Il famigerato terrorista Ibrāhīm ʿAwed Ibrāhīm ʿAlī al-Badrī al-Sāmarrāʾī, comunemente indicato come Ibrāhīm al-Badrī e noto col nome di battaglia di Abū Bakr al-Baghdādī, era il califfo dell’autoproclamato Stato Islamico (ISIS) che nel corso degli anni si è macchiato di stragi immense di innocenti anche decapitati o bruciati vivi. https://www.youtube.com/watch?v=s-JNtnQGTdo  Nel 2015 al-Baghdādī si salvò, pur rimanendo ferito, da una azione di bombardamento delle forze statunitensi nella località di al-Baʿāj, al confine con la Siria. Il terrorista quindi se l’era scampata ancora una volta. Ma non poteva sapere che proprio quell’anno, nel 2015, a migliaia di chilometri di distanza, era nato Conan, che sarebbe divenuto l’ultimo soldato dell’esercito Usa che Abū Bakr al-Baghdādī avrebbe visto prima di morire. Solo che Conan era un cane K9 della Delta Force.

Abū Bakr al-Baghdādī.

Conan era uno dei goffi cuccioli dati alla luce da una femmina di razza Pastore Belga, tipo Malinois (ricordiamo che esiste una sola razza, il Malinois, Groenendael, Tervuren e Lakenois sono solo delle varianti di Pastore Belga), nati presso un allevamento di cui non è stato rivelato nulla. Conan all’età di un anno giunse all’Hondenadvies Centrum Nederland di Best, comune facente parte dell’area urbana di Eindhoven, nel meridione dei Paesi Bassi. Best fu fondata dai romani, e tutto quello che oggi sono i Paesi Bassi faceva parte dell’impero.

L’Hondenadvies Centrum Nederland è un centro cinofilo nato nel 1991 ma registrato alla locale Camera di Commercio il 5 maggio 1994 con n°17084095 e posizione n°000003596621, con sede operativa in via Dintel 21 a Best. https://www.hondenadviescentrum.nl/ Il titolare è Marco van Hoof, di grandissima esperienza in Olanda e all’estero visto che è attivo nell’educazione e addestramento dei cani da quando aveva 12 anni. Come Dach Police opera dal 1990 nell’addestramento dei cani anche per le agenzie governative per quanto riguarda i cani da lavoro della polizia e militari, nonché da protezione personale. Fornisce anche cani addestrati per particolari ruoli, come quelli acquistati dall’esercito statunitense. www.dachpolice-dogs.com  Marco van Hoof racconta: “Conan è un maschio (non una femmina come è stato scritto N.d.A.), fu addestrato per il rilevamento di esplosivi e per l’attacco all’uomo. Ha carattere coraggioso ma nel contempo socievole con le persone, se non comandato. Coraggio insieme a socievolezza, sono i pilastri dei cani per queste finalità”.

Un giorno, come da prassi, una delegazione statunitense giunse all’Hondenadvies Centrum Nederland per scegliere i cani, una selezione sempre molto accurata da parte di esperti, perché questi cani hanno un ruolo fondamentale nel loro ambito. Sono pure molto costosi visto che normalmente per un singolo esemplare addestrato il prezzo è di almeno 10.000 dollari, ma il valore dello stesso esemplare con addestramento aggiuntivo sale anche a 50.000. Conan con altri esemplari fu scelto e durante una notte tempestosa venne trasportato in aereo fino ad Amsterdam e infine alla Lackland Air Force Base (AFB) a San Antonio, nella contea di Bexar, in Texas. Lì venne preso in consegna dal  341° Training Squadron e ulteriormente addestrato. Da quel momento Conan e il suo gestore divennero un’unità cinofila militare, in pratica un tutt’uno per la vita, sempre insieme, tanto che quando il cane diventa anziano e viene messo fuori servizio va a vivere in casa del suo amico/gestore. Una curiosità: tradizionalmente i cani detengono il grado di noncommissioned officer, ossia ufficiale non riconosciuto (NCO), e sono quindi superiori dei loro gestori, questo al fine di prevenire ancor più il maltrattamento degli animali.

Un militare della Delta Force con il suo Malinois.

Gli Usa hanno circa 1.600 cani militari addestrati, di cui soprattutto Pastori Tedeschi, Pastori Belga Malinois e Pastori Olandesi. Si calcola che nel corso del suo periodo di servizio operativo, circa 8 anni, mediamente un cane antiesplosivo salvi la vita a circa 150 persone. Il più grande centro di addestramento di cani militari al mondo è appunto la Lackland Air Force Base. Copre un’area di oltre novemila acri e ha una base di circa 800 cani in addestramento (in ogni momento, ossia sempre presenti) soggetti al Military Working Dog Program del  341° Training Squadron. Dal 1958, quando fu istituito, ha  formato decine di migliaia di cani. Dopo circa sei mesi di addestramento a Lackland, la maggior parte dei cani è pronta per la fase ulteriore e cioè l’addestramento in condizioni ostili, con raffiche di mitragliatore, esplosioni, incendi ed elicotteri in azione. Questa preparazione alla battaglia viene fatta alla base Yuma Proving Ground, in Arizona. Gli esemplari migliori vengono poi assegnati alle unità speciali, come  i Rangers e i Navy Seals.

Ci sono anche agenzie esterne che hanno appalti milionari e che forniscono alle forze armate cani già addestrati in tutto e per tutto, anche a tuffarsi in acqua dagli elicotteri o a farsi lanciare, assicurati con robuste imbracature ai paracadutisti, da 7.000 metri d’altezza. Purtroppo sono proprio i cani delle agenzie esterne quelli che rischiano, se non c’è più l’appalto, a essere soppressi. Insomma, questi cani muoiono a decine vittime di mine e proiettili al fronte, e probabilmente in numeri molto maggiore quando non ci sono più soldi. Solo che nel primo caso li uccide il nemico, e nel secondo gli amici o presunti tali e nel nome del dio denaro.

Questo non accade con i cani delle forze armate poiché nel 2000 il Congresso, allora il presidente era Clinton, approvò la Robby Law, che autorizza l’adozione dei cani militari vecchi, menomati, o inadatti da parte di altre istituzioni, e prima di tutti da parte dei loro gestori militari, ma anche di privati. Prima non era concesso. Le richieste sono tali che tutti i cani non utilizzabili trovano una sistemazione. Anzi, c’è una lunga lista d’attesa e severi controlli anche attitudinali (per gli adottanti) prima dell’affidamento, che vieta assolutamente il loro utilizzo anche sporadico in ambiti simili a quelli per cui sono stati addestrati. Venendo adottati, in pratica, passano a una tranquilla vita familiare e così dev’essere fino alla morte.

Intanto l’Isis continuava le stragi, gli attentati e le guerre nel mondo, uccidendo anche in Europa centinaia di innocenti in base a un feroce credo, smentito e avversato dagli stessi religiosi musulmani. Le ricerche dell’inafferrabile Abū Bakr al-Baghdādī, che si faceva chiamare dai suoi Califfo, – sulla cui testa gli Usa avevano messo una taglia di di ben 25 milioni di dollari – continuavano vanamente e nel 2017 la notizia dell’intelligence russa che sospettava la morte del terrorista in un bombardamento avvenuto il 28 maggio di quell’anno a Raqqa si rivelò infondata.

Finalmente si aprì una falla nell’apparato di sicurezza di al-Baghdādī, grazie alla collaborazione iniziata almeno sei mesi prima con i curdi delle Forze democratiche siriane (Sdf) e con i curdi iracheni che erano entrati in contatto con uno dei suoi uomini più fedeli, il quale voleva vendicarsi dell’assassinio di un parente ordinato dai vertici dell’Isis. Non solo, l’informatore era riuscito a ottenere campioni di sangue e un pezzo di biancheria intima del Califfo e ciò era importantissimo in quanto con il sangue si sarebbe saputo il suo DNA, importante anche per convalidare scientificamente la sua identità in caso di eventuale uccisione.

Ma con la biancheria intima, impregnata dall’odore dell’uomo, sarebbero entrati in gioco anche i cani. Con il loro sensibilissimo olfatto sarebbe stato sufficiente, una volta giunti in prossimità di al-Baghdādī, farglieli annusare per fare sì che seguissero la sua pista odorosa ovunque si nascondesse. Non sappiamo per certo se l’intelligence statunitense fece questo, ma è altamente probabile di sì: l’indumento in tal caso si mette in un barattolo di vetro ben chiuso con tanto di etichetta con nome e cognome, e lo stesso si fa con dei tamponi messi a contatto con l’indumento che si impregnano loro stessi dell’odore. Questa tecnica fu adottata in modo scientifico e massiccio dalla Stasi, la polizia della Germania orientale comunista, e che di fatto ha insegnato questa tecnica a tutti. Per chi volesse saperne di più ecco un servizio di K9 Uomini e Cani. https://www.k9uominiecani.com/n3-febbraio-2017/la-stasi-e-i-cani/

Intanto nell’estate 2019 erano stati arrestati una delle mogli del leader terrorista e un corriere, e i relativi interrogatori avevano permesso di sapere che al-Baghdādī si trovava presumibilmente in una località nel nord ovest della Siria, nelle prossimità di Idlib, una zona controllata dalle milizie qaediste di Hayat Tahrir a Sham. Immediatamente il Pentagono, con l’ovvio avvallo del presidente Trump, pianificò con estrema cura un intervento militare, che però per ben due volte fu annullato all’ultimo momento in quanto al-Baghdādī si era spostato utilizzando sempre un convoglio di due pickup Toyota bianchi con cinque uomini di scorta. Il Pentagono aveva deciso di affettuare un attacco da terra al fine di trovare il cadavere del terrorista e poterne confrontare i resti con il DNA conservato. Troppe volte era stata comunicata erroneamente la morte del Califfo e questa volta si voleva essere sicuri. Con un attacco aereo non si sarebbe trovato più nulla.

Visto che l’obiettivo era comunque in zona, i mezzi e il commando della Delta Force erano in allarme, pronti per intervenire. E così le unità cinofile. Gli Usa avevano impiegato almeno un Pastore Belga Malinois nell’operazione Neptune Spear, che il 2 maggio 2011 ad Abbottabad, vicino a Islamabad in Pakistan, portò all’uccisione di Osama bin Laden, leader dell’organizzazione terroristica internazionale al-Qāʿida. In quel caso Cairo, questo il nome del cane di supporto a un commando di 24 assaltatori dei Navy SEAL, benché addestrato anche per il rilevamento degli esplosivi, aveva il compito di tenere lontani eventuali curiosi non ostili attirati dal rumore dello scontro a fuoco che ci sarebbe stato. L’operazione ebbe successo, ma quattro mesi dopo, la notte del 6 agosto, a sessanta miglia dalla capitale afghana Kabul, nel distretto di Wardak Sayad Abad, un elicottero Chinook americano venne inviato all’assalto di una casa piena di combattenti talebani. L’elicottero, contrariamente alla norma di contenere non più di dodici Navy Seals, ne trasportava – così dichiarò il governo statunitense – ben ventidue, oltre a sette piloti e membri dell’equipaggio, sette soldati afghani e un interprete. L’elicottero, privo di scorta, finì in quella che parve subito una trappola, venendo colpito con lanciagranate RPG. Morirono tutti (la scatola nera dell’elicottero non fu mai trovata) e poi si seppe che dei ventidue Navy Seals morti, ben sedici appartenevano al Team Six, proprio lo stesso dell’attacco a Bin Laden. Con loro c’era un cane e parrebbe fosse proprio Cairo. Per chi volesse saperne di più c’è un servizio di K9 Uomini e Cani. https://www.k9uominiecani.com/n1-dicembre-2016/luccisione-di-osama-bin-laden/

Tornando all’operazione contro al-Baghdādī, l’intelligence statunitense e i suoi collaboratori sul campo seppero che il terrorista si trovava a Barisha, un villaggio di circa mille abitanti situato nel nord-ovest della Siria, nei pressi di Idlib e a cinque chilometri dal confine con la Turchia. Lo stabile in cui abitava era circondato da un muro e l’accesso era irto di trappole esplosive. Non solo, c’erano tunnel sotterranei, attrezzati con sistemi di ventilazione e illuminazione, e pieni di libri religiosi. Si seppe anche che al-Baghdādī consentiva a chi lo circondava di usare cellulari. Intanto gli Usa, pur senza specificare il motivo, avevano chiesto a Turchia, Siria e Russia (che protegge la Siria) il permesso di sorvolare i rispettivi territori con dei mezzi militari e lo avevano ottenuto. Si stabilì che l’attacco sarebbe avvenuto subito, il 27 ottobre 2019.

I cani militari Usa, come quelli impiegati a Barisha, sono protetti da giubbetti altamente tecnologici del costo di circa 30.000 dollari l’uno. Il giubbetto permette la comunicazione visiva fra conduttore e cane, nel caso non fossero insieme, grazie a una telecamera ad alta definizione montata sul giubbetto e che viene azionata a distanza. La lente della  telecamera si adatta automaticamente alla visione notturna e l’obiettivo è protetto da una schermatura resistente agli urti. La comunicazione audio fra gestore e cane è resa possibile da un microfono e un altoparlante. Il giubbetto, che in pratica è un armatura ma flessibile e realizzata su misura, è progettato per resistere a colpi di pistole calibro 9 millimetri e .45 Magnum.

Una squadra della Delta Force.

Come scritto prima, i cani messi in campo per queste particolari azioni sono Pastori Tedeschi, Pastori Belga Malinois e Pastori Olandesi, La prima razza più grande e pesante, le altre due appena più piccole pesando i maschi circa 30 kg. Si tratta in tutti i  casi di cani eccezionali, con un fiuto circa 40 volte superiore a quello umano, in grado di correre tre volte più velocemente di un uomo allenato, incredibilmente atletici e attenti, determinati, coraggiosi e con un morso potente e letale. Ma sono pure molto intelligenti, equilibrati, addestrabili e affettuosi con il padrone e la famiglia. Un Malinois di 25-30 kg è in grado di correre contro una persona e di accelerare ancora poco prima dell’impatto, mentre di solito i Pastori Tedeschi rallentano. In piena velocità azzannano ovunque sia conveniente, non comportandosi quindi come i cani addestrati a scopo sportivo. Per chiarire l’efficacia di questi cani, i militari Usa spiegano: “Un uomo, fosse anche un giocatore grande e grosso di rugby, quando viene azzannato al tendine del ginocchio va giù senza scampo”.  I cani sono anche addestrati a obbedire al comando “uccidi”, che sono perfettamente in grado di eseguire.

Contro il rifugio di al-Baghdādī sono stati inviati otto elicotteri carichi di commando della Delta Force, assistiti da caccia dell’Air Force e da droni, tutti volanti a bassa quota per sfruttare il fattore sorpresa. Tuttavia hanno ugualmente dovuto affrontare ed annientare una fonte di fuoco ostile da parte degli uomini della scorta, ma che infine è stata annientata con il solo ferimento leggero di due uomini della Delta Force. Sapendo che la porta principale era minata, la si è evitata e si è creato un varco nel muro facendolo saltare.

Ovviamente durante il conflitto a fuoco al-Baghdādī – anche due sue mogli che erano presenti sono morte – ha avuto il tempo di fuggire nei cunicoli, portando con sé alcuni dei suoi figli con l’intento di utilizzarli come scudi o addirittura come ostaggi.  In quest’ultimo caso magari avrebbe potuto mercanteggiare con i soldati per cercare di fuggire, ma ben presto si rese conto che quelli che stavano correndo verso di lui non erano esseri umani, ma cani addestrati. E con questi non si può discutere. Il Califfo si è trovato quindi ad affrontare l’animale più disprezzato dai musulmani, il cane, l’essere impuro. E quei cani potevano sentire il suo odore che con ogni probabilità gli era stato fatto fiutare poco prima dell’azione con l’ordine di cercare. E potevano anche vedere nel tunnel in cui lui si trovava, nella luce come nel buio, e lo stesso potevano fare i gestori grazie alle telecamere a infrarossi fissate ai giubbetti antiproiettile dei cani.

Non solo, i gestori grazie a un microfono della telecamera sentivano tutto e potevano persino ordinare al cane cosa fare: fermarsi, andare avanti o altro. Tutta l’azione, durata due ore, grazie a queste telecamere è stata seguita in diretta dal presidente Trump e dal suo staff dalla Situation Room alla Casa Bianca. https://www.youtube.com/watch?v=ewYMW5EFWMk Trump difatti nella successiva conferenza stampa ha riferito che il Califfo “era un codardo, frignava e piangeva, e si è tirato dietro tre bambini che gli facessero da scudo”. Probabilmente se al-Baghdādī si fosse arreso, i cani sarebbero stati bloccati. Ma, terrorizzato o altro, ha preferito saltare in aria grazie alla cintura esplosiva che aveva, uccidendo pure i suoi figli, si è incerti se fossero due o tre. Conan, che forse era il più vicino o il più sfortunato, è stato investito dall’esplosione ma, grazie anche al giubbetto antiproiettile, fortunatamente ha riportato solo ferite leggere.

Il tunnel è crollato ma i soldati scavando hanno riportato alla luce i resti del terrorista e di due suoi figli, di circa dodici anni di età. Undici altri minori sono stati rinvenuti nel rifugio e sono stati messi in salvo; non è chiaro se fossero tutti suoi figli, o parte della famiglia allargata che lo circondava. Grazie alla sofisticata strumentazione che avevano con loro i Delta Force hanno potuto constatare al di fuori di ogni dubbio che il DNA di quel che restava di al-Baghdādī era lo stesso di quello in loro possesso. I resti del capo dell’Isis Abū Bakr al-Baghdādī sono poi stati dispersi in mare, mentre il rifugio in cui è stato ucciso è stato raso al suolo con un bombardamento aereo affinché non diventasse una mèta di pellegrinaggi.

Una curiosità: il presidente Donald Trump dando la notizia della riuscita dell’operazione aveva inizialmente detto che il nome del cane era segreto. https://www.youtube.com/watch?v=L4lrFD8NCd4 Questo perché se lo si fosse saputo si sarebbe potuto scoprire anche il nome del suo conduttore, e quindi quello dell’unità. Ma alla fine il segreto è stato svelato e sappiamo che il cane è Conan. A proposito del fatto che sia stato usato un Malinois, non bisogna pensare che la scelta sia stata fatta per una presunta superiorità di questa razza rispetto al Pastore Tedesco, perché le razze si equivalgono mediamente. I motivi del perché nello scenario mediorientale siano impiegati molti Malinois sono presto detti: sono adatti a climi caldi rispetto ai Pastori Tedeschi in quanto hanno pelo più corto, ed essendo più leggeri è più agevole trasportarli, vivi o morti che siano, perché la regola nell’esercito statunitense è quella di portare via i propri morti in quanto, siano uomini o cani, sono commilitoni.

Marco van Hoof del Hondenadvies Centrum Nederland, citato prima, ha dichiarato: “La mia passione è la mia professione. Non lo faccio per soldi, ma per rendere le persone consapevoli che un cane può fare molto per proteggerci e per individuare esplosivi e droghe, per rendere il mondo un posto più sicuro. Se riesco ad addestrare cani del genere, sono molto soddisfatto. E no, non ho ricevuto un messaggio da Trump”. Eric Sanders della PROcentrum, una società di formazione per poliziotti, non è sorpreso che l’ormai famoso cane sia stato addestrato nei Paesi Bassi e ha dichiarato:  “L’Olanda è davvero un paese per cani. Siamo molto bravi ad addestrarli e poi li forniamo all’esercito e alla polizia degli Stati Uniti, li addestriamo per ottenere questi tipi di risultati. I cani hanno sensi molto ben sviluppati che noi come esseri umani non possiamo eguagliare”.

L’Isis ha già un nuovo Califfo e quindi la situazione si suppone che non cambierà ancora per molto, con tutta la sequela di fanatismo, attentati, reazioni e morte di colpevoli e innocenti. E ci sarà ancora l’intervento di altri Cairo, Conan o come si chiameranno questi splendidi esseri che per noi sono amici dell’uomo e per altri esseri impuri.