Alla manifestazione PAN ci sarà anche un piccolo spazio espositivo relativo ai predatori che devono essere fronteggiati dai pastori, con cani o senza. Non c’è solo il lupo e l’orso bruno, come pensiamo noi, ma specie anche molto diverse fra loro. Ve ne presentiamo alcune fra quelle trattate dalla mostra.

Il coyote (Canis latrans) vive in America, dall’Alaska al Messico. Anzi, il suo areale si sta allargando, essendo ormai giunto in Guatemala. Se ne conoscono 19 sottospecie e di norma le femmine variano da 7 a 18 kg mentre i maschi pesano 8-20 kg. I più grandi si trovano nel nord degli Stati Uniti e, a causa di accoppiamenti del passato con i lupi, possono essere grandi. Un esemplare abbattuto nel 1937 in Wyoming pesava 34 kg, all’incirca quanto un lupo appenninico di medie dimensioni. Molto numerosi nonostante se ne abbattano legalmente circa 90.000 esemplari l’anno, se adulti hanno come predatori solo i puma e i lupi. Là dove questi ultimi sono tornati, il numero dei coyote si è quasi dimezzato in pochi anni. Per contro, i coyote hanno colonizzato molte città, anche grandi come Los Angeles, dove predano massicciamente gatti e piccoli cani.

La migliore protezione per il bestiame sono sempre i cani, purché selezionati sul campo e in numero adeguato. In America settentrionale vengono impiegate varie razze di cani da protezione del bestiame e con ottimi risultati. Fra i più diffusi vi sono il Cane da montagna dei Pirenei, il Pastore Maremmano Abruzzese e in misura minore il Pastore dell’Anatolia, tutte razze caratterizzate da una non eccessiva aggressività verso l’uomo. Altre razze dell’Est, pur valide, hanno dimostrato invece notevole aggressività e per questo vengono impiegate solo in zone poco popolate. Il Komondor è una di queste.


Un Komondor attacca un coyote.

La iena maculata (Crocuta crocuta), detta anche iena ridens, è il più grande membro della famiglia degli Hyaenidae e arriva a pesare – le femmine sono più grandi – anche 70 kg, con record di 90 kg, mentre l’altezza alla spalla può arrivare a quasi un metro. Storicamente la iena maculata era diffusa in tutta l’ Africa Subsahariana ma oggi ne rimangono in totale tra 27.000 e 47.000 individui presenti soprattutto in alcune aree di Etiopia, Kenya, Tanzania, Botswana, Guinea, Susan, Namibia e Sud Africa. Quando preda il bestiame, di norma predilige pecore e capre ma in Etiopia meridionale sono preferiti gli asini. Tutto dipende dalla disponibilità del bestiame. Come nel caso di altri predatori, le vittime possono essere molte, in base al cosiddetto surplus killing, che solitamente si verifica quando le prede sono in uno spazio ristretto da cui non possono fuggire.

Così come in Europa, si è constatato che il bestiame non protetto  da recinti (detti boma se costruiti con rami spinosi) e non vigilato da cani è stato predato nel 90% dei casi di attacchi. I cani indigeni sono efficaci nel disorientare le iene isolate o in piccoli gruppi, in attesa dell’arrivo dei pastori. In alcune parti d’Africa le iene maculate hanno preso l’abitudine di vagare di notte nei villaggi e persino nelle città divorando qualsiasi tipo di scarto, incluse le carcasse animali, e svolgendo così un utile azione sanitaria. Non raramente iene e cani randagi frequentano gli stessi siti, quasi ignorandosi. Si sono verificati casi di predazione sull’uomo. Per quanto riguarda le altre specie e cioé la sudafricana iena bruna (Parahyaena brunnea) e la iena striata (Hyaena hyaena), la prima è la più rara e praticamente non è dannosa per il bestiame, mentre la seconda non esita a predarlo.


Una coppia di iene di notte nelle strade di Harar, città di oltre 150.000 abitanti in Etiopia.

Il leone asiatico (Panthera leo persica) è una sottospecie di leone vivente in epoca storica in parte d’Europa (inclusa Grecia e Macedonia), Iran, Irak, Turchia, Arabia, Palestina, Siria, Caucaso, Pakistan e India. Nel VIX furono quasi tutti sterminati dai cacciatori, soprattutto inglesi. Ne rimasero pochissimi solo nella foresta indiana di Gir, stato di Gujarat, ma oggi sono aumentati fino a quasi 700 esemplari, totalmente protetti. I maschi possono arrivare a quasi due quintali (alcuni anche parecchio di più) e quindi sono un poco più piccoli di quelli africani. Oggi i leoni di Gir, secondo lo studio Living with Lions: The Economics of Coexistence in Gir Forests, India dell’Istituto indiano per la fauna selvatica si cibano per circa il 76,4% di prede selvatiche e per il 23.6% di bestiame (13,7%  bufali e il resto vacche). I Maldhari, popolazione di Gir che li ha sempre tollerati, quando si spostano mettono i bufali al centro della mandria e intorno le vacche ormai vecchie, poco produttive e sacrificabili. Ma evidentemente ai leoni piacciono più i bufali. Nelle zone circostanti la comunità non è quella tollerante dei Maldhari  e pertanto i leoni predando anche il bestiame vengono sovente avvelenati, benché questi felini siano totalmente protetti.


Leonesse indiane attaccano un bovino a Gir.

Il leopardo delle nevi (Panthera uncia) è  nativo delle catene montuose dell’Asia centrale e meridionale e di norma vive nelle zone alpine e subalpine fra i 1.000 e i 6.000 metri di altitudine. Gli esemplari a seconda del sesso vanno dai 27 ai 55 kg, con punte di 75 kg e un’altezza alla spalla di circa 60-65 cm. Si stima che in natura ne rimarrebbero da almeno 4.080 a circa 8.700 individui in totale. I leopardi delle nevi predano qualsiasi animale selvatico (fino a quattro volte il loro peso) e in particolare  erbivori come il bharal,  tahr, markhor, argali, nonché uccelli e marmotte ma pure bestiame inclusi gli yak, cavalli, cammelli e occasionalmente persino i cani da guardia isolati. Cosa insolita, si cibano anche di notevoli quantità di vegetali,  tra cui erba e ramoscelli. Tuttavia in Cina il più grave problema per il leopardo delle nevi è causato dai grandi mastini allevati e che, passata la moda di questa razza, sono stati semplicemente abbandonati in gran numero dagli allevatori. I cani sopravvissuti sono abbastanza potenti da uccidere, raramente, i leopardi delle nevi e più frequentemente di spingerli in luoghi privi di prede selvatiche, oltre che divenirne competitori nella caccia.


Cane da guardia alla catena predato da un leopardo delle nevi.

Chiudiamo questa anteprima della mostra allestita alla manifestazione PAN con dei predatori inconsueti e cioè i grandi serpenti costrittori. Difatti parrà strano, ma in diversi continenti fra i predatori del bestiame (raramente pure di esseri umani) ci sono anche pitoni e boa, che predano cani, gatti, capre, pecore, maiali e persino vitelli.

Le prede maggiori sono insidiate dal serpente in assoluto più pesante, a parità di lunghezza, e cioè il sudamericano anaconda verde (Eunectes murinus) che può raggiungere lunghezze di circa 8 metri e un peso di almeno due quintali. Sono stati segnalati esemplari ben più grandi. Un esemplare di 5-6 metri è comunque già in grado di predare pure i vitelli, tanto che oltre al più comune nome sucuri questi boidi vengono chiamati anche mata toro, che significa uccisore di tori. Naturalmente – almeno nelle dimensioni scientificamente accertate – gli anaconda in realtà non possono certo predare i tori ma solo vitelli di qualche mese. Questo serpente, che trascorre moltissimo tempo in acqua, si avvicina alla preda – se all’abbeverata o immersa –, l’azzanna e l’avvolge grazie alla potenza delle sue spire, che nei grandi esemplari sprigionano una forza di circa una tonnellata ogni 25 cm (la larghezza del corpo del serpente e per ogni spira, ossia per ogni giro).

Ogni volta che la vittima espira il serpente stringe ancor più, finché l’inspirazione viene bloccata per impossibilità di dilatare sterno e polmoni, con conseguente calo di forze, tuttavia la morte non avviene per soffocamento o stritolamento ma per arresto cardiaco. I serpenti, e i rettili in generale, hanno una digestione molto lenta e nel caso di una grossa preda possono non nutrirsi per non pochi mesi. Pertanto la predazione ai danni degli allevatori – per ogni grande esemplare di serpente – è molto contenuta. Cosa che comunque fa sì che gli allevatori li uccidano frequentemente. https://www.youtube.com/watch?v=zhtUbnH55cI