La Polizia reale canadese a cavallo – in francese Gendarmerie royale du Canada e in inglese Royal Canadian Mounted Police – è meglio conosciuta come Giubbe rosse (e meno come Mounties), anche grazie a tanti film e telefilm. Fu istituita nel 1873 con lo scopo di presidiare l’immensa regione delle grandi praterie nell’ovest del Canada, all’epoca dominion dell’Impero britannico, e di mantenere l’ordine e il rispetto delle leggi britanniche, se possibile usando il buon senso e le buone maniere, ma con fermezza e convinzione. Attualmente è un corpo di polizia federale con giurisdizione su tutto il Canada. Il primo nome ufficiale assegnato alle Giubbe rosse, composte da poco più di trecento unità, fu North-West Mounted Police.

Agenti della North-West Mounted Police con cani, evidentemente non da slitta, tra 1873 e 1885.

Un sergente della North-West Mounted Police, 1884.

Il corpo aggiunse “reale” al suo nome nel 1904, dopo aver ricevuto il titolo per il servizio militare nella seconda guerra boera. Nel 1920 si fuse con la Dominion Police, la principale forza di polizia a est di Manitoba, e fu ribattezzata appunto Royal Canadian Mounted Police (RCMP). La nuova organizzazione fu incaricata delle forze dell’ordine federali in tutte le province e territori, e stabilì immediatamente il suo ruolo moderno di protettore della sicurezza nazionale canadese, oltre ad assumersi la responsabilità del controspionaggio nazionale. Oggi sono oltre 30.000 e operano con automezzi, aerei e navi proprie.

Le Giubbe rosse ebbero un ruolo fondamentale anche per la colonizzazione dell’ovest canadese, e avevano moltissimi compiti: gestire il delicato controllo e i contatti con le tribù native come i blackfoot (con cui i rapporti furono sostanzialmente amichevoli) e con i sioux di Toro Seduto – che dopo avere distrutto l’esercito del tenente colonnello George Custer al Little Big Horn, negli Usa, si erano trasferiti in massa in Canada in cerca di pace (con cui, finché rimasero in Canada, i rapporti furono più tesi ma comunque di rispetto reciproco). Tuttavia le Giubbe rosse adottarono un sistema di controllo degli spostamenti dei nativi pur sapendo che era illegale, visto che il trattato con il governo stabiliva che non c’erano limiti di circolazione neppure al di fuori delle riserve: i nativi trovati privi di un lasciapassare firmato da un agente del governo venivano però arrestati per vagabondaggio.

Le Giubbe rosse dovevano debellare anche i commercianti di whisky che vendevano alcolici alle popolazioni aborigene, alimentando problemi sociali e scoppi di violenza e così pure la vendita di liquori che nel 1880 fu applicata pure ai coloni, creando veementi proteste. Tra l’altro pure le Giubbe rosse bevevano alcolici (il clima freddo non aiutava…) e così usarono il loro noto buonsenso, chiudendo quasi tutti e due gli occhi e intervenendo ogni tanto giusto confiscando i liquori, cosa che attirava astio e conseguenti rischi. Il divieto comunque fu rimosso nel 1892.

Stessi problemi diede la prostituzione, poiché non c’erano quasi donne bianche e ciò creò un’enorme domanda di prostituzione, che di conseguenza fiorì, anche se illegale. Anche in questo caso le Giubbe rosse chiudevano quasi sempre gli occhi, perché non volevano causare tensioni sociali ingestibili. Inoltre l’età media per un agente delle Giubbe rosse era tra i 20 e i 25 anni, la maggioranza non era sposata e loro stessi erano volenti o nolenti clienti delle prostitute. Non solo, le Giubbe rosse dovevano riscuotere i dazi doganali dei cercatori d’oro, verificare che ognuno di loro avesse scorte di cibo e utensili adatti per sopravvivere (una tonnellata a persona), distribuire i soccorsi, attuare la lotta e l’indagine sugli incendi, controllare la gestione del movimento del bestiame ed eseguire relativi programmi di quarantena per problemi veterinari, controllare la gestione della caccia, il funzionamento del sistema postale e telegrafico, la gestione del sistema di registrazione delle miniere. Dovevano scortare ma anche controllare gli operai, spesso sfruttati e privi di diritti, e le grandi imprese per mantenere l’ordine ma anche disinnescare tensioni sociali e salariali tra questi grazie al fatto che gli ufficiali incaricati avevano poteri nel ruolo di giudici di pace e avevano anche l’autorità di processare sommariamente i membri del corpo stesso, imprigionando potenzialmente gli agenti fino a un anno anche per reati minori.

Dawson, prostitute, whisky e…cani.

A proposito della gestione della caccia, le Giubbe rosse limitarono il bracconaggio e monitorarono anche i movimenti della fauna selvatica. Ogni cacciatore poteva uccidere in un anno non più (ma i nativi erano esentati da limiti) di sei alci, due buoi muschiati, sei cervi e due grandi cervi wapiti. L’ultimo branco di bisonti era stato estinto nel 1879. Stagioni di caccia specifiche si applicavano anche a uccelli e pesci. Tutti i cacciatori erano tenuti a riferire al più vicino avanposto il numero e specie delle prede abbattute. Il bue muschiato, alce, wapiti, caribù e pecora di montagna non potevano essere cacciati dal 1° marzo al 1° settembre, mentre per altre specie e in particolare i predatori non c’erano limiti. Le Giubbe rosse avevano anche la responsabilità di proteggere gli animali domestici e potevano incriminare coloro che “picchiano, legano, maltrattano o torturano in modo sfrenato, crudele o inutilmente qualsiasi tipo di bestiame, pollame, cani, animali domestici o uccelli”, con multe di 50 dollari oppure di tre mesi di reclusione con o senza lavori forzati.

Una curiosità: quando si pensa alle Giubbe rosse, al Canada e alla corsa all’oro spesso si ricordano i romanzi Il richiamo della foresta e Zanna Bianca – titoli originari rispettivamente The Call of the Wild e White Fang – ambientati in Klondike ossia Canada e scritti dal californiano Jack London il quale realmente a 21 anni vi si recò come cercatore d’oro. Vi arrivò nel luglio 1987, si prese lo scorbuto perdendo conseguentemente quattro denti anteriori, fu ricoverato e infine dovette andarsene. London in Zanna Bianca, ambientato nel 1890, racconta due cose inverosimili: il lupo canadese – di una sottospecie che va da 50 a oltre 80 kg – padre di Zanna Bianca viene attaccato e ucciso in combattimento da una lince canadese, che però poi viene uccisa dalla madre che è invece un ibrido cane/lupo. Ma la lince canadese pesa solo 5-17 kg, con un record di 20, ed è quindi ben più piccola della lince euroasiatica che arriva a 30, con record di quasi 40 kg.

L’altra cosa inverosimile è che poi Zanna Bianca venga quasi ammazzato da un cane Bulldog, cosa che fece sbottare addirittura il presidente Usa, nonché accanito cacciatore nel mondo, Theodore Roosevelt, che definì London un naturalista fasullo e quel combattimento la vera sublimità dell’assurdità. Il Bulldog Inglese, e cani simili chiamati nello stesso modo, effettivamente arrivarono in Canada ma erano simili a Pitbull, ben diversi da quelli attuali. Coraggiosi, tenaci, rustici e più atletici. Ma in inverno nel nord del Canada, a causa del pelo corto, se tenuti all’aperto avevano vita stentata e breve.

Roosevelt raccontò nel suo libro Hunting the Grisly and Other Sketches: “Ho visto un lupo uccidere un bulldog che gli si era avventato con un solo morso, mentre un altro che era entrato nel cortile di un ranch del Montana uccise in rapida successione entrambi i grossi mastini da cui era stato assalito (…) Un mastino, se opportunamente addestrato e di taglia sufficiente, potrebbe forse essere in grado di affrontare un lupo del Texas giovane o sotto taglia; ma non ho mai visto un cane di questa varietà che considererei un match da solo contro uno degli enormi lupi del bosco del Montana occidentale. Anche se il cane fosse il più pesante dei due, i suoi denti e gli artigli sarebbero molto più piccoli e deboli e la sua pelle meno dura”. Ricordiamo che i combattimenti tra cani in Canada furono vietati dal 1892, anche se è possibile che in mancanza della presenza delle Giubbe rosse poteva anche avvenire, in luoghi isolati. Comunque il racconto di Jack London si riferisce ad anni appena precedenti il divieto.

Un gruppo di cacciatori con un Bulldog, 1870.

Le Giubbe rosse – che, finché non furono creati i corpi delle polizie provinciali, erano solo poche centinaia in tutto il Canada, arrivando in alcuni periodi al massimo a un migliaio – avevano una mole enorme di compiti, ma spesso agivano da soli, spostandosi su territori immensi. Fortunatamente godevano di alto prestigio tra la gente, anche se contrastare l’illegalità e la delinquenza era sempre rischioso e non erano certo ben visti dai fuorilegge.

Operando a lungo da soli in zone selvagge, le Giubbe Rosse potevano avvalersi di propri cani personali che li accompagnavano e che si rivelavano concretamente utili anche per percepire la presenza di pericoli, fossero stati malintenzionati o animali come lupi e soprattutto i due più pericolosi, l’alce e in particolare l’orso, sia nero sia bruno. Inoltre il cane, di qualsiasi tipo fosse purché rustico e adatto a camminare per lunghe distanze senza risentire troppo del caldo o del freddo, era un compagno e un amico di grande importanza.

Quanto guadagnavano le Giubbe rosse? I semplici agenti 75 centesimi al giorno nel 1873, scesi nel 1878 a 50 centesimi più alloggio e vitto (dal 1889 fu introdotto anche un regime pensionistico). Ma gli alloggi, in edifici chiamati “fortezze”, erano in tronchi con tetti di zolle, illuminati da lucerne e candele e riscaldati con stufe a legna o carbone per riscaldarsi e cucinare. Grazie al caldo, i materassi di paglia pullulavano di pidocchi e cimici. In combinazione con vari bonus per compiti particolari un agente poteva guadagnare oltre 300 dollari l’anno, all’incirca lo stesso salario di un insegnante di scuola canadese. Gli ufficiali incaricati nel 1886 arrivavano a  uno stipendio annuo di 1.000 dollari. C’erano anche dei premi a percentuale aggiuntivi per aver riscosso con successo i dazi doganali e sequestrato merci illegali, per esempio nel 1886 il sovrintendente Leif Crozier ricevette un bonus di 3.659 dollari. Comunque, viste le difficoltà e i salari, molti agenti abbandonavano: nel 1905 il salario fu aumentato a 1 dollaro al giorno ma comunque una media del 10% della forza disertava per gli Stati Uniti o veniva licenziata perché inadatta al servizio per via di arruolamenti poco selettivi.  Andò a finire che dal 1910 si dovette aprire un ufficio di reclutamento a Londra, tanto che nel 1914 quasi l’80% delle Giubbe rosse era nata in Gran Bretagna.

Le Giubbe rosse non erano sempre vestite come si pensa, con le uniformi che ricordavano deliberatamente quelle britanniche: ce n’era una più comoda e meno appariscente ma l’abbigliamento poteva essere addirittura una giacca di pelle di cervo imbottita, legging di pelle, cappello di feltro a tesa larga come lo Stetson e nei mesi freddi parka e copripantaloni in pelle di cervo imbottito o di pelo di bisonte, cappelli di pelliccia, stivali anche di tipo eschimese di foca, ghiottone o lupo. Questo perché dovevano essere protetti e comodi, in particolare dalla fine degli anni 1880 quando fu introdotto un sistema di pattuglie attraverso i territori. Le Giubbe rosse visitavano quasi ogni fattoria o ranch, cercavano di conoscere personalmente ogni membro della comunità, raccoglievano informazioni e chiedevano a ogni colono di registrare qualsiasi problema.  In totale le Giubbe rosse percorrevano in media ogni anno 2.400.000 km a cavallo, tanto che ne dovevano acquistare 100 ogni anno. Usavano anche cavalli da soma e muli per trasportare attrezzature e rifornimenti, slitte trainate da cani e canoe.

Il commissario delle Giubbe rosse Charles Costantin diceva che i cani dovrebbero pesare da 80 a 100 libbre (N.d.R. da 18 a 45 kg) e avere un pelo ruvido e fitto per resistere al freddo. I cani a pelo fine erano inutili. Il prezzo medio per un cane addestrato decente era compreso tra 75 e 100 dollari, ma un capomuta poteva arrivare a 300. Una squadra di quattro cani poteva costare fino a 600 dollari. A Dawson nel 1898 circa 4.000 cani erano impiegati regolarmente da trasportatori e cercatori e nel giro di tre o quattro anni questo numero era raddoppiato. Ogni slitta trasportava circa 250-350 chili ed erano spesso del tipo Yukon oppure Juneau, entrambe lunghe circa 2 metri, larghe 40 centimetri tra i pattini e pesanti da vuote appena 16 chilogrammi. Costavano 8-10 dollari nel 1896. Le squadre di cani erano imbrigliate in un’unica linea, con l’imbracatura di ciascun cane attaccata a quella del cane. Il cane più vicino alla parte anteriore della slitta agiva anche come una specie di freno, rallentando la slitta in discesa. Il musher stendeva i finimenti e poi agganciava i cani uno alla volta, sempre imbrigliando per primo il cane più affidabile. Si potevano aggiungere ulteriori cani, non attaccati alla slitta, che portavano sacche da 25 kg.

Una Giubba rossa con la sua slitta. Notare il cane più grosso, di razza Terranova
(Museo MacBride, Whitehorse, Yukon).

I fondamentali cani da traino eschimesi in certe zone e periodi furono quasi introvabili, erano troppo costosi e non si riproducevano abbastanza velocemente per soddisfare la domanda, quindi i cani venivano spesso importati dall’estremo sud del Canada e dagli Stati Uniti, sovente assolutamente inadatti, come i San Bernardo – ritenuti però troppo deboli, poco resistenti e più costosi da nutrire –, Setter, Spaniel e Collie e i cani da caccia addirittura a pelo corto. Le Giubbe rosse comunque impiegarono Alaskan Malamute, Siberian Husky, Canadian Inuit Dog e pure Terranova e S. John Water Dog (il progenitore del Labrador Retiever) ma del vecchio tipo.  I cani indossavano speciali mocassini, solitamente di pelle d’alce, per proteggerli dai pezzi di ghiaccio frastagliati che spesso perforavano i loro piedi.

Anche se di norma i nativi non incrociavano appositamente i loro cani con i lupi, come invece alcuni ancora credono, ci furono tali accoppiamenti da parte di altri. Addirittura si tentò di fare tirare le slitte da lupi puri canadesi, ma anche da ibridi che magari poi finivano tra i cani da traino delle Giubbe rosse, come raccontò l’agente John B Watson: “Anche se quella muta si era guadagnata il mio rispetto, mi hanno tenuto sulle spine con i loro temperamenti e ci sono state alcune volte in cui mi hanno spaventato a morte. Li ho tenuti ben separati in ogni momento e sono stato particolarmente attento al momento del pasto, perché poi il lupo si mostra e il galateo scompare nel nulla. Ognuno divorava subito il suo cibo e poi cercava di raggiungere quello del cane vicino, ma le catene li tenevano distanti. Gestire ognuno mi ha dato la possibilità di leggere i loro stati d’animo e ho cercato di non giocare ai preferiti. Raramente ho dovuto usare la frusta”.

Il famoso Joe LaFlamme con la sua muta di lupi a Gogama, Ontario, Canada.

Una delle razze canine usate dalle Giubbe Rosse erano i Siberian Huskies, che alcuni continuano a riferire essere stati introdotti per la prima volta in America dal famoso Leonhard Seppala. Nient’affatto, lo fecero ben prima gli indigeni aleutini, presenti sia nella Kamčatka in Russia sia nelle Isole Aleutine dell’Alaska. Anzi, il nome Alaska deriva da alaxsxaq, “terraferma” nella lingua unangan degli aleutini.

Giubba rossa con Siberian Huskies,circa 1930, Yukon Archives.

Vista la richiesta di cani durante la corsa all’oro, e quindi il business, il commerciante di pellicce russo William Gdosak nel 1908 ne importò una decina a Nome. Due anni dopo il giovane nobile scozzese Charles “Fox” Maule Ramsay raggiunse il villaggio siberiano di Markova, zona del fiume Anadyr, e acquistò una settantina di questi cani, che furono utilizzati per trasportare il legname. E altri fecero lo stesso, finché nel 1930 l’Unione Sovietica bloccò l’esportazione, fra le altre cose, anche di questi cani. Ma ormai in Alaska e Canada erano numerosi. Leonhard Seppala comunque, con le sue straordinarie imprese, rese famoso il Siberian Husky.

Questo cane di media grandezza era ed è resistente ma soprattutto più veloce di quelli similari più grandi, in quanto un cane grande il doppio ha solo il 30%  in più di capacità polmonare rispetto a uno medio, che però appunto pesa la metà. Insomma, forza e resistenza sono due cose diverse. Pur essendo un robusto cane da tiro, seppur di 30 kg al massimo nei maschi di oggi, il Siberian Husky ha una struttura elegante e ben proporzionata. Nonostante quel che alcuni pensano, il colore degli occhi non dev’essere obbligatoriamente l’azzurro, perché può andare dal marrone all’ambra e addirittura di due diversi colori a causa della eterocromia (continua nella seconda parte).