Un tempo si diceva, molto più frequentemente di oggi, che si lavorava duramente per “guadagnarsi la pagnotta”. E se non lo si faceva si rischiava di fare concretamente la fame. Lavoro duro, durissimo e per molte ore al giorno, che purtroppo era la normalità anche se si era bambini o donne. Ed era del tutto ovvio che anche i cani facessero lo stesso, altrimenti erano “mangiapane a tradimento”, fossero uomini o animali. Insomma, il pane era la cosa più ambita, se ce n’era. Basti pensare che nella fiaba tedesca Hänsel e Gretel riportata dai fratelli Grimm, i due bambini scoprono la casa della strega e rimangono allibiti vedendo che ha le pareti fatte di pane e il tetto di focaccia, con le finestre di zucchero trasparente (lo zucchero allora era una rara prelibatezza, unica concessione al lusso nella fiaba). Oggi invece si racconta ai bambini che la casa era fatta di torrone, con mobili in cioccolato e vaniglia, oggetti in caramello e così via, per il semplice motivo che se oggi due bambini trovassero una casa di pane e focaccia semplicemente cambierebbero strada o la sfascerebbero a sassate. Per  i poveri Hänsel e Gretel invece quella sarebbe stata il coronamento di sogni inimmaginabili, una montagna di cibo squisito e fortificante.

Bisogna pensare che i cani che venivano fatti lavorare, in realtà facevano le stesse cose dei loro padroni. Non ci credete? E allora ecco qui. Cominciamo con la pastorizia. Il cane era ed è basilare, ma mica sempre c’era e allora il pastore – spesso bambini o donne – dovevano fare tutto, il ruolo del cane conduttore e nel contempo del cane da protezione, ma senza averne l’agilità, velocità e prontezza. Non ci credete? Ebbene sappiate che per esempio in Francia nel XVIII secolo buona parte delle vittime dei lupi, come nel caso della storica e cosiddetta Bestia del Gévaudan, furono proprio donne e bambini pastorelli che di cani non ne avevano, essendo poverissimi e vessati da frequenti carestie. Andare tutti i santi giorni con le pecore, a quei tempi e luoghi, si rischiava molto e senza dubbio ci si guadagnava la pagnotta, specie se si era bambini di 7-8 anni.

Tanti bambini e neppure un cane. L’illustrazione si riferisce a un fatto storicamente avvenuto.

I cani un tempo venivano impiegati per cose oggi dimenticate o ritenute persino scandalose. Oggi magari giustamente, ma un tempo del tutto normali. Perché le facevano pure le persone. Li si usava anche per tirare l’aratro se non c’erano cavalli o buoi o vacche. Chi ha mai visto una cosa simile? Eppure se il campo non veniva arato e non dava il raccolto, il contadino non aveva da fare campare se stesso e la famiglia, solitamente numerosa perché la mortalità era alta proprio fra i bambini. E allora tutti, a due o quattro gambe, dovevano darsi da fare.

1900, Alberta, Canada. Si ara con i cani.

E se non si arava bisognava fare altro, perché il lavoro nei campi è continuo, con diverse fasi tutte importanti. Per esempio, dopo avere arato bisognava passare con il frangizolle. Nessun problema, in mancanza di meglio lo tiravano i cani.

Aprile 1916, Belgio.

E se non si avevano cani o non se ne avevano di grandi e forti, come si faceva? Nessun problema anche qui, si doveva tirare come si poteva. Pure le donne.

Francia, prima metà del XX secolo.

E se non c’erano donne, cani o animali da tiro? Dovevi arrangiarti, e se eri grande e robusto tiravi, anche da solo. Perché sennò la famosa pagnotta non te la guadagnavi.

Data e luogo sconosciuti. Notare l’uomo in basso.

Certo, se si era in tanti era meglio. Anche se donne. Il lavoro proseguiva dalla mattina fino alla sera, col bello e brutto tempo. Difficile pensare, e forse anche credere, a queste cose oggi.

Gruppo di donne tira l’aratro, zona di Swan River, Saskatchewan, Canada, circa 1900.

Si potrebbe pensare che si potesse tirare l’aratro solo in terreni morbidi, sabbiosi, cedevoli. Ma non è così, anche se ovviamente più si era e meglio era. Tuttavia l’uso di impiegare questa forza motrice umana/animale era dettata ovunque solo da una costante: la povertà e le dure condizioni di vita.

Canada, 1900 circa. Si tira l’aratro con i cani.

Siberia, Unione Sovietica, prima metà del XIX secolo.

Quello che rappresentiamo in questo servizio riguarda il passato e non oggi. Però attenzione, nel mondo occidentale, perché in alcune aree di altri continenti la vita può essere ben diversa dalla nostra e presentare aspetti ritenuti scomparsi. In zone remote e povere può ancora accadere che non solo i cani ma anche le persone diventino “da soma”.

Villaggio di Basantpur Pangri, Sehore, Madhya Pradesh, India, 2017.

Oggi diremmo che si trattava di “lavori da bestie”. Verissimo, ma come si vede lo facevano sia gli umani sia i cani. Non c’era posto per gli inadatti fra i cani, venivano eliminati e la cosa, purtroppo, era ritenuta del tutto legittima, anche se a volte gli si chiedeva veramente troppo.

1917, Belgio.Due cani e un carico enorme.

In Belgio il cane da traino era la norma, anche perché le vaste aree di pianura di quel paese lo permettevano. Tale mezzo di trasporto era particolarmente in uso da parte dei lattai e dei fruttivendoli, tuttavia lo si utilizzava per tutto. Persino per il trasporto di sabbia, e in tal caso al carretto, trainato da due grossi e potenti mastini legati alle due stanghe centrali, se ne aggiungevano altri legati al carretto lateralmente con funi. Su strade piane un buon cane da tiro poteva trainare carichi di 250-450 kg e in coppia – si dice – persino una tonnellata, sempre però con la presenza di una persona che potesse azionare il freno del carretto in caso di pericolo. Venivano usati molto anche per scopi militari.

Esercito belga, Prima guerra mondiale.

In effetti, in Belgio i cani da tiro venivano trattati bene (del resto conveniva farlo, erano necessari) e la legge li tutelava. I carretti, di norma a due ruote, dovevano essere costruiti ad arte e ben bilanciati sul loro asse affinché il peso del carico gravasse sulle ruote, e non sulle spalle del cane. Le corregge collegate alle stanghe dovevano essere assicurate solo al petto del cane e naturalmente mai al collo.

Controllo del carretto e dei cani da parte di un agente di polizia Belga.

Anche in Italia un tempo le povere donne tiravano carri colmi di mercanzie da vendere nei paesi che incontravano, perché non c’erano animali da traino in quanto semplicemente troppo costosi. E lo stesso facevano gli uomini. Se il lavoro per cui venivano pagati era quello, lo si faceva. Qualcuno ha idea di cosa significhi tirare controcorrente e per ore una chiatta? I canali, specie all’estero, avevano ai lati delle strade sterrate su cui si muovevano i cavalli da tiro o i buoi, ma se non se ne avevano si trainava il tutto con le persone. Non c’erano ferie, pausa caffé e, purtroppo, diritti sindacali. Che piovesse o facesse caldo non si poteva fare nulla. “Fa caldo e siamo sfinite, padrone”. “E allora? Tirate!”.

Francia, inizio XX secolo. Si traina la chiatta in un canale.

Questo in tutto il mondo, perché – parrà strano, specialmente in certi settori – il cane era sempre da lavoro e solo i ricchi nobili potevano permettersi di tenere i cosiddetti “cani da grembo”, che poi erano gli stessi che fra i poveri si rendevano utilissimi per uccidere i cosiddetti “nocivi” e cioè topi, ratti e altri piccoli animali che potevano arrecare gravi danni alle coltivazioni e alle scorte alimentari. I cani erano buoni un po’ per tutto e se non ce la facevano da soli, gli uomini li affiancavano. Ed erano lavori pericolosi, specie con carichi pesanti e con carri costruiti in qualche modo, senza freni e stanghe e nessun controllo da parte delle autorità.

Taglialegna giapponese e cani con un pesante carretto senza freni e stanghe, inizio XX secolo.

Certo, intristisce vedere i migliori amici dell’uomo affrontare simili imprese, ma lo facevano pure gli uomini per portare a casa la già citata pagnotta. Ricordiamoci che per fortuna oggi in occidente non sappiamo più cosa sia il patire la fame ma fino al secolo scorso sì, con carestie che in Africa e Asia facevano ogni volta milioni di morti. Anche in Europa accadeva. Ricordiamo il milione di morti per fame in Irlanda nel XIX secolo a causa della cosiddetta “peste delle patate” che annientò per alcuni anni i raccolti. Purtroppo quella gente si nutriva quasi solo di quello. Un altro milione e mezzo emigrò in America. Senza considerare le guerre, specie le due mondiali, con il loro seguito di distruzione, morte e fame e non è un caso che durante questi conflitti non poche razze siano scese ad appena una o due decine di esemplari mentre altre addirittura si sono estinte, come il Mastino Belga, cane da tiro per eccellenza.

1915, si tira e si spinge da soli, altro modo non c’è.

Cani e umani furono usati anche per altri duri lavori: tirare i carrelli pieni di materiale nelle viscere delle miniere, trainare leggeri carretti per muoversi come facciamo oggi con le automobili (si pensi ai risciò cinesi mossi da persone), camminare all’interno o all’esterno di ruote per muovere meccanismi di tutti i tipi, dai girarrosti agli argani, come fossero motori. E tanto altro. Ma lo leggerete su un altro servizio del nostro giornale.