di Antonio Cuppone

Le interviste che seguono hanno lo scopo di riportare diverse esperienze che gli interessati hanno avuto, e hanno, con lo Staffordshire Bull Terrier. L’augurio è che le testimonianze che seguono possano essere utili agli amanti della razza. A ogni intervistato sono state poste domande diverse e specifiche di un determinato ambito, senza un filo comune che non fosse lo SBT. L’articolo, nel suo complesso e nelle interviste in particolare, ha il solo scopo di illustrare diverse sfaccettature dello SBT senza volere , in alcun modo, mettere in competizione i diversi ambiti cinofili e, soprattutto, non ha il fine di giudicare ma esclusivamente di rappresentare.

Sono Daniele Santoni, facilitatore cinofilo e ricercatore autodidatta indipendente, allevo lo Staffordshire Bull Terrier dal 1991. Sin da bambino sono stato affascinato dagli animali e dalla loro selezione, tanto che mi dedico a tempo pieno all’allevamento e selezione non solo dei cani ma anche di varie specie animali. Nel corso degli anni ho importato oltre 150 soggetti canini di pura razza e varia tipologia. Presiedo l’Independent Kennel Club dedicato esclusivamente ai cani da lavoro/sport/trial.

Come sei arrivato allo Staffordshire Bull Terrier?

Da bambino lessi un articolo scritto dal compianto Mario Perricone – noto allevatore di Boxer e autore cinofilo – che trattava proprio lo Staffordshire Bull Terrier e fu amore a prima vista! Nel 1991 entrò finalmente nella mia vita il mio primo Staffordshire, una splendida femmina allevata da Sandro Maddaloni – vero pioniere della razza in Italia – nella prima cucciolata mai registrata nel nostro paese. Si chiamava Cris, nata dal primo accoppiamento fatto in Italia tra Proud Bandit’s Kate di Sandro Maddaloni e Mylord Byron of Turin del signor Martelli, e fu la capostipite del mio allevamento, tanto da essere ancora oggi presente nei soggetti che allevo. Ricordo che i primi SBT che ebbi modo di incontrare, possedere o allevare erano mediamente cani più rustici e tenaci di quelli attualmente allevati, ma anche allora ne  esistevano di bassa qualità, così come oggi ce ne sono di validi. Sicuramente, una pressione selettiva mirata quasi esclusivamente all’estetica – espositiva e non funzionale – ha finito con l’accentuare alcune caratteristiche della razza a sfavore di altre. Dobbiamo assolutamente impegnarci a superare non soltanto tramite la preservazione di linee il più possibile vicine al cane originario, ma anche e soprattutto grazie alle giuste scelte di selezione e ai test caratteriali.

Proud Bandit’s Kate.

Cosa ti spinse ad andare in Sud Africa?

In quegli anni ’90 contattai vari club di SBT sparsi nel mondo e quello finlandese rispose consigliandomi di importare cuccioli partendo da linee sudafricane. Sto parlando della famiglia De Haan, titolari dell’affisso olandese Of Gregarious Staff’s, oggi non più in attività. Riuscii infine a ottenere da loro dei cuccioli e una monta per una mia femmina (CH Cris). I loro soggetti, per quanto possa ricordare, erano tutti dotati di un temperamento molto dominante e di un fisico potente. Purtroppo dalle due femmine importate non sono riuscito ad avere cuccioli perchè una morì in giovane età in un incidente, mentre l’altra partorì in modo non naturale e quindi la scartai dalla mia selezione. Lo stallone Highland Beau of Gregarious Staff’s invece produsse ottomi SBT, tanto da essere ancora oggi presente nel mio ceppo.  Successivamente importai direttamente dal Sud Africa altri soggetti e poi mi trasferii lì per un anno e mezzo circa.

CH Cris.

Cosa pensi a riguardo della comune idea, anche in letteratura, di utilizzo selettivo di terrier immessi nell’antico bulldog per arrivare allo SBT?

Le analisi del DNA hanno confermato che nello SBT il sangue terrier è virtualmente inesistente. La scienza e la storia parlano chiaro, altrimenti si dimostri con prove reali le diversità di vedute. Con il termine “Bull and Terrier” si sta indicando un “mix” tra due tipologie ben definite e distinte: il Bulldog che era un cane da combattimento e da presa e il Terrier che è un cane da caccia in tana, quindi animali con fenotipi e genotipi diversi tra loro. Tuttavia ritengo che il termine Bull and Terrier o Bull Terrier nasca da una contrazione linguistica del termine “Bulldog of a Terrier size” riferito ai bulldog della taglia di un terrier e utilizzati per il ratting o il badger baiting. A oggi quindi, tranne poche eccezioni, è evidente che il termine “Bull and Terrier” non viene generalmente utilizzato nel modo corretto poiché rimane convinzione comune considerare come dei “Bull and Terrier” delle razze che in verità sono fenotipicamente e caratterialemente dei bulldog da lavoro: Staffordshire Bull Terrier, American Staffordshire, Pitbull, Irish Staffordshire, ecc, sono da (ri)classificare come molossoidi a tutti gli effetti. Tra le razze di tipo Bull le uniche due che forse rientrano nella famiglia dei “Bull and Terrier” sono il Bull Terrier Inglese e il Bull Terrier inglese Miniature, perchè sono razze con caratteri genotipici e fenotipici differenti dalle precedenti. Certamente, nel corso dei secoli furono effettuati svariati cross con razze diverse da quelle utilizzate per creare i Bulldog, ma ritengo in modo del tutto marginale/fortuito tanto da essere poco o nulla importanti nello sviluppo dello Staffordshire.

Potresti parlarci del test I.K.C. Masor e come si sono comportati gli SBT testati?

Il Masor IKC nasce – come idea – nel 2011 ma verrà poi realizzato nella pratica solo in anni più recenti grazie anche all’interesse suscitato dal mio test in Andrea Botticini e Mirco Rocca, due amici residenti a Brescia ed appassionati di cani da sport e lavoro. Con loro realizzai il primo Masor test, poi perfezionato, affidabile e selettivo, congeniale alla storia evolutiva dello Staffordshire Bull Terrier. Ricrea in modo legale e artificiale la presa di un tasso (finto, ma mosso dall’esterno) in un tunnel di terra completamente buio di tre metri circa di lunghezza. Il test, che non è quindi una gara, è molto selettivo e, in media, solo due o tre Staffordshire su trenta lo passano, il tutto nei dettami della storia evolutiva della razza.

Marco De Krujc, titolare dell’Allevamento Quinlent Staffords, selezionatore e sportsman. Ideatore e promotore a livello europeo del movimento sportivo.

Perché , come e quando hai conosciuto lo Staffordshire Bull Terrier?

Incontrai lo SBT in Inghilterra, ma il mio primo vero incontro l’ebbi nel 1988. E nel 1989 trovai un Pitbull quasi morto in conseguenza di combattiment fra cani. Lo portai a casa, lo curai e per altri 12 anni fu la mia anima  gemella. La curiosità su questo cane mi fece avvicinare ai dogshow. I terrier sono sempre stati il mio principale amore. Fu la mia prima ragazza (ora mia moglie) a consigliarmi di andare a vedere uno SBT e scoccò l’amore.

Perché e quando hai iniziato ad impiegare lo SBT nelle attività sportive, che nel tempo hai sviluppato e divulgato a livello europeo?

Fondamentalmente fin dall’inizio, un cane deve avere qualcosa da fare. Ma ho sbattuto contro alcuni muri e trovato molte porte chiuse quando volevo iniziare con i miei cani. Lo studio di questi cani mi ha fatto decidere che avevano bisogno di uno sport adatto alle loro origini, senza sfiorare nessun tipo di crudeltà. Ma ha dovuto aspettare il nuovo millennio prima che potessi trovare il tempo per sviluppare questi pensieri. E, con un gruppo di appassionati intorno a me, in quel momento fu posata la prima pietra per la competizione atletica.

Potresti illustrarci le diverse discipline e il perché di ogni singola attività? Cosa consentono di valutare nello SBT le discipline ideate? Perché fare attività, come ad esempio il coursing, che molti allevatori ritengono essere nate per cani che nulla hanno a che vedere con lo Stafford e le sue caratteristiche morfologiche?

Bene, il The Dutch Stafford Athletics (DSA) ha dieci diverse discipline attinenti a ciò che è scritto nello standard e nella storia dello SBT. Ogni disciplina è utile per testare le capacità di ogni esemplare. In questo modo lo sport – oltre al fatto di essere divertente il fare attività all’aperto e in maniera attiva con uno Staffordshire Bull Terrier – può diventare un marchio di qualità del singolo cane. Inoltre offre agli allevatori uno strumento per dimostrare la funzionalità della razza. Il Coursing per lo SBT, come i 100 metri sprint, non ha alcun valore se lo si paragona a razze come il Whippet o il Galgo Espagnol. Ma brevi spunti di velocità sono una questione di forza ed è ciò che il tuo standard di razza dice, ovvero “deve avere una grande forza per le sue dimensioni”. Lo sprint ci fornisce una chiara indicazione della potenza disponibile, coordinazione e struttura necessarie e si basa su delle prove. Come allevatore vuoi sapere oppure vuoi pensare di sapere?

Quali sono le caratteristiche morfologiche e caratteriali necessarie per uno SBT che pratica sport e quali, invece, quelle che non deve avere? Quanto sono importanti i riferimenti dello standard attuale in linea generale e per lo sport in particolare?

Posso dire che hanno semplicemente bisogno esattamente di ciò che è scritto nelle prime tre parti dello standard di razza. E quello che non dovrebbero assolutamente avere è l’esagerazione di qualsiasi tratto morfologico. Lo standard è importante! Allevare una razza significa attenersi a ciò che è stato definito essere importante, lo standard. E lo sport, come l’ho sviluppato, può essere uno strumento molto valido per valutare la funzionalità e la qualità di ciò che è stato definito.

1948, uno SBT impegnato nello standard “long-jump”. Si trattava di Badgebury Chieftan,  45,5 cm al garrese (18 inch) per 21 kg di peso (foto Cuppone).

 

Leonardo Salaris, presidente dello S.B.T. Sporting Club Italia, primo Club in Italia a divulgare le attività sportive per i terrier di Tipo Bull.

Perché lo SBT dovrebbe essere impiegato in attività come quelle che sono praticate dal club di cui sei presidente?

La risposta è semplice. Ad oggi non esiste più nessuna prova di lavoro per questa razza, cosa impensabile secondo me, e se si vuole valutare uno Staffordshire Bull Terrier solo in base agli show penso sia la cosa più sbagliata in assoluto. Un buono SBT dev’essere in possesso di determinate caratteristiche (agilità, esplosività, resistenza aerobica, tenacia) e solo lavorando o facendo sport si possono valutare. Visto che il vecchio lavoro è diventato giustamente illegale, l’unica cosa che rimane sono gli sport che noi pratichiamo con questi cani, che danno spunti importanti per migliorare la salute e possono aiutare un allevatore relativamente a problemi di respirazione,  ginocchia e caratteriali. Gli sport inoltre mantengono il cane in movimento, ti portano ad allenarlo e passare molto del tuo tempo libero con lui, migliorando sicuramente la sua salute nonché il rapporto col proprietario.

Ci sono esemplari con attitudini innate per le attività sportive che praticate, mentre altri no? Quanto sono importanti selezione e rapporto con il proprio cane?

La selezione è ed è sempre stata la base di tutto in ogni animale allevato dall’uomo. Se si selezionano buoni cani, il lavoro del proprietario in futuro sarà avvantaggiato e ridotto. Come dicevi ci sono cani con doti innate ai quali basta proporgli l’esercizio e lo eseguono senza doverci lavorare, senza dovergli spiegare nulla, e sono i cani che preferisco perché non vedono pericolo e si lanciano senza pensarci. Questi soggetti li chiamo “i cani ignoranti”, perché non pensano ma agiscono e sono sempre da tenere in considerazione se si vuole selezionare qualcosa di buono. Anche la gestione del cane è molto importante, soprattutto in tenera età. Bisogna capirne il carattere e sapere aspettare senza bruciare le tappe. In questi anni ho visto molti cuccioli che, a causa di una gestione errata da parte del proprietario, si sono persi completamente, si sono chiusi e non sono più riusciti a esprimere il proprio potenziale. Lo Staffordshire Bull Terrier è un cane molto sensibile, al contrario di quanto si possa pensare, però se si riesce ad instaurare un rapporto di complicità e creare il giusto feeling lui sarà il primo a dare tutto se stesso per noi. Tutto ciò non è semplicissimo. Io in primis ho sbagliato tanto con alcuni miei cani, non mi vergogno a dirlo. questi però sono i cani che mi hanno insegnato più di tutti a gestire bene i caratteri sensibili e ad avere pazienza e saper aspettare e rispettare i giusti tempi. Saper gestire e rispettare il proprio cane è fondamentale!

Quanto credi sia importante far valutare il proprio cane da un’altra persona? Quali caratteristiche deve avere chi valuta e giudica un SBT?

Penso possa essere costruttivo ricevere un giudizio sul proprio cane da una persona esterna competente in materia. Un giudice di SBT non basta che ne conosca lo standard, perché è difficile da interpretare. Deve conoscerne bene la storia, gli impieghi nel lavoro. Il marchio UK per un giudice non è sinonimo di garanzia, tutt’altro. La madrepatria di questi cani purtroppo è piena di soggetti ipertipici e con poco carattere, questo credo dovrebbe far riflettere!

Si può parlare oggi in Italia di selezione sportiva avendo iniziato solo 5 anni fa con SBT che provenivano da linee da bellezza?

Assolutamente no, servono almeno altri 5 anni e sempre continuando a utilizzare in riproduzione cani testati nello sport. Posso dire che ho visto grandi miglioramenti a livello morfologico nelle ultime cucciolate di alcuni allevatori che praticano sport, la strada intrapresa è sicuramente quella giusta ma ci vuole più tempo. In Italia purtroppo la stragrande maggioranza degli allevatori di SBT è orientata ai cani da show e sono veramente pochissimi gli allevatori che intraprendono una selezione diversa da quella, perciò tutto viene ancora più difficile e complicato avendo un ridotto numero di cani testati. Infatti ci troviamo sempre più a dovere cercare in tutta Europa stalloni adatti, aumentando considerevolmente i costi per un accoppiamento. Spero che con gli anni sempre più persone inizino a comprendere che lo SBT dev’essere un cane anche atletico.

Gian Luca Meles, Allevamento Melross Stafford (no Enci). Ho acquistato i miei primi Staffordshire Bull Terrier nel 2010. Nel primo anno ho frequentato gli show con i miei cani ma non era il mio ambiente. Iniziai a navigare in internet e vidi alcuni cani olandesi e inglesi fare sport, mi innamorai…. Nel 2012 decisi di fondare il primo gruppo sportivo italiano, lo Staffordshire Bull Terrier Sporting Club Italia del quale sono stato presidente sino a dicembre 2017.

Anni fa avete di fatto dato vita in Italia alle attività sportive che in altri paesi erano già praticate. Come, perché e con quali difficoltà?

All’epoca scrivevo nel forum di Staffylandia e fu li che conobbi i ragazzi che diedero vita insieme a me al movimento sportivo in Italia. Proprio grazie alle foto postate da uno di loro, scoprii lo sport e ammetto che all’inizio ero scettico oltre che ignorante, dato che collegavo dei cani così condizionati fisicamente al mondo dei combattimenti. Poi grazie ai miei due primi SBT capii che quelle attività sportive erano quello che piace fare a questa razza. Iniziammo nel 2011 con un gruppo su Facebook, e l’anno dopo ci fu il primo incontro ufficioso con L. Molinari, M. Berta e A. Brutti seguito da un raduno a Vigolzone al quale parteciparono circa 20 esemplari. La principale difficoltà con i cani era la mancanza di attrezzature idonee e anche la nostra poca esperienza, infatti ci limitavamo a emulare i video che vedevamo su Facebook.

Fu fondamentale il viaggio fatto in Italia da Marco De Krujk. Perché?

Perché fino ad allora (2013) avevamo “lavorato” da autodidatti, ma lo stage che organizzammo con Marco fu la svolta per migliorare le nostre conoscenze. Furono due giorni intensi nei quali Marco aiutato da Rik Voerknecht e Seb Liefers ci insegnarono le basi per fare sport con i cani e inoltre iniziò la collaborazione tra il nostro e il suo gruppo che continua tutt’ora.

Ci puoi raccontare qualche esperienza avuta con lo SBT, oltre alle attività sportive?

La prima cucciolata mi ha insegnato molto su questa razza. Erano sei soggetti ma dovetti separarli perché tre di loro non giocavano ma combattevano fin da quando avevano 45 giorni e intorno ai 55 giorni scoppiò una feroce rissa e probabilmente se non li avessi divisi si sarebbero fatti molto male. Questo a riprova che non è vero che gli viene insegnato a combattere, lo fanno perché hanno avuto secoli di pressione selettiva in quella direzione, l’hanno nel DNA.

Le attività sportive quali utilità hanno, se le hanno, per l’aspetto selettivo dello SBT? Quali sono le problematiche?

Dal mio punto di vista, queste attività sono molto utili perché permettono di valutare e testare i soggetti sotto diversi aspetti, dal carattere alla morfologia, e a far emergere alcuni difetti a volte nascosti. Quindi un allevatore trarrà le proprie conclusioni se un soggetto può entrare nel proprio progetto di selezione. In questi anni ho visto già un cambio nella selezione che ha creato una modifica soprattutto nelle teste, migliorando il rapporto tra cranio e muso a favore di una maggiore lunghezza. La problematica morfologica più evidente è la testa, la moda espositiva ha portato sempre più teste pesanti con stop molto marcati e musi corti in stile bulldog, con la conseguenti patologie respiratorie come il palato molle o la stenosi delle narici. Altri difetti per me gravi sono i toraci eccessivamente a botte e bassi, oltre alle leve corte, tutte caratteristiche non funzionali per la razza. La scarsa tempra e tenacia (il morso) sono sicuramente i difetti caratteriali più evidenti, che influenzano negativamente anche le performance sportive.

Gianfranco Steri, Allevamento Giafra Staffords, sportsman e responsabile e referente dello SBT Sporting Club Toscana.

 Perchè ti sei avvicinato allo SBT e dalle expo ti sei avvicinato alle attività sportive?

La mia esperienza cinofila inizia con il cane più amato e odiato di tutti i tempi, il Pitbull, poi mi approcciai allo SBT e nel 2008 arrivò a casa la mia prima Stafford. Iniziai a girare le expo e conobbi diversi allevatori e privati. Nel frattempo mi documentavo ma non riuscivo a capire il perché i cani che primeggiavano dovessero essere dei soggetti che dello Staffordd di cui mi ero innamorato non avevano quasi niente in comune, finché non decisi di cercare vecchi breeder con esperienza di soggetti di diverso temperamento e che avessero fatto altro per valutare i propri cani. Così si aprirono nuove porte , un nuovo modo di vedere e valutare il cane.

Parlando con Daniele Santoni, scoprii che molti cani presenti nel pedigree di Joey (la mia prima SBT) erano soggetti importati e allevati proprio da lui. Iniziai così a seguire il circuito IKC (Indipendent Kennel Club) e i suoi test, con più esiti negativi che positivi, mettendo in gioco molti dei miei soggetti (qui come sempre devo ringraziare tutti i ragazzi che avendo un mio cane lo hanno messo in gioco). Ottenni con un accoppiamento in inbreeding Giafra Amaranto Old Style aka Tito (proprietario Fabrizio Marchi), soggetto con ottime doti lavorative e che si è distinto in modo eccellente in riproduzione trasmettendo ottime qualità geno/fenotipiche in prima e seconda generazione. L’inbreeding se usato in modo corretto e con cani giusti fa ottenere risultati rapidi e validi. Nel 2013 entrai in contatto con Gianluca Meles e iniziai la mia avventura nel mondo dello sport per SBT. Ho imparato che un cane è buono quando quello che fa lo fa per proprio piacere e non per compiacerci, dimostrando che un cane fenotipicamente perfetto non è completo senza il giusto temperamento. Dev’essere sempre pronto a seguire il proprio proprietario ovunque gli si chieda, sicuro ed equilibrato, e per testarlo bisogna avvalersi anche dello sport.

Secondo te, negli ultimi anni si è andati selettivamente verso uno SBT ipertipico?

Come in tutte le epoche, ci sono stati grossi cambiamenti e lo SBT ne è la prova vivente. I grandi allevatori inglesi, che avrebbero dovuto conservarlo, hanno iniziato a chiamarlo staffy e a plasmarne il fenotipo e il temperamento, che erano caratteristiche fondamentali uniti alla taglia ridotta. Ritornando alla domanda sull’ipertipo, sì, ora abbiamo un altro cane, peccato non poter allegare delle foto di soggetti odierni selezionati secondo lo standard e con coscienza, rispetto ad alcuni campioni expo dei giorni nostri osannati come rappresentanti della razza. Esistono due modi differenti di intendere lo SBT: negli show e, una minoranza, nelle attività sportive per TTB. A parte i modi di vedere, osservare e spesso giudicare differentemente – chi fa expo giudica spesso gli SBT che fanno sport simili ad Adba e con canne nasali troppo lunghe e troppo magri; chi fa sport giudica spesso gli SBT da show obesi, ipertipici e lontani dal tipo originario. Gli SBT impiegati nelle attività sportive derivano ovviamente da linee da show, ma la selezione in allevamento è diversa e in base all’impiego. Tuttavia sono convinto che sia un grave errore creare due linee ben distinte, ma sarà inevitabile se non cambierà qualcosa all’interno della SIT che dovrebbe rintrodurre per un graduale miglioramento della razza delle attività sportive come prove necessarie per diventare campioni. Io stesso ho soggetti che ottengono ottime performance ma, derivando da cani da show, presentano ancora troppe lacune soprattutto legate al recupero aerobico e  fragilità scheletriche. Detto questo, per me in Italia è ancora prematuro parlare di selezione sportiva.

Luciano De Cresce, Special Training Dogd S.T.D., facilitatore cinofilo. Il mio percorso di vita con la natura animale iniziò nel 1970, quando ero giovane. Ebbi la possibilità di rapportarmi con alcune specie animali dalle quali imparai molto, utilizzando la tecnica della non azione e cioè osservazione-assimilazione. Nel 1984 fondai il primo centro cinofilo sportivo, con Pastori Tedeschi, Rottweiler e in maggior numero Dobermann insieme a Felice Odorizi dell’affisso Il Nero Selvaggio operando a stretto contatto con la Germania. Dopo diversi anni di sport ed expo fondai la scuola S.T.D. (Special Training Dogs) dove trovai realmente il mio mondo.

Un soggetto della storia della razza in Italia che mi ha incuriosito è il tuo Jet…

Tra le razze da me importate, come Boerboel, Dogo Argentino, Perro Guatemalteco e altre. inclusi i cross che portiamo avanti dal 1993, rimasi sorpreso da un piccolo grande cane ovvero lo SBT, razza conosciuta grazie a Sandro Maddaloni e Daniele Santoni. Dagli anni 90 fino ne ho testati, lavorati e allevati molti ma non dimentico Jet (Judael Madonna), femmina nera acquistata in Inghilterra da Santoni, che me la donò. Aveva un discernimento notevole e una spiccata attitudine alla difesa, e superò brillantemente decine di test molto complessi e articolati elaborati dalla nostra scuola, dall’antiscippo all’antirapina all’antisequestro, con una rapidità di esecuzione spaventosa.

Jet.

In un libro sulla razza di Germano Sogno c’è una foto con tuoi soggetti degli anni ’90. Da dove provenivano geneticamente e che caratteristiche avevano?

Sono diverse le linee da menzionare come Judael, Melmar’s, Dumbriton, Brondex, Richmax, Chassuki… Potrei fare una lunga lista di soggetti efficienti che hanno fatto storia nel lavoro, senza e sottolineo senza mai aver causato problemi alle famiglie che li possedevano. Ancora oggi, pur possedendo altre razze oltre a cani nati da cross, ritengo che un cane medio come lo SBT sia unico.

Esiste una convinzione secondo la quale cani come lo SBT non andrebbero impiegati nel morso sull’uomo in quanto ciò lo renderebbe meno affidabile e meno stabile nella gestione urbana. Cosa ne pensi?

Cercherò di concludere questa intervista citando alcune domande che comunemente da anni ci vengono fatte e le cui risposte sono sempre utili considerando che la tendenza negativa persiste ancora nell’immaginario collettivo. Le domande più comuni sono se lo SBT sia un cane da difesa, se questa sia nella sua natura e se addestrandolo in tal senso si rischia di perdere il suo equilibrio e di conseguenza la sua gestione. La nostra risposta è sempre una, ossia se quanto indicato di seguito non lo riscontrate nel vostro SBT,  allora non può essere un cane da difesa: genotipo in sintonia con fenotipo, piacere all’incontro; comunicativo, e cioè piacere a esprimersi; affiliativo, piacere di far parte del gruppo famigliare; cinestetico, ossia avere il piacere di saltare, giocare,correre; predatorio, e quindi il piacere di inseguire; sillergico, il piacere a raccogliere e portare nella dimora;  epimeletico, aiutare e accudire; protettivo, ossia difendere un membro del gruppo; competitivo, il piacere al confronto.

Alessio Catoni, Allevamento Eliosunrise Staffords, proprietario di SBT dal 1993 a partire dal primo esemplare acquistato dall’allevatore Sandro Maddaloni. Socio allevatore ENCI, giudice per il Kennel Club inglese e inscritto nella lista B1, specialista del Western Staffordshire Bull Terrier Society (UK) e presidente del Gruppo cinofilo Ladispolano organizzatore del Jim The Dandy Trophy.

 Da quando ti sei affacciato a questo mondo, quali cambiamenti hai notato negli SBT?

Ho iniziato a partecipare alle esposizioni di bellezza fin da bambino, insieme ai miei genitori. Anni fa le expo erano verifiche zootecniche fatte da esperti e i giudici italiani erano di qualità eccezionale ma oggi, anche con l’introduzione di cavilli regolamentari, è molto scesa. Nello specifico per gli SBT bisogna fare delle importanti distinzioni fra esposizioni generiche, raduni e open show. Le expo generiche possono essere internazionali o nazionali e sono manifestazioni con giudici che sovente allevano anche altre razze… purtroppo si può cadere nella massificazione delle razze e a volte non si tiene più conto delle qualità morfologiche e caratteriali tipiche della razza. Nei raduni o speciali, la tendenza è quella di avere giudici esperti anche esteri di ottima qualità. Mi preme soffermarmi sulle open show in quanto diretto interessato, la nostra idea di base è stata quella di ricreare una manifestazione dove, liberi da vincoli procedurali possiamo interpellare giudici sempre nuovi e diversi, ma soprattutto creare un ambiente sereno e idoneo per avvicinare un pubblico estraneo alle esposizioni. Per quanto riguarda le esposizioni estere negli ultimi anni, ho visionato e partecipato alle manifestazioni in UK, anche giudicando in un open show in Galles, e per questo posso affermare che il fair play britannico è davvero alto, come del resto il livello dei loro Staffords.

Quali sono le competenze che deve possedere un giudice di SBT?

Secondo il mio punto di vista, che può essere condiviso o no, bisogna innanzitutto chiedersi se si hanno effettivamente le competenze per farlo. La cinofilia moderna troppo spesso rincorre solo i risultati e le coccarde, seppure importanti ma decisamente non fondamentali e non lo sono sopratutto in una chiave allevatoriale. Le esposizioni, come detto in precedenza, tendono a massificare la moltitudine delle razze, per arrivare solamente a una corsa alla moda del momento, a usare gli stessi stalloni e rischiare così di avere un imbuto nella varietà genetica della razza. Un vero, esperto giudice, in primis dovrebbe conoscere la tipicità della razza, le sue pecurialità, le sue problematiche specifiche e le sue varietà, non basta conoscere lo standard morfologico. La razza va vissuta, allevata e nel tempo, forse, le competenze si acquisiscono e così, a mio avviso, si può arrivare ad avere un giudizio di alta qualità.

Quanto ritieni importante l’aspetto caratteriale?

Ho rapporti con allevatori di altre razze e nello specifico da difesa personale e da caccia. Gli allevatori più anziani hanno capito l’importanza del temperamento, e nei miei workshop di handling mi soffermo molto su questo aspetto importantissimo. Un Setter Inglese che ha paura dello sparo o uno Riesenschnauzer che scappa di fronte all’uomo non possono certo essere ottimi riproduttori.  Sono convinto che purtroppo se le esposizioni saranno sempre limitate alla mera valutazione morfologica, non riusciremo mai a invertire la tendenza, e per testare veramente il temperamento di uno SBT bisogna valutarlo in altri frangenti e contesti totalmente differenti.

Mi sembra che nell’immaginario collettivo lo SBT debba essere grosso, con la conseguenza di vedere soggetti grassi con tratti ipertipici.  Qual è la tua opinione?

La questione dell’ ipertipicità negli SBT tiene banco da molti anni. Rispetto ai primi cani, la razza ha subito molte modificazioni morfologiche. Possiamo trovare soggetti di SBT ipertipici già negli anni ’80, oggi purtroppo essendo divenuto un cane di moda si sono moltiplicati gli allevatori e di conseguenza è nato un ampio ventaglio di punti di vista della razza. Non mi sento di dire che un cane ipertipico non sia uno SBT, mi soffermerei maggiormente su aspetti più tecnici, come la mancanza di dimorfismo sessuale, la difficoltà di distinguere a prima vista una femmina da un maschio è per me qualcosa di sconcertante. Oggi, dopo vent’anni di SBT, mi trovo a volte in difficoltà nel distinguere i sessi. Il tema sanitario è un argomento spinoso, nei miei cani ho sempre ricercato, ancor prima della morfologia, soggetti sani. Allevare cuccioli non è semplice, molte problematiche nascono fin da cuccioli umana, pensiamo ad un fondo della cassa parto non idoneo (problematiche di displasie o problemi alle ginocchia) o uno sbagliato svezzamento (problemi gastroenterologici o ipersensibilità agli alimenti). Rigetto con fermezza il pensiero che malattie o infermità sanitarie possano essere considerate peculiarità o caratteristiche della razza. Lo SBT è una razza relativamente giovane e abbiamo molta strada da fare, potremmo però iniziare con prendere spunto dai club esteri, per esempio rendere molti screening diagnostici obbligatori per la riproduzione, come avviene in tante altre razze.