La scomparsa

Viviana Parisi, 43 anni, originaria di Torino, viveva con la famiglia a Venetico, un piccolo paese vicino a Messina. Al marito Daniele Mondello, musicista e Dj come lei, la mattina del 3 agosto 2020 aveva detto che sarebbe uscita con Gioele, il loro figlio di 4 anni, per recarsi in un centro commerciale di Milazzo, a poche decine di chilometri di distanza. Tuttavia con la sua utilitaria ne percorse oltre 100 imboccando l’autostrada in direzione Palermo. All’altezza della galleria Pizzo Turda a Caronia, sottostante l’autostrada A20 Messina-Palermo, ebbe purtroppo un incidente con il furgoncino di una ditta di manutenzione, fermandosi poi in un’area di sosta poco dopo la galleria. I danni ai due veicoli erano comunque di lieve entità.

Secondo la versione degli operai della ditta di manutenzione, che si erano subito fermati per deviare il traffico, la donna sarebbe scesa dall’auto col figlio in braccio e avrebbe proseguito a piedi lungo l’autostrada. Un testimone, un turista, raccontò poi che “Gioele era vivo, in braccio alla madre, in posizione verticale, con gli occhi bene aperti, con la testa appoggiata sulla sua spalla destra e senza alcuna ferita. La madre aveva un atteggiamento protettivo”. Il testimone, che aveva cercato di soccorrere la donna, aggiunse di averla vista “di fronte, che camminava in modo veloce verso un passaggio nel guardrail dopo la galleria, dove c’è un piccolo varco, e in breve è sparita”. Alle 11,30 sempre del 3 agosto l’auto della donna attirò l’attenzione di una pattuglia della polizia stradale: aveva all’interno la borsa della donna con un centinaio di euro prelevati da poco, i documenti e il cellulare. https://www.youtube.com/watch?v=QC6ojpNdHXo

Viviana Parisi e Gioele.

Iniziano le ricerche.

Quella sera il marito, ovviamente molto preoccupato, denunciò la scomparsa della moglie e del figlio, diffondendo anche un appello sui social network. Le autorità iniziarono le ricerche partendo proprio dall’automobile. Forse, come riferito anche da alcuni testimoni, la donna aveva scavalcato il guardrail e aveva tagliato per i campi. Il territorio è molto vasto, in molti tratti ricoperto di fitta vegetazione, arbusti e alberi, in cui pascolano maiali neri bradi di pastori.  https://www.youtube.com/watch?v=d6AuAanQzTs Ma comunque non è certo una foresta, checché se ne dica. Ci sono pure ruderi e pozzi. Il 4 agosto, sotto una forte pioggia, iniziarono le ricerche, ma senza cani e lo stesso avvenne il giorno dopo, sempre con la pioggia. Intanto un drone dei vigili del fuoco proprio il 4 agosto alle 10,15 aveva filmato qualcosa. Ma ci arriveremo dopo…

I vigili del fuoco – un sostituto, non essendo in servizio il responsabile – che avevano attivato subito le loro forze, chiesero anche il supporto delle unità cinofile della protezione civile, che arrivarono il 6 agosto. Due giorni persi. Racconta Francesco Scuto, della MagnaVis di Catania: “Il nostro gruppo conta dieci persone e due cani addestrati, ma allora c’era solo il mio Artù, un Labrador linea da lavoro di 5 anni, che con me compone un binomio. Poi c’era la Acese di Acireale con tre binomi, nonché la Cisom di Palermo e i due gruppi di Ragusa e Siracusa degli ex vigili del fuoco. Ognuno di questi con un binomio. Il giorno dopo si aggiunsero due binomi del Centro cineagonistico siracusano”.

I volontari con cani però erano parecchi di più, ma una parte – come racconta un testimone – se n’era andata quando il responsabile, rientrato in servizio, giustamente sospese tutto per verificare i brevetti dei cani presenti e i nominativi dei gestori. Spiega  Scuto: “In effetti è un problema contro cui combatto da tempo, tanti vogliono fare questo tipo di volontariato, ma senza averne le capacità né cani addestrati seriamente. Non è un gioco. Dovrebbe essere tutto sotto il controllo di un serio ente statale, e non come ora”.

La pioggia.

Il 6 era cessato di piovere e i circa 60 uomini destinati alle ricerche, insieme alle unità cinofile inclusi i tre binomi della polizia di Palermo, dovevano perlustrare un’area secondo un attento reticolo predisposto con le mappe della zona. Ogni squadra aveva una sua area da controllare. Col sole erano ancora più forti gli odori della zona: quello delle persone che già si erano aggirate lì per le ricerche, e quello di cani vaganti o randagi, nonché di vere truppe di maiali bradi. Un non facile compito per i cani addestrati. Però Viviana Parisi e Gioele avrebbero potuto trovarsi in un casolare, o magari in difficoltà in quanto caduti in qualche pozzo. Infatti si controllavano anche quelli. Ora c’era molto caldo e quindi le unità cinofile operavano al mattino dalle 7 circa fino alle 11, cessando quando i loro Labrador, Pastori Tedeschi e Belga Malinois cominciavano a soffrire l’alta temperatura, per poi ricominciare dalle 17 circa in avanti.

Il primo cadavere.

Il corpo di Viviana Parisi fu ritrovato grazie al fiuto di Vega, il border collie del Gruppo cinofili dei vigili del fuoco, la sera dell’8 agosto a circa due chilometri di distanza dal punto dell’autostrada in cui era stata vista per l’ultima volta. Si trovava tra gli alberi di una boscaglia, vicino a un pilone dell’alta tensione (esattamente nello stesso punto in cui l’aveva filmato il drone già il 4 agosto), subito messo sotto sequestro dalla Procura di Patti che aveva aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo e sequestro di persona.

Tuttavia le indagini proseguivano in tutte le direzioni, senza escludere nulla. Sul tavolo degli investigatori c’erano diversi scenari possibili: come e perché era morta? L’11 agosto fu eseguita l’autopsia sul corpo della donna e i periti spiegarono che “non si può escludere nulla perché le lesività sul corpo possono essere compatibili con tutte le ipotesi possibili. Sono emerse delle fratture su più parti del corpo, che era in avanzato stato di decomposizione”. I legali della famiglia – l’avv. Pietro Venuti e l’avv. Claudio Mondello (quest’ultimo cugino del marito della vittima) dichiararono che “il corpo non presenta nessuna ferita da arma da taglio o da arma da fuoco, ma solo ferite compatibili con una caduta”. Una delle ipotesi però fu che la donna avrebbe potuto essere stata uccisa da cinghiali (o meglio dire, maiali bradi) o cani.

Dobbiamo chiederci una cosa, purtroppo: com’è possibile che nessuno abbiamo percepito un corpo umano che da giorni era esposto al sole agostiano siciliano? Dichiarò l’avvocato Mondello giorni dopo: “Il miasma oggi è ancora presente nell’aria. Mi chiedo come sia possibile che nessuno, non solo coloro che si sono adoperati per le ricerche, ma anche gli abitanti del luogo, non abbia percepito questo cattivo odore. Eppure è una zona con una certa densità abitativa. Il cadavere di Viviana era a 15-20 metri da una proprietà recintata. E’ impossibile che nessuno abbia visto, anzi sentito, niente”.

Gioele non si trova.

Le ricerche del bambino continuavano e vigili del fuoco, protezione civile, polizia, finanza e carabinieri avevano già setacciato un’area di oltre 500 ettari della campagna di Caronia, anche usando i droni. Il 14 agosto Daniele Mondello, padre di Gioele, diffuse un appello video chiedendo: “Chiunque abbia visto qualcosa dopo l’incidente, nelle campagne, si faccia avanti, chiami la polizia. Io amo mio figlio e lo voglio trovare”. Intanto, essendo ormai passati molti giorni dalla scomparsa del bambino, la polizia aveva messo in campo anche Luna e Nero, i due cani che lavorano nell’unità cinofila della polizia di frontiera di Malpensa, addestrati alla ricerca di tracce ematiche o cadaveri e quindi in grado di individuare tracce di corpi sepolti sotto terra o in pozzi.

Il corpo di Gioele.

Il 19 agosto si intensificarono le ricerche, con il coinvolgimento di numerosi volontari. Ci racconta l’avv. Venuti: “Alle ricerche si unirono un centinaio di volontari, durò solo una mattinata e il corpo di Gioele venne ritrovato. E senza cani, si diceva che il loro olfatto subiva problemi a causa della direzione del vento”. Da notare che i volontari, attivatisi dopo l’appello del padre del 14 agosto, trovarono subito il cappellino di un bambino che però, mostrato al padre di Gioele, risultò non essere suo. Ma lo trovarono comunque i volontari, perché non coloro che già da dieci giorni avevano quell’incarico?

Gioele fu trovato da Giuseppe Di Bello, cercatore di funghi ed ex carabiniere in pensione, il quale insieme ad alcuni amici aveva risposto alla richiesta di aiuto fatta anche su Facebook dal padre del bambino. Il corpo di Gioele si trovava appena a circa 300 metri in linea d’aria dal traliccio in cui era stata ritrovata la madre. https://www.youtube.com/watch?v=VZnz7ucb15o

Così raccontò il signor Di Bello dopo il ritrovamento: “Ho saputo che i vigili del fuoco sono lì dove ho trovato Gioele e stanno cercando altri resti, spero trovino qualcosa, ma sicuramente non sarà facile. E’ probabile che diverse specie di animali, come la volpe o i suini neri o altri si siano purtroppo contesi il suo corpo e lo abbiano portato lontano. E’ passato troppo tempo. Lì dove ho trovato Gioele non ho visto tane di animali, ma molta boscaglia. Ho capito dalla vegetazione che quello era un posto meno battuto e mi sono infilato, ho seguito l’istinto. Hanno fatto del loro meglio per trovarlo, quanto era possibile. Inizialmente mi volevano dare una zona dove cercare, ma io mi sono rifiutato, vado dove mi sento di andare, altrimenti non avrei continuato. Mi ha fatto piacere che mi abbia chiamato il padre di Gioele per ringraziarmi, immagino stia soffrendo moltissimo. Le parole del padre di Viviana nei miei confronti non le dimenticherò mai”.

Il padre, Daniele Mondello, disse: “Cinque ore di lavoro di un volontario rispetto a 15 giorni di 70 uomini esperti mi fanno sorgere dei dubbi oggettivi sui metodi adottati per le ricerche. La mia non vuole essere una polemica, ma la semplice considerazione di un marito e padre distrutto per la perdita della propria famiglia. Nonostante il dramma che mi ha travolto trovo doveroso ringraziare quanti mi hanno aiutato. Dedico un ringraziamento particolare al signore che ha trovato mio figlio. Se non ci foste stati voi, chissà se e quando lo avremmo ritrovato. Viviana e Gioele vi ringraziano e io vi mando un abbraccio enorme, siete stati grandi!”.

Anche Claudio Mondello, legale e cugino di Daniele, mostrò la sua rabbia in un post su Facebook: “Persino per ritrovare Gioele la mia famiglia ha dovuto fare affidamento sulle proprie forze: ancora una volta ha dovuto ‘metterci una pezza’. La credibilità dello Stato ne esce fortemente compromessa e non posso che dolermene. Devo, tuttavia, ringraziare i tantissimi volontari che ci hanno sostenuto col loro sudore ed amore. E’ un’Italia che ci restituisce speranza”. Tra i commenti sui giornali alcuni furono caustici: “I cani molecolari a che servono? I pensionati hanno più fiuto…”;  “Questa ricerca, per come è stata condotta, mi ricorda quella di Yara Gambirasio”. Altri furono più comprensivi: “Con tutto il rispetto e il dolore, credo che hanno fatto il possibile”.

Insomma, nonostante i giorni di ricerche da parte di esperti o così definiti, e pure dei cani, il corpo del bambino fu trovato da un cercatore di funghi in poche ore. Ambrogio Ponterio, responsabile per i vigili del fuoco di Messina, abbozzò: “Ci sono tanti livelli di ricerche, c’è un tipo di ricerca che si fa quando si cercano persone vive, un altro tipo quando si cercano persone morte e un altro tipo ancora quando si cercano resti praticamente introvabili”.

Gli animali.

Purtroppo il corpo di Gioele era stato smembrato da animali, dopo la morte. Inutile la descrizione, orrenda. Il procuratore Cavallo, che lavorò indefessamente per il caso, si rivolse per gli esami autoptici, accertamenti genetici e morfologici di vario tipo a un pool di esperti, ciascuno dotato di specifica professionalità: tra gli altri, la prof.ssa Daniela Sapienza, professore associato di Medicina Legale presso l’università di Messina, medico legale; Elvira Ventura Spagnolo, medico legale; il prof. Stefano Vanin, professore associato di zoologia presso l’Università di Genova, entomologo; Rosario Fico, responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria, in servizio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana “Aleandri”, zoologo, esperto in materia di segni e tracce animali impresse sui corpi; la dott.ssa Rita Lorenzini, in servizio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana “Aleandri”- Laboratorio di Diagnostica Molecolare Forense, zoologa e genetista esperta in materia di fauna selvatica e non; la prof.ssa Roberta Somma, presso l’Università di Messina, geologa forense, esperta nell’analisi di terreni e resti umani in essi conservati; il professor Massimo Picozzi, docente di psichiatria presso le Università di Parma e Bocconi di Milano, che si è occupato dei casi giudiziari più famosi degli ultimi anni in veste di psichiatra e di criminologo. La famiglia Mondello si affidò ad altri esperti, come la dottoressa Pina Certo.

L’assurdità.

Una scoperta sconvolgente. Il 20 agosto si scoprì che i vigili del fuoco avevano messo subito in campo un drone, che già il 4 agosto alle 10,15 aveva filmato il corpo di una donna. Inspiegabilmente, però, i fotogrammi che lo ritraevano, ben visibile e vicino a un traliccio dell’Enel, non erano stati consegnati al procuratore di Patti, Angelo Cavallo, che coordinava le indagini, il quale anzi scoprì la cosa solo il 20 agosto quando il geologo forense, consulente della Procura, gli mostrò le immagini ingrandite di quei fotogrammi, da lui ricevute dagli organi competenti in data 18 e 19 agosto 2020. https://www.youtube.com/watch?v=OriJBR4M8y8

Ma il bello è che se ne accorse solo il consulente. Il controllo, fatto dalla Procura di Patti, dei circa 16.000 fotogrammi ripresi dal drone non evidenziò tuttavia il corpo di Gioele. Ci chiediamo: chi dei vigili del fuoco aveva visionato quei fotogrammi? Ma erano stati visionati? A che serve allora usare i droni? Era ancora viva Viviana? Era ancora vivo quella mattina il bambino? Lo si sarebbe potuto salvare? https://www.youtube.com/watch?v=q_uNxJBmrDM

Il responsabile delle ricerche dei vigili del fuoco, contattato dal Corriere della Sera  preferì non rilasciare alcuna dichiarazione. Il dr. Cavallo fece bene a dichiarare: “Le ricerche delle vittime, su tempistica e modalità, sono state coordinate dagli organi competenti, diversi da questa Procura, e sono rimaste ben distinte dalle attività investigative giudiziarie finalizzate alla ricostruzione dell’intera vicenda”. L’avvocato Nicodemo Gentile, uno dei legali di Luigino Parisi, padre di Viviana, conseguentemente dichiarò: “Noi lo abbiamo detto fin dall’inizio che le ricerche erano state fatte male e oggi quello che emerge dalla Procura di Patti ne è la conferma”. Gli avvocati Pietro Venuti e Claudio Mondello, legali della famiglia di Daniele Mondello, in seguito hanno presentato un esposto denuncia alla Procura di Patti “contro ignoti per presunte omissioni e su eventuali ritardi nella loro ricerche”.

Sofferenze inaudite, sforzi di tanti, denaro pubblico sperperato. Noi di Pan riteniamo non ci siano parole adeguate sull’accaduto e auspichiamo che i responsabili di inefficienze, in qualsiasi ambito, siano stati puniti esemplarmente e che mai più abbiano incarichi di tale genere.