(segue dalla prima) Come mezzo di trasporto – certamente non piacevole per i cani – non bisogna dimenticare i carri degli accalappiacani, poi sostituiti da analoghi mezzi a motore. Oggi i cani catturati finiscono nei canili municipali e non vengono abbattuti, ma in altre nazioni sì. Un tempo per un cane finire catturato significava solitamente la morte in quanto questo prevedevano le norme, nonché per la minaccia allora molto diffusa tra i cani della idrofobia. Inoltre gli accalappiacani, almeno fino al XIX secolo in Europa, avevano diritto di tenere e quindi vendere la pelliccia del cane, il grasso e altre parti. Louis Dobermann, creatore della omonima razza, era appunto un Hundefänger, un accalappiacani.

Der Hundefänger, 1897, di Georgios Roilos (1867-1928).

Accalappiacani, 1920, Portland, Oregon, Stati Uniti.

La ferrovia a vapore rivoluzionò il mondo ma contribuì anche alla scomparsa di altri “mondi”, come quello dei trasferimenti del bestiame, prima fatti a piedi o a cavallo conducendo le mandrie per lunghi percorsi. Là dove questa novità arrivò, più veloce ed efficiente, il bestiame venne trasportato con i vagoni bestiame. Ciò provocò in Germania la quasi inutilità dei Rottweiler, fino ad allora comuni nello scortare le mandrie di bovini lungo le strade. Anche i cani, per fini civili e militari, furono trasportati in tal modo, dentro gabbie o legati alle pareti.

I Terranova sono arrivati in stazione.

Nome, Alaska, 1912. Cani su carrello ferroviario a mano.

Naturalmente i cani vengono trasportati sulle automobili fin da quando queste furono inventate, e lo stesso accade oggi, anche se non vengono comunemente rispettate le norme che impongono che i cani dovrebbero stare nello spazio posteriore, separati dal resto dell’abitacolo da una griglia o idonea rete. L’articolo 169 del Codice della Strada, Trasporto di persone, animali e oggetti sui veicoli a motore, dispone: “E’ vietato il trasporto di animali in numero superiore ad uno e comunque in condizioni da costituire impedimento o pericolo per la guida. Viene consentito il trasporto di soli animali domestici, anche in numero superiore ad uno, purché custoditi in apposita gabbia o contenitore o nel vano posteriore al posto di guida appositamente diviso da rete od altro analogo mezzo idoneo che, se installati in via permanente, devono essere autorizzati dal competente ufficio della Direzione generale della M.C.T.C.”. I modi più sicuri per trasportare un cane in auto, e consentiti dalla legge sono il kennel rigido detto anche trasportino; la cintura di sicurezza per cani (poco usata); la rete o grata divisoria. Ovviamente, MAI lasciare il cane – o qualunque altro essere vivente – dentro l’automobile col gran caldo e sotto il sole. Il trasporto dei cani in automobile vide una serie incredibile di bizzarre soluzioni.

Inghilterra, alla caccia della volpe in automobile.

Il cane appeso fuori dall’automobile.

Ed Todd, di Victoria in Columbia Britannica (Canada) e proprietario dei cani Tyree e Skeeter, fece questa modifica alla sua automobile per fornire loro “luce e aria mentre viaggiamo”.

Un presunto emulatore di Ed Todd in anni più recenti.

L’aereo fu un’altra grande invenzione, e naturalmente pure i cani vi furono trasportati, in massima parte dalla Seconda guerra mondiale. Di cani da slitta e trasporto gli Usa ne utilizzarono in totale 268, tutti inviati in Europa, tuttavia il centro di Camp Rimini ne aveva 750, divisi in 150 mute, inizialmente tutti cani da slitta di razza Siberian Husky e Alaskan Malamute. Tuttavia, riscossero poi molto successo gli incroci fra Malamute, Husky e Pastore Tedesco (e una percentuale di lupo), in quanto sapevano fare un po’ tutto ed erano facilmente addestrabili. La finalità dei cani da slitta era soprattutto il recupero e trasporto di soldati feriti e aviatori abbattuti in luoghi molto disagevoli e montani. Ne salvarono durante il conflitto un centinaio.

In particolare, quando nel dicembre 1944 le forze blindate tedesche tentarono la controffensiva delle Ardenne, contarono molto sulle condizioni meteorologiche che difatti non permisero agli aerei alleati di intervenire. Fece così freddo, e cadde così tanta neve, che i mezzi si bloccavano e non si poteva trasportare i feriti (gli elicotteri allora non c’erano). Molti morirono, anche congelati. La situazione perdurò nella successiva e terribile battaglia. A quel punto gli Usa, maltempo o no, fecero partire dalla Groenlandia, Labrador, Terranova e da altre zone del Canada 209 cani da slitta che furono caricati su quattro grandi aerei da trasporto. I cani erano legati – e stipati – all’interno degli aerei e per prevenire le zuffe fra cani che non si conoscevano si adottò il semplice stratagemma di volare a un’altitudine di quasi 3.500 metri. La diminuzione dell’ossigeno gli provocò una sonnolenza sufficiente a tenerli pacati, tranne due più caparbi degli altri. La zuffa finì comunque “solo” con un orecchio staccato. Molte vite furono salvate dai cani nelle Ardenne, sia statunitensi che tedesche. In seguito i cani furono addestrati anche a lanciarsi dall’aereo col paracadute, insieme con il conduttore. Decisamente un impiego inusuale per i cani, che tuttavia ebbe successo e si attua anche oggi.

Seconda guerra mondiale,1942, trasporto di cani addestrati Usa.

I grossi cani per via aerea vengono trasportati nella stiva, anche con particolari gabbie appositamente costruite (foto Home Boarding Shipping Pets).

I grossi cani in aeroplano viaggiano in gabbie poste nella carlinga, ma i cani per non vedenti stanno sempre insieme ai loro amici. I viaggi aerei rendono alcune persone molto nervose: la folla, il rumore e il volo stesso possono causare disagio agli esseri umani ma pure ai cani e allora – anche se magari sono perfettamente tranquilli in altri ambiti come strade affollate, stazioni e metropolitane – bisogna addestrarli. Lo fanno alcune scuole cinofile, dotate di impianti che riproducono immagini, suoni e persino la sensazione di un aereo in volo. Insomma, un simulatore di volo. I cani vengono esposti gradualmente e ripetutamente alla stimolazione, all’ambiente, ai rumori forti e ai vari tipi di suoni in modo che quando questa esperienza si verifica effettivamente siano in grado di reagire in modo tranquillo e senza spaventarsi ed eccitarsi. Un simile addestramento, ma molto più complesso (che siano esercitazioni o la realtà, si tratta di uno scenario di guerra, con tutto ciò che ne consegue), è quello dei cani militari, che insieme ai loro padroni si gettano anche col paracadute.

Anche per finalità civili, per trasportare i cani in aereo in Italia o all’estero è basilare avvalersi di seri professionisti, qualificati non solo nel trasporto, ma soprattutto nella cura dello spostamento dell’animale con mezzi certificati e attrezzatura all’avanguardia per un viaggio confortevole, corredata dall’esperienza nell’accudire i cani. I trasportini o le gabbie devono rispettare le direttive IATA (International Air Transport Association) che ne indicano le misure idonee a garantire che il cane possa viaggiare in sicurezza e senza essere stretto. Non solo, dal momento che sono in vigore regole più severe per il trasporto delle razze classificate come combattenti o a rischio perché più aggressive, i relativi trasportini devono avere delle particolari accortezze per evitare che il cane, data la sua forza mandibolare, riesca a fuggire, ma anche per proteggere adeguatamente gli operatori che movimentano la cassa dell’animale qualora inconsapevolmente eseguano delle operazioni rischiose come inserire le mani dentro la cassa.

I cani vengono trasportati anche in elicottero. A dire il vero fu proprio questo velivolo, insieme però ad altri fattori, a fare cessare l’impiego dei cani San Bernardo nella ricerca di vittime di slavine in montagna. Troppo grandi per l’angusto abitacolo di un mezzo che deve operare in spazi ristretti e affrontando forti correnti ascensionali, alla fine sono stati sostituiti dai Pastori Tedeschi, di minori dimensioni ma con un ottimo olfatto pure loro. Il problema non si pone invece con i più capienti elicotteri messi in campo per il salvataggio in mare e difatti si continua a impiegare l’ottimo Terranova, grande e grosso ma con eccezionali capacità natatorie e una massa ideale per tale mansioni. Nel caso degli elicotteri delle forze dell’ordine e militari, i cani maggiormente messi in campo e trasportati sono i Pastori Tedeschi e Belga Malinois, nonché i Labrador Retriever e i Golden Retriever, tutti pesanti tra i 30 e i 40 kg circa.

Un Terranova si lancia da un elicottero in una missione di salvataggio in mare.

I cani sono stati trasportati ben più in alto di quanto possa arrivare un elicottero o un aereo, perché sono arrivati nello spazio. La prima fu il meticcio randagio Laika, di appena 5 kg e nata per le strade di Mosca nel 1954 e morta il 3 novembre 1957 sulla navicella spaziale sovietica Sputnik 2. Laika – scelta dagli scienziati sovietici poiché presumevano che i cani randagi di Mosca avessero già imparato a sopportare condizioni di freddo estremo e fame – divenne il primo essere vivente lanciato nell’orbita terrestre (ma prima di Laika, dal 1951, i sovietici avevano trasportato dodici cani nello spazio sub-orbitale su voli balistici), aprendo la strada al volo spaziale umano nei successivi anni. Nonostante il lungo addestramento fatto a Laika e tutti gli accorgimenti tecnico-scientifici studiati e adottati, si sapeva che sarebbe morta, e la domanda era solo sul quando.

Uno dei tecnici che preparava la capsula prima del decollo finale dichiarò che “dopo aver posizionato Laika nel contenitore e prima di chiudere il portello, le abbiamo baciato il naso e augurato buon viaggio, sapendo che non sarebbe sopravvissuta al volo”. Morì nel giro di poche ore a causa del surriscaldamento e oltre cinque mesi dopo il lancio, dopo 2.570 orbite, Sputnik 2 – compresi i resti di Laika – si disintegrò durante il rientro il 14 aprile 1958.  In sua memoria nel 1997 fu eretto un monumento  nella struttura di ricerca militare di Star City, Russia, che preparò il volo di Laika nello spazio. La statua di Laika è posizionata dietro a quelle dei cosmonauti, con le orecchie erette. Le successive missioni spaziali che trasportavano cani furono progettate per essere recuperate. Altri quattro cani morirono nelle missioni spaziali sovietiche: Bar e Lisichka quando il loro razzo R-7 esplose poco dopo il lancio, il 28 luglio 1960, e Pchyolka e Mushka morirono  il 1° dicembre 1960 quando Korabl-Sputnik 3 andò fuori rotta e fu intenzionalmente fatto esplodere a distanza per impedire alle potenze straniere di ispezionare la capsula (segue nella terza parte).

Laika.