di Isidoro Furlan* e Micaela Vettori**

Smilzo, scorbutico, forse quaranta chili in tutto, non mangiava mai, lavorava quindici ore al giorno e parlava solo di cani e istruttori: è l’immagine del prof. Mario Messi che emerge dal ricordo di Isidoro Furlan, Generale di Brigata in Riserva dei Carabinieri Forestali.

Isidoro Furlan.

Con il veterinario dott. Renzo Piccin, era nella ristretta cerchia che aveva la fiducia del prof. Messi e che poteva talvolta farsi ascoltare. Tutto cominciò con i primi due cuccioli portati a Belluno dal Comandante Regionale Generale Franco Baldo, allora comandante del Corpo Forestale dello Stato che li aveva ricevuti dal prof. Messi a Torino. Li visitò il veterinario forestale, dott. Renzo Piccin che da allora seguì tutti i Cani Lupo Italiani che andarono a formare le Unità Cinofile del Corpo Forestale. https://www.youtube.com/watch?fbclid=IwAR1j7RZUXp8HkAtMP301G-BRUAptWvFghQXhm9h9Ka9wp-C7BiixLKPh2co&v=qTI6xP4RjGw&feature=youtu.be

Agenti del Corpo Forestale dello Stato con Cani Lupi Italiani.

Il Comandante Furlan, il dott. Piccin, gli Ispettori Tiziano Padovan, Lorenzo Tomagra, Nicola Pirotti e Stefano Tecini con Marcello Zampiro sono stati i protagonisti del sodalizio tra il Cane Lupo Italiano e il Corpo Forestale dello Stato. Messi, burbero molto molto energico e iperattivo, era sempre concentrato sull’unico obiettivo di proteggere e valorizzare la razza Cane Lupo Italiano. Una dedizione nata nel 1966 e finita soltanto con la sua scomparsa. È una storia bellissima i cui inizi il professore raccontò a un giornalista con lo stile che gli era proprio: “C’era una volta una lupa dell’Alto Lazio rimasta orfana nella tana. Un cacciatore la trovò e la allattò col biberon. Fu così che nacque il Canis lupus italicus familiaris“. Dall’incrocio tra il Pastore Tedesco del cacciatore e la lupa selvatica nacque una cucciolata tra la quale il prof. Messi, esperto cinofilo, scelse l’esemplare più simile al lupo e lo chiamò Zorro.

Circa trent’anni dopo, al Presidente della Camera dei Deputati Luciano Violante in visita al Centro di Cumiana, voluto, costruito e finanziato da Messi con il suo patrimonio personale e gli unici aiuti pubblici della Regione Piemonte, spiegò che “II lupo italiano rappresenta un patrimonio genetico e scientifico unico ed irrepetibile, le cui possibilità di sopravvivenza si calcolano però a giorni”.  Negli anni infatti la dedizione incondizionata di Messi non riuscì a garantire all’associazione che aveva fondato uno stabile finanziamento pubblico, nonostante il Decreto Ministeriale M.A.F. del marzo 1988, con il quale veniva istituito il Registro Anagrafico Ufficiale del Cane Lupo Italiano e la gestione, con i relativi controlli funzionali, veniva affidata all’Associazione per la selezione Originale di Lupi Italiani. Era in questo modo accolto il principio della non commercializzazione dei soggetti che potevano solo essere affidati in base allo specifico regolamento, approvato e ufficializzato e veniva inoltre sancito il divieto di riproduzione al di fuori della selezione ufficiale. Fu poi con un Decreto del Presidente della Repubblica che l’Associazione Selezione Originale di Lupi Italiani diventò Ente per la Tutela del Lupo Italiano (ETLI).

Ricordano quell’impegno incessante il veterinario dott. Piccin e il Comandante Furlan e l’orgoglio del prof. Messi per le sue creature, che conosceva una per una, e che “lavoravano” nella Forestale, per la Croce Rossa e con la Protezione Civile. Il Cane Lupo Italiano ha infatti caratteristiche spiccate di sicurezza e affidabilità, di forza e potenza nella presa, è di grande resistenza alla fatica, alla fame e alla sete, straordinarie doti che ne fanno un caso esemplare nella storia delle razze e nel rapporto uomo-ambiente. Diffidente verso gli estranei, è un cane molto affettuoso verso le persone con cui vive, alle quali si affeziona in modo esclusivo. Ha uno spiccato senso della proprietà e della difesa delle persone che gli sono affidate.

Impara molto il Cane Lupo Italiano, ma per dare il meglio di sé ha bisogno di circa due anni di addestramento che per le Unità Cinofile del Corpo Forestale avveniva nel Centro nazionale con sede a Volpago del Montello, ma faceva capo alla Scuola Forestale di Cittaducale. I cani venivano addestrati e poi affidati al cinofilo conduttore e si creava un binomio che proseguiva per tutta la vita dell’animale.

Forestali con i loro Cani Lupi Italiani addestrati.

Le doti del Cane Lupo Italiano nelle ricerche e nei salvataggi di persone sperdute o sepolte in casi di valanghe e terremoti sono state documentate molte volte anche con premi importanti, come il titolo di “Cane più buono d’Italia” attribuito a un esemplare (conduttore Bizzarrini) a Chiavari per aver ritrovato una turista spagnola, persa nei boschi. Il Comandante Furlan ricorda il contributo fondamentale dell’Unità Cinofila nell’inseguimento di un sospettato in fuga, fermato dopo avere cercato invano di far perdere le proprie tracce quando fu scoperta, dal Nucleo Operativo Antibracconaggio, una vasta piantagione di canapa indiana (Cannabis indica) all’interno di una remota area montana nel cuore del Parco Nazionale dell’Aspromonte. E ancora la perizia di cani e conduttori nella ricerca di innesti di incendio in Sardegna.

Al centro Mario Messi e a destra Isidoro Furlan.

Un bel momento? La nomina del Cane Lupo Italiano come mascotte delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006 per le quali il prof. Messi aveva dato la disponibilità dell’ETLI a fornire i propri cani al fine di collaborare al servizio d’ordine e di prevenzione sui campi da sci.

Il prof. Messi sacrificò alla tutela della razza Cane Lupo Italiano tutto il suo patrimonio e fino all’ultimo cercò di salvaguardarne le caratteristiche di integrità e salute senza mai fermarsi, perché essendo protetto il Lupo Italiano “non era un affare” per dirla come diceva lui, non poteva essere comprato o venduto ma solo dato in affidamento a persone che si impegnino a fargli prendere tutti i brevetti utili per svolgere le sue mansioni di pubblica utilità.

* Dottor Isidoro Furlan, Generale di Brigata in Riserva dei Carabinieri Forestali, oggi rappresentante del Ministero dell’Ambiente nel Parco Nazionale dello Stelvio.

** Dottoressa Micaela Vettori, dirigente della Fondazione Bruno Kessler, ente di ricerca della Provincia autonoma di Trento che opera nel campo scientifico tecnologico e delle scienze umane.