelicità di chi a queste deve soldi. Difatti l’interesse, detto in parole povere, si verificava quando si pagava, chessò, dieci pecore per comprare qualcosa, ma poi magari qualcuna di queste era gravida e così chi le riceveva si trovava in più pure uno o due agnelli. Anche Gesù in molte parabole fa paragoni usando come esempi pecore e pastori.

Già, e i cani da pastore? Li avevano pure loro, ovvio. Tuttavia in genere nell’antico Israele il cane era considerato un animale impuro e diversi versetti della Bibbia – pur riconoscendo l’utilità dei cani da guardia e da pastore – li descrivono come dei mangiatori di rifiuti che si aggiravano perennemente affamati per le vie dei villaggi e delle città. Quanto fossero efficaci come spazzini lo si legge nel Libro dei Re (1 Re 16:31) e precisamente quando la regina Jezebel viene gettata dalla finestra della reggia di Jezreel. Il corpo, pure fatto calpestare da un cavallo, rimane lì qualche ora e infine si decide di farlo raccogliere e seppellirlo. Ma i cani avevano lasciato solo il cranio, i piedi e i palmi delle mani. Capite perché un tempo si diceva “gettatelo ai cani?”


Canaan Dog.

Questi cani pariah – ossia randagi, reietti – sarebbero i Canaan Dog, anche detti Kelev Kna’ani, razza esistente forse da migliaia di anni. In Palestina scavi archeologici portarono alla luce 700 scheletri di cane, tutti anatomicamente simili al Canaan Dog, tanto che gli ipotizzano che i cani siano stati venerati come animali sacri. Pare un poco strano, a dire il vero, poiché stride con quello che abbiamo scritto poco sopra, ossia che i cani erano invece considerati immondi. Comunque sia, pare che la spaventosa ecatombe fatta dai romani nelle Guerre Giudaiche – e che diede il via alla Diaspora degli ebrei – abbia provocato anche la scomparsa di buona parte di questi cani, di cui alcuni esemplari furono accolti dai beduini i quali li usarono per la guardia e la pastorizia, incrociandoli però a volte con cani diversi.


Pastore palestinese. Sullo sfondo, Betlemme.

Sia chiaro, i Canaan Dog sono svegli, intelligenti, addestrabili e affettuosi ma ben difficilmente li si potrebbe pensare adatti a svolgere un compito di protezione – pesando poco più di 20 kg – con quella caterva di predatori selvatici, tutti più grandi, o molto, molto più grandi di loro (sciacallo dorato e lince caracal a parte). Del resto, quando in Israele nel XX secolo si tentò di selezionare e addestrare questa razza per l’accompagnamento dei non vedenti si cozzò contro la realtà e cioè che erano troppo piccoli. Questo porta a pensare che all’epoca ci fossero, magari al loro fianco, altri tipi di cani più potenti ma non ne sappiamo nulla anche perché i successivi dominatori arabi disprezzavano, e disprezzano pure oggi, i cani (a parte i levrieri), che certo negli stati musulmani non hanno vita facile. Certo pare strano che la lunga dominazione romana, con i suoi presidi militari e gli ex legionari ai quali venivano concessi terreni al termine del servizio, non abbia portato in Giudea i validissimi cani italici.

Tornando a quanto scritto all’inizio dell’articolo, la stessa presenza delle pecore alla nascita di Gesù fa ritenere che l’evento non accadde in dicembre, e meno che mai il 25, che è solo una data simbolica, tanto che i cristiani ortodossi greci, copti e siriani festeggiano il Natale il 6 gennaio mentre i cristiani ortodossi armeni il 19 gennaio. Questo perché i Vangeli non citano affatto una data. Pure i nomi dei Magi sono inventati e manco sappiamo se fossero re e quando visitarono Gesù. Anche la data della nascita di Gesù è diversa, essendo avvenuta 4-7 anni (dipende dalle valutazioni degli studiosi) prima dell’anno zero che noi indichiamo. Quindi non siamo nel 2017 ma dopo e molto probabilmente nel 2024. Ma tutto ciò con la grandezza della fede, per i fortunati che l’hanno, ha giustamente poca o nessuna importanza.


Il presepe e le pecorelle.