I cani da pastore – sia da conduzione sia da protezione – in Germania erano praticamente identici ai tipi utilizzati in tutta Europa, e non solo, e questo perchè fino al XVIII secolo anche la Germania pullulava di predatori, in particolare lupi (presenti fino alla seconda metà del XIX secolo, ma oggi tornati), molto attratti dal bestiame.

Già nel VII secolo, in epoca longobarda, per esempio con l’Editto di Rodari, chi uccideva un cane da pastore che azzanna i lupi era multato pesantemente. Lo stesso era previsto e comminato dalle leggi di popolazioni germaniche come i sassoni, alemanni e goti, così come poi dai franchi di Carlo Magno (ricordiamo che i franchi erano originariamente una popolazione germanica dell’area Baltica e che il loro regno incluse parte della Germania) con il Capitulare de Villis. Per chiarire meglio, le tribù germaniche come i frisoni, bavari e alemanni ben prima del XIII secolo comminavano una multa di 3 soldi a  chi uccideva un cane da pastore “che azzanna il lupo”. Anzi, presso i frisoni queste multe variavano da 3 soldi per il cane “che è solito uccidere il lupo” a 2 soldi per quello “che è solito straziarlo ma non ucciderlo”. Per quello che custodiva il bestiame e basta, un soldo. Queste multe potevano però arrivare, nelle zone più a rischio, a 4 soldi per il cane che custodiva solo le pecore e la casa, e a 8 soldi per quello che uccideva o straziava il lupo.

Cani adatti a contrastare i predatori erano quindi utilissimi e conseguentemente in qualche modo salvaguardati, come l’antico hoffwart (oggi, ricostruito, è l’Hovawart), tipo di cane tuttofare germanico ritenuto dallo stesso Max von Stephanitz l’antico progenitore del Pastore Tedesco.   Tuttavia l’ultima lince fu uccisa nel 1780 in Turingia, l’ultimo orso nel 1835 a Ruhpolding, l’ultimo lupo nel 1872 a Becklinger, seguito da un altro probabilmente arrivato dalla Polonia e abbattuto il 27 febbraio 1904 a Lausitz. Sarà quindi bene sottolineare che nel 1864, quando  von Stephanitz nacque, e quando cominciò a pensare di creare il suo cane (oltre vent’anni dopo) i cani da pastore in Germania erano calati moltissimo quanto a dimensioni proprio perchè da decenni si erano estinti i loro competitori e cioè i grossi predatori selvatici. Quindi, ormai a che servivano i grossi e potenti cani da protezione del bestiame? Non c’erano più animali che predassero il bestiame nelle fattorie, neppure nelle più isolate. Certo, un cane per la guardia delle fattorie contro i ladri è sempre utile, ma a quel punto qualsiasi esemplare andava bene, fosse stato anche un meticcio. Abbiamo scritto questo per sottolineare che quando Max von Stephanitz cominciò la sua selezione, aveva semplicemente a disposizione vari tipi di cani germanici, ma tutti di dimensioni medie e che erano fondamentalmente dei conduttori.

Max von Stephanitz.

 Friedrich Emil Max von Stephanitz si arruolò nel 1883, a 19 anni, nel Deutsches Heer, l’esercito imperiale tedesco, e non prussiano come spesso si legge. Difatti la Germania fu unificata nel 1871, con conseguente  incoronazione di Guglielmo I come imperatore di Germania. L’esercito nacque ufficialmente il 29 luglio 1871 con il decreto “Ordnung für Kriegsbundes Armee in Deutschland” emanato dal cancelliere Otto von Bismarck (famoso per la sua passione per gli Alani) e inglobò i precedenti eserciti reali prussiano, bavarese, sassone e del Württemberg. Pertanto, quando  von Stephanitz si arruolò nel 1883, l’esercito prussiano non esisteva più da dodici anni.

Von Stephanitz fu assegnato come ufficiale all’Istituto di medicina veterinaria di Berlino, esperienza che in seguito gli fu molto utile. Partecipò ad alcune manovre militari lungo il fiume Reno e fu durante una di queste che, rimanendo ammirato dal lavoro di due cani da pastore con un gregge, cercò di acquistarne vanamente uno. Con ogni probabilità von Stephanitz fu ben cosciente della validità dei cani anche come ausiliari militari e del loro prossimo utilizzo, visto a Lechenich l’esercito tedesco già nel 1884 aveva istituito la prima scuola militare per cani da guerra del mondo. Essendo militare, cinofilo e tedesco, von Stephanitz avrà colto immediatamente quali sarebbero state le future esigenze belliche.

Il 22 aprile 1899 fondò la “Verein fur Deutsche Schäferhunde” (Società per il Pastore Tedesco, di seguito abbreviata in VS), di cui von Stephanitz divenne il presidente, mentre l’amico Arthur Meyer ne fu il segretario generale. Una curiosità: un altro appassionato, Kurt Friedrich König, come suo padre Bertram era un cinofilo particolarmente affascinato dalla storia degli antichi cani da pastore della Germania, e con un gruppo di appassionati “ricostruì” l’Hovawart. Era però anche un allevatore di Pastori Tedeschi, trasferitosi nel 1920 a Thale, dove divenne un membro molto attivo della VS fondata da Max von Stephanitz appunto a Thale. Bisogna chiarire che Kurt  König non era, né si dimostrò, un allevatore con solide basi scientifiche. Viene definito zoologo, e lui stesso si presentava come tale, ma studiò sì zoologia e medicina, senza però mai laurearsi. Aveva strane convinzioni: da allevatore di Pastori Tedeschi, contrariamente agli altri colleghi, era convinto che non si dovessero addestrare i cani a superare vari test poichè avevano già “dentro”, geneticamente, tutto il necessario grazie alla selezione millenaria e che pertanto al momento del bisogno avrebbero saputo perfettamente cosa fare… Secondo lui con l’addestramento si sarebbe rovinato il cane, in questo caso il Pastore Tedesco. Possiamo ben immaginare la reazione degli altri allevatori e in particolare di von Stephanitz, ex ufficiale di carriera nell’esercito tedesco per il quale, come tutti i soldati del mondo, l’addestramento è tutto. Difatti nel 1922  König abbandonò, o fu costretto a farlo, l’associazione.

Prima di questo club di razza a dire il vero ne era già stato fondato un altro, la Società Phylax (phylax in greco significa “guardia”), nata nel 1891 e la cui finalità era quella di utilizzare alcuni tipi di cani già esistenti in Germania per creare una razza tedesca, naturalmente “superiore” (i tedeschi hanno sempre avuto questa fissazione, e purtroppo non solo per quanto riguarda i cani). Ne faceva parte anche von Stephanitz. Fin da subito la Phylax si era spaccata in due, con una parte che intendeva il nuovo cane tedesco (ancora da venire) come un soggetto soprattutto da lavoro, e l’altra parte come un soggetto soprattutto da bellezza. Una storia che si ripete ancora oggi. Dopo una serie di risultati che diedero cani  con poca o nessuna utilità, nel 1894 la società si sciolse.

Eppure l’esercito tedesco necessitava di cani addestrati, perchè ne aveva intuito la grande importanza. Già dalla metà del XIX secolo l’impero prussiano cominciò a selezionare e addestrare i cani da utilizzare in guerra, grazie ad adeguate e mirate sovvenzioni erogate all’esercito, e lo sforzo continuò quando la Prussia divenne parte dell’impero tedesco. Il problema era che in quel periodo non aveva disponibilità di razze adatte. Ce n’erano di ottime, come il Dobermann, ma non ancora in numero sufficiente. Quelli in auge, e in gran numero, erano i Collie e gli Airedale Terrier, ma si trovavano in Gran Bretagna. Fu così che la Germania in gran segreto cominciò a procurarsene più che potevano. Si accorse del fatto il maggiore Edwin Hautenville Richardson, ormai in pensione, quando nel 1895 venne casualmente a sapere da un suo amico in Scozia di un misterioso tedesco che percorreva la regione e acquistava tutti i Collie in vendita che trovava. Poi si venne a sapere che si trattava di un agente inviato dall’esercito tedesco, che li trovava eccellenti e utilissimi. Questo maggiore Richardson era uno sveglio, e difatti si chiese subito perché i militari tedeschi facessero incetta di cani, e quelli inglesi no.

Fu da allora che l’Inghilterra, grazie agli sforzi di Richardson ma dopo tempi lunghi, capì l’importanza dei cani militari, tanto da esportarne in diversi stati per conflitti come la prima Guerra dei Balcani (1912), la Campagna russo-giapponese (1904-5) e la Guerra di Egitto (1912-3). A dire il vero, più che a fornirli l’Inghilterra, i cani li forniva il maggiore Richardson, il quale inizialmente non ebbe alcun appoggio ufficiale. Addirittura aveva iniziato il grande progetto di creare un’efficiente cinofilia militare inglese a sue spese, pagando di suo un Collie a un pastore. Per saperne di più, fece la cosa più ovvia e cioé chiese lumi proprio ai tedeschi. E quelli, prima gli inviarono consigli per lettera e poi addirittura lo accettarono in visita alla famosa scuola di addestramento cinofilo di Lechenich. E che allora sia gli inglesi che i tedeschi non immaginassero neppure che da lì a pochi anni sarebbero stati nemici in quello spaventoso mattatoio che fu la Prima guerra mondiale, è dimostrato dal fatto che gli spiegarono anche come insegnassero proprio ai Collie a divenire cani infermieri. Non solo, gliene vendettero anche uno addestrato da portare in Inghilterra, se poi veramente glielo fecero pagare. Richardson in Germania era anche rimasto allibito dalla serietà e dagli straordinari mezzi messi a disposizione per i cani da guerra.

La Germania non aveva ancora una sua razza di punta, ma si era comunque organizzata con scrupolosa efficienza. Non solo i militari ma anche i civili furono coinvolti in questo sforzo militare cinofilo. Ne servivano tanti, e ancor di più ne dovevano essere pronti per le sostituzioni. Lo Stato Maggiore tedesco nel 1888-1889 incentivò la nascita di molte società civili di selezione e addestramento di cani per fini militari fra cui, in seguito, la Verein für deutsche Schäferhund (VS). Si organizzavano ovunque manifestazioni e gare di cani addestrati per compiti di difesa e polizia, e per capire quanta scrupolosa pianificazione ci fosse (per il futuro uso bellico), si consideri che i responsabili di ogni associazione cinofila di questo tipo erano sempre ufficiali dell’esercito. Inoltre, ogni associazione cinofila aveva un elenco segreto nel quale venivano indicati tutti i cani, le relative valutazioni e il tipo di addestramento. Non solo, per incrementare ancor più il numero di cani e di appassionati in Germania e Austria fu attuata una vasta e capillare campagna di propaganda attraverso i giornali, conferenze con proiezioni cinematografiche, volantini e manifesti. Si acquistarono anche cani pagandoli 20-50 marchi l’uno, persino in Olanda (finché gli olandesi non ne vietarono l’esportazione) e in Svizzera (alla fine anche gli svizzeri lo vietarono). Tutti i cani venivano inviati al grande canile militare di Trepow, vicino a Berlino, o in diversi altri a Metz, Colonia, Düsseldorf, Monaco e altrove, dove si procedeva a una seconda selezione e poi all’addestramento grazie a personale cinofilo professionalmente abilitato, buona parte del quale già facente parte delle forze dell’ordine.

Nel 1884, come accennato sopra, i tedeschi avevano creato a Lechenich, nei pressi di Colonia, la scuola militare per cani da guerra: la selezione riguardò l’addestramento di cani da guardia (W.u.B-Wach und Begleithunde), portaordini (Pt.H-Postenhunde) e da soccorso (S.H-Sanitätshunde). Anzi, proprio dalla scuola cinofila di Lechenich furono addestrati i primi cani per la Croce Rossa, sotto la responsabilità del capo settore Jean Bungartz, in grado di ricercare i feriti. Non solo, erano muniti di un contenitore con medicine di primo intervento. Una curiosità: l’allora trentenne Bungartz – pittore di animali, fotografo, autore e illustratore di libri – fondò nel 1890 la Deutschen Verein für Sanitätshunde, l’associazione tedesca per i cani della Croce Rossa, che guidò fino al 1909. I costi di gestione erano a carico dell’esercito, ma l’addestramento era compito di privati volontari.

Nel 1885 la scuola produsse diversi manuali – poi tradotti da un ufficiale americano e pubblicati sull’United States Service Journal nel 1904 – che, con teutonica precisione, affrontavano in modo esaustivo l’argomento: i cani dovevano essere almeno due per compagnia e non più di dodici per battaglione; le code, nelle razze indicate, dovevano essere tagliate a un mese d’età: l’addestramento al guinzaglio doveva iniziare al settimo mese. E così via. Inoltre i cani dovevano essere solo di pura razza Barbone, Airedale Terrier e Collie (poi sostituiti in buona parte dai Pastori Tedeschi e Dobermann) e acquistati o allevati con la più attenta selezione. Anzi, in seguito si raccomandò l’utilizzo del Pastore Tedesco data la sua capacità di apprendimento simile a quella del barbone e perché appropriato per il servizio militare per via della determinazione, vigilanza e prontezza al comando.

Naturalmente si doveva insegnare anche altro ai cani – come il non abbaiare se non a comando, a reprimere l’istinto della caccia e a non socializzare con nessuno, eccetto l’addestratore e il conduttore –, ma i manuali non lesinavano dettami pure agli addetti, spiegando che l’addestramento doveva essere fermo ma rispettoso del cane, basato più sulle carezze che sulla bieca autorità. Inoltre, si precisava che solo le persone con un genuino amore per i cani dovevano essere prescelte come addestratori in quanto la riuscita dell’addestramento dell’animale dipende essenzialmente da questo (…) l’efficienza di un cane dipende basilarmente dall’atteggiamento e comportamento del suo istruttore. Un addestramento difettoso ridurrà l’efficienza dell’animale; attenzione speciale deve essere data anche al suo canile, che sia pulito e asciutto. Visto che le carezze (in questo caso i soldi) fanno piacere a tutti e non solo ai cani, le direttive prevedevano premi fino a un massimo di 16 marchi per gli istruttori i cui cani davano i migliori risultati. I manuali avevano sempre una speciale sezione con disposizioni veterinarie e con tutte le prescrizioni utili alla salute e benessere dei cani.

Questa scelta di selezionare in modo attento e in numeri elevati i cani da guerra diede grandi risultati. Del resto, già nel 1895 era stato introdotto ufficialmente l’uso del cane nell’esercito tedesco, e in special modo nelle guerre coloniali ogni corpo di spedizione aveva diverse squadre di cani da guerra. Infatti, durante la Guerre Herero (1904-7) nell’Africa Occidentale Tedesca,  furono inviati sessanta cani da guerra sotto il comando del tenente von Damm e che svolsero un compito egregio, anche salvando in più occasioni le truppe tedesche dalle imboscate. Ma i cani non salvarono però i poveri indigeni herero e nama, ossia il nemico, visto che ne furono sterminati circa 75.000. Addirittura un medico militare, Eugen Fischer, nei campi di concentramento africani fece pure esperimenti su cavie umane e quando divenne professore ebbe come attento allievo Josef Mengele, che in seguito divenne famoso come il Dottor Morte, il medico dei lager nazisti.

Per quanto riguarda von Stephanitz, si era sposato con l’attrice Maria Wagner, professione allora socialmente mal vista, cosa che gli procurò problemi nell’ambito militare e sociale fino a fargli decidere di abbandonare quella carriera nel 1898 con il grado di capitano, a soli 34 anni di età. O almeno, così si continua a riferire… come motivazione più concreta si potrebbe invece pensare alla malattia alle emorroidi che lo colpì e che indubbiamente non era il massimo per un soldato di cavalleria. Von  Stephanitz comunque già nel 1890, quindi da militare – probabilmente avendo già il progetto di cambiare attività – aveva comprato una tenuta vicino alla città di Grafrath, in Baviera, a 25 chilometri a ovest di Monaco, nel sud della Germania. Chiamò pertanto il suo allevamento con il nome della città di Grafrath. La prima menzione di un cane di proprietà di von Stephanitz fu la femmina Freya von Grafrath, acquistata nel 1897 e di cui non si sa praticamente niente.

Il “colpaccio” fu l’incontro nel gennaio 1899 in una mostra cinofila a Karlesruhe, nel Baden-Württemberg, con l’allevatore Friendrich Sparwasser di Hanau, vicino a Francoforte, il quale aveva con sé un cane straordinario, Hektor von Linksrhein, nato il 1 gennaio 1895 e la cui madre era Lene Sparwasser. Questo maschio era del ceppo della Turingia (anche se di fatto era un ibrido cane/lupo, probabilmente F4) ed era già passato per le mani di diversi allevatori, tra cui Anton Eiselen, titolare dell’allevamento Von der Krone di Heidenheim.  Quando von Stephanitz, che era accompagnato dal parimenti appassionato amico Artur Meyer, lo vide, ne rimase talmente colpito da volerlo comprare, cosa che avvenne pagando la cifra certo non indifferente di 200 marchi reali. Von Stephanitz, secondo l’usanza dell’epoca,  lo ribattezzò Horand von Grafrath e lo iscrisse come primo Pastore Tedesco nel libro genealogico VS con il codice SZ-1.8.

Tutto questo è utile per capire una cosa che però non si legge spesso e cioè che Friedrich Emil Max von Stephanitz fu senz’altro il creatore della razza ma non creò affatto il primo Pastore Tedesco in quanto trovò Hektor/Horand già pronto (il cui fratello Luchs Sparwasser, SZ155 7, fu pure molto importante come fondamento della razza) e selezionato da altri e cioè da Friendrich Sparwasser  o da Anton Eiselen o altri. Questo fu il capostipite della razza. Hektor von Linksrhein/Horand von Grafrath, discendeva dall’accoppiamento, avvenuto tre generazioni prima, fra una cagna e un lupo. L’incrocio avvenne nel 1881 al Giardino zoologico di Stoccarda. Parrebbe che nella storia del Pastore Tedesco in totale ci siano stati quattro accoppiamenti con il lupo, ma non si sa molto in quanto von Stephanitz non divulgò molto la cosa, per usare un eufemismo.

Hektor von Linksrhein/Horand von Grafrath

Certo la cosa pare strana oggi, osservando gli attuali Pastori Tedeschi tanto lontani dalla razza creata da von Stephanitz, ma è così. Il Pastore Tedesco fu comunque creato incrociando soprattutto alcuni tipi di cane già esistenti in Germania, come il robusto pastore del Württemberg dal pelo corto o duro di colore grigio o nero focato e di taglia medio-grande, con orecchie ritte o cadenti e un buon portamento della coda, ben distesa lungo il metacarpo; il pastore della Turingia, poco più piccolo, nevrile, dal pelo corto o irsuto grigio focato e con le orecchie ritte; il pastore della Svevia o Schwaben dal manto nero focato corto o ricciuto e tanto simile al cane francese da pastore Beauceron (la Svevia confina con la francese Alsazia, e quest’ultima divenne più volte territorio tedesco).

Cane pastore della Turingia

Cane pastore del Württemberg

Cane pastore del Württemberg a pelo duro

Cane pastore della Svevia

Von Stephanitz decise di velocizzare i tempi della selezione attuando accoppiamenti in consanguineità, detto inbreeding, che ha il pregio di concentrare i pregi ma pure i difetti. Per ottenere risultati validi e soddisfacenti bisognava essere esperti e capaci e questo valeva anche per la selezione caratteriale poichè il Pastore Tedesco nasceva come cane da lavoro e a quello doveva essere finalizzato. Il suo obiettivo era quello di produrre cani con conformazione, lealtà, obbedienza e coraggio superiori e per questo motivo, viste le qualità del capostipite Horand, questo esemplare fu impiegato in modo estensivo e produsse molti discendenti. Il figlio più famoso e suo degno successore fu Hektor von Schwaben, e poi Heinz von Starkenburg, Beowulf, Pilot e tanti altri.

Max Von Stephanitz.

Successivamente la VS pubblicò il Korbuch, o Breed Survey Book, che dettagliava le linee guida da seguire nella selezione del Pastore Tedesco, insistendo anche sul fatto che i cani giudicati negli show cinofili si attenessero agli stessi standard e non venissero quindi selezionati semplicemente sulle preferenze dei giudici. Questo denota che von Stephanitz vedeva evidentemente lontano e probabilmente oggi se vedesse l’opera di tanti allevatori da show e degli enti deputati si rivolterebbe nella tomba… Von Stephanitz e la VS erano molto attenti a concentrarsi sugli angoli delle ossa, le proporzioni e le misure del corpo e delle zampe e la conformazione generale. I cuccioli ritenuti troppo piccoli, deboli, imperfetti o in numero eccessivo venivano spietatamente soppressi, con una tendenza a preservare i maschi più grandi e robusti.

Sotto la guida di Max von Stephanitz, la VS divenne il più grande club di razza al mondo, ma lui  non era ancora soddisfatto. Ipotizzava che l’industrializzazione avrebbe ridotto la dipendenza dei pastori dai cani da pastore – e sbagliò, perchè le pecore continuarono a essere milioni e i cani da conduzione servirono comunque – ma sapeva che i suoi esemplari erano in buona parte (perchè di non validi ce n’erano anche in questa razza, naturalmente) perfettamente in grado di essere utilizzati per altre mansioni. Nel  1901 si tenne il primo Schutzhund – un test attitudinale di difesa, attacco, obbedienza, ecc. che se superato sancisce che il cane riproducendosi può trasmettere queste peculiarità, test ancora vigente – in Germania. Ciò dimostrò che i Pastori Tedeschi eccellevano in qualsiasi compito richiesto loro, tanto che nel 1910 oltre 500 stazioni di polizia tedesche utilizzavano i cani a vario titolo, e ci volle poca immaginazione per rendersi conto che sarebbero stati validissimi anche per finalità militari, come difatti avvenne.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, gli altri stati avevano pochissimi cani addestrati, mentre l’esercito tedesco ne aveva ben 6.000 (a cui se ne aggiunsero decine di migliaia durante il conflitto) – come paragone, la Francia nel 1914 aveva ufficialmente, in tutto, 20 cani da guardia e 6 da collegamento, saliti a 250 nell’agosto dello stesso anno –  e per di più erano pronti all’utilizzo anche quelli della polizia (P.H-Polizeihunde), da ricerca (Z.H-Zuchthunde) e da collegamento (M.H-Meldehunde). I Pastori Tedeschi si comportarono alla grande in ogni mansione e furono scartati da subito solo gli esemplari bianchi che ogni tanto nascevano ma che risultavano troppo visibili. Non li si usò neppure in montagna come cani da traino, dove il mantello bianco li avrebbero resi quasi invisibili nelle zone innevate. Eppure i Pastori Tedeschi dal manto più scuro furono invece  impiegati per il traino non solo nella Prima ma pure nella Seconda guerra mondiale. La Prima guerra mondiale, dopo la prima fase, fu soprattutto una logorante guerra di trincea, dove si moriva in migliaia per tentare di conquistare la posizione nemica. E se ci si riusciva, il contrattacco nemico di solito ribaltava la situazione, anno dopo anno. Nella battaglia della Somme morirono in totale oltre un milione di uomini, e solo per conquistare otto chilometri. In pratica, morì un soldato ogni mezzo centimetro o poco più.

Proprio durante la battaglia della Somme, un caporale tedesco già decorato per il suo coraggio affrontava la morte strisciando fra i cadaveri, il fuoco nemico e i reticolati, per recapitare messaggi dal Comando. L’artiglieria inglese aveva distrutto tutti i cavi telefonici e i cani portaordini non erano disponibili. Questo soldato era taciturno e non sorrideva mai, eppure amava sinceramente Fuchsl, il suo piccolo cane tipo “bull”. Era delle truppe inglesi, ma un giorno il cane, inseguendo un ratto nella “terra di nessuno”, era finito nelle trincee tedesche, dove quel caporale lo trovò e accolse come un amico. Tanto che in una lettera scrisse: Io lo considero come un essere umano. Sono pazzo per lui. A una persona che gli offrì del denaro per quel cane, rispose: Anche se lei mi desse 200.000 marchi, io non lo venderei. Purtroppo, Fuchsl gli fu rubato e il caporale si disperò. Gli avevano sottratto l’unico amico che avesse. In una lettera del 1917 ammise: Ero disperato. Il porco che aveva rubato il mio cane non sapeva quel che mi stava facendo. Chi era quel caporale? Adolf Hitler. Bene, finita la guerra Hitler ebbe proprio un Pastore Tedesco di nome Prinz, nel 1921, ma per problemi economici dovette darlo via. Ma Prinz fuggì dal nuovo proprietario e tornò da lui. Da allora Hitler ebbe grandissima considerazione e passione per questa razza e ne ebbe altri, l’ultima dei quali fu la famosa Blondi. https://www.youtube.com/watch?v=Zey6TGUWBbU

1915.

Ovvio che, una volta salito al potere, molti siano stati gli emulatori del Fuhrer a dotarsi di questi cani, a prescindere dal fatto che fossero effettivamente straordinari, tanto che nello spazio di pochi anni il Pastore Tedesco divenne una delle razze più popolari e diffuse al mondo. Moltissimi addestratori e conduttori concordano nel sostenere che il Pastore Tedesco sia la quintessenza della versatilità grazie al grande olfatto, udito, vista, stabilità, perseveranza e intelligenza. Nel 1923, quindi ben prima dell’avvento di Hitler, la VS contava 50.000 membri iscritti e paganti nella sola Germania. Nel 1927, negli Stati Uniti – solo  qualche anno dopo il riconoscimento della razza da parte dell’American Kennel Club – circa un terzo di tutti i cani registrati erano Pastori Tedeschi. Identico grande successo in Gran Bretagna, e non solo lì.

Quando Hitler salì al potere (cancelliere nel 1933), von Stephanitz aveva perfezionato il Pastore Tedesco per oltre quaranta anni e il frutto del suo lavoro era ritenuto molto importante dall’esercito e dai nazisti, di cui non pochi erano entrati a far parte della VS. Gradualmente cominciarono a prendere sempre più il controllo, esautorando von Stephanitz il quale tentò di resistere alle pressioni finché potè. I cittadini che allevavano cani da lavoro ricevevano dei buoni per l’acquisto di cibo per nutrirli, sotto il controllo degli addetti coordinati e ispezionati a loro volta da funzionari dello stato. Gli esemplari ritenuti non idonei venivano soppressi. Gli esemplari bianchi, poichè ne nascevano, furono eliminati dallo standard di razza con il consenso di von Stephanitz non solo in quanto troppo visibili ma pure perchè li si riteneva tutti, erroneamente, portatori di difetti genetici tra cui malformazioni dell’articolazione dell’anca o del gomito, cecità, sordità, sterilità e inattività generale. Al fine di gestire e coordinare scrupolosamente il settore, il 30 gennaio 1933 le associazioni e i club cinofili tedeschi di tutte le razze ritenute idonee furono riunite nella Reichsverband für das Deutsche Hundewesen, a sua volta sottoposta alla Deutschen Reichsbund für Leibesübungen (Associazione tedesca per l’esercizio fisico), organizzazione gestita direttamente dl partito nazista.

L’8 settembre 1939, sette giorni dopo l’inizio della guerra, i club di allevamento furono posti sotto il diretto comando dell’esercito e pertanto non solo i soldati venivano reclutati ma pure i cani dei civili, acquistati al costo di 70 marchi tedeschi ma che poteva arrivare anche a 120 nel caso di esemplari particolarmente ben addestrati. Altri 30.000 Pastori Tedeschi furono confiscati. In pratica, allo scoppio della Seconda guerra mondiale la Germania poteva mettere in campo ben 200.000 cani, la maggioranza Pastori Tedeschi.

Germania, anche le donne contribuirono alla diffusione e addestramento dei Pastori Tedeschi, come sollecitato dalle autorità.

L’impiego dei cani, e specialmente del Pastore Tedesco, era divenuta in Germania una branca strategico-militare importante e non poteva essere più lasciata alla presidenza di von Stephanitz. Non solo, aveva una valenza politica: dopo il trattato di Versailles, che nel 1919 concluse la Prima guerra mondiale, la sconfitta Germania era stata fortemente penalizzata e la cosa era stata cavalcata  dal partito nazionalsocialista di Adolf Hitler, il quale aveva costruito il suo successo politico sullo spirito di rivalsa di larga parte del popolo tedesco. Ma tra le nazioni scontente dell’equilibrio realizzato a Versailles c’era anche il Giappone (che aveva fatto parte degli alleati contro la Germania), che non aveva ottenuto dalla vittoria i vantaggi sperati e a cui fu negato il riconoscimento di una posizione di parità con le potenze occidentali, rendendolo di fatto subalterno nel 1922 a livello navale militare a Stati Uniti e Regno Unito. Quando nel 1933 sia la Germania che il Giappone uscirono per protesta dalla Società delle Nazioni si crearono pertanto tutti i presupposti per una alleanza per la prevista prossima guerra, come di fatto accadde.

E visto che i cani militari erano di grande aiuto e che i Giapponesi avevano grande ammirazione per quelli tedeschi, ecco che il governo nipponico incaricò nel 1935 Saito Hirokichi di attivare contatti con Max von Stephanitz, il quale tra l’altro era convinto che i cani dell’antica Germania discendessero da quelli dell’Asia Centrale, emigrati millenni prima da lì su due direttrici, una appunto verso la Germania e l’altra proprio verso il Giappone… Da notare che Hirokichi era presidente della Società per la preservazione del cane giapponese (però il cane giapponese fu presto eliminato dallo stesso governo per farne bistecche e pellicce) ma anche membro della KV, l’Associazione imperiale del cane militare, devota sopra ogni altra razza proprio al Pastore Tedesco. Tale accomunanza di vedute, vera o falsa che fosse, portò all’acquistò di parecchie migliaia di Pastori Tedeschi, e in misura ridotta (circa il 10%) anche Dobermann e Airedale Terrier. I cani furono utilizzati come portaordini, sentinella, soccorso, guardia e persino da tiro. Su circa 25.000 cani ricevuti dalla Germania, prima e durante la Seconda guerra mondiale, circa 10.000 andarono all’esercito e 15.000 furono distribuiti alla Marina e alla polizia, anche coloniale.

Insomma, il Pastore Tedesco era diventato anche una merce politica e von Stephanitz era stato schiacciato dagli eventi e messo da parte. Morì a Dresda il 22 aprile 1936.

La tomba di Max von Stephanitz.