Avete notato che nel nord Europa non esistono grandi cani autoctoni da protezione del bestiame? Come non ne esistono nel nord dell’America e dell’Asia settentrionale. E pertanto non esiste né esisteva l’uso del collare a punte a protezione del collo dei cani, soprattutto con funzioni anti lupo. Quello che nel Centro Italia viene chiamato vreccale, invece in Spagna “carlanca” e veniva a volte benedetto con l’acqua santa affinché fosse ancora più efficace contro il lupo, ritenuto essere diabolico. Questo utilissimo oggetto è menzionato già nel I millennio a.C., ma probabilmente è molto più antico. Viene tuttora usato in Italia, Spagna, Portogallo, Turchia fino all’estremo est, in Mongolia, India, Nepal, Pakistan e Bhutan.

Ce n’erano – e ce ne sono – quattro tipi base. Il primo è di spesso cuoio, chiuso con una cinghia e legacci, e attraversato da lunghi chiodi, anche di 7-8 cm. All’interno, incollata e cucita, c’era un secondo strato di spesso cuoio che bloccava la testa dei chiodi. Questo tipo di collare presenta due difetti: sfrega il sottostante pelo del cane creando irritazioni e inoltre una volta preso in bocca dal lupo i chiodi possono inclinarsi e perdere efficacia, anche se comunque il lupo rimane ferito.

Vreccale in cuoio.

Il secondo tipo è totalmente fatto di piastre metalliche unite fra loro da anelli e ovviamente è pure questo armato di parecchie e acuminate punte. Si suppone che dia qualche fastidio al cane, anche se più efficace. Naturalmente, ma vale per qualsiasi tipo di collare a punte, ha due difetti: il cane può involontariamente graffiare e anche ferire lo stesso bestiame; inoltre il cane non può grattarsi il collo e la testa con le zampe posteriori, come tanto spesso amano fare questi animali, perché si farebbe male pure lui.

Vreccale a piastre.

Il terzo tipo è probabilmente il più scomodo, essendo composto da un largo colletto fatto con un’unica piastra metallica armata di punte. Serve per proteggere il collo dei cani anche dai morsi delle iene e dei leopardi. Questi ultimi (insieme alle tigri) sono una minaccia per il bestiame ma anche per i pastori e altri abitanti, basti pensare che solo nell’Uttarakhand, in India, negli ultimi 17 anni sono state uccise ben 600 persone e ferite altre 3.000, la maggior parte in inverno.

Cane da pastore con collare a punte, Almora, Uttarakhand.

Il quarto tipo, sempre con punte, è fatto solo da una sorta di anelli di catene e permette al pelo del cane di non rimanere schiacciato sotto, potendo fuoriuscire fra gli anelli e pertanto non creando fastidio al cane. Le acuminate punte – poste a una fila, a due, tre e addirittura quattro – arrugginiscono e quindi penetrando possono provocare il tetano. Alcuni collari oltre ai normali chiodi ne hanno uno più lungo nella zona sopra il petto e serve, quando cane e lupo si scontrano frontalmente alzandosi sulle zampe posteriori, a colpire come una pugnalata.

Vreccale.

Questi collari danno ai cani un grande vantaggio in quanto hanno il collo, punto vitale, protetto e nel contempo possono a loro volta azzannare il nemico. Di norma il lupo o altro predatore mordendo si ferisce e abbandona lo scontro. Nel caso sopravviva, in futuro eviterà la lotta contro un cane così protetto oppure non morderà più al collo ma alla testa, che è comunque un punto vitale poiché i canini possono schiacciare o perforare il cranio, o al ventre se i lupi sono in vantaggio numerico.

Naturalmente i rischi per i cani sono maggiori nel caso di scontri con felini come il puma (questi cani vengono ormai impiegati anche in America) e il leopardo, che si avvalgono degli artigli e che mirano al ventre non protetto. Un tempo tali collari chiodati venivano messi anche ai cani da caccia in muta per grosse prede ma, agendo insieme e a stretto contatto, nella calca si ferivano fra loro proprio a causa delle punte.

Coppia di cani con carlanche, Spagna.

I collari dotati di piastra per il petto, a sua volta armata con punte più lunghe, esistevano un po’ ovunque, Italia inclusa, ed erano frutto di fabbri locali esperti. Ma se ne fanno anche oggi. Indubbiamente per il cane devono essere parecchio fastidiose. Inoltre rendono difficoltosi gli spostamenti (e i cani da pastore si muovono parecchio, e un tempo con le transumanze ancora di più) e limitano pure la velocità del cane.

Carlanca con pettorina e punte.

Tali collari furono utilizzati anche in guerra, per la difesa al fine di proteggere il cane dai colpi di armi da taglio o punta, nonché da attacco perché muniti spesso della lunga punta descritta prima e che nello scontro con l’uomo poteva fungere da pugnale. Inoltre un uomo atterrato da un tale cane  a causa delle lunghe punte non poteva afferrarlo al collo nel tentativo di tenergli lontana la bocca.


Disegno raffigurante un conquistadores spagnolo del XVI secolo con due mastini dotati di armatura e carlanche da guerra.