La Polizia reale canadese a cavallo – in francese Gendarmerie royale du Canada e in inglese Royal Canadian Mounted Police – è meglio conosciuta come Giubbe Rosse (e meno come Mounties), anche grazie a tanti film e telefilm. Fu istituita nel 1873 con lo scopo di presidiare l’immensa regione delle grandi praterie nell’ovest del Canada, all’epoca dominion dell’Impero britannico, e di mantenere l’ordine e il rispetto delle leggi britanniche, se possibile usando il buon senso e le buone maniere, ma con fermezza e convinzione. Da sempre molto stimata dalla popolazione, attualmente è un corpo di polizia federale con giurisdizione su tutto il Canada. Il primo nome ufficiale assegnato alle Giubbe rosse, composte da poco più di trecento unità, fu North-West Mounted Police. Oggi sono oltre 30.000 e operano con automezzi, aerei e navi proprie.

Ebbero un ruolo fondamentale per la colonizzazione dell’ovest canadese, assicurando anche servizi essenziali come l’amministrazione diretta della giustizia per i reati minori e infine pure il servizio postale. Operando da soli in zone selvagge e pericolose, le Giubbe Rosse potevano avvalersi di propri cani personali che li accompagnavano e che si rivelavano concretamente utili. Si cita che i primi cani poliziotto risalgano al 1935, quando fu costituita la prima Sezione Cani Poliziotti con tre Pastori Tedeschi, razza tuttora largamente impiegata. Tuttavia l’utilizzo ufficiale di cani del corpo è antecedente visto che in inverno dovevano spostarsi con slitte trainate da cani. Inoltre quando le Giubbe rosse furono incaricate del servizio postale, quindi con slitte, queste erano appunto trainate da cani ma ne servirono molti più del consueto. Nei periodi senza neve la posta veniva trasportata con carri trainati da muli o con cani aventi delle sacche appese alla groppa.

Pincher Creek, Alberta, Canada, 1895.
Giubbe rosse in posa con tre cani, di cui due molossoidi.

Il 16 agosto 1896 fu trovato l’oro lungo il fiume Klondike, nel territorio dello Yukon, nel Canada nord-occidentale. Fu così che iniziò la corsa all’oro, e in effetti alla fine ne furono trovate quasi 400 tonnellate. Una marea di speranzosi arrivò in quelle terre ostili, e per capire quanti basti pensare che il villaggio di Dawson, simbolo della corsa all’oro, contava solo un paio di edifici ma due anni dopo era arrivato a 30.000 abitanti, il maggior insediamento di tutto il Canada nord-occidentale. A Dawson erano molto frequenti gli incendi, le carestie e le attività criminali, perciò furono inviati 19 agenti delle Giubbe rosse (saliti a 96 nel 1897 e l’anno dopo a ben 285), sotto il comando di Sam Steele (in seguito sir), noto per la sua linea dura con le migliaia di cercatori indisciplinati e indipendenti, molti dei quali statunitensi. Per aiutare a controllare la situazione, stabilì la regola che a nessuno sarebbe stato permesso di entrare nello Yukon senza una tonnellata di merci per mantenersi. Molti cercatori d’oro, di cui tanti morirono nell’impresa, infatti non avevano alcuna esperienza né idea dei rischi da affrontare, e senza cibo e attrezzature sarebbero morti dopo poche decine di chilometri.

Vista la mole degli arrivi e le relative richieste, nello Yukon in quel periodo tutto divenne incredibilmente caro. Nell’inverno del 1897 addirittura il sale valeva il suo peso in oro, mentre 450 grammi di chiodi, basilari per i lavori di costruzione, costavano 28 dollari (pari a 784 dollari odierni); una lattina di burro costava 5 dollari (140 di oggi); un uovo costava 3 dollari (84 di oggi) e una mela un dollaro (28 di oggi). I cercatori d’oro, oltre che di eventuale cacciagione, si nutrivano soprattutto di fagioli, pancetta e farina: bastava avere la precauzione di grattare via la muffa che copriva regolarmente la pancetta e setacciare la farina prima di cucinarla al fine di togliervi i vermi che vi pullulavano.

Il viaggio partiva da Seattle attraverso il Pacifico settentrionale fino alla costa dell’Alaska ai porti di Dyea e Skagway. Da St. Michael, al delta del fiume Yukon, una barca fluviale poteva quindi portare i cercatori lungo il fiume fino a Dawson. Il biglietto di questo percorso, lungo 4.700 miglia (7.600 km) durante l’inverno 1897-1898 costava 1.000 dollari (27.000 dollari di oggi). Se invece si affrontava il viaggio via terra, anche i cavalli di scarsa qualità costavano fino a 700 dollari (19.000 dollari odierni) o se affittati 40 dollari al giorno (1.100 di oggi). Per entrare in Canada si utilizzavano vari passi, dove le Giubbe rosse pesavano e controllavano i viveri e l’attrezzatura di ogni cercatore d’oro. Per esempio, per valicare il White Pass lo spostamento di rifornimenti e attrezzature doveva essere effettuato in più fasi, con pacchi da 29 kg trasportati sulla schiena o trainati a mano su una slitta. Insomma, circa 30 volte su e giù, andata e ritorno. Ci voleva un giorno per salire fino ai 300 metri del White Pass, sempre col rischio delle valanghe, che uccidevano anche decine di persone. Nessun animale da soma riusciva a inerpicarsi.

Si supera il passo, trenta volte su e giù, anche a -50°.

Una volta entrati in Canada bisognava acquistare slitte e i fondamentali cani da traino eschimesi, però divenuti quasi introvabili. A Dawson erano troppo costosi e non si riproducevano abbastanza velocemente per soddisfare la domanda, quindi i cani venivano spesso importati dall’estremo sud del Canada e dagli Stati Uniti, sovente assolutamente inadatti, come i San Bernardo – ritenuti però troppo deboli, poco resistenti e più costosi da nutrire –, Setter, Spaniel e Collie e i cani da caccia addirittura a pelo corto. Il commissario delle Giubbe rosse Charles Costantin, predecessore di Steele, diceva che i cani dovrebbero pesare da 80 a 100 libbre (N.d.R. da 18 a 45 kg) e avere un pelo ruvido e fitto per resistere al freddo. I cani a pelo fine erano inutili. Il prezzo medio per un cane addestrato decente era compreso tra 75 e 100 dollari, ma un capomuta poteva arrivare a 300. Una squadra di quattro cani poteva costare fino a 600 dollari. A Dawson nel 1898 circa 4.000  cani erano impiegati regolarmente da trasportatori e cercatori e nel giro di tre o quattro anni questo numero era raddoppiato

Yukon, cercatore d’oro con cani del tutto inadatti.

In Klondike c’era una grande richiesta di notizie e contatti con il mondo esterno e si diceva che nessuna notizia fosse troppo vecchia per essere letta. Basti pensare che nel giugno 1898 un cercatore d’oro acquistò un’edizione del Seattle Post-Intelligencer a un’asta e addebitò agli spettatori un dollaro ciascuno per farlo leggere ad alta voce in una delle sale di Dawson.  Il servizio di posta era caotico e le distanze enormi. Dawson inizialmente non aveva neppure un ufficio postale e quindi si faceva affidamento su due negozi e un saloon come punti di consegna. Ovviamente non c’erano postini e quindi ci si doveva recare di persona al punto di consegna. In una sola spedizione potevano arrivare fino a 5.700 lettere, con i destinatari in fila fuori dall’ufficio per tre giorni. Per questo motivo le Giubbe rosse furono incaricate nel 1897 di gestire il servizio, anche se non ne erano all’altezza, tanto che nel 1899 personale postale addestrato si occupò della consegna della posta, che però era portata lì dalle Giubbe rosse da Skagway a Dawson, un percorso di mille chilometri. Necessitavano quindi cani, e tanti. Dove procurarseli? Nel Labrador. Qui dobbiamo fare un approfondimento.

I cani del Labrador, e in particolare dell’Isola di Terranova avrebbero dovuto operare in condizioni più ostili, circa a 1.000 km più a nord, tuttavia il Newfoundland (ossia il Terranova) veniva già usato nello Yukon e se la cavava dignitosamente. Ne esistevano genericamente due tipi, il piccolo Newfoundland (ossia il S. John Water Dog, poi Labrador Retriever) e il grande Newfoundland. Naturalmente non erano affatto separati, visto che erano liberi e si accoppiavano tra loro. Entrambi derivavano, e derivano, dai cani importati dai portoghesi in Canada. Ricordiamo che prima sull’Isola di Terranova esistevano i lupi, ma non i cani. Le varie spedizioni scientifiche dell’epoca e pure seguenti appurarono che la tribù locale, i beothuk, non ne aveva.

Già dal 1501 i portoghesi iniziarono l’esplorazione di Terranova e Labrador (che prende il nome dall’esploratore marinaio João Fernandes Lavrador) e nel 1521 furono creati avamposti per la pesca a Terranova e Nova Scotia. Tutto questo comportava l’invio di uomini sia civili sia militari, materiali, mezzi, bestiame. E cani: per il mare, quello che oggi è il Cão de Água Português, e per la protezione del bestiame i progenitori del Cão da Serra da Estrela, del Rafeiro do Alentejo e del Cão de Castro Laboreiro (tanto simile ai Labrador Retriever di decenni fa, selezionato come razza dagli inglesi partendo dagli esemplari importati dal Labrador). Dagli accoppiamenti tra questi tipi di cani portoghesi nacquero il grande e il piccolo Newfoundland, fino a decenni fa ben più atletici di quelli odierni, di cui il grande (di norma sui 50 kg e non più) con un carattere forte anche se affidabile, tanto da essere impiegato pure nella guardia. Comunque, la supposizione che sull’Isola di Terranova esistessero solo St. John’s Water Dog e Newfoundland è errata.

Il St. John’s Water Dog di certo non era quello che si potrebbe definire un bel cane: di media taglia, rustico, anche sgraziato, ma forte, affidabile, resistente e utilissimo. Il pelo era corto, medio o lungo, quasi sempre nero e a volte marrone, con caratteristiche macchie bianche sul petto, muso e piedi. Come il Terranova, già nel XVII secolo veniva descritto quale accompagnatore (nonché occasionalmente salvatore) dei pescatori, grande nuotatore utilissimo nel recuperare la selvaggina caduta in acqua e persino i pesci feriti sfuggiti all’amo. Entrambi venivano usati per tirare slitte cariche di rifornimenti, inclusa legna, in zone selvagge e boscose e in particolare dall’entroterra verso la costa. Quelli che non funzionavano venivano mangiati, mentre i prosciutti di cane alle erbe aromatiche erano sempre molto richiesti e appetiti.

St. John’s Water Dog a pelo medio.

Entrambi i tipi erano soggetti a una dura selezione, difatti il pescato veniva portato e lavorato in apposite postazioni sopraelevate sulla riva. Tutti gli scarti, teste, code e frattaglie, finivano in un foro nel pavimento e cadevano sotto dov’erano in attesa i cani della zona, e si può intuire anche la selezione fra esemplari perché è noto che in questi casi chi mangia meglio e di più sono gli esemplari forti e aggressivi. In inverno, causa ghiaccio, non era possibile pescare in mare e quindi buona parte della popolazione umana di Terranova si trasferiva sul continente, abbandonando i cani i quali si riunivano in branchi numerosi e cacciavano volpi, castori, foche, leoni marini e altro. Persino i lupi li evitavano. In primavera gli abitanti trovavano ad attenderli i cani sopravvissuti. Quando il governo decise di importare le pecore a Terranova, i cani le predarono così massicciamente che fu fatta una campagna di sterminio degli esemplari non legati e incustoditi.

Il St. John’s Water Dog nel 1895 risentì dell’esportazione di molti esemplari in Inghilterra (già iniziata almeno da un secolo), gravata però da una rigorosa quarantena di ben sei mesi su tutti gli animali importati, in particolare i cani, come misura di protezione dalla rabbia. Molti esemplari morivano in questa fase. La razza andò così diminuendo drammaticamente, finché non ne rimasero che due, vecchi ed entrambi maschi. Morirono nel 1981. Da notare che, nonostante tutte queste misure, l’allevamento delle pecore non ebbe il successo sperato.

St. John’s Water Dog a pelo corto.

Tornando alle Giubbe rosse, si capirà perché furono scelti i cani del Labrador (Terranova ne fa parte). L’idea venne a  Frederick White, del quartier generale di Ottawa: Perché non comprare i duri e neri cani Labrador? Sono abituati al freddo e possono trainare una slitta. White chiese l’aiuto di un agente del Dipartimento della marina e della pesca del Quebec, Ignace Hébert Jr, il quale conosceva bene la costa del Labrador. Hébert, per la somma di 2 dollari al giorno più alloggio e spese, accettò di acquistare un gran numero di cani Labrador e di accompagnarli nel loro lungo viaggio verso lo Yukon.

Labrador Retriever dell’Allevamento Di Casa Paraporti.

Hébert, dopo diversi tentativi falliti di noleggiare una goletta, ci riuscì con la Maggie H, una nave precedentemente usata per il contrabbando. Salpò l’1 settembre 1898 e non fece altro che approdare in vari porti dove acquistava cani, che pagava subito in contanti. Dopo sette settimane partì per il  Quebec con 142 esemplari, di cui molti però subirono il mal di mare. Poi si presentò la diarrea. Non solo, 8 finirono in mare e perirono durante una forte tempesta. Dopo una settimana di sosta in Quebec, i cani furono stipati su due vagoni della Canadian Pacific Railway che li portarono ad Ottawa. I cani furono ispezionati da Frederick White e da ministri del governo, che affermarono di essere molto soddisfatti di queste nuove acquisizioni di cani. Poi il treno ripartì e arrivò a Vancouver il 13 novembre, dove i cani furono esaminati dal chirurgo veterinario John F. Burnett il quale li giudicò sporchi, ma in discreta salute. Furono ospitati in un magazzino per quattro giorni prima di intraprendere l’ultima parte del viaggio verso lo Yukon, a bordo del battello a vapore SS Cutch.

Si deve considerare le escursoni climatiche a cui furono sottoposti i cani. Quando partirono a settembre, il clima a Terranova era di circa 6°C. I cani in inverno a Terranova affrontavano temperature da -13° a -30°C. Quando arrivarono a Vancouver la temperatura  era di circa 5-9°C, praticamente la stessa di Terranova alla partenza. Ma i cani erano nella stiva della nave, calda, e soprattutto erano stipati. La SS Cutch uscì dal porto di Vancouver il 17 novembre facendo rotta verso Skagway, in Alaska. Una cosa insospettisce e fa pensare che il  veterinario John F. Burnett non fosse un granché professionalmente oppure che sulla nave ci fosse trascuratezza, anche da parte delle Giubbe rosse di scorta. Una parte dei cani cominciò a mostrare segni di malattia, con respirazione difficoltosa, affannata, difficile e congestionata: edema polmonare. Poi chissà come alcuni cani mangiarono veleno per topi. Insomma, in tutto durante il viaggio sulla SS Cutch – durato sei settimane –  ne morirono altri 16.

La SS Cutch all’arrivo a  Skagway, novembre 1898.

Quando finalmente i cani sbarcarono, erano frenetici. Raccontò nel suo libro di memorie del 1958, I Was a Mountie: of ice, il commissario Costantine: Dovevamo prendere due cani ciascuno legato con una catena e portarli al padiglione costruito in città. Il molo era coperto di ghiaccio a Skagway, i cani tiravano e noi scorrevamo lungo il molo come se stessimo facendo sci d’acqua. Aggrappati disperatamente al corrimano, eravamo tutti impigliati nelle catene che tenevano i cani. Scivolando giù dal molo, tutti ci ritrovammo affondati in diversi metri di neve, sembrava che una valanga avesse spazzato via un branco di cani rabbiosi, seppellendo metà degli agenti. E per aggiungere al danno la beffa, una giovane donna dell’Esercito della Salvezza di passaggio ci pregò, in nome di Dio, di non bestemmiare! Diversi cani fuggirono nella mischia e non furono più trovati.

Non furono pochi quelli che ebbero dubbi che quei cani dagli ampi piedi palmati avrebbero avuto problemi in un territorio coperto da metri di neve e con temperature che arrivavano anche a -50°C. In quelle condizioni la neve si sarebbe incastrata e poi congelata fra le dita, impedendogli di camminare. A Terranova infatti di norma non nevica molto.

I Labrador Retriever oggi solitamente non hanno i piedi palmati – e infatti lo standard non lo prevede – ma i Terranova sì e probabilmente li avevano anche i  St. John’s Water Dog (che come già scritto potevano accoppiarsi liberamente con i Terranova). Si badi bene, non ci riferiamo alla pelle che unisce le dita dei piedi – che deve essere un po’ lassa altrimenti il cane non potrebbe divaricarle durante il moto – ma alla membrana che, nelle razze che effettivamente l’hanno, parte circa da metà dito. I cani eschimesi, selezionati in quelle condizioni, invece avevano e hanno appunto piedi compatti, adatti a quelle condizioni naturali. Nel lupo addirittura la temperatura dei piedi è regolata in modo indipendente rispetto al resto del corpo, per poterli mantenere appena al di sopra del punto di congelamento.

La situazione per i cani fatti arrivare da Terranova peggiorava. Si presero la polmonite. Scrisse il veterinario  Burnett: Dal nostro arrivo abbiamo perso 40 cani, la congestione polmonare ed epatica li prende come pecore, il clima è favorevole a queste due malattie, cioè una combinazione di freddo e pioggia. Sperando che un clima e un’altitudine più asciutti potessero essere utili alla loro salute, Burnett li inviò al campo di Bennett. Ma sottoponendoli a un estenuante viaggio di 60 chilometri attraverso un terreno montuoso, tanto che 17 morirono nel tragitto. A dicembre in un rapporto ufficiale il veterinario scrisse: I cani continuano a morire, più di cento sono andati perduti. Nel gennaio 1899 erano rimasti solo 21 dei 142 cani originali, che furono impiegati dalle Giubbe rosse (all’occorrenza con speciali scarpette per ovviare al problema dei piedi descritto prima) e svolsero dignitosamente il loro lavoro, in mute miste.

Ogni slitta trasportava circa 250-350 chili di posta in pacchi da 25 kg, quindi circa 50 kg a cane, a cui si aggiungeva il peso del cibo (un kg di salmone secco a cane ogni giorno) e l’attrezzatura. Si potevano aggiungere ulteriori cani, non attaccati alla slitta, che portavano sacche da 25 kg. Nel 1898 la posta arrivava e partiva da  Dawson due o tre volte al mese, con un costo di tutto il servizio postale dello Yukon di 79.000 dollari ogni quindici giorni. Il servizio era garantito da 22 uomini (musher) e 125 cani.

I Labrador vengono tuttora usati dalle Giubbe rosse, ma per la ricerca di esplosivi, droga e altro, compito a loro più congeniale.

Yukon, si notano nella muta almeno due cani del Labrador.

Dawson, 1899, Giubba Rossa con slitta e cani.