Sono molte le aziende che producono e vendono cucce per cani, tuttavia non sono molte quelle che hanno conoscenza delle caratteristiche che dovrebbero avere e della loro origine, ossia le tane degli animali selvatici. Già, perchè le cucce sono tane artificiali. Se ne vedono di tutti i tipi e colori, e a volte di assurde, con tanto di colonnati, finestre agghindate, colori vivaci, verande e ingressi enormi piazzati al centro e non ai lati. Pensate che Alice Williams, direttrice creativa di Hecate Verona, azienda che produce cucce del costo anche di 200.000 euro (avete letto bene, duecentomila euro!), ha spiegato che tutto è nato dalla considerazione del perchè una cuccia non dovrebbe essere elegante come la casa del padrone (ovviamente non parliamo di un operaio ma di qualcuno ricco da fare schifo…). Perché non dovrebbe disegnarla un architetto? Perché anche la cuccia non dovrebbe avere finestre, porte e bassorilievi? Dopotutto – dicono la Williams e i titolari della Hecate Verona – il cane è un membro della famiglia e allora ha diritto agli stessi lussi del resto della famiglia (purché ricca). Ed ecco create queste cucce, con parquet in legno, impianto audio (ma il cane lo accenderà da solo o dovrà subirlo costantemente nonostante il suo udito così sviluppato?), Internet, colonne e balconcini in marmo (quindi niente legno da sgranocchiare per passare il tempo come spesso fanno i cani), illuminazione interna ed esterna (perchè, secondo loro, il cane per vedere anche di notte necessità dell’illuminazione), sistemi automatici di distribuzione di cibo e acqua (e dov’è la toilette?) e naturalmente televisione, magari per vedersi il Commissario Rex o Rintintin.

Ovviamente queste cucce vengono costruite da artigiani esperti in yacht di lusso, che creano prodotti di qualità elevata (ma per altri si tratta solo di burinate spocchiose, come i rubinetti e le maniglie in oro e la carta igienica griffata) perchè dopotutto è bene differenziarsi dal volgo… Tale è stato lo scrupolo della ditta, che nello studio del progetto sono stati coinvolti veterinari (e ti pareva non ci fossero pure loro) ed esperti comportamentisti (idem) i quali, si suppone in cambio di pingui e lucrose parcelle, hanno svolto esperimenti che hanno invariabilmente verificato che gli spazi e gli accorgimenti andassero realmente incontro ai bisogni degli animali. Dobbiamo suppore che questi cani abbiano dato parere positivo, immaginiamo anche per iscritto, una volta interpellati in merito dagli umani. Tutto questo, appunto, arriva a 200.000 euro a cuccia, ma non bisogna stupirsi. Il cosiddetto mondo del pet fa incassi mostruosi nel mondo, e i primi a saperlo e a gongolare sono i produttori di cibo per cani (e gatti), quasi tutti con marchi “migliori del mondo”. O così dicono. Spesso però i cani non ne sono entusiasti.  Pensandoci, se voi foste un cane apprezzereste molte delle cucce in vendita? Pensiamo di no. Vediamo perchè.

I cani vedono i colori non come noi, ma sotto forma di una ristretta gamma poco definita. Tuttavia notano le differenze e penseranno che pure gli altri animali vedano così. Orbene, il cane è un lupo addomesticato e pure modificato, ma sempre Canis lupus è, pur nella variante familiaris. Molti comportamenti canini sono lupini, ossia del progenitore selvatico, come nascondere l’osso per riprenderlo in seguito quando avrà fame, o ululare sentendo suoni strani come le sirene e così via. Se è spaventato va a nascondersi in un angolo o sotto un mobile o un cespuglio, perchè lo considererà un rifugio. Un rifugio come la tana in cui magari è nato – vi sono cani anche oggi che scavano tane sottoterra, in particolare per partorire – e in cui ancora oggi nascono i lupi. Non solo loro, ma tutti i canidi selvatici (volpi, licaoni, cuon, sciacalli, ecc.) e altri animali (orsi, iene, ecc.) nascono in tane. Tane scavate nella terra, in punti dove ci sono vegetazione o ripari. Insomma, dissimulate.

Perchè? Per via dei predatori, che anche i lupi hanno quasi ovunque. E se non ci sono i predatori animali, c’è sempre il pericoloso uomo, per cui meglio nascondersi. Non bisogna pensare che i lupi o altri canidi selvatici vivano sempre in branco poichè, per esempio, i lupi in dispersione che si incontrano e formano una coppia sono due. Se la femmina è nella tana con i cuccioli, il maschio magari sarà a caccia e quindi la femmina sarà sola ad accudire e proteggere i cuccioli indifesi. Senza contare che alcune specie di canidi selvatici di norma vivono in coppia e non in branco, come gli sciacalli. Detto questo, se voi foste uno di questi animali vorreste una tana difficile da individuare oppure una ben visibile e che attiri l’attenzione del nemico? Ovviamente la prima.

Va bene che la tana potrebbe essere comunque individuata per via dell’odore, ma ricordate che i grandi felini, che poi sono i predatori ancestrali dei canidi, hanno al loro confronto un olfatto ben inferiore. Certo, possono fiutare, ma non con la stessa acutezza e non da grande distanza come invece potrebbe fare, chessò, un orso, che mediamente ha un olfatto almeno quattro volte superiore a quello del migliore cane segugio del pianeta. E infatti gli orsi quando possono uccidono i cuccioli di lupo nelle tane, scavando.

Quindi, se presenterete una cuccia dai bei colori vivaci e ben appariscenti al vostro cane (fosse pure “da divano” e di una razza modificata all’eccesso dall’uomo) forse qualcosa dentro di lui – risalente a decine di migliaia di anni prima, quando il lupo fu addomesticato divenendo cane, ma sempre presente in qualche angolo remoto del cervello – gli farà squillare un campanello d’allarme nella testa: non va, troppo visibile, troppo pericoloso. Pensate di no e che il vostro cane sia diverso? Non contateci, l’istinto è antichissimo ed è dato dalla selezione naturale, che è la più forte. Inoltre il vostro cane non sa parlare e voi non lo capite appieno. Pertanto, meglio una cuccia dai colori smorti, e magari posta in un punto defilato e protetto.

Qualcuno potrà pensare che il lupo, il progenitore del cane, non abbia predatori, ma in realtà non è così. Se in una zona, che si tratti dell’India o della Russia, arriva una tigre, i lupi vengono sterminati oppure se ne vanno. Il puma in America preda i lupi isolati (venendo a sua volta predato però dal branco) e lo stesso fa il leopardo. Anche la lince, di norma i grandi maschi, in determinate aree (mentre in altre no) preda i cuccioli di lupo e occasionalmente pure le femmine adulte in tana, se deboli per gli stenti e non in piena forma fisica.

Bielorussia, una lince si avvicina a una tana di lupi (fototrappola, Vadim Sidorovich).

In Bielorussia, dove le linci maschi sono particolarmente grandi arrivando anche a 40 kg, le cucciolate di lupo (se isolate dal branco), anche fino a esemplari di un anno e quindi già grandi, vengono in buona parte sterminate da questi felini. Ecco qualche dato: otto cuccioli di 2-11 mesi e due lupe gravide uccise dalle linci nel 1997-2015 nella Foresta di Naliboki e nella Foresta di Paazierre; un altra lupa in stato di gravidanza uccisa da una lince nella Foresta di Naliboki, maggio 2017; almeno due cuccioli di un mese uccisi dalle linci nella Foresta di Naliboki, aprile-maggio 2016 e 2017; un cucciolo di 2-3 mesi e la loro piccola madre uccisi dalla lince nella Foresta di Naliboki, giugno-luglio 2016; un lupo maschio adulto ferito dopo un combattimento con una lince maschio nella Foresta di Naliboki, aprile 2017 (Sidorovich e Rotenko, 2018). Come conseguenza lì  i lupi hanno cessato di partorire in tane nel bosco e scelgono punti quasi all’aperto per scavare le tane. Nelle zone all’aperto, per timore dei branchi di lupi, solitamente le linci si tengono a non più di una cinquantina di metri dal bosco, in quanto se attaccate si rifugiano sugli alberi.

Ecco perché i lupi cercano di nascondere il più possibile le loro tane. Si suppone quindi che anche le cagne domestiche, senza ormai sapere perchè, istintivamente possano non gradire ciò che è troppo evidente e quindi individuabile.

Bielorussia, cucciolo di lupo di circa cinque mesi ucciso da una lince (Vadim Sidorovich).

Le cucce prodotte da molte aziende hanno accessi enormi, del tutto ancronistici in quanto fanno entrare vento, pioggia, neve e anche sole. Invece basta siano di grandezza sufficiente a permettere il passaggio del cane. Tra l’altro anche questo ha un riscontro per le tane dei canidi selvatici, che sovente utilizzano quelle di altri animali più piccoli come volpi e tassi, allargandole all’interno. Ma l’accesso è sempre il minimo indispensabile, anche per ragioni, diremmo, di sicurezza. Una lupa dentro una tana potrà indubbiamente difendere meglio un accesso piccolo, piuttosto che uno grande. Vale anche per la volpe, sciacallo o coyote.

Fotografia dell’interno di una tana di lupi: grande, ma con entrata piccola.

Non solo, le tane – che siano scavate da canidi o da marmotte, tassi, orsi, conigli, facoceri o altro – non sono semplici buchi, perchè vengono scavate magari vicino all’acqua ma in modo che siano asciutte: non troppo profonde se la falda è vicina, su pendii da cui la pioggia scivola via, oppure il cunicolo scende ma poi risale (in modo da creare l’effetto sifone come nel water di casa) o ha angoli retti più bassi in modo che la pioggia violenta entrando (se non viene già assorbita dalla terra del cunicolo iniziale) prosegua il percorso finendo drenata altrove e così via. La natura è la migliore maestra, perchè chi non ha l’istinto giusto non sopravvive e non si perpetua, in linea con la selezione naturale. Anche scavare una tana giusta rientra nelle possibilità di sopravvivenza. Che, a dire il vero, non pare essere tenuta troppo da conto da alcuni fantasioni costruttori di cucce, forse ignoranti di come vadano le cose nella realtà. Notate l’angusta cuccia da interrare della fotografia, imita quella naturale ma è posta in piano. In caso di acquazzone le “tendine antivento e antizanzare” di cui forse è dotata  – e che comunque i cani strappano e possono masticare, e non sappiamo di cosa siano fatte o quali danni possano causare se ingerite  – non servirebbero a nulla e l’acqua inonderebbe la cuccia sotterranea. Ergo, il cane dovrebbe uscirne precipitosamente (altro che riparo!) o affogare miseramente. Forse è stata pensata per i pescicani, più che per i cani…

Una cuccia che prende spunto dal concetto di tana è la Dog Cave prodotta negli Stati Uniti, che però a nostro parere è persino eccessiva. Non solo costa da 1.000 dollari in su (più il trasporto che negli Usa è pari a circa il doppio) ma è enorme, in legno, telo impermeabile e uno speciale cemento, e pesa oltre 150 kg. L’azienda assicura che il cane all’interno si sente a suo agio, e ne siamo sicuri, però per pulirla bisogna strisciare dentro, se si è smilzi e non giganti (così specifica la casa produttrice). Forse pensare a un coperchio dello stesso materiale non sarebbe male, visto che la cuccia resiste tranquillamente anche a un peso di un paio di quintali.

La Dog Cave.

Una tana può avere alcuni cunicoli, se scavata precedentemente da un tasso o volpe, ma questi durante l’allargamento e lo scavo da parte della lupa vengono chiusi involontariamente o no dalla terra smossa. Non ci sono le spesso numerose finestre aperte, con finti balconcini e tendine rosa delle cucce più fantasiose, che certo i cani odieranno per via degli spifferi, della pioggia battente o della neve turbinante che vi entra appena il tempo si mette al peggio. E poi, l’accesso al centro della cuccia! Non va, dev’essere laterale in modo da creare una zona defilata in cui il cane possa sentirsi sicuro, come in una…tana.

La cuccia coibentata però è una buona cosa, perché i cani soffrono il caldo più di noi, solitamente. Certo, esistono razze che tremano di freddo quasi a prescindere ma, diciamolo, sono così perchè gli allevatori li hanno voluti selezionare in quel modo, e vale lo stesso per chi quegli esemplari li compra. E questi stanno in casa, mica fuori. Anche per quanto riguarda il freddo sono valide, e chi ha cani in campagna con tanto di letamaio sa che i nostri amici, in caso ci sia gelo, proprio sopra i letamai vanno a dormire, perchè per via della fermentazione e decomposizione producono calore. Al contrario, se c’è caldo il cane scava il terreno e si sdraia sulla terra fresca.

A proposito del freddo, il veterinario Ernie Ward nel 2018 negli Stati Uniti volle provare l’esperienza passando la notte in una cuccia ed ebbe una terribile prova di quel che accade (ma stare una notte in un’automobile a motore spento in inverno è ancora peggio, esperienza di chi scrive). Dopo poco, calato il buio, la temperatura dentro la cuccia calò a  -5° C, ma nelle due ore successive salì leggermente a -4° grazie al calore del corpo del veterinario, protetto da abiti pesanti e imbottiti e giacca a vento. L’interno della cuccia intanto si era congelato, con tanto di cristalli di ghiaccio. Nella successiva ora e mezza però si arrivò a -6° e Ward aveva quasi perso la sensibilità alle gambe, si sentiva esausto e la sua temperatura corporea era scesa a 33° quando quella umana è di 37°. Situazione pericolosa. Il veterinario aveva affrontato la prova con rigida volontà e difatti quando uscì da lì era rigido quasi come un baccalà nel freezer.

La convinzione di questo veterinario è che per capire quando il freddo è insopportabile anche per i cani, basta un semplice controllo: se fa troppo freddo per un umano, fa troppo freddo anche per un quattro zampe. Questa affermazione tuttavia fa sorridere, perchè si dovrebbe spaziare un po’ più con l’intelletto. Nessuno vuole tenere i cani al gelo per crudeltà, ma di fatto molti vivono e operano all’aperto in zone dove la temperatura scende anche di decine di gradi sottozero, abbiano una cuccia o no. Anzi, tanti non l’hanno. Muoiono forse congelati in inverno i cani sull’Appennino, sulle Alpi, in Mongolia, Transilvania, Canada, Alaska, Tibet e così via? No. Se è per questo, anche i pastori in certe zone, come la Francia, un  tempo  dormivano dentro una sorta di “cuccia per umani” non riscaldata e passavano la notte protetti da pellicce e coperte. Morivano congelati i pastori? No. Certamente era dura, ma lo facevano da tempo immemorabile.

1919, Beauce, Francia.

Il pur lodevole studio del  veterinario Ernie Ward è, nel bene o nel male, in linea col comune pensare di oggi, che dimentica o non sa che nel passato la gente faceva, purtroppo, vita grama e se una cosa la affrontava e superava il cane, lo stesso facevano le persone insieme a loro. Solo che i cani stavano all’aperto, perchè dovevano svolgere una funzione e per il fatto che i cani rustici sono protetti dalla pelliccia e le difese del loro organismo sono quasi le stesse del loro progenitore lupo, adattissimo a resistere al freddo. Tra l’altro, in Transilvania – di norma ben più fredda della Francia – i pastori transumanti di notte dormono ancora in casse di legno non riscaldate.

Mărtănuș, Transilvania, Romania.

Secondo  Ernie Ward un cane può stare al sicuro anche all’esterno, in base alle sue dimensioni, alla razza e al tipo di pelo, fino a questi limiti: 15° C sono sopportabili da tutte le razze, 4° diverrebbero rischiosi per i cani di piccola e media taglia, mentre 1° sarebbe il punto critico per i cani di tutte le dimensioni e razza. Un cane di piccola taglia, invece, sarebbe a rischio di morte a -6° e lo stesso vale per ogni tipo di cane quando la temperatura scende a -12°. A parere di Ward la teoria secondo la quale la pelliccia tiene al caldo i cani è solo un mito (!). Ovviamente non la pensiamo affatto come lui, e crediamo siano dello stesso parere gli eschimesi o i mongoli… Basti pensare che l’estinta razza del Perro Polar Argentino grazie alla foltissima pelliccia e a uno strato di grasso sottocutaneo di circa due centimetri di spessore era in grado di resistere a temperature anche di -70° C, e se necessario anche di più. Il 21 luglio del 1983, durante una visita degli argentini alla base russa antartica Vostok, i cani della slitta furono lasciati all’aperto. La temperatura scese a -89,2° C  –  la più bassa mai registrata sul nostro pianeta (anche se nella stessa zona sarebbe stata raggiunta una temperatura non confermata -96° C  nel 1997) –  ma i cani superarono la prova senza evidenti problemi. Riferito questo per dovere di cronaca, se possiamo tenere i cani a casa con noi è molto meglio, e non solo per via del caldo o freddo.

Esistono cucce addirittura dotate di aria condizionata, ma francamente non sappiamo se sia una buona idea, dipende dai punti di vista. Più sovente invece sono riscaldate da una piastra elettrica dal bassissimo consumo. Sono valide, purchè non prendano tutta l’area del pavimento della cuccia affinchè il cane volendo possa spostarsi e stare più fresco. La temperatura prodotta è minima, tanto da non essere percepibile se ci si appoggia sopra una mano. Ma con il cane sopra aumenta, senza mai diventare eccessiva. Ovviamente tutto dipende dalla razza del cane e da quanto sia rustico, perchè in quest’ultimo caso potrebbe anche non stare mai nella cuccia. Chi scrive era proprietario di una femmina di pastore del Caucaso – non da show – usa a dormire beatamente in giardino sotto la pioggia o la neve, e morta serenamente di vecchiaia senza avere mai avuto problemi di salute. Basilare per la cuccia è che sia sollevata da terra per evitare l’umidità (però pulendo sotto ogni tanto) e possa essere lavabile, anche per evitare la presenza di zecche, formiche e altri insetti. In tal senso la pavimentazione dovrebbe essere amovibile. Altra caratteristica utile è che abbia il tetto piatto e robusto, perchè non sono pochi i cani che vi saltano sopra e lì stanno per dominare e vigilare “dall’alto” il loro territorio.

Cuccia con aria condizionata.

Naturalmente non è detto che una cuccia debba essere obbligatoriamente comprata, perchè la si può costruire in modo dignitoso, purchè si rispettino almeno in parte le indicazioni scritte sopra. Per esempio, la classica botte tanto utilizzata come cuccia un tempo, è valida anche oggi, con qualche accorgimento.

Un consiglio: se si acquista una cuccia in legno meglio comprarla prodotta in Italia, perchè i controlli sanitari sono scrupolosi. Per esempio, la vernice di norma è un normale impregnante all’acqua, inoffensivo per il cane anche se – come tanti fanno – ha l’abitudine di sgranocchiarla a morsi per passatempo. Se invece voleste acquistare in alcuni centri commerciali cucce in legno a basso costo, attenzione! Sono frequentemente cinesi, e si può ben sospettare che in Cina, dove i cani vengono torturati e mangiati, non si abbia la stessa sensibilità verso gli amici dell’uomo. I controlli, se ci sono, non sono al nostro livello. Vale lo stesso per tanti prodotti per umani.

Bisogna considerare che molte delle cucce prodotte in Cina, composte di norma da legno di poco spessore e qualità, appaiono belle, funzionali, robuste (grazie alla densità, però di brevissima durata, dovuta all’aggiunta ai prodotti tossici di aggreganti come argilla, polvere di pietra e piombo) e soprattutto economiche. Ma sono trattate con sostanze tossiche come il piombo, arsenico e mercurio che avvelenano lentamente il cane. Grazie a uno studio scioccante condotto dal no-profit Ecology Center nel Michigan sono state rese pubbliche situazioni agghiaccianti e che presero il via dopo la morte nel 2007 di oltre 4.000 cani che erano stati nutriti con cibo contaminato prodotto in Cina. Solo nel 2017 negli Usa furono conseguentemente vietati diciassette prodotti cinesi. Per quanto riguarda le cucce in legno, il 98% di quelle acquistate provengono dalla Cina.

Volete qualche dato reso noto dopo le analisi dell’Ecology Center sulle cucce esaminate? Ecco qui, precisando che come paragone si usa la normativa esistente sui prodotti per bambini (giocattoli, indumenti, utensili, ecc.), visto che c’è poco o nulla di analogo sui cani: livelli di piombo pari a 786 parti per milione e cioè oltre 8 volte superiore al limite legale nei prodotti per l’infanzia; arsenico, 46 parti per milione, che è quasi il doppio della quantità consentita  nei prodotti per l’infanzia; cloro, 136.579 parti per milione, a fronte del massimo consentito di 4 parti per milione per l’acqua potabile; cromo, da 3 a 9 volte più della quantità considerata sicura per l’infanzia; antimonio, con livelli di metalli da 191 a 306 parti per milione, mentre il limite legale per l’infanzia è di sole 60 parti per milione; bromo, potenzialmente fatale per i cani, presente nel 93% delle cucce esaminate. Dei 69 modelli di cucce esaminate e testate, solo 3 erano completamente privi di livelli rilevabili di sostanze chimiche dannose.

Ora, vediamo di capire cosa provocano questi veleni presenti nelle cucce: l’antimonio è usato come ritardante di fiamma. Respirare alti livelli di antimonio per lunghi periodi di tempo può causare problemi cardiaci e ai polmoni, dolori articolari, muscolari e allo stomaco, diarrea, vomito e ulcere gastriche; l’arsenico è un metallo pesante usato per uccidere gli insetti. La sovraesposizione può causare vomito, diarrea, dolore addominale, letargia, barcollamento, sangue nelle feci, perdita di coscienza e perdita di peso; il bromo è un ritardante di fiamma che si trova comunemente nei prodotti per animali domestici cinesi. I sintomi dell’avvelenamento da bromo comprendono diarrea, vomito, temperatura elevata, rigidità dei muscoli, respiro accelerato, aumento della frequenza cardiaca, bassa pressione sanguigna e convulsioni. Grandi quantità di bromo possono persino uccidere un cane; il cloro è un altro ignifugo. L’esposizione al cloro può causare un’irritazione respiratoria significativa, nonché irritazione o ulcerazione gastrointestinale, dermica e oculare; la formaldeide è anch’essa una sostanza ignifuga e l’esposizione alla stessa può causare irritazione agli occhi, naso, gola e pelle. L’esposizione prolungata può causare gravi danni al sistema nervoso centrale; il piombo può causare gonfiore e sanguinamento del cervello, danni ai reni, perdita di appetito, coliche, vomito, ansia, spasmi muscolari e cecità; il mercurio è un conservante e l’esposizione può causare cecità, comportamenti masticatori compulsivi, mancanza di coordinazione e convulsioni; l’etere di fenile polibromurato (aggiunto come ignifugo) comporta rischi per il cervello durante lo sviluppo e interrompe la funzione tiroidea; gli ftalati sono plastificanti che si trovano nelle cucce in vinile e hanno un forte odore. Un suo uso più comune è nel PVC, o cloruro di polivinile. Gli ftalati sono agenti tossici che causano danni al fegato e ai reni; studi sugli animali hanno collegato gli ftalati a un aumentato rischio di cancro al fegato; lo stagno è un ritardante di fiamma che viene facilmente assorbito dai cani e causa nausea, vomito e diarrea.

Bene, ora valutate voi. Naturalmente non tutti i prodotti cinesi contengono sostanze tossiche e in tali quantità, ma moltissimi sì. Ovviamente, se chiederete lumi durante l’acquisto non sapranno sinceramente che dirvi, o vi risponderanno che sono in regola (e dove sta scritto?) oppure che non sono cinesi ma di altri stati asiatici, chissà. Vedete voi, il cane è il vostro, ma sarà lui a stare molte ore al giorno a contatto con quella cuccia, magari mordicchiandola. Se vi andrà male farete la felicità di qualche veterinario, ma anche l’infelicità vostra e del vostro cane. Ultima cosa, non badate a immagini o scritte allettanti tipo “Questo prodotto non ha comportato l’abbattimento di alberi in natura” e similari. Magari è così, ma con quei prodotti riversati nell’ambiente sono stati distrutti boschi interi. A volte fra una cuccia in legno e una bara in legno cambia poco.