La lontra fu sempre cacciata ovunque esistesse, con ogni cane valido, di buon fiuto, bellicoso e non refrattario all’acqua. Oltre alla passione della caccia, la si uccideva per la preziosa pelliccia nonché per mangiarla: garantiva diversi abbondanti pasti per una famiglia anche numerosa, visto che la lontra eurasiatica (Lutra lutra), coda esclusa, può arrivare anche a un metro di lunghezza e pesare mediamente 7-12 kg, eccezionalmente 17 e in un caso record, riportato da una fonte affidabile ma non verificata, più di 24. Ecco una ricetta dei tempi passati: La lontra, una volta tagliata a pezzi, va cucinata esattamente come il castoro. Quando la carne incomincia ad ammorbidirsi, mettere nella casseruola un cucchiaio di zucchero con un po’ di lardo, e a parte, con due cucchiai di farina, preparate una salsa e fatela cuocere finché abbia preso un colore nocciola scuro; aggiungete questo sugo alla lontra e lasciate cuocere quanto basta per farlo addensare. Prima di servire, versatevi sopra un poco di succo di limone. Questo piatto viene per lo più servito accompagnato da conserve di bacche di rosa o da gelatina di ribes.

Questo mustelide, della stessa famiglia di tassi, faine, donnole e così via, era inoltre considerato un animale nocivo in quanto si cibava, e si ciba, soprattutto di pesce. E non poco, in quanto ha alti tassi metabolici. Le lontre europee devono mangiare il 15% del loro peso corporeo ogni giorno (e quelle marine dal 20 al 25%, a seconda della temperatura esterna e dell’acqua). Insomma, ecco un paragone: una lontra di 10 kg mangia 1,5 kg di cibo al giorno, ossia lo stesso quantitativo di un lupo di oltre 30 kg! Naturalmente le lontre hanno tutto il diritto di predare e mangiare secondo il loro ruolo in natura, ma allora gli esseri umani la vedevano diversamente… Il problema per le lontre fu poi la religione cristiana, che vieta il venerdì di mangiare carne. E allora, visto che lontre, castori, ondatre e così via stavano un sacco di tempo in acqua, li si considerò pesce e quindi li si mangiava (anche) il venerdì da veri impuniti. Fatta la legge (religione), fatto l’inganno!

Lontra eurasiatica (foto Bernard Landgraf).

Tuttavia non bisogna credere a queste storielle, perché il prelievo di pesce da parte delle lontre era (ed è) infinitesimale se paragonato a quello umano. Nel medioevo in Inghilterra la pesca era regolamentata da decreti reali, ponendo periodi e divieti, come alla pesca a trascico dei fiumi che dava tali risultati che il pescato era così tanto da dovere essere dato in pasto ai maiali. Si pescava tutto, inclusi gli avannotti. Esistevano, nonostante i divieti, pure una moltitudine di impianti di cattura fissi. E dire che nei vari periodi le pene andarono (per esempio il furto di pesce) da tre mesi a sette anni di galera. Si può immaginare, se le pene per gli umani erano tali, come fossero considerate le lontre! Eppure, già i soli fiumi davano tanto di quel pesce che gli apprendisti che lavoravano vicino al fiume Don (in Inghilterra) nel XVIII secolo avevano una clausola nei loro contratti che vietava ai padroni di nutrirli con salmone più di tre volte alla settimana!

E ora arriviamo ai cani. La prima menzione di segugi usati per cacciare la lontra risale all’inizio del XIII secolo con la muta di re Giovanni d’Inghilterra, ma già i segugi Talbot – bianchi, buoni per tutto e forse discendenti da cani importati intorno al X secolo da Bisanzio – erano stati introdotti in Inghilterra dopo l’invasione normanna nel 1066 e quindi potrebbero essere il fondamento della razza che divenne nota come Southern Hound, insieme, successivamente, al segugio francese a pelo ruvido Chien gris de St. Louis, ai robusti Limier e al Cane di St. Hubert detto Bloodhound.

Mute di segugi da lontra furono mantenuti da una lunga stirpe di monarchi britannici dal 1300 al 1685. Edoardo I nominò un certo John “le Oterhunte” come responsabile di questi cani (e lo indica anche il soprannome). Edoardo II tenne dodici di questi cani da lontra insieme a una coppia di levrieri. tra il 1307 e il 1327. Edoardo III, primo Principe di Galles, teneva un branco di “cani da acqua” che cacciavano le lontre nei fiumi del Galles del Nord. Enrico VI nominò William Melbourne (o Milborne) addetto agli Otterhound nel 1422. Edoardo IV nominò Thomas Hardegrove titolare dell’ufficio chiamato Oterhunte nel 1461. La regina Elisabetta I fu la prima donna a possedere una muta di questi segugi. E James I mantenne un branco di cani da lontra nel 1600, con un certo John Parry come responsabile.

Caccia alla lontra, dal Livre de Chasse di Gaston Phoebus, 1378.

Una menzione letteraria di segugi usati per la lontra è nel Master of Game del 1406-13, tradotto e aggiornato da Edward de Langely, il secondo duca di York. Tuttavia si trattava di cani usati per la lontra e altro, e non dello specifico Otterhound. La prima menzione di un segugio utilizzato specificamente per cacciare la lontra invece è in The Noble Art of Venery, o Hunting  del 1575, di George Turberville, ambasciatore della regina Elisabetta in Russia. Successivamente, nel 1611, un segugio dal pelo ruvido usato per questo fu citato da Gervase Markham nel suo Country Contentments. La prima muta di segugi da lontra chiaramente indicato come tale, probabilmente di Southern Hound, era quello di Ralph Sadler dell’Hertfordshire, menzionato in The Compleat Angler (1653) di Isaac Walton in cui è descritta una caccia a questo mustelide.

Sarà bene ricordare che della muta facevano sempre parte alcuni terrier, e se la lontra entrava nella tana erano questi a penetrarvi andando a combattere col mustelide fino a farlo uscire o bloccandolo sottoterra in attesa che i cacciatori scavassero con pale e zappe. La lontra ovviamente si difendeva e per i terrier erano una lotta pericolosa, anche mortale. Lo stesso poteva accadere ai segugi perché la lontra sott’acqua poteva mordere non solo il ventre ma anche la gola o la mascella inferiore del cane, tenendogli sotto la testa tirando e grazie al peso, finendo per affogarlo. Se i segugi – com’era la norma – erano più d’uno, un altro però afferrava la lontra sollevandola e azzannandola, aiutando quindi il compagno.

Una lontra azzanna alla gola un segugio, stampa del 1875.

Prima abbiamo accennato al Southern Hound, ossia il  Segugio Meridionale, alto e pesante, con una testa quadrata e orecchie lunghe, petto profondo, latrato basso ma melodioso. Era un cane lento, ma con eccellenti capacità olfattive, impiegato per seguire le tracce a lungo, avendo grande resistenza fisica. Alcuni autori l’hanno citato come progenitore dell’Otterhound, forse mescolato con altri tipi come l’Harrier del Lancashire e il Welsh Harrier ossia del vicino Galles. Il dottor John Henry Walsh, un eminente cinologo, nel 1872 attribuì il ruvido mantello dell’Otterhound a questi Harrier, però gli Harrier che vediamo oggi hanno il pelo corto e liscio. Tuttavia, l’incrocio era  comune a quei tempi e si guardava ai risultati, non alla bellezza.

Forse Walsh intendeva invece i Welsh Hound? Ne esistevano di simili già nel medioevo e pare fossero di grande valore visto che le leggi del Galles codificate durante il regno di Hywel Dda (durato dal 942 al 948) danno un valore di addirittura 240 pence se addestrato e di 120 pence non addestrato. Cifre da prendere con le pinze e forse in uso tra i ricchi nobili, perché non crediamo che il popolino avrebbe mai speso somme simili per un cane. Un ben più utile cavallo da soma all’epoca costava 120 pence… Il Welsh Hound, alto una sessantina di cm al garrese e pesante quasi 35 kg, fu riconosciuto dall’United Kennel Club l’1 gennaio 2006.

Welsh Hound, 1958.

A quello che poi divenne l’Otterhound contribuirono diversi tipi o razze di cani, come i segugi francesi Griffon Vendeen, Griffon Nivernais, Grand Bleu de Gascogne e Chien fauve de Bretagne (che gli dettero anche peso, infatti un Otterhound può superare i 50 kg). Furono introdotti in Inghilterra all’epoca della prima mostra canina nel 1859. Da notare che il Griffon Nivernais derivava a sua volta dal Griffon de Bresse e fu incrociato con un lupo dal conte Le Couteulx de Canteleu intorno al 1860. Molte di questi incroci con lupi furono importati in Inghilterra nel 1880 e accoppiati con Otterhound. Si suppone che quando, rarissimamente, qualche Otterhound si dimostra aggressivo la cosa sia dovuta proprio a questi geni che a volte riappaiono.

Griffon Nivernais.

Nel 1869 due segugi francesi Chien fauve de Bretagne, a pelo ruvido, furono acquistati al National Dog Show di Islington, in Inghilterra, da un allevatore di Otterhound. Il pelo ruvido dei segugi francesi migliorò ulteriormente il pelo ruvido degli Otterhound inglesi, che grande impulso ebbero dalla selezione di JC Carrick.

JC Carrick con alcuni dei suoi Otterhound, 1873.

La famosa muta Dumfriesshire Otter Hunting (DOH) fu creata nel 1889 da appassionati come DJ Bell-Irving, Wilson Davidson, i signori Lenny e Dickson e da alcuni militari come il maggiore McKie, il capitano Irving e  il colonnello F. Joynson. Anzi, quest’ultimo nel 1897 importò dalla Francia Vendeen Frivole, una femmina di Grand Griffon, che vendette poi a Edwin Brough il quale l’accoppiò con Baxter, un Bloodhound di razza pura. La prole risultante includeva un maschio nero focato dal pelo ruvido chiamato Boatman, che fu impiegato sul campo nella caccia alla lontra da F. Rayne. Diverse linee di Otterhound hanno come progenitore questo esemplare. Comunque di tanto in tanto questi cani erano stati accoppiati con altri Bloodhound.

Boatman, 1900.

Che succedeva intanto alla lontra in Gran Bretagna (e così in Europa) e all’ambiente? Grossi guai, perché nel XIX secolo era arrivata la rivoluzione industriale ossia un processo di evoluzione economica e di industrializzazione della società che da agricolo-artigianale-commerciale si trasformò in un sistema industriale moderno, caratterizzato dall’uso diffuso di macchine e dall’utilizzo di nuove fonti energetiche. Arrivando al punto, ciò causò il fenomeno delle enclosures, per cui molta terra demaniale prima lasciata al libero pascolo venne privatizzata e recintata. Ergo, i contadini più poveri persero il diritto di pastorizia e furono costretti ad andare a lavorare come operai nelle fabbriche di moltissimi tipi spuntate come funghi, che funzionavano con i motori a vapore (a carbone, quindi inquinamento che finiva nei corsi d’acqua) o elettrici (quindi con centrali e dighe che non permettevano più ai pesci di risalire i fiumi – per esempio i salmoni – e riprodursi). Se uniamo l’inquinamento dell’acqua (la lontra ne risente) alla diminuzione del pesce (alimento della lontra) e alla caccia, ecco creato il guaio. (segue nella seconda parte)

Tipico atteggiamento dell’Otterhound: una volta fiutata la lontra si sedevano e ululavano.