I cani un tempo furono ovunque utilizzati come animali da traino di slitte, carretti o travois. Ma i lupi no. O meglio, qualcuno nel Nord America ci provò ma i risultati nel lavoro effettivo furono sempre pessimi. Perchè? Andiamo con ordine e partiamo dai cosiddetti e famosi pellirosse o indiani, più esattamente detti amerindi o nativi americani settentrionali. Questi popoli – notevolmente differenti fra loro sia per lingua, abitudini e persino fattezze fisiche – discendono dalle popolazioni asiatiche che colonizzarono l’America attraversando l’allora esistente ponte naturale tra i due continenti. I nativi  avevano orde di cani di piccole e medie dimensioni (arrivati in America già addomesticati al seguito dell’uomo) che però, contrariamente a quel che comunemente si crede, di norma non si accoppiavano affatto con i numerosissimi lupi e coyote. E quando ciò accadeva, gli incroci ottenuti avevano solitamente vita breve in quanto, per via del comportamento o del timore che suscitavano, finivano presto o tardi uccisi.  I nativi nordamericani infatti stimavano il lupo e ne avevano rispetto, ma occasionalmente lo cacciavano per procurarsi calde pellicce e se il caso pure per mangiarlo. Lo stesso raramente faceva il lupo, mangiandosi i nativi. Se i cani si allontanavano dall’uomo, era molto probabile che venissero uccisi.

Se si comparano i cani allevati dai nativi – inuit (dell’estremo nord dell’Alaska, del Canada e della Groenlandia), yupik (dell’estremo occidente dell’Alaska ma che vivono tuttora anche nelle zone a est della Russia) e cosiddetti pellirosse – ai lupi esistenti in quelle zone, appare subito evidente che fra loro non ci fossero di norma accoppiamenti, altrimenti tali cani avrebbero dovuto avere mediamente dimensioni superiori. Si consideri che il cane eschimese più grande è ritenuto generalmente l’Alaskan Malamute, che in effetti arriva negli esemplari da esposizione anche a 50 e passa kg ma che è innaturale, poichè quelli di un tempo o da lavoro arrivavano a malapena a 35 kg o forse poco più. Il campione Gripp of Yukon, registrato dall’American Kennel Club nel 1936, era alto solo 53,7 cm e pesava 34 kg. In contesti naturali invece non è così, perchè i più grandi sono il Labrador Husky e il Canadian Inuit Dog, chiamato dagli inuit semplicemente qimmiq, ossia “cane” e allevato da migliaia di anni dal popolo thule, che originariamente risiedeva in Alaska e successivamente si spostò nel territorio di Nunavut, Canada.

Sia il Labrador Husky sia il Canadian Inuit Dog possono sfiorare i 70 cm al garrese e i 45 kg di peso – sono in qualche modo simili al lupo, con cui si incrociarono in pochi casi in tempi remoti – ma sono comunque anche una ventina di centimetri più bassi al garrese di un grande lupo di quelle aree, e pesano anche trenta kg di meno. Paragonando un lupo nordamericano di una quarantina di chilogrammi a uno di questi cani dello stesso peso, si noterà che il lupo è mediamente più lungo (testa e corpo) di almeno 20 cm, più alto di almeno 10 cm, con petto più stretto e testa parecchio più grande, piedi quasi doppi e coda avviamente tenuta bassa. In Alaska e Canada – in cui vivevano e vivono gli eschimesi con i loro cani – sono (o erano) presenti alcune sottospecie di lupo e cioé: il gigantesco lupo della Penisola di Kenai (Canis lupus alces), in Alaska meridionale, di cui alcuni esemplari sarebbero arrivati addirittura a una lunghezza di oltre 150 cm (coda esclusa), altezza al garrese fino a 110 cm e peso di 90 kg, forse estintosi intorno al 1910 per via della caccia e bocconi avvelenati; il lupo artico (Canis lupus arctos), i cui territori remoti sono talmente ostili che neppure gli eschimesi vi vivono stabilmente; il lupo di Terranova (Canis lupus beothucus), estintosi intorno al 1930; il simile e piccolo lupo del Labrador (Canis lupus labradorius), ancora vivente in Canada; il lupo della Columbia Britannica (Canis lupus columbianus), estinto intorno al 1940; il grande lupo Manitoba (Canis lupus griseoalbus) del Canada; il poco numeroso lupo orientale del Canada (Canis lupus lycaon) ; il lupo del fiume Mackenzie (Canis lupus mackenzii), che può sfiorare il metro al garrese e in casi record superare gli 80 kg; il lupo canadese dello Yukon (Canis lupus pambasileus), da alcuni studiosi ritenuto quello attuale di più grandi dimensioni.

Inuit con cani, senza data.

Anzi, proprio l’evidente differenza dal lupo – per gli eschimesi – è garanzia di funzionalità e affidabilità dei loro cani. Tra l’altro, gli incroci cane/lupo per gli eschimesi erano problematici perchè più aggressivi e letali tra loro e facili alle lotte una volta legati alle slitte. Gli eschimesi usavano (o usano) i cani per lavoro, e spesso neppure vi si affezionano. Non avevano modo e tempo di curare un cane ferito in un grave combattimento e di norma in tali casi lo sopprimevano subito. Solo che quel cane era magari un ottimo esemplare da lavoro e quindi basilare per il traino e la caccia e quindi per la sopravvivenza della famiglia eschimese. Molto meglio, quindi, non avere “mezzi lupi” che ferissero gli altri cani della muta.

Questi accoppiamenti fra cani e lupi, tuttavia, a volte accadevano. Viene da domandarsi perché allora questi grossi incroci non si siano perpetuati coprendo il maggior numero possibile di cagne di un dato villaggio o tribù, elevando almeno la taglia dei cani. Non dimentichiamo che i pellirosse non attuavano una selezione dei propri animali, che erano sempre liberi. Non esisteva il concetto di cane da guardia legato, che si può fare accoppiare solo con determinate cagne per ottenere le linee di sangue desiderate. Le spiegazioni sono diverse.

La prima è che le cagne andavano a partorire in una buca scavata nel terreno e che pertanto i cuccioli venivano trovati dagli uomini tardi e cioè solo quando cominciavano a muoversi fuori dalla tana. Orbene, un cucciolo di lupo – ma questo vale anche per un incrocio cane/lupo di prima generazione – può essere socializzato con l’uomo solo entro i primi 19-20 giorni di vita (i cuccioli di cane invece entro dieci settimane). Dopo quel termine, la cosa diventa difficilissima o persino impossibile. E’ evidente quindi che questi incroci divenissero in breve inadatti ad accettare di essere usati per i normali impieghi, e prima di tutto quello di trainare dei pesi. Insomma, erano inutili. Non solo, crescendo questi incroci possono essere affidabili verso l’uomo ma ciò non significa che non possano mutare atteggiamento improvvisamente, con letali attacchi predatori soprattutto verso i bambini. Anzi, era assolutamente importante – e vale anche oggi – non lasciare mai bambini in prossimità di questi animali se adulti. L’istinto predatorio anche nei lupi addomesticati è sempre presente, così come in questi incroci che non hanno subito una selezione e un costante condizionamento millenario come nel cane. Magari non capita nulla per anni, e probabilmente non capiterà neppure dopo. Ma non c’è veramente certezza che fra un’ora, un giorno o un mese non capiti.

Come si capirà, nei villaggi indiani tutti erano liberi di muoversi, persone e cani. E i bambini venivano lasciati nelle tende o fuori, anche da soli, mentre gli adulti erano indaffarati nelle loro incombenze. Anche nei rapporti con le persone adulte questi incroci necessitano di cautela. Soprattutto i maschi, così come fanno i lupi, una volta adulti tendono a salire nella scala gerarchica del “branco”, ossia della famiglia che li ha adottati. Il loro padrone, ritenuto il capobranco, avrà la leadership ma diverrà immediatamente sfidabile se evidenzierà  un qualche handicap, fosse pure una gamba slogata o un raffreddore. E se ciò non accadesse, comunque quell’esemplare dal suo padrone potrà accettare certe cose e magari altre no, perché immettendo nuovo sangue di lupo il processo di addomesticazione è semplicemente stato rimesso in atto. Il cane è sottomesso, il lupo no. Altra cosa importante è che gli incroci cane/lupo sovente sono più pericolosi sia dei cani sia degli stessi lupi in quanto mantengono in buona parte le eccezionali doti fisiche del progenitore selvatico, mentre hanno perso l’innato timore dell’uomo che invece i lupi hanno. Pessimo connubio. Tutti i fattori citati prima possono essere ritenuti validi per motivare il non utilizzo fra i pellirosse di incroci cani/lupo.

Guerriero della tribù Ute con il suo cane, Uintah valley, Utah. Fotografia di J.K.Hillers, spedizione Powell, 1873. Utah Historical Society.

Quelli che si verificavano, prima o poi (più prima, anche perché un lupo di meno di un anno è ancora immaturo ma già grande quasi come un adulto, e quindi preoccupante) finivano uccisi e quindi non tramandavano i loro geni fra i cani dei villaggi. Non solo, un cane grande mangia tanto, un cane piccolo o medio mangia meno. E considerando che un tempo i cani di certe aree, e vale anche oggi in determinate zone, si alimentavano prevalentemente di rifiuti (anche organici umani), è ovvio che una volta ottenuto un tipo di cane così poco esigente non lo si volesse incrociare con il lupo suo progenitore, di dimensioni più grandi e con esigenze alimentari ben maggiori. I lupi, là dove c’è sufficiente selvaggina, si rimpizzano di ottima e abbondante carne, e quasi sempre fresca. Questo è un altro motivo per cercare di distanziare il più possibile il cane dal lupo. I cani dei nativi americani venivano impiegati anche per la caccia e servivano bene un po’ per tutti i tipi di selvaggina. I cani erano utilissimi per la guardia e – nel caso delle tribù nomadi – per il trasporto di masserizie che venivano caricate e legate in fagotti sulle loro schiene. Altro modo era l’uso del travois, una leggera impalcatura di pali che il cane trascinava sul terreno e sulla quale venivano posti carichi più pesanti. Ricordiamo che i nativi americani non conobbero la ruota (e neppure il cavallo) fino all’arrivo dell’uomo bianco. I cani venivano anche dotati di sacchi e contenitori legati sulla schiena per il trasporto di materiali. Facevano così sia pellirosse che gli inuit e successivamente i coloni bianchi.

Alaska, prima metà del XX secolo.

Durante il periodo della corsa all’oro del 1896-99) divenne evidente che servivano i cani per trainare le slitte con materiali e rifornimenti e pertanto la richiesta di questi animali divenne subito altissima, poiché quelli esistenti non bastavano. Bisogna sapere che a cercare l’oro in Klondike, nel nord-ovest del Canada, in pochissimo tempo arrivarono circa 100.000 persone, la maggior parte delle quali non aveva mai fatto nulla di simile nella vita. Moltissimi in quella zona montuosa morirono di stenti, freddo, malattie e di fame, nonostante dal 1897 le autorità canadesi avessero introdotto norme che obbligavano chiunque entrasse nel territorio dello Yukon a portare con sé una scorta di cibo per un anno, pesante circa 520 kg, che sommati all’attrezzatura necessaria portava il peso all’incirca a una tonnellata. Non sorprende quindi che il prezzo degli animali da tiro sia salito alle stelle.

Pincher Creek, Alberta, Canada, 1895. Polizia canadese con i propri cani.

Fu così che in Alaska e Canada furono inviati migliaia di grossi cani quali San Bernardo, Mastiff Inglesi e di altre razze similari che però, evidentemente, non avevano le qualità fisiche adatte a questo uso (e che inoltre diffusero malattie sconosciute fra i cani nativi). I tanti sprovveduti, se avevano i soldi necessari, compravano cani inadatti e in numero inadeguato e cioè basso oppure troppo alto. Difatti, troppi cani erano inutili, però mangiavano comunque e quindi parte del peso trasportato consisteva proprio nel loro cibo. Ma per contro attaccando più cani a una slitta le prestazioni quanto a velocità e resistenza erano comunque quelle, non variavano molto o non variavano affatto.

Cani di vario tipo per il traino.