L’associazione Tutela Razze Siciliane (TRS), con sede a San Cataldo in provincia di Caltanissetta e presieduta da Giovanni Cirasa, ha il fine di salvaguardare le razze non selvatiche, le varietà fruttifere – nonché tutto quello che è legato alle tradizioni siciliane – e ha creato il marchio Siciliare che tutela i prodotti e dà la garanzia che un prodotto sia di alta qualità e provenga dalle razze sicule. Con questo obiettivo supporta e promuove la filiera dei prodotti autoctoni di agricoltori e allevatori locali. Il mercato di riferimento sono i prodotti tipici locali: DOP, IGP, STG e IG italiani. Curiosamente, la Sicilia  ha in tal senso il 50% della biodiversità italiana, ma nel contempo è la regione che ha meno certificazioni. Pochi prodotti sono collegati direttamente alle razze e varietà, di cui molte sconosciute agli stessi addetti ai lavori. Le ricerche della TRS hanno portato alla scoperta o riscoperta di tipicità uniche, ed è su questi prodotti che si punta .

In questa tutela rientrano anche razze o tipi di cani, come il Cane di Mannara, mastino siciliano dai molti nomi e descrizioni, con pochi esemplari rimasti che si allineano alle caratteristiche principali di questa razza. Gli stessi pastori lo rivogliono come custode della mannara, ossia il recinto in pietre dove si rinchiudeva il bestiame dopo il pascolo. Fonti storiche descrivono un cane da difesa, e addirittura i siculi avrebbero introdotto il Branchiero già nell’XI secolo avanti Cristo, mentre per altri studiosi l’arrivo sarebbe successivo di diversi secoli e dalla Grecia. Claudio D’Angelo nel suo libro La storia dei Siculi ne ricostruisce la storia, trattando del progenitore del Mastino Siciliano, appunto il Branchiero, che era fedele e aggressivo, con lo sperone alle zampe posteriori e usato persino in guerra . Le descrizioni più recenti sono del dott. Girolamo Cartia, il quale descrive questo cane di grossa taglia come avente il pelo riccio e speroni alle zampe posteriori.

Un Mastino delle Madonie col proprietario (foto TRS).

Spiega  Giovanni Cirasa: “Quanti esemplari ci sono con queste caratteriste? Pochi, questa è la dura verità, il nostro progetto è ambizioso e cercheremo di portare avanti la razza senza l’aiuto di altre associazioni, porteremo avanti il vecchio tipo come è nostro stile, corredato da documentazione storica. TRS si occupa di questo cane da molti anni, noi facciamo riferimento ai documenti lasciati dal dott. Cartia e dai baroni La Lomia e Mendola, grandi conoscitori del cane. Tutte le razze siciliane sono confinate in un territorio ben preciso di origine (Comisana, San Fratellano,Val Belice, area dell’Etna). Questo molosso non è l’eccezione, essendo tipico delle Madonie e dei Nebrodi, e per tale motivo sarebbe meglio chiamarlo con il suo nome più appropriato, ossia Mastino delle Madonie. Definirlo Pastore Siciliano non è corretto in quanto non esiste una razza unica in Sicilia, per esempio lo Spino degli Iblei potrebbe benissimo essere chiamato pastore siciliano visto che è più diffuso di altre razze in Sicilia. Per questo TRS chiama questi cani Mastini delle Madonie.

Mastino delle Madonie (foto TRS).

Lo Spino degli Iblei è ancora diffuso tra i pastori, grazie anche alle pecore Testa Rossa (Comisana )e apprezzato dai pastori perchè è un ottimo cane che accompagna le pecore, resistente e molto bello esteticamente. La fortuna di questa razza è quella di essere tutelato dal Club presieduto da Gianni Vullo: adesso è una razza riconosciuta e sono arrivati i primi pedigree. La taglia negli anni passati si era ridotta, ma negli ultimi raduni si sono visti soggetti di ottima taglia che sono usati come razzatori. Il protocollo di selezione garantisce per tutti una selezione uniforme.

Due esemplari di Spino degli Iblei, circa 1990, probabilmente zona Chiaramonte (foto Polli Antichi).

TRS ha messo a disposizione qualche soggetto, proveniente dalle zone di Santo Stefano di Quisquina, molto probabilmente arrivati con le pecore noticiane molto richieste in zona. La razza negli ultimi anni sta riscuoetendo un discreto successo grazie a molti allevatori che sono interessati al recupero. Racconta Cirasa: “Un bel cane, molto intelligente e si adatta praticamente a tutto, anche in casa. Ne ho avuto una per dieci anni, era la mascotte del paese e si era fatto voler bene da un’intera comunità, molti la ricordarono ancora dopo diversi anni. Si chiamava Minoa, fu un peccato mortale non riprodurre quella linea per mancanza di un maschio della stessa razza”. Questi cani, come altri siciliani vengono descritti, affidabili e un tempo notevolmente aggressivi durante i loro compiti. Ma pure tanto equilibrati da passare insieme col bestiame nei centri abitati, senza alcun problema. https://www.youtube.com/watch?v=laAhR52diN0

Tra i cani siciliani veniva, o forse viene tuttora, menzionato anche il Cani Varbutu Picurariscu anche detto Varbuteddu, che secondo alcuni sarebbe un incrocio avvenuto nel mondo pastorale tra Spino degli Iblei e Cane di Mannara. Per altri invece sarebbe un tipo a sé. Sarebbe stato impiegato in particolare nelle zone rurali del Monte Cammarata e Santo Stefano di Quisquina, Casteltermini, San Biagio Platani, Castronovo e vicinanze. Lo si descrive molto più simile al Cane di Mannara, con la caratteristica folta e lunghissima criniera che partendo dalla giogaia raggiungeva quasi le zampe. I vecchi pastori affermavano che coesistesse col Cane di Mannara e che era particolarmente resistente nella neve, bufere e intemperie.

Cani Varbutu.

Agrigento, 1935, Antonio Di Rosa con il suo cane.

Un’altra razza al centro dell’attenzione della TRS è il Cirneco dell’Etna, straordinario e antichissimo cacciatore di conigli e un tempo – prima della scomparsa di gran parte della fauna selvatica siciliana per via dell’eccessiva caccia – anche di specie più grandi. Per chi volesse saperne di più, K9 Uomini e Cani ha già dedicato a questa razza uno speciale suddiviso in vari servizi. https://www.k9uominiecani.com/n11-maggio-giugno-2018/il-cirneco-nellantichita/

Un Cirneco dell’Etna insegue un coniglio selvatico (foto TRS).

TRS è attiva da anni e ha deciso di aprire un centro assaggi in contrada Gabbara a San Cataldo (Cl) che dà la possibilità di conoscere le razze, la loro storia e i loro prodotti.  Inoltre è possibile acquistare una serie di prodotti online, ma  bisogna essere iscritti (gratuitamente) all’associazione. Il sito è http://www.siciliare.it/

Una delle prime riunioni dell’associazione TRS.

Il nostro giornale ha trattato altre razze siciliane: