(Segue dalla prima parte) Non solo, era nata un’opinione pubblica sensibile agli animali. Già erano stati vietati i combattimenti tra cani o altri animali, e anche la caccia – comunque non avversata in generale – non doveva arrivare alla tortura. Purtroppo questo fu rappresentato fin troppo efficacemente dal famoso pittore sir Edwin Landseer (il quale tra l’altro dipinse spesso cani Terranova bianchi e neri, e così quelli con quel manto furono chiamati Landseer) nel quadro The Otter Speared, Portrait of the Earl of Aberdeen’s Otterhounds, or the Otter Hunt commissionatogli da lord Aberdeen (1784-1860) – poi ministro degli Esteri e Primo ministro – come ritratto commemorativo della sua muta di cani da lontra. Il quadro fu oggetto di controversia sin da quando fu esposto per la prima volta alla Royal Academy nel 1844. Al centro si vede un cacciatore esausto che tiene in alto, infilzata su una lancia da caccia ma ancora viva, una lontra. Sotto, una muta di cani che bramano di farla a pezzettini.

Sebbene celebrata dai revisori dell’Illustrated London News e dell’Athenaeum, la relativa incisione successiva non riuscì a vendere bene e John Ruskin sostenne nel 1846 che Landseer prima di darci altre lontre contorcenti o branchi di cani che urlano avrebbe dovuto considerare se una scena del genere fosse degna della contemplazione. Nel 2010 il quadro fu esposto in una mostra sull’arte sportiva britannica al Bowes Museum, a Barnard Castle, ma ancora sorsero immediate critiche, tanto che la Laing Gallery di Newcastle lo ritirò.

The Otter Speared, Portrait of the Earl of Aberdeen’s Otterhounds, or the Otter Hunt, 1844, di sir Edwin Landseer.

Il clamore non fece diminuire la caccia alla lontra (anzi aumentò), ma l’uso della lancia fu avversato e cessò nel 1884, con il pieno accordo anche dei cacciatori. Intanto l’organizzazione più importante che chiedeva la protezione delle lontre nel periodo edoardiano era la Lega umanitaria, fondata nel 1891 da Henry Salt. Non era un buon auspicio per l’Otterhound, ormai presentato come tale fin dal 1861. Poi scoppiò la Prima guerra mondiale e la Gran Bretagna entrò nel conflitto nell’agosto 1914. Uomini al fronte in quella che fu una orribile carneficina mondiale, gli altri rimasti nelle fabbriche per sostenere la produzione bellica, diffusa carenza di rifornimenti e di cibo.

Chi pensava più alla caccia alla lontra? I patiti di questa caccia, desiderosi di mantenere quel loro mondo! Riflettendo sul periodo, infatti WH Rogers dei Cheriton Otter Hounds scrisse: Alcuni dubbi furono espressi sull’opportunità della caccia mentre tanti poveri compagni venivano uccisi e feriti nelle trincee, ma prevaleva l’opinione che se la caccia fosse stata abbandonata una volta, sarebbe stato molto difficile riavviarla, e che coloro che erano assenti vorrebbero che continuassimo le cose in attesa del loro ritorno.

Anche i cani furono inviati sui campi di battaglia, per la guardia, come portaordini, da ratti e da soccorso. Ma l’Otterhound no, era troppo grosso: avrebbe potuto essere utile per via del fiuto per trovare i feriti, ma la stessa cosa, e anche meglio, la faceva il Bloodhound che però non aveva il problema del pelo duro e più lungo che si aggrovigliava negli onnipresenti reticolati di filo spinato. E’ vero, l’Airedale Terrier, molto usato, aveva quasi lo stesso pelo – discende dall’Otterhound –  però era più piccolo, agile e polivalente. Anche in patria (e non solo lì) mantenere cani come gli Otterhound era un impegno, non servivano più però mangiavano tanto, quando il cibo era invece scarso pure per i loro padroni. Conseguenza, il numero di questi cani crollò e molte mute scomparvero. Probabilmente le lontre, non cacciate durante il conflitto, tornarono ad aumentare.

Un inferno di fango.

Finite le ostilità anche questo tipo di caccia riprese, e così la diffusione degli Otterhound. Durò poco, solo 21 anni, e scoppiò la Seconda guerra mondiale, con gli stessi problemi e conseguenze. Cessata anche questa, la caccia alla lontra fu ripresa, ma non raggiunse mai la popolarità dei tempi passati, in cui la battuta era un vero e proprio evento mondano, con tutto un suo protocollo e termini specifici. Se la lontra era stata fiutata dai cani a terra, l’odore veniva chiamato drag, se invece in acqua lo si indicava con scent (l’odore permane per un po’ appena sopra la superficie), su un sasso o tronco emergente diventava touch, se tra le canne o i giunchi wash, e così via. Quella caccia metteva a dura prova per parecchie ore la povera lontra, ma pure i cani e i cacciatori (incluse donne e bambini partecipanti a quella che era una faticosa festa, ma le lontre la pensavano diversamente…) che scarpinavano per chilometri tra sassi, acqua e fango.

Caccia alla lontra a Curraghmore, vicino a Portlaw, Irlanda, 14 maggio 1901.

Ogni cacciatore aveva un solido bastone lungo poco meno di un paio di metri, passato di padre in figlio per generazioni, che serviva a sorreggersi, saltare un fossato, sondare eventuali buche di tane e altro. Per ogni lontra uccisa (da uno qualsiasi dei cacciatori del gruppo) ognuno vi incideva una tacca, se in un giorno se ne uccidevano due si faceva una croce. Alcuni bastoni avevano, e hanno perché sono conservati, persino migliaia di tacche. Ci si dimentichi la sportività dei cacciatori: se non riuscivano a scappare, le lontre non venivano mai graziate ma sempre uccise, inclusi eventuali cuccioli nelle tane. La caccia e l’uccisione per quasi tutti era divenuta una droga: Geoffrey Hill di Hawkstone uccise 544 lontre tra il 1870 e il 1884, e William Collier di Culmstock 144 tra il 1879 e il 1884.

The Otter Hunt, di John Sargent Noble (1848 – 1896).

In queste battute c’erano dei maestri di caccia, con tanto di berretto e giacca verde con graziosi bottoni di ottone, pantaloni bianchi e cravatta rossa. Avevano un corno per chiamare i cani e una lunga frusta, però da fare solo schioccare, per spingerli nella direzione voluta (evitando che entrassero in qualche pollaio o conigliera di contadini). I cani erano sempre grossi e pesanti, in quanto così resistevano maggiormente nell’acqua fredda. Non serviva che fossero veloci, ma resistenti. I bianchi terrier, sempre al seguito, erano invece piccoli e veloci. Si bagnavano pure loro, ma fa niente. Dopotutto erano tostissimi terrier.

Comunque, dopo il secondo conflitto mondiale il numero di lontre continuava a scemare e le popolazioni subirono cali catastrofici negli anni ’50 e ’60, una tendenza osservata anche in tutta l’Europa. La causa erano gli effetti combinati dell’inquinamento dell’acqua, della distruzione dell’habitat e della persecuzione, compresa la caccia. La situazione era particolarmente grave nell’Inghilterra meridionale e centrale, con lontre che scomparvero completamente da queste aree, estinguendosi localmente. Anche in Scozia, Inghilterra settentrionale e Galles il loro numero crollò, ma in aree isolate sopravvissero. Di sicuro le lontre venivano colpite massicciamente dall’inquinamento da pesticidi come l’organocloruro e i policlorobifenili. Micidiale fu l’insetticida statunitense Dieldrin, appunto un organoclorurato, prodotto nel 1948 e usato abbondantemente fino agli anni ’70. Poi fu proibito in molti stati in quanto colpisce anche gli esseri umani provocando la malattia di Parkinson, cancro e danni al sistema immunitario, riproduttivo, nervoso e ai nascituri.

Il calo della lontra provocò la scena in campo di associazioni ambientaliste inglesi, giustamente preoccupate per la prossima estinzione della specie. Ovviamente i loro interventi riguardarono principalmente la caccia.

Manifestazione contro una battuta alla lontra, Caernarfon, 1968. Tra i cani si notano degli Otterhound (foto di Charles Geoff, National Library of Wales).

Bisogna chiarire che non avevano torto in quel caso, nonché ricordare che se è vero che nel mondo ambientalista/animalista odierno ci sono fior di imbecilli delinquenti, la cosa è altrettanto vera a proposito di una parte del mondo venatorio. Valeva pure allora.

Basti pensare che nel luglio 1905 scoppiò il caso “gatto di Barnstaple”: il maestro di caccia del Cheriton Otter Hounds, Walter Lorraine Bell, e tre dei suoi membri furono giudicati colpevoli di crudeltà verso gli animali perché usavano i gatti in un tunnel di legno appositamente costruito per addestrare i loro giovani terrier a “scacciare” le lontre. Bell e gli altri non solo non avevano rimorsi ma addirittura dichiararono che usavano i gatti poiché non potevano sempre entrare in possesso di un tasso; che avevano acquistato i gatti e quindi erano loro e ne facevano quel che gli pareva; e sostenevano che era meno crudele usare un gatto in quanto un tasso avrebbe ferito maggiormente i terrier. Bell fu condannato a un mese di reclusione con lavori forzati e John Church, un altro del gruppetto, ricevette la metà di quella sentenza. Dopo avere ottenuto la libertà su cauzione, la condanna fu mutata in una multa di 5 sterline, fermo restando che Bell aveva donato 100 sterline a un ospedale del North Devon.

Andando a tempi recenti, le associazioni ambientaliste, supportate da larga parte dell’opinione pubblica, continuarono a contrastare la caccia alla lontra (e non solo) e il successo si avvicinava, anche perché il problema era reale ed evidente a tutti. Il numero di abbattimenti era calato in Inghilterra, rispetto agli anni precedenti e a seconda delle zone, del 37-55%. Ma il calo della lontra era stato ancora superiore, tanto che anche dopo la sua protezione non  ci furono segnali di ripresa fino al 1976.

L’Associazione dei Maestri di Otterhound, nata nel 1910, all’inizio degli anni ’70 commissionò uno studio che stabilì che la lontra era a serio rischio (non per la caccia, evidenziò, ma a causa delle pratiche agricole che avevano distrutto l’habitat con i prodotti chimici). Fu deciso pertanto obtorto collo che la caccia dovesse cessare alla fine della stagione 1977. Diciamo che in realtà non lo decisero loro, e manco avrebbero potuto, e che anticiparono un imminente obbligo facendo “buon viso a cattiva sorte”. Il divieto era già in arrivo, tanto che nel 1978 la caccia alle lontre fu vietata in Inghilterra, mentre la Scozia seguì due anni dopo. In conclusione, l’Otterhound era ormai inutile e disoccupato. Tuttavia i responsabili delle due mute rimaste, il Dumfriesshire e il Kendal & District, si riunirono con allevatori rispettati per evitare l’estinzione della razza. In loro soccorso intervenne il Kennel Club che registrò i restanti cani.

Oggi nascono pochissimi cuccioli di Otterhound l’anno (e nessuno in Italia): nel 2016 ne furono registrati 44 dal Kennel Club,  nessuno nel 2020. Ne sarebbero rimasti nel mondo poche centinaia, di cui solo una frazione adatta per la riproduzione, tanto che è la razza più a rischio di estinzione tra tutte quelle inglesi.

Pam Marston-Pollock, presidente del Club Otterhound del Regno Unito, dichiarò: “Per quanto riguarda il mondo dello show, non abbiamo molti giovani coinvolti con la razza. Gli allevatori affermati che esistono da 30 anni, o stanno morendo o non tengono più cani. È un segno dei tempi in generale che mantenere cani di taglia sostanziale è piuttosto costoso. Siamo ovviamente consapevoli di avere un pool genetico ristretto. Abbiamo anche valutato la possibilità di effettuare un outcross, ossia con un’altra razza, per ampliare il nostro pool genetico”. Alto quasi 70 cm al garrese e pesante anche più di 50 kg, dai piedi palmati e dal folto sottopelo, è rimasto un cane da caccia nell’indole e nella struttura. Ergo, necessita di grande movimento giornaliero, di attività e spazio, nonché di una bella nuotata appena si può. Se lo si lascia appena libero in campagna è capace di tornare infangato fino alla testa nella sua ricerca di chissà cosa, perché quello è il suo “lavoro”, che non ha dimenticato. Pur affidabilissimo, non è una razza da divano.

Otterhound.

E la lontra? Sta molto meglio (nel Regno Unito sono molte più degli Otterhound rimasti nel mondo), grazie alla protezione legale accordata, al divieto dei pesticidi più dannosi e al miglioramento della qualità dell’acqua e quindi all’aumento delle popolazioni di prede della lontra, in particolare del pesce. Sono anche state fatte diverse reintroduzioni, tutte di successo, con circa 200 esemplari liberati. Nel Regno Unito il numero di siti con presenza di lontre è aumentato del 55% tra il 1994 e il 2002, e nell’agosto 2011 l’Agenzia per l’ambiente annunciò che le lontre erano tornate in ogni contea dell’Inghilterra (da quando erano scomparse addirittura da ogni contea, tranne la West Country e parti dell’Inghilterra settentrionale). Man mano che hanno avuto più successo, si sono naturalmente spostate pure negli habitat urbani, in ambienti che potrebbero non essere sempre ideali, ma qualsiasi città o paese con un fiume avrà pesce e attirerà le lontre. Addirittura vivono nel Tamigi, a Londra!