di Roberto Zampieri*

In questo periodo si parla tanto dei vari interventi – e volutamente non uso il termine sperimentazione – con i cani allerta Covid-19. Progetto Serena è impegnata anche su questo fronte e di questo parlerò più approfonditamente nel corso dell’articolo ma, come fu a suo tempo per il cane allerta nel diabete, la nostra operatività a livello cinofilo non esula mai dal fondare ogni sua sperimentazione su basi scientifiche. Va da sé che in ogni caso, prima di “smuovere le montagne”,  cerchiamo di capire se e come può effettivamente funzionare un progetto, e per questo da marzo 2020 fino a fine ottobre il nostro impegno è stato nello studio di un possibile percorso che dia almeno l’idea di portarci a un risultato; se sarà o no positivo lo deciderà la scienza. Tuttavia sia chiaro che se anche non dovessimo ottenere il risultato sperato, noi andremo sempre orgogliosi  nell’averci provato, perché a mio modo di vedere un vero ricercatore si mette in gioco provandoci e per questo, anche nella peggiore delle ipotesi, potrà camminare sempre a testa alta, soprattutto quando il tutto viene fatto senza chiedere soldi a nessuno, autofinanziandosi in toto.

Il cane è utile anche nel dare conforto in ospedale.

Prima di questo però voglio ricordare l’attività  che ha fatto sì che la nostra Associazione fosse conosciuta e cioè riguardo alla preparazione del cane allerta nel diabete. Il progetto iniziò il suo cammino dieci anni fa per desiderio proprio di persone che vivono questa patologia e che sentivano il bisogno di condividere la propria difficoltà con qualcuno che potesse comprenderle e magari anche aiutarle: il cane.

Purtroppo, anche se poi si è trasformato in fortuna, in quegli anni progetti strutturati non ne esistevano e per questo insieme ai medici si iniziò a studiare un percorso sulla patologia che ci portasse ad avere un risultato positivo. Con l’Università di Verona e il professor Enzo Bonora, importante riferimento in ambito diabete, iniziò una ricerca scientifica che prevede uno studio lungo nel tempo, con un continuo aumento del numero dei binomi a esso assoggettati: Investigare l’effetto dei cani allerta diabete (CAD) sullo status glicemico e socio psicologico di persone con diabete e delle loro famiglie, promotore l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Divisione di Endocrinologia, Diabete e Metabolismo.

Cane e pazienti.

Abbiamo iniziato con il modificare la modalità di lavoro e cioè – a differenza di altre metodologie che prevedono che il cane venga preparato e consegnato a fine preparazione, mentre per noi è importante l’effetto psicologico positivo del conoscersi e crescere insieme – togliendo tutta una serie di richieste inutili, tipo: portami il succo, il glucometro, apri il frigo, chiudi il frigo e così via. Insomma, abbiamo preferito la semplicità, eliminando cose dispersive. Proprio questa semplicità, secondo il mio parere, è il segreto di risultati più che ottimi, ma anche il motivo per cui la metodologia può asserire di operare nel pieno rispetto del benessere animale, riconoscimento che ci è stato riconosciuto dalla Federazionee italiana benessere animale (FIBA).

Parliamo poi di un nuovo progetto scientifico con l’Associazione nazionale ceroidolipofuscinosi (ANCL) e l’Ospedale Bambin Gesù: Adotta un Batten Dog, campagna di sensibilizzazione alla malattia di Batten, dottori Saverio Bisceglia e Nicola Specchio.

Quella di Batten è una malattia ereditaria fatale del sistema nervoso che inizia nell’infanzia. Prende il nome dal pediatra britannico che la descrisse per la prima volta nel 1990. Conosciuta anche come malattia di Spielmeyer-Vogt-Sjogren-Batten, è la forma più comune di un gruppo di disturbi chiamati Lipofuscinosi Ceroide Neuronale (o NCL). Sebbene la malattia di Batten sia generalmente considerata la forma giovanile di NCL, è diventato di fatto il termine per descrivere tutte le forme di NCL, che sono classificate per età di insorgenza. Il primo segno della malattia è spesso la perdita della vista. Gli altri segni precoci possono includere cambiamenti di personalità, comportamento o apprendimento lento, goffaggine nel camminare. Nel tempo, i bambini affetti soffrono di disturbi mentali, peggioramento delle convulsioni e progressiva perdita della vista e delle capacità motorie. Alla fine, i bambini con malattia di Batten diventano ciechi, costretti a letto e incapaci di comunicare. Nonostante la rarità della malattia, le NCL colpiscono spesso più di una persona nelle famiglie che portano i geni difettosi.

Finora non è noto alcun trattamento specifico in grado di arrestare o invertire i sintomi della malattia di Batten o di altre NCL. A volte, però, le convulsioni possono essere ridotte o controllate con farmaci anticonvulsivanti. Allo stesso tempo, la terapia fisica può aiutare i pazienti a mantenere le funzioni intatte il più a lungo possibile. La malattia di Batten è spesso fatale già alla fine degli anni dell’adolescenza. Ecco, per questo usando un termine forse inappropriato io lo vedo come un progetto fantastico, perché se ci porterà a far stare un po’ meglio le famiglie e i ragazzi stessi, notare  un po’ meglio per noi sarà sempre un successo.

Veniamo ora all’oggetto del contendere: il cane Covid-19. In questo anno ne ho lette e sentite tante, negli ultimi mesi poi ci si sta dando dentro nel dare giudizi su chi affronta questo percorso tanto da essere definiti “un certo genere di cinofili in cerca di visibilità”.

L’idea di utilizzare il cane come ausilio nella ricerca dei soggetti portatori del Covid nacque proprio all’inizio della pandemia, nel marzo 2020. Mi chiedevo se non fosse possibile risparmiare a molti bambini e anziani la spiacevole esperienza del tampone per la diagnosi precoce. Allora erano stati appena presentati alcuni studi internazionali sull’argomento e quindi iniziai a valutare la fattibilità della cosa chiedendo informazioni ad alcuni medici, soprattutto su come avveniva l’infezione e con che tipo di  reazione biochimica (ovviamente per quello che era possibile sapere all’epoca). Una volta a conoscenza di quanto disponibile in ambito medico ho iniziato a vagliare gli studi che la letteratura proponeva, soprattutto su cosa veniva impiegato per far conoscere al cane questo “presunto odore”. Venivano usati campioni di saliva infettivi (bronco/tracheali), trattati con procedimenti molto complessi. Questo implicava delle difficoltà nel reperimento del campione, sia a livello etico che pratico.

Consultando ancora la letteratura scientifica, grazie a uno studio iraniano venni a sapere che il sudore umano non presenta traccia del virus, quindi non era infettivo e perciò si iniziava ad intravedere una possibile strada “sicura” per avviare una sperimentazione. Grazie all’aiuto di amici medici ho pertanto iniziato il lavoro con campioni di sudore su garzina.

Nell’ottobre 2020 venne diramato il decreto legge che stabiliva che i pazienti ancora positivi dopo il 21° giorno potevano uscire dall’isolamento e rientrare alle loro attività, essendo considerati a bassa carica virale e quindi non contagiosi. Da quel momento ci si è aperta una grande opportunità, poter avere campioni di soggetti positivi asintomatici da utilizzare nella preparazione dei cani. Ho iniziato con alcuni cani già abituati al lavoro di naso, spostando il target sulla molecola del Covid, utilizzando gli stessi dispositivi che si utilizzano per condizionare il cane alla ricerca olfattiva in vari campi della cinofilia. A dicembre avevamo già cinque cani che lavorando nei vari campi cinofili tra Veneto e Sardegna discriminavano i campioni positivi, segnalandoli al conduttore sedendosi in prossimità della fonte odorosa, ignorando completamente i campioni di persone negative, utilizzati proprio come controprova per testare la risposta corretta del cane.

Una positività che ci ha molto aiutato è stata quella dell’interessamento di personale sanitario alla sperimentazione e, pur sapendo che operavamo a livello cinofilo perchè ancora in attesa di autorizzazione medica,  ci hanno invitato in luoghi dove si eseguivano screening con tampone antigenico gratuiti per la popolazione per far sì che potessimo studiare il comportamento del cane, valutandone i risultati. Incredibilmente i cani hanno dato dei risultati sorprendenti, nessun falso negativo e su oltre 600 test solo 8 falsi positivi. Questo ci ha permesso, appunto, di iniziare a vedere il lavoro sul campo e di scoprire numerose variabili a cui il cane è sottoposto in una ricerca in vivo, piuttosto che in quella in ambiente protetto, che sia laboratorio o campo cinofilo. Tutto ciò mi ha spronato a studiare, modificare con aggiunte ed esclusioni il protocollo che avevo approntato all’inizio della sperimentazione.

Poiché questa iniziativa, come d’altra parte tutte quelle che nascono in seno a Progetto Serena, è pensata per il benessere delle persone, soprattutto delle categorie fragili come bambini e anziani, abbiamo sottoposto i dati preliminari raccolti sul versante cinofilo alla scienza medica, che se riterrà potenzialmente fattibile e utile la nostra idea ci permetterà di potere cominciare a raccogliere dati scientificamente validi per iniziare a capire se ci sarà una possibile applicabilità del progetto e non, come ho sottolineato all’inizio, per dirci “arrivati”  e unici depositari della magia del cane da allerta Covid.

Se tutto il lavoro, fatica, impegno sia in tempo che in denaro profuso da me e dai miei collaboratori porterà al risultato sperato, ne gioverà non solo la società, ma anche tutto il mondo della cinofilia, quella sana, fatta con il rispetto dell’altro, del cane e con la curiosità di imparare sempre e da tutti, anche da chi non si considera un guru ma semplicemente un appassionato ricercatore delle potenzialità ancora ignote dell’universo cane. Ma soprattutto andremo a colmare anche quel vuoto che molti dichiarano, e cioè la mancanza di un protocollo di preparazione del cane, in quanto nella ricerca presentata al comitato etico è chiaramente enunciata anche quella parte: Univpm – Utilizzo di cani da rilevamento per lo screening del Covid-19.

 

* Roberto Zampieri, istruttore cinofilo anche nell’ambito sociale, è responsabile cinofilo e ideatore del percorso Cani allerta nel diabete del Progetto Serena onlus in collaborazione con università ed enti, del percorso Cani assistenza ai pazienti affetti dalla malattia di Batten, e del percorso Cani ricerca esche avvelenate in collaborazione con i corpi internazionali sanitari e l’Oipa di Verona.