Il cani anacolimorfi, dal corpo sproporzionatamente lungo e con zampe molto corte come nel caso del Bassotto, esistono da migliaia di anni – almeno 4.000 anni – e in base alle più antiche raffigurazioni dobbiamo dire che nacquero nell’antico Egitto. In effetti, quelli che si vedono in un bassorilievo del XX millennio a.C. sono indubbiamente bassotti, anche se con le orecchie ritte. Nel 2006 i ricercatori dell’American University del Cairo scoprirono nelle Catacombe di  Saqqara i resti mummificati di cani simili a bassotti all’interno di antiche urne funerarie egizie. La scoperta diede ulteriori conferme ai bassorilievi già conosciuti. Pare che questi cani siano stati in auge nella XVIII dinastia d’Egitto sotto il regno del faraone Thutmose III, dal 1481 al 1425 a.C., di cui un monumento raffigurante un cane di tal tipo riporta un’iscrizione geroglifica che si leggerebbe tekal o tekar, mentre per altri letteralmente si leggerebbe tgru, che si traduce come fuoco (ossia colore rosso o nero focato, oppure di temperamento infuocato, coraggioso, con il fuoco dentro?). Questo ha fatto pensare a qualcuno che forse uno dei tanti nomi del Bassotto ossia teckel, oltre che dackel, discenderebbe appunto da tekal dell’antica lingua egizia. Ma questa pare essere una fantasiosa ipotesi.

Inesatta è pure la tesi del cinologo svizzero Wilhelm Tschudy, il quale nella sua opera Geschichte des Hundes: Abstammung und Rassendifferenzierung, pubblicata a Berna nel 1926, come progenitore del Bassotto cita il mai esistito Canis familiaris palustris. Questa e altre ipotesi su fantomatiche tipologie di cani ancestrali sono ormai vecchie, e ripetute solo dai copia/incolla di chi non si documenta come dovrebbe. Qualunque riferimento al cane, Canis lupus familiaris, che non includa anche lupus è inesatto, perché ormai è appurato che il cane discenda direttamente dal lupo e basta. Anzi, è un lupo addomesticato.

I Bassotti vengono chiamati anche dachshunds, ossia cani da tasso, ma originariamente non lo  cacciavano affatto poiché questo mustelide in Egitto non è mai esistito. C’era, ma in Asia Occidentale, per esempio in Siria. Questi cani tipo Bassotto prima neppure cacciavano il coniglio, originario di una zona fra Francia e Spagna e introdotto dai fenici in Africa solo nel IV-V secolo a.C. Cosa cacciavano allora? In tana forse la volpe oppure la procavia o irace, probabilmente della sottospecie irace di roccia (Procavia capensis), simile a una sorta di marmotta presente in tutto il Nord Africa, pesante fino a 5 kg e che scava lunghe tane sotterranee. Una più probabile preda per gli antichi egizi cacciatori, anche con l’uso di questi cani, era il cinghiale, precisamente la sottospecie Sus scrofa sennaarensis e probabilmente anche la Sus scrofa algira. In pratica, chi usa oggi il (prudente) Bassotto in questa pericolosa caccia non fa nulla di nuovo.

Il Bassotto oggi è una razza suddivisa in nove varietà – anche se incredibilmente alcuni allevatori di Bassotti (che non citiamo per pura pietà), nonostante la loro attività specifica, non lo sappiano e credano che ne esistano ben nove, appunto, razze… – a seconda della grandezza (intesa come circonferenza al torace), colore e tipo del pelo. I bassorilievi egizi invece, quando vanno nel dettaglio, li raffigurano sempre a pelo corto e con il manto pezzato e persino arlecchino.

Dall’Egitto quello che possiamo chiamare Bassotto si spostò altrove, ma non si hanno maggiori dati.  Si legge su alcuni testi che la regina Cleopatra ne abbia portati con sé alcuni esemplari nel 46 a.C. quando andò a Roma con il figlio di Giulio Cesare appena nato, rimanendovi fino alla morte di Cesare, nel 44 a.C. Tuttavia K9 non è riuscito a trovare a riguardo alcuna fonte storica o comunque più dettagliata. Probabilmente ciò nasce dall’attrice Elizabeth Taylor, la quale preparandosi a interpretare come protagonista il film Cleopatra (colossal del 1963 diretto da Joseph L. Mankiewicz), aveva saputo degli egizi e allora, da appassionata di cani qual era, comprò una intera cucciolata di bassotti. Non li si vede nel costosissimo film perché venne fuori un polpettone di sei ore, poi tagliato fino a tre. Dal 30 a.C. l’Egitto, per secoli, fu inglobato nell’impero romano ed è plausibile che i cani tipo Bassotto siano arrivati nell’immenso territorio. Stranamente però, seppure sia un cane così particolare, non si trovano citazioni o raffigurazioni. Tuttavia, un mosaico scoperto in Siria (che dal 64 a.C. fece parte dell’impero romano e poi di quello romano d’oriente e bizantino fino alla conquista islamica nel VII secolo) e risalente al V-VI secolo d.C. potrebbe rappresentare un Bassotto o un cane similare.

Il mosaico del V-VI secolo d.C.

Comunque sia, il Bassotto nel medioevo fu impiegato come cane da caccia e questo lo testimonia una raffigurazione del XV secolo che dà pure spunto per diverse valutazioni. La prima è che questi cani non è detto – come invece si riferisce spesso – che fossero sempre più grandi di oggi. Non solo, giunti in Europa si meritarono il nome di Dachshunds, perché è in Europa che furono utilizzati contro il tasso e altri animali, sebbene sia solo una supposizione che si trattasse di cani di tal tipo per quanto riguarda quelli menzionati dalla Lex Baiuvariorum del VII sec., il primo documento di legislazione delle tribù germaniche e che comminava pene gravi per l’uccisione di cani da tana. Ricordiamo che i cani da tana, i cosiddetti terrarius (da cui deriva il termine terrier), esistevano già in epoca greco-romana e non erano affatto tipo bassotto.

Possiamo notare che venivano muniti anche di collari armati di punte per proteggere la gola, ossia il cosiddetto vreccale, nei combattimenti sotterranei, visto che non è pensabile che questi cani fossero messi a confronto con i lupi, poiché piccoli e lunghi come erano (e sono) avrebbero comunque avuto ampie parti del corpo scoperte. Insomma, sarebbero stati uccisi subito e senza scampo.

Il Bassotto nel XV secolo.

Un’appassionata di Bassotti fu Maria Rodriguez de Villalobos, seconda moglie di Lopo Fernandes Pacheco (1280-1349), fedelissimo vassallo del re Alfonso IV del Portogallo. Il sepolcro in cui è sepolta, nella Cattedrale di Lisbona, raffigura su un lato quattro di questi cani e ce n’è un altro sulla sommità ma non si capisce il tipo. Anche il marito è sepolto nella Cattedrale, nella Cappella di S. Cosmo e S. Damiano, e ha sulla sommità la scultura di un altro cane.

Il sepolcro di Maria Rodriguez de Villalobos, Cattedrale di Lisbona.

A meno che i cani anacolimorfi siano nati anche al di fuori dell’Africa, i Bassotti una volta in Europa diedero vita a cani similari che in seguito, selezionati e incrociati, divennero razze da caccia ma anche da compagnia, con zampe di norma leggermente più lunghe e diritte dette genericamente basset (ossia basso), come il Basset artésien normand, Basset de Normandie, Basset d’Artois, Basset bleu de Gascogne, Basset fauve de Bretagne, Basset griffon Vendéen, Corgi, Basset hound e altre, senza contare i tantissimi e ovvi meticci. Cani simili a questi si notano in una illustrazione di La Vénerie, libro sulla caccia pubblicato per la prima volta a Poitiers nel 1561 da Jacques du Fouilloux, un gentiluomo di Poitou, nato nel 1519 nel castello dei Fouilloux a Saint-Martin-du-Fouilloux vicino a Parthenay ( Deux-Sèvres) e morto nel 1580.

A proposito della Francia non bisogna dimenticare i Bassotti di Napoleone Bonaparte, di cui il primo raffigurato in un quadro fu Grenouille, a pelo lungo. Famosa anche la femmina Faussete. Bonaparte fu sempre appassionato di questa razza e fra gli altri ne ebbe uno che chiamò Napoleon, come lui piccolo e coraggioso, tanto da essere famoso in quanto ignaro della sua piccola statura, per i feroci attacchi non provocati a cani di grossa taglia e per la sua riluttanza a rinunciare a qualsiasi lotta. Napoleone, affezionatissimo ai suoi cani, lasciò chiare istruzioni che disponevano dopo la sua morte di seppellire i suoi cani, una volta deceduti di vecchiaia, vicino a lui.

Una curiosità: cani del genere, lunghi e bassi, non venivano usati solo per la caccia o la compagnia ma anche per il lavoro. Si trattava dei cosiddetti turnpete o turnspit dog, usati anche nelle cucine inglesi già nel 1576 come citato in Memoirs of British Quadrupeds di William Bingley (1809), il quale li descrive “Notevoli per la loro grande lunghezza del corpo e le gambe corte e solitamente storte. Il loro colore è generalmente un grigio scuro maculato con nero o interamente nero con le parti sotto biancastre”. In pratica, camminando – solitamente due esemplari, a turni, visto che era faticoso – all’interno di una ruota, azionavano dei meccanismi atti a fare funzionare dei girarrosti. Il fatto di essere lunghi li avvantaggiava nel dare maggiore vigore nella rotazione, mentre l’essere bassi limitava il diametro della ruota, visto che appena sopra di loro c’era il perno centrale. Questi cani avevano anche altri nomi, come kitchen dog, cooking dog, underdog, vernepator. Linneo nel XVIII secolo li chiamò Canis vertigus. Venivano descritti “long-bodied, crooked-legged and ugly dogs, with a suspicious, unhappy look about them”, ossia “cani dal corpo lungo, con gambe storte e brutte, con uno sguardo sospettoso e infelice”. Erano tempi duri, per le persone e pure per i cani.

Un turnspit.

 

Sebbene il Bassotto, chiamato un tempo Dachs Krieger, sia ufficialmente una razza tedesca, dobbiamo dire che le testimonianze storiche in altri Paesi – sculture, pitture e testi – sono ben antecedenti a quelle della Germania, risalenti solo all’inizio del XVIII secolo. Anzi, i siti degli allevatori di Bassotti (e pure qualche libro specifico…) paiono dare la stessa  scarna informazione – errata ma sempre copiata – citando che vi sono due incisioni raffiguranti tali cani sul “libro Der Vollkommene Deutsche Jäger (Il manuale del cacciatore tedesco) di Flemming”. A sentire loro sembra che il povero “Flemming”, come tanti cinologi del passato mal citati, non avesse un nome proprio, solo il cognome… Ovviamente non è così, basta cercare e con poco sforzo si trova che era un barone e si chiamava Hannss Friedrich von Fleming (1670-1733), con una sola emme. Anche il nome del suo libro viene storpiato, perché in realtà è Der Vollkommene Teutsche Jäger, pubblicato nel 1719 a Leipzig: insomma,  Teutsche e non  Deutsche.

Tuttavia furono senza dubbio i tedeschi a creare il Bassotto come lo conosciamo oggi. Il primo allevamento tedesco fu quello di Wilhelm von Daacke, un forestale (ma mercante di mestiere) di Osterode am Harz, distretto di Göttingen, sud-est della Bassa Sassonia. Come nel caso degli allevatori di altre razze, in Italia e non solo in Italia, anche nel mondo del Bassotto ci si affida a volte al più feroce copia/incolla, senza fare controlli e pubblicando ognuno sul proprio sito gli errori di altri e citando, pedissequamente, per esempio l’allevatore “v.Dooke” che invece si chiamava von Daacke.

Sarà pertanto utile dare maggiori informazioni sul creatore del primo allevamento del “Bassotto tedesco”, lo scriviamo virgolettato poiché  a seguito delle rimostranze dei vari Paesi, come riportato sopra, gli enti cinofili decisero di togliere “tedesco”. I Bassotti a pelo corto e fulvi – prima nero focati e dalle zampe più lunghe rispetto a oggi – furono selezionati in Germania intorno al 1860 da  von Daacke il quale mirava a esemplari più bassi e massicci. Per questo motivo accoppiò i suoi cani, discendenti da quelli di suo padre pure lui appassionato cacciatore, con una bassa e fulva  femmina di segugio appartenente a un altro forestale e cioè Müller di Sankt Andreasberg, oggi  frazione del comune di Braunlage, sempre in Bassa Sassonia.

Von Daacke con la sua attività primaria commerciale era divenuto agiato, tanto da potere allevare fino a duecento Bassotti contemporaneamente e attuare tutte le sperimentazioni che gli parevano opportune. Sarà bene chiarire che  von Daacke era contrario ai canili e quindi distribuiva i suoi cani di minore pregio a forestali, boscaioli e contadini, che di fatto li mantenevano. Quelli particolarmente validi venivano venduti ai cacciatori della zona, poiché erano molto richiesti. Dall’esperienza venatoria di  von Daacke, confermata dagli altri cacciatori, il Bassotto sarebbe stato migliore se di minori dimensioni e quindi i circa 9 kg del maschio erano eccessivi. Si doveva scendere a non più di 8 kg per i maschi e non oltre i 7 per le femmine. Quando morì nel 1919, l’opera continuò con il figlio – che si chiamava esattamente come lui,  Wilhelm von Daacke – con l’allevamento “von der Jeetzel”, che sopravvisse alla Seconda Guerra Mondiale e produsse ripetutamente buoni Bassotti standard e miniatura.

Due esemplari dell’allevamento di  Wilhelm von Daacke.