Tanti artisti, uomini politici e intellettuali furono o sono appassionati di Dobermann. Vediamone qualcuno. Rodolfo Valentino, o Rudolph Valentino, nome d’arte di Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi, nacque a Castellaneta, Puglia, il 6 maggio 1895 ma a 18 anni emigrò negli Stati Uniti dove fece lavori umili per campare. Sfondò – anche grazie ad amicizie maschili – nel cinema e divenne uno dei più grandi divi del cinema muto della sua epoca, noto anche per esser stato il sex symbol di quegli anni, tanto che gli fu dato l’appellativo di “Latin Lover”. Fatto sta che Valentino,  semplicemente chiamato Rudy dai fan, nella vita privata “rude” non lo era di certo. Era però un amante dei cani e nella sua villa di Falcon Lair comprendente la tenuta collinare nel Benedict Canyon che si affaccia su Beverly Hills (Los Angeles, California) ne tenne parecchi: Pastori Tedeschi, Alani, Mastini/Cani Corsi, Irish Wolfhound, Galgo e Setter Irlandese. Ma il suo preferito fu Kabar, un Dobermann.

Valentino e Kabar.

Nato il 20 giugno 1922, Kabar aveva solo pochi mesi quando fu regalato a Valentino da un fan belga durante la sua permanenza nella tenuta francese appartenente agli Hudnut, parenti di sua moglie (di Valentino) Natacha Rambova. L’attore amò tanto quel cane che appena possibile lo portava con sé, facendolo dormire nella sua stanza negli alberghi. Persino nelle crociere Kabar era al suo fianco, non abbandonandolo mai.

In crociera.

Non lo fece nell’agosto 1926, quando Valentino dovette partire. Ed era ancora via quando fu ricoverato al Polyclinic Hospital di New York per un malore dovuto ad un’ulcera gastrica, di cui soffriva da tempo e ad un’infiammazione dell’appendice. Colpito da un attacco di peritonite e sottoposto ad intervento chirurgico, alle 12,10 del 23 agosto Valentino morì. In quel momento, a 3.000 miglia di distanza,  Kabar iniziò a ululare, presto imitato da tutti i cani della tenuta di Falcon Lair. L’arrivo di Alberto, fratello di Rodolfo Valentino, non calmò certo il cane, che dopo poco scomparve, ricomparendo mesi dopo tremendamente dimagrito e con i polpastrelli dei piedi feriti. Si sospettò che il cane istintivamente fosse andato a cercare il padrone fino a New York, percorrendo migliaia di chilometri fra deserti e montagne. In effetti la salma di Valentino fu poi traslata nel Mausoleo della Cattedrale all’Hollywood Memorial Park (ora Hollywood Forever Cemetery) di Los Angeles, California. In pratica, non distante dalla tenuta dell’attore in cui appunto Kabar poi tornò. Ma il cane non voleva più vivere e lentamente, nonostante le cure e attenzioni, alla fine cessò di mangiare e morì il 17 gennaio 1929. I giornali pubblicarono la notizia.

Il Chicago Daily Tribune del 3 febbraio 1929 dà notizia della morte di Kabar.

Alberto, sapendo dello speciale legame che aveva unito suo fratello e il cane, voleva seppellire Kabar nella tenuta di Falcon Lair ma i regolamenti comunali lo vietavano. Certo, se l’avesse fatto senza troppa pubblicità si suppone che il cane sarebbe lì anche oggi. Alberto riuscì comunque a dare sepoltura a Kabar nel vicino cimitero per animali domestici Los Angeles Pet Park a Calabasas, a circa 22 chilometri da Hollywood. Si dice che il fantasma del cane si aggiri ancora oggi nel cimitero alla ricerca del padrone, come hanno dichiarato molte persone che lo avrebbero visto o sentito ululare e ansimare.

Rodolfo Valentino e il fedele Kabar a Falcon Lair.

Un gruppo di spiritisti giurò di averlo visto il 6 maggio 1948 e i medium dichiarono che Kabar balzò attraverso una finestra chiusa. Alcuni riferiscono addirittura di avere sentito le mani leccate mentre si trovavano davanti alla tomba del cane. Ma ognuno può crederci o no.

Un altro attore hollywoodiano amante dei Dobermann (e Pastori Tedeschi) fu Bela Lugosi (1882-1956), nome e cognome d’arte di Béla Ferenc Dezső Blaskó, nato a Lugos, Ungheria. Divenne famoso per l’interpretazione del Conte nel film Dracula del 1931 e per i suoi ruoli in vari altri film horror. Lugosi, nient’affatto basso come sembrerebbe nelle fotografie in quanto era alto 1,85,  partecipò alla Prima guerra mondiale nella fanteria di montagna dell’esercito austro ungarico, reparto sciatori,  fu ferito e decorato in battaglia sul fronte orientale e promosso al grado di Százados (hauptmann, capitano). Da sempre appassionato di cani, durante la guerra ebbe modo di vederli all’opera.

Dopo avere avuto ruoli in diversi film in Germania, nel 1920 si imbarcò come marinaio su una nave mercantile e arrivò negli Usa (dove nel 1931 fu naturalizzato). Lugosi fu molto legato al personaggio di Dracula fin dal 1927 quando lo interpretò  in un adattamento teatrale a Broadway e poi nel succitato film di grandissimo successo, anche senza i canini da vampiro che si vedono in altri film e ormai caratteristici delle rappresentazioni in qualsiasi forma artistica del tema draculesco.

Bela Lugosi nel film Dracula.

Bela Lugosi non era certo insensibile alle donne, tanto che si sposò cinque volte, con matrimoni che durarono anche solo pochi mesi. Di sicuro i cani furono le fondamenta della sua vita privata, tanto che la giornalista Barbara Barry così scrisse nel gennaio 1933 su The New Movie Magazine dopo averlo intervistato: “Lugosi non fa mistero del suo amore per i suoi cani. Ed è una cosa bellissima da vedere. Perché restituiscono il suo affetto con un’adorazione adorante, una devozione fedele che l’uomo solitario non aveva trovato nei rapporti umani. Quando parla, stanno tranquillamente ai suoi piedi, seguendo ogni suo gesto con occhi d’approvazione. Ma lascia che si alzi e si muova attraverso la stanza, e loro lo seguono in un lampo, saltando verso di lui, abbaiando gioiosamente e cercando carezze. Dracula, un bellissimo Doberman – i cui occhi malvagi e l’aspetto straordinariamente sinistro sono fortemente indicativi dell’essere fantastico per cui è chiamato – è il suo preferito. Lugosi mi ha portato nel canile per ispezionare la discendenza con pedigree. Gli otto cuccioli erano identici, copie in miniatura della loro madre elegante e aggraziata. L’approccio di Lugosi era il segnale per un attacco di massa. Abbaiando gioiosamente lo circondarono, scodinzolando furiosamente tutti e otto. Ridendo felicemente, il Maestro Demone cadde in ginocchio, con le braccia tese per abbracciarli tutti. E gli tiravano i capelli, strattonavano la cravatta, lasciavano macchie sui pantaloni bianchi immacolati, mentre urlavano follemente in concerto. Ho guardato la scena con stupore. E, mentre guardavo, Lugosi sollevò una faccia stranamente trasfigurata nella mia. ‘La mia famiglia!’, gridò gioiosamente”.

Per la cronaca, i Dobermann in realtà si chiamavano Hector e Pluto, ai quali si aggiunsero in seguito il Pastore Tedesco bianco Bodri e un altro di cui non conosciamo il nome. Ma probabilmente ne ebbe anche altri. Lugosi morì d’infarto il 16 agosto 1956, a 73 anni e fu sepolto vestito da Dracula, con uno dei mantelli utilizzati sulle scene, nel cimitero di Holy Cross a Culver City, in California

Bela Lugosi e la “sua famiglia”.

Che dire di William Shatner (nato a Montréal il 22 marzo 1931)? Attore, regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, scrittore e produttore di vino nella sua azienda di 360 acri nel Kentucky dove alleva da molti anni cavalli e…Dobermann (negli Usa e pure altrove Doberman ha una sola enne). La fama mondiale, fra le tante parti di successo, gliel’ha però data l’interpretazione del capitano James T. Kirk nella serie televisiva di fantascienza Star Trek (1966-69) e successivi film. Shatner, non solo collega ma amico degli altri principali interpreti della serie televisiva Leonard Nimoy (il vulcaniano Spock) e DeForest Kelley (il medico Leonard McCoy) – ormai scomparsi – racconta che Kelley aveva un Chihuahua: “Mi piacciono i cani e DeForest amava i cani. Per me, un cane deve essere di una certa dimensione. Voglio dire, allevo Doberman. Quello è un cane! Okay? A DeForest invece piacevano i Chihuahua e io gli dicevo che un Chihuahua non è un cane, è un topo. Quindi, un giorno entrò nel camerino, stava piangendo e gli chiesi cosa fosse accaduto. Mi rispose  che Emily, il Chihuahua, era morta. Mi dispiacque sinceramente, so cosa si prova quando muore il tuo cane. Gli chiesi come e mi rispose che stava correndo in giardino quando era andata a sbattere la testa contro un ugello dell’impianto per innaffiare il prato, alto pochi centimetri. Non ce la feci a frenarmi e scoppiai a ridere. Voglio dire, mi dispiaceva sinceramente, ma a pensarci non riuscivo a smettere. DeForest non mi parlò per due anni. Era un amico, un gentiluomo del sud, un brav’uomo, davvero”.

William Shatner e i suoi cani.

Shatner, che è un tipo simpatico e pieno di entusiasmo anche ora che ha 87 anni, raccontò un gustoso aneddoto sui suoi Dobermann: “Allevo Dobermann e li amo. Ho un grosso Doberman di nome Sterling e una femmina più vecchia di nome Martika. Prendemmo altri due cuccioli, Bella e Charity, pensando che Martika avrebbe potuto accoglierli e insegnargli le cose che io le avevo insegnato. Niente da fare, prima li ignorò e poi li attaccò. Martika stava diventando un po’ pazza e così decisi di farle passare gli ultimi anni della vita nel Kentucky, con i cavalli.  Dopo un anno Charity e Bella cominciarono a lottare seriamente, ferendosi. Anche altri allevatori mi dissero che avrei fatto meglio a separare quei due cani perché a due anni si sarebbero uccisi a vicenda.  Quindi, trovai un’altra buona casa per Bella.

Capii che il maschio adulto, Sterling, cominciava a temere che prima o poi pure lui sarebbe finito altrove come gli altri e così cominciai a portarlo sempre con me, per tranquillizzarlo. Un giorno ero con lui nel giardino di un amico e d’improvviso non vidi più Sterling. Lo trovai sotto una siepe che delimitava il giardino con quello del vicino. E Sterling aveva in bocca un coniglio morto. Il mio amico allarmato mi disse che era proprio della vicina, che ci teneva moltissimo e che ci avrebbe senza dubbio denunciati perché il cane l’aveva ammazzato. Di sicuro avrebbe chiamato la polizia. Allora presi il coniglio, lo lavai, lo asciugai con l’asciugacapelli facendolo diventare una specie di peluche e lo misi nella gabbia che c’era nel giardino della vicina. Speravamo non se ne accorgesse per un po’. Dopo un po’ quella arrivò e la sentimmo gridare al miracolo. Diceva che il coniglio era morto il giorno prima e che lei stessa l’aveva sepolto in giardino. E ora era tornato da solo nella sua gabbia, più bello di prima! Posso ancora ricordare tutti i nomi dei miei Doberman: Morgan, Kirk, China, Heidi, Paris, Royale, Martika, Sterling, Charity, Bella. Ora ho Starbuck e Cappuccino. Questi Doberman ti leccheranno a morte e questo fa paura. Quindi le persone che non vogliono essere leccate, non vengano alla mia porta”.

William Shatner.

Il padre di Audie Leon Murphy (1925-71) abbandonò la famiglia e sua madre morì quando era un adolescente. Il ragazzo allora lasciò la scuola in quinta elementare per raccogliere il cotone e trovare altri lavori per aiutare a sostenere i fratelli, andando anche a caccia per mettere qualcosa a tavola. Scoppiata la Seconda guerra mondiale, falsificò i documenti per potervi partecipare, divenendo per i suoi atti di eroismo uno dei soldati statunitensi più decorati della Seconda guerra mondiale, venendo decorato anche con la Medaglia d’Onore, in assoluto la più alta.

Audie Leon Murphy.

Dopo la guerra Murphy intraprese la carriera di attore, lunga 21 anni, allevando anche cavalli quarter horses in California e Arizona. Negli ultimi anni ebbe problemi economici, tuttavia rifiutò proposte per spot pubblicitari di alcol e sigarette perché non voleva dare un esempio negativo. Aveva già visto morire troppa gente, e molti uomini li aveva uccisi lui stesso in guerra. A causa di questi trascorsi soffriva di disturbo post traumatico da stress e quindi dormiva con una pistola carica sotto il cuscino e un Dobermann a fianco. Murphy morì in un incidente aereo in Virginia nel 1971, poco prima di compiere 46 anni. Fu sepolto con tutti gli onori militari al Cimitero Nazionale di Arlington. La sua è la seconda tomba più visitata del cimitero, dopo quella del presidente John F. Kennedy .

Audie Leon Murphy con la nipote Charlene e il suo Dobermann.

Già, John F. Kennedy. Anche lui fu pluridecorato e fra le altre cose per avere nuotato nel 1943 nell’oceano, dopo l’affondamento della sua nave e per ben cinque chilometri, sorreggendo a galla un suo marinaio gravemente ustionato e ferito, salvandolo. Facendo il giorno dopo, per cercare aiuto per lui e i sopravvissuti rimasti su un’isoletta della zona delle Isole Salomone, altri cinque chilometri a nuoto nonostante la presenza di squali e delle navi giapponesi. E dire che Jack, come veniva chiamato confidenzialmente, nella primavera del 1941 aveva tentato di arruolarsi volontario nell’esercito, venendo però riformato per via della sua colonna vertebrale, lesa da una frattura subita sei anni prima in un incidente di football a Harvard. Riuscì a entrare in Marina solo grazie alle pressioni del potente padre.

Prima e durante il suo mandato di Presidente degli Stati Uniti ebbe sempre cani, anche alla Casa Bianca. Prima della guerra ebbe anche un Dobermann, Moe. Il padre di John, Joseph Kennedy, nel 1936 pensò che i suoi due figli più John e Joe Jr  avrebbero tratto beneficio dalla pratica manuale in un buon clima e così li mandò a lavorare come operai da un suo amico proprietario del J-6 Ranch di 40.000 acri, vicino a Benson, Arizona. Fu lì che John incontrò Moe, facendoselo dare quando dovette partire. Non dovendo tornare subito alla casa natia a  Hyannis Port, Massachusetts, mise il cane in una gabbia e lo spedì con tanto di foglio spiegando qual era il nome del cane e che non c’era alcun pericolo che Moe avrebbe morso. Appena arrivata a destinazione, il fratello Teddy aprì la cassa e il cane lo morse prontamente. Il Dobermann si affezionò abbastanza alla madre Rose, ma era molto aggressivo nei confronti di tutti gli altri membri della famiglia, mordendo chiunque si avvicinasse. Col tempo divenne più gestibile, almeno un poco.

1946, John, suo fratello Robert e Moe a Hyannis Port nel 1946.
John e Robert furono successivamente assassinati.

Sono tanti i cosiddetti “Vip” che ebbero o hanno Dobermann, e certo non possiamo trattarli tutti. Ecco qui sono un succinto elenco: Priscilla Presley, Tanya Roberts, Raquel Welch, Victoria Principal, Forest Whitaker, Nicolas Cage, Mariah Carey, Paul Walker, Rita Hayworth, Errol Flynn, Tina Turner, Kevin Spacey, Elizabeth Hurley, Sylvester Stallone.

Sylvester Stallone e il suo Dobermann.