di Nino Azzolin*

(segue dalla prima parte) In anni più recenti troviamo un importante libro sulla razza (https://www.takasvolkodav.com/yerli-çoban-köpekleri.asp) scritto dal  veterinario e professore universitario turco Cafer Fahri Dikmen nel 1927 sotto Mustafa Kemal Ataturk. Il libro, dal titolo Coban Kopegimiz (I nostri cani da pastore), corredato da diverse interessanti fotografie, in un capitolo descrive il Coban Kopegi come segue: Siccome i cani che abbiamo proteggono le greggi di pecore e capre, loro sono chiamati coban kopegi (cani da pastore). Hanno testa grande e forte, la fronte è larga, le mascelle e i piedi sono molto forti e la loro ossatura è grossa. Il loro mantello non è molto lungo, ma spesso e denso, normalmente sono bianchi o pezzati di bianco, ma ci sono anche neri, fulvi e color limone. Gli occhi sono scuri, e alcuni hanno la testa nera e questi sono chiamati Karabas. Il cane da pastore è il più antico e il più utile dei cani, l’unico che ci fornisce il latte di pecora e capra, e per questo è chiamato pastore. Normalmente sono alti 70 – 75 cm, e i più grandi arrivano a 80 – 85 cm. Neanche qui si parla di varie razze ma di una razza, il Coban Kopegi presente in tutta la Turchia, una popolazione indigena, una landrace breed più che una razza come intesa in cinofilia moderna.

Esemplari dell’Allevamento Turk Aslan.

La storia contemporanea della nostra razza inizia con l’importazione di due cani, donati dall’ambasciatore turco al governo americano poco prima della Seconda guerra mondiale nell’ambito di un progetto governativo top secret che doveva stabilire quale fosse la miglior razza di cani da pastore al mondo. La storia rocambolesca sull’importazione, la gestione di questa coppia di Coban Kopegi e della sua prima numerosa cucciolata all’interno di questo progetto interrotto dallo scoppio della  guerra, è raccontata dallo scrittore americano Dee Brown (anche autore del best seller Seppellite il mio cuore a Wounded Knee) in un capitolo del suo libro di ricordi When  the century was young. Esiste una foto che ritrae uno dei due cani, un tigrato, quindi ancora una volta nessun riferimento al Kangal come razza nazionale turca e al colore fulvo con maschera nera come unica espressione di razza pura; e stiamo parlando, come nel caso della parata dei Giannizzeri, di importanti eventi ufficiali, quindi si presume che i cani fossero stati scelti tra i migliori rappresentanti della razza.

Questa prima documentata importazione negli Usa fu seguita da alcuni cani importati negli anni ’50 dal professor Rodney Young il quale conobbe questi cani durante gli scavi archeologici della tomba di Re Mida a Gordion, in Turchia nell’area di Polatli. Ma la storia cinofila seguita dal riconoscimento ufficiale della razza in occidente comincia con le prime importazioni a metà degli anni ’60 in Inghilterra ad opera della signora Charmian Biernoff Steele e quelle degli anni ’70 dell’americano Robert Ballard, militare di stanza in Turchia che acquistò il suo primo maschio, Zorba, nel villaggio di Karapinar. Zorba era un soggetto pezzato e fu seguito dalla femmina bianca Peki presa in un villaggio alle foci del fiume Sakarya. Entrambi i cuccioli erano nati da cani da guardia al gregge e furono acquistati dai Ballard dopo aver subito alcuni furti durante la loro permanenza ad Ankara.

Al ritorno negli Stati Uniti, Zorba e Peki seguirono i Ballard e divennero i primi Anatolian shepherd dogs registrati nei libri genealogici dell’ASDCA (Anatolian Shepherd Dog Club of America). Nell’agosto 1970 diedero alla luce la prima cucciolata registrata negli USA, composta da sei cuccioli fulvi, bianchi e pezzati. Queste importazioni furono seguite da numerose altre, e un ruolo molto importante ebbero quelle dell’inglese Natalka Czartoryska la quale negli anni ’70 e ’80 importò cani di varia tipologia reperiti durante una serie di spedizioni in Anatolia, dove soggiornò a lungo vivendo a contatto coi pastori nomadi e seminomadi dell’altopiano anatolico. Le sue osservazioni sul campo e le sue importazioni giocarono un ruolo importante nel riconoscimento del Pastore dell’Anatolia come razza indigena di vari colori, così come è ancora conosciuta in Usa e Gran Bretagna (che riconosce Kangal e PDA come razze distinte) e com’era riconosciuta dalla FCI fino a giugno 2018, e come ancora oggi è allevata dai pastori nomadi in Anatolia. Interessantissime foto e commenti raccolti da Natalka in un diario di viaggio sono visibili sul sito Anatolian world  https://www.anatolianworld.com/nj01.html

Natalka Czartoryska con un Coban Kopegi.

In Italia la razza, seppur rara, è conosciuta dagli anni ’80, probabilmente anche da prima, ma le prime importazioni conosciute risalgono appunto a quel decennio. Il sottoscritto ha avuto il suo primo cane, un maschio fulvo di provenienza turca ma di probabili origini afgane nel 1982. Sempre nel 1980 il signor Danilo Bogdanovich di Trieste importò diversi cani dalla Turchia; almeno uno di questi cani fu acquistato dal signor Giuseppe Citterio, il quale importò alcuni soggetti anche dall’Inghilterra e produsse qualche cucciolata negli anni ’80. Nei primi anni ’90 la signora Rossella Petrelli di Roma importò una coppia da uno degli allevamenti statali turchi, credo quello di Ulas e produsse alcune cucciolate. I capostipiti (se non sbaglio Talaz e Pamuk) produssero dei buoni soggetti, uno dei quali Galatz della Mezzaluna ebbe anche buoni risultati espositivi a livello internazionale. Le successive generazioni per la difficoltà di reperire soggetti e forse per una scarsa volontà furono prodotte in stretta consanguineità e secondo me non furono all’altezza della prima; la produzione di quest’allevamento si chiuse presto.

Due cinofili emiliani, i signori Pellacani e Vellani, importarono due maschi francesi, Herz e Hitower des douves d’Amponville, che parteciparono a varie esposizioni ma non furono mai riprodotti (un tentativo di accoppiamento tra Herz e la mia femmina Azla non andò a buon fine per incompatibilità di carattere). Sempre negli anni ’90 ci furono le prime  importazioni del sottoscritto, la prima fu la femmina australiana Cappadocia Faikh – campionessa mondiale, italiana, spagnola, internazionale ed europea – seguita dal maschio belga Zwingli des Poteries, anch’esso campione italiano, spagnolo, internazionale ed europeo, che furono i capostipiti dell’allevamento Turk Aslan, seguiti da altre importazioni. Anche il signor Roberto Spagnuolo di Napoli  importò negli stessi anni  alcuni cani dalla Turchia, che  non credo abbia mai riprodotto. Anche il signor Roberto Gallipoli di Vibo Valentia importò un maschio dalla Francia e una femmina dal Belgio e produsse almeno un paio di cucciolate in quegli anni.

Nino Azzolin con uno dei suoi esemplari, Allevamento Turk Aslan.

Recentemente diversi soggetti sono stati importati dalla Francia, dalla Turchia, dai paesi dell’ex Jugoslavia e da altri paesi dell’est europeo e soprattutto dalla Romania dove la razza, seppur arrivata in tempi relativamente recenti, sta riscuotendo un certo successo di numero. In Italia sono state prodotte diverse cucciolate  negli ultimi anni, cito quelle di mia conoscenza e mi scuso se ne dimentico o ne ignoro qualcuna, iniziando da quelle regolarmente iscritte: il signor Alberto Rappuoli di Grosseto ha prodotto una cucciolata nel 2013 dai cani di mia produzione Bekci e Turk Aslan Maral; la signora Valentina Preti di Modena ha prodotto diverse cucciolate a partire dal 2016, da Zora, allevata da Alberto Rappuoli e dallo stallone Turk Aslan Uzun, accoppiato recentemente anche ad una femmina di linea diversa; nel 2016 il signor Andrea Melandri di Ravenna, proprietario della femmina Kira di origini turche importata dalla Bulgaria e iscritta al LIR come capostipite, ha prodotto una cucciolata col maschio Zorba allevato dal signor Alberto Rappuoli e di mia proprietà; nello stesso anno il dottor Enereo Germani di Ascoli Piceno ha allevato la sua prima cucciolata dalla campionessa italiana Turk Aslan Pembè e dal mio maschio Zorba, accoppiamento ripetuto nel 2017; nel 2018 Kira di Andrea Melandri ha prodotto la sua seconda cucciolata col maschio Sam importato dalla Turchia dal signor Efisio Burreddu di Perugia, cucciolata non registrata in quanto il maschio non era a sua volta iscritto all’ENCI. Nello stesso anno Sam ha prodotto una seconda cucciolata, questa volta con la femmina Zoe, sempre di Efisio Burreddu e di importazione turca, anche questa cucciolata non è iscritta ENCI; sempre nel 2018 Turk Aslan Pembè del dottor Germani ha prodotto la sua terza cucciolata, questa volta con lo stallone tigrato di importazione australiana Takas George di mia proprietà.

Sempre negli anni 2000 un allevatore di Reggio Emilia, Emanuele Manghi, ha importato alcuni soggetti dalla Turchia e ha prodotto e credo produca tuttora delle cucciolate; non so se i suoi soggetti e le cucciolate siano iscritti all’ENCI o no; nel 2017 è stata prodotta una cucciolata in Piemonte dall’allevamento della Torre di Ovarda da due soggetti di origini francesi, ma credo che l’esperienza con questa razza si sia chiusa lì, così come quella dell’allevamento siciliano Kangal Malakli Italia iniziata alcuni anni fa con soggetti di importazione di varia provenienza e terminata recentemente. Nello stesso anno ha prodotto la sua prima cucciolata il signor Marco Palmieri di Lecce dal maschio di importazione polacca Namik d k Bubu e dalla femmina italiana Turk Aslan Ucra, cucciolata ripetuta l’anno dopo. Altri appassionati come per esempio il signor Paolino Miglio di Varese proprietario di una femmina di origine turca e di un maschio romeno hanno prodotto cucciolate non registrate. Da menzionare anche il signor Doriano Banda, residente a Roma e proprietario di alcuni cani di allevamento turco nella casa di famiglia in Romania, che ha importato in Italia diversi cuccioli di suo allevamento e altri di origine turca, soggetti non iscritti ENCI, alcuni dei quali hanno prodotto cucciolate a loro volta non registrate.

La situazione della razza in Italia non è rosea – a fronte di alcune cucciolate selezionate e registrate nei libri genealogici dell’ENCI, e di alcuni seri allevatori – c’è molta improvvisazione, e soprattutto scarsa conoscenza della razza. Soggetti anche di pregio sono stati importati da privati, ma purtroppo raramente vengono iscritti ai  libri genealogici e spesso sono accoppiati in modo superficiale, e non danno nessun contributo alla razza.

Il Kangal o Coban Kopegi o Pastore dell’Anatolia, comunque lo si voglia chiamare, è un cane molto equilibrato, ancora molto vicino alle origini pastorali e diversamente da altre razze di pastori custodi dell’Est ha una reattività contenuta e manifestata solo in situazioni di reale necessità. Questa sua caratteristica è stata preservata fino a poco tempo fa non solo in Turchia, ma anche nei paesi occidentali dove la razza ha continuato a svolgere la funzione di guardia al gregge, come in parte la Francia ma anche in America, Australia e Africa. Purtroppo recentemente con l’aumento della notorietà, la razza sta subendo un cambiamento per soddisfare i gusti di un mercato che, ignorando la storia e le caratteristiche di razza, predilige cani più reattivi e mordaci, e specialmente nei paesi dell’est Europa la selezione sta prendendo un indirizzo che non appartiene a questa razza. Spesso per aumentare l’aggressività si ricorre al meticciamento con altre razze, e si vedono sempre più spesso soggetti di questa razza usati nell’attacco al figurante, pratica che non appartiene alla “mentalità” di razza.

Altra pratica che, contrariamente a ciò che si dice, non appartiene al mondo pastorale è quella della lotta tra cani, e purtroppo in Turchia e nei paesi dell’est Europa si è molto diffusa; le linee di sangue da lotta sono sempre state evitate nella selezione occidentale, ma purtroppo le importazioni più recenti interessano in massima parte cani di queste linee perché la stragrande maggioranza di allevamenti turchi moderni, quelli che si possono contattare stando seduti davanti al computer, selezionano questo tipo di cani. Mentre le importazioni degli anni passati interessavano  in massima parte cani pastorali. Queste nuove importazioni stanno avendo un impatto particolarmente negativo nei paesi dell’est Europa dove la razza era quasi sconosciuta fino a una decina di anni fa e in parte in Italia, contrariamente ad altri paesi occidentali dove la razza è più diffusa con popolazioni e linee di sangue più vicine alle linee classiche già ben definite da decenni.

Essendo un cane da protezione del bestiame, il Kangal ha l’immane compito di affrontare e allontanare i predatori. Questo esemplare in Turchia ci è riuscito, ma rimanendo ferito.

Un altro grave problema riguarda la displasia dell’anca che, benchè non sia una patologia tipica della razza, affligge molte linee di sangue. Nelle vecchie linee occidentali controllate da generazioni il problema è molto marginale, ma nelle importazioni più recenti c’è una preoccupante incidenza della patologia. A questo proposito una sana collaborazione tra gli allevatori sarebbe importantissima, così come la nascita di un club per dare un indirizzo e delle linee guida per il mantenimento di una razza sana e rustica come ci è stata tramandata dai pastori. Ma purtroppo anche in Italia, dove la razza è così poco conosciuta, le discussioni non riguardano la salute e l’equilibrio caratteriale della razza ma bensì discorsi senza importanza come il colore, la presenza o meno della maschera nera, l’assenza di bianco ecc., e spesso purtroppo la selezione dei riproduttori si limita a colore e taglia gigante.

La scarsa conoscenza della razza, l’impegno non indifferente necessario a mantenere un certo numero di soggetti, la difficoltà per lo meno negli anni passati di reperire nuove linee di sangue anche a causa della scarsa collaborazione tra allevatori, la carente volontà della prevenzione della displasia e dello studio delle linee di sangue, tutto questo ha fatto sì che, nonostante un buon numero di soggetti importati negli anni e in molti casi di buona qualità, le varie esperienze di allevamento si siano chiuse alle prime difficoltà e ai primi insuccessi, peraltro inevitabili quando ci si avvicina a certe razze in modo superficiale.

Ma vediamo di conoscere un po’ meglio il Kangal Coban Kopegi (cane da pastore di Kangal), fino a pochi mesi fa chiamato Cane da pastore dell’Anatolia, tornando alla storia recente della razza. In Inghilterra a metà degli anni ’60 furono importati dalla zona di Konya i primi due esemplari, Gazi of Bakirtoll Koyu e Sabahat of Hayiroglu (è consuetudine all’atto della registrazione dei cani di importazione turca pastorale di includere nel nome il villaggio di provenienza, in questo caso Bakirtoll Koyu e Hayiroglu) di colore fulvo con maschera nera https://www.anatolianworld.com/images/gazi-sabahat.jpg

Per registrare la nuova razza al Kennel Club, e non essendoci allora un ente cinofilo in Turchia, né un nome ufficiale per la razza a parte il generico ma universalmente accettato Coban Kopegi, la signora Charmian Steele li registrò col nome di “Anatolian sheepdogs”. Col termine sheepdog si indica nei paesi anglofoni un cane conduttore di greggi, e, visto che i Coban Kopegi non lo sono affatto, il nome venne modificato più avanti in Anatolian Karabash dato che i primi cani importati erano fulvi con maschera nera, varietà di colore chiamata Karabas in turco.

1967, la dr.sa Steele con la prima cucciolata nata in Gran Bretagna.

Anche questo nome si rivelò inadatto in quanto non tutti i soggetti importati e nati da questi erano di colore Karabas, quindi si optò per Anatolian shepherd dog, nome che nel frattempo era stato adottato negli Usa e che in seguito venne adottato dalla FCI fino al giugno 2018. Ebbe così inizio la polemica sull’esistenza o meno di una o più razze di pastori turchi, polemica che continua a tutt’oggi. In Inghilterra nonostante il Kennel Club riconoscesse fino al 2013 esclusivamente il Pastore dell’Anatolia di tutti i colori e pelo da corto a semilungo, esisteva oltre all’Anatolian Shepherd Dog Club anche l’Anatolian Karabash Club che promuoveva una razza esclusivamente fulva in varie gradazioni con una maschera nera più o meno estesa sul muso.

Negli Usa negli anni ’80 si iniziò a parlare di Kangal dog come sinonimo di Karabas. L’allevatore commerciale David Nelson, per mestiere “scopritore” di razze esotiche da importare e commerializzare negli Stati Uniti, iniziò per primo a parlare di Kangal dog come di una razza più pura e distinta dai generici cani da pastore. Tuttavia il nome Kangal non era allora usato in Turchia per indicare una razza, ma semplicemente per indicare i cani originari di quell’area, così come si faceva per i cani di altre zone, come Konya ecc, peraltro uguali per aspetto e funzione. Il francobollo turco del 1973 che raffigura il cane nazionale lo indica come “Coban Kopegi” e non come Kangal Coban Kopegi, e pure allo Zoo di Ankara dove alcune coppie di cani fulvi con maschera nera si riproducevano e da dove alcuni cuccioli vennero esportati in Ighilterra, la targa fuori dai recinti diceva Coban Kopegi. Il nome Kangal appare per la prima volta in documenti o in letteratura turca nel 1983 in un libro del generale Orhan Oncul, responsabile dell’allevamento militare di Gemlin a Bursa e che definisce i cani di Kangal tra i migliori.

Nel 1996 si tenne un simposio sulle razze turche all’Università Selcuk di Konya; fu qui che si gettarono le basi per il futuro riconoscimento del Kangal e dell’Akbas come razze distinte e non come varietà di Coban Kopegi. E’ curioso come la classificazione delle razze turche sia stata affidata all’americano David Nelson, e la storia delle razze turche a un membro del Karabash Club inglese che non era mai stato in Turchia prima di allora; è anche curioso il fatto che nessun sostenitore né turco né straniero del Pastore dell’Anatolia come unica razza sia stato invitato al simposio, e che il dottor Cafer Tepeli, uno dei promotori del simposio durante il suo viaggio in occidente per conoscere la realtà dei cani turchi al di fuori del paese d’origine, abbia visitato esclusivamente allevamenti di Karabas/Kangal, e abbia avuto contatti solo con questi club. Il simposio fu assolutamente fuori da ogni standard normalmente accettato dal mondo accademico internazionale, molto del materiale presentato risultò non documentale o addirittura falso. Non è accettabile formare un’ipotesi, anche se molto attraente, e poi adattarla alla realtà se si vuole che sia accettata dalla comunità internazionale.  Ciò nonostante,  dal simposio in poi il Kangal e l’Akbas hanno ottenuto uno status di razze antiche, rafforzato poi da una massiccia propaganda. Enti cinofili come quello australiano e sudafricano decisero di riconoscere il Kangal come razza distinta dal Pastore dell’Anatolia sulla base del materiale presentato al simposio.

La confusione divenne ancora maggiore, in Australia si potevano iscrivere due fratelli come Kangal o come Pastore dell’Anatolia solo in base alla preferenza dei proprietari; in America l’AKC riconosce solo il Pastore dell’Anatolia, ma l’UKC riconosce Pastore dell’Anatolia, Kangal e Akbash. Si possono avere cani riconosciuti dall’UKC come Akbash, e Kangal iscritti all’AKC come Pastori dell’Anatolia. Questo parla chiaro sull’appartenenza di queste varianti ad un’unica razza.

In Turchia esiste un’unica razza, o meglio una popolazione di guardiani del gregge variabile come tutte le razze indigene, per esempio come il Pastore del Caucaso e il Pastore dell’Asia centrale. Mantenere questa variabilità è essenziale per la salute della razza stessa; tutti noi conosciamo gli effetti deleteri di una stretta selezione basata sul colore o su altri tratti estetici minori, l’abbiamo visto in tante razze. Per questo lo standard del Pastore dell’Anatolia era volutamente tollerante in termini di colore e lunghezza del pelo, ma rigoroso per quanto riguarda per esempio il carattere, la chiusura dei denti, la taglia, l’attitudine al lavoro. La ricerca di una omogeneità esasperata anche dall’uso della consanguineità stretta e l’eliminazione dalla riproduzione di soggetti preziosi magari per una macchia bianca di troppo, restringono irrimediabilmente il patrimonio genetico già limitato in occidente e possono portare in poche generazioni a situazioni di emergenza per la razza. (continua nella terza parte)

Un cucciolo dell’Allevamento Turk Aslan.