(segue dalla seconda) I cani venivano trasportati – e trasportavano nello stesso tempo – grazie a un curioso veicolo triciclo in cui il “motore” era rappresentato proprio dai cani che, camminando all’interno di grandi ruote, imprimevano il movimento. Questo utilizzo del cane è antico e con tale sistema si azionava praticamente di tutto, dai girarrosti, agli ingranaggi di artigiani, ai piccoli mulini e praticamente a ogni cosa che girando potesse trasmettere un moto.

I cani venivano trasportati anche in altri modi, per esempio in bicicletta come nel caso dei poliziotti romeni, ammesso che tale trasporto avvenisse realmente. Di sicuro non era certo comodo per ambedue, e meno che mai per il povero cane. Dubitiamo molto che la cosa durasse più di qualche centinaio di metri e pare più propagandistica che altro.

Senza dubbio è comunissimo vedere ciclisti procedere con il cane a guinzaglio, ebbene molti non  sanno che è vietato, anche se evidentemente tollerato. Infatti lo stabilisce l’articolo 182, comma 3°, del Codice della Strada che recita “Ai ciclisti è vietato condurre animali o farsi trainare da altro veicolo” stabilendo anche una sanzione amministrativa da 22 a 88 euro. Il divieto vale per ogni tipologia di strada percorribile da mezzi a motore, ma alcune amministrazioni comunali vietano la stessa cosa anche nelle piste ciclabili e parchi cittadini.

Il divieto nasce – oltre che dalla possibilità di cadere a terra pedalando, a causa di un improvviso strattone del cane, specialmente se grosso e forte (per via di un rumore improvviso, l’apparizione di altri cani, ecc.) – per motivi di benessere animale. I polpastrelli del cane non sono fatti per camminare sul ruvido e abrasivo asfalto a velocità anche non sostenuta, e peggio ancora se questo è bollente per il sole. Inoltre per un cane correre accanto a una bicicletta non è un’attività spontanea, in quanto se libero potrebbe invece fermarsi o rallentare. Tutto ciò benché il ciclista con cane vada quasi sempre a bassa velocità proprio per riguardo del cane, il quale di norma ha comunque qualità fisiche tali da affrontare senza problemi tali passeggiate. Tuttavia è sempre vietato. Senza considerare che solo un incosciente potrebbe pensare di andare in bicicletta portando al guinzaglio un cane tozzo ed eccessivamente brachicefalo come un Carlino, Bulldog Francese o Boston Terrier, o esemplari linfatici di Mastino Napoletano o Terranova, tutti a rischio d’infarto anche con percorsi di solo qualche centinaio di metri.

Naturalmente, almeno in Italia, è vietato anche portare in bicicletta il cane senza precauzione alcuna. L’art. 170, comma  5°, del Codice della Strada stabilisce che “Sui veicoli di cui al comma 1 (ciclomotori e motoveicoli) è vietato trasportare oggetti che non siano solidamente assicurati (animali compresi), che sporgano lateralmente rispetto all’asse del veicolo o longitudinalmente rispetto alla sagoma di esso oltre i cinquanta centimetri, ovvero impediscano o limitino la visibilità al conducente. Entro i predetti limiti, è consentito il trasporto di animali purché custoditi in apposita gabbia o contenitore”.

Trasporto a norma del cane in bicicletta.

I rimorchi per cani per bicicletta sono consentiti dall’art. 225, che fa capo alle  caratteristiche costruttive delle attrezzature per il trasporto dei bambini sui velocipedi (artt. 68-69): “Sono consentiti i rimorchi per velocipedi purché la lunghezza del velocipede, compreso il rimorchio, non superi 3 metri. La larghezza massima totale del rimorchio non deve essere superiore a 75 cm e l’altezza massima, compreso il carico, non deve essere superiore a 1 metro. La massa trasportabile non deve essere superiore a 50 kg. Per la circolazione notturna il rimorchio è equipaggiato con i dispositivi di segnalazione visiva posteriore e laterale previsti per i velocipedi all’articolo 224”. E se i dispositivi di segnalazione non li si ha, bisogna spingerlo a piedi.

Rimorchio per cani per bicicletta.

Una famiglia, cane incluso, va in vacanza, con i mezzi, le leggi e la mentalità di un tempo.

I cani venivano trasportati anche nel sidecar di motoveicoli, come nella foto che ritrae l’agente di polizia tedesco Ernst Müller di Amburgo, con il suo cane Astor. La foto è datata 1 gennaio 1955. Un tale impiego andava bene durante i normali pattugliamenti a bassa velocità (ammesso che quel motorino potesse andare veloce con tutto quel peso…) con la finalità di non fare stancare il cane, ma certo in curva e sul terreno sconnesso non doveva essere facile, per il cane, rimanere al suo posto.

L’agente Müller di Amburgo con il cane Astor.

I cani, tutti Pastori Tedeschi, furono introdotti per la prima volta al dipartimento di polizia statunitense di Lincoln, Nebraska, nel 1961, quando ovunque si stava registrando un aumento dei disordini e delle rivolte pubbliche. La città, come molte altre, adottò quindi l’impiego  di cani per assistere gli ufficiali nelle loro funzioni. Il programma ebbe molto successo e si pensò che potessero essere utilizzati trasportandoli nei sidecar agganciati alle motociclette Harley Davidson. Tuttavia anche quelli della polizia, seppure appositamente costruiti, non evitavano ai poveri cani di venirne sbalzati fuori se si guidava velocemente. Finì che dal 1963 furono portati nelle automobili.

Dipartimento di polizia di Lincoln, Nebraska.

Negli Stati Uniti, in cui di norma le vetture hanno un solo agente di polizia – diversamente dall’Italia – avere con sé un cane addestrato è un’ottima soluzione. Non solo si ha con sé un amico (che vive 24 ore al giorno con il gestore, anche fuori dal servizio) ma anche un affidabile compagno che è un potente deterrente contro i malavitosi, poiché notoriamente con i cani sconosciuti non si può discutere, e anzi non conviene farlo.

A proposito invece dei cani nordici, che trainano da millenni le slitte, dobbiamo dire che ne vengono anche trasportati. Per esempio, sull’isola di Ellesmere (territorio di Nunavut, Canada, dove la caccia regolamentata dell’orso polare è consentita) i cani da slitta impiegati per questa caccia vengono portati con il komatic, mezzo composto da diverse gabbie, su slitta e trainato da un potente mezzo a motore. In tal modo i cani non devono stancarsi nel raggiungere la zona in cui si presume si trovi il plantigrado, trovandosi in forze al momento dell’avvicinamento all’orso.

Un komatic, Canada.

I cani vengono trasportati anche sulle spalle o con apposite imbragature a livello militare e ci si chiederà il perché. Uno dei motivi è che soldato e cane diventano una squadra affiatatissima, con quello che potremmo definire un convinto e ferreo spirito di corpo. Inoltre in determinate situazioni – per esempio nel salire ripide scale – il cane potrebbe non riuscirci, fare troppa fatica o impiegare troppo tempo, cosa che in un’azione militare può fare la differenza tra la vita e la morte. Non solo, i cani militari sono a tutti gli effetti commilitoni e se feriti o uccisi non vengono abbandonati dai loro gestori ma portati via. Questo potrà fare capire il perché oggi non si usino più i grandi cani del passato. Troppo pesanti. Per questo motivo tali cani hanno un peso fino a 30-40 kg.

Unità cinofilè Oketz dell’Israel Defense Forces.

Per chiudere questa lunga trattazione sui vari tipi di trasporti dei cani – non li abbiamo neppure citati tutti – arriviamo a quello che per noi è il più ignominioso, sia per i cani sia per la specie umana: lo zainetto e i passeggini per cani. Non ci riferiamo naturalmente a quei casi in cui il cane, malato o troppo vecchio, non sia in grado di muoversi e quindi venga aiutato in tal modo dal padrone affezionato. Onore a questi atti. Ma quando si arriva a confondere il proprio cane con un bambino si fa un torto a entrambi.

Taluni individui arrivano a tenere il cane in appartamento – e questo passi se gli si fa fare adeguate passeggiate – ma quando finalmente lo no fuori lo infilano e appendono in una sorta di portainfante. Il cane in salute, cucciolo o adulto, ha invece bisogno di fare movimento, sgranchirsi, fiutare il mondo di odori che permane tutto intorno, socializzare con altri cospecifici e tanto altro. E invece finisce appeso come un salame, forse liberato solo per bisogni fisiologici. Riteniamo che chi maniacalmente, o peggio ancora per moda o voglia di protagonismo, compie tali atti, necessiti di un impellente aiuto psicologico non tanto per sé, ma per aiutare il cane. Anzi, a nostro parere non dovrebbe essergli permesso di avere un cane.


I passeggini naturalmente creano ai cani sani gli stessi problemi, ma i loro proprietari hanno pronte scuse a iosa per assolversi, in quanto il loro compagno animale – sovente citato con gli appellativi ammore oppure figlio pelosetto – è troppo piccolo, troppo basso, troppo lungo, ha le zampe troppo corte, il muso troppo schiacciato, i polpastrelli troppo morbidi e così via. Ovviamente questi cani comunque “troppo” sono stati acquistati proprio per queste caratteristiche, alimentando il lucrosissimo giro di affari di tanti allevatori che nella ricerca dell’ipertipo e del loro business hanno trovato un vero affare.