Il Dobermann, dopo il Pastore Tedesco, è la razza canina con la maggiore presenza al mondo nel cinema. Eppure, quanto a diffusione appare in classifica molto, molto dopo altre razze. Per fare capire, in Italia è a circa dieci volte meno dei “top”: Pastore Tedesco, Setter Inglese e Labrador Retriever (dati Enci 2016). Anche in America – dopotutto i film con Dobermann arrivano in buona parte da lì – i più diffusi sono, nell’ordine (dati AKC 2017),  Labrador Retriever,  Pastore Tedesco e Golden Retriever. Il Dobermann è al 12° posto, che a dire il vero non è affatto poco poiché cani al centro di molti film come il Border Collie (Babe), Collie (basti dire Lassie), Akita Inu (ricordiamo il commovente Hachico) e il San Bernardo (chi non ricorda le scene di Cujo?) sono rispettivamente al 38°, 40°, 47° e 48° posto. Addirittura il simpaticissimo Jack Russell (The Mask) è al 78° posto. C’è da dire che in Nord America ai cani, Dobermann inclusi, si possono tagliare coda e orecchie mentre altrove, Italia inclusa, no. Risultato, il Dobermann – che piace molto di più con coda e orecchie tagliate – negli Usa è molto richiesto, mentre in Italia ha subito un crollo rispetto alle vendite di un tempo. Perbacco, motivazioni valide per il benessere animale. Però non capiamo allora come si coniughi con il benessere animale sfornare Basset hound pesanti 35 kg ma alti poco più di 35 cm i cui peni rischiano di strisciare sul terreno oppure Carlini e Bulldog Francesi con canne nasali così corte da respirare a fatica e a rischio infarto a ogni minima calura. In effetti c’è molta ipocrisia dietro al business dei cani, ma tanta anche dietro chi si scandalizza a prescindere però ovviamente non sa o non vede. Ma rischiamo di andare fuori tema.

Il primo film con un Dobermann in rilievo, a quanto ne sappiamo, fu la commedia Non dovrebbe accadere a un cane (It Shouldn’t Happen to a Dog, 1946), diretta da  Herbert I. Leeds e interpretato da Carole Landis, Allyn Joslyn e Margo Woode. La trama attiene un giornalista (Allyn Joslyn) fresco reduce dalla guerra e che ha bisogno di fare uno scoop per riavere la sua rubrica di cronaca nera. Conosce in un bar una bella ragazza accompagnata dal suo Dobermann che reputa però una malvivente, quando invece è un’agente di polizia. I due poi collaborano e assicurano alla giustizia una bamda di criminali. Il Dobermann Rodney era perfettamente addestrato dagli stessi proprietari del famoso Lassie. La protagonista Carole Landis, che qui diede ottima prova di sé, si suicidò due anni dopo ad appena 29 anni d’età (e quattro matrimoni falliti) per amore dell’attore Rex Harrison, che non volle abbandonare la moglie.

Nei film il Dobermann viene sempre rappresentato come un cane aggressivo, a prescindere. Ne La parete di fango (1958, The Defiant Ones), diretto e prodotto da Stanley Kramer, i due detenuti fuggitivi interpretati da Tony Curtis e Sidney Poitier vengono inseguiti con i cani ma in questo caso  si tratta di due razze ben diverse tra loro e cioè Bloodhound e Dobermann. I primi con un grande fiuto ma del tutto inoffensivi, i secondi invece selezionati e addestrati all’attacco. Una volta localizzati i due fuggitivi, le guardie stanno per fare aizzare i Dobermann ma lo sceriffo locale estrae la pistola e minaccia di ucciderli se verranno liberati. Ecco il film completo, in inglese. https://www.youtube.com/watch?v=GKYZvr4hsUM I Dobermann – razza dotata anche di buon fiuto, come del resto tutti i cani –  vengono messi in campo, finendo però presumibilmente uccisi, in Rambo (1982, First Blood) diretto da Ted Kotcheff e con Sylvester Stallone, Brian Dennehy e Richard Crenna.

Una scena di First Blood.

Nel film Clown assassino (1972, To Kill a Clown) – diretto da George Bloomfield e interpretato da Alan Alda, Blythe Danner, Heath Lamberts e Eric Clavering – una coppia di hippy in crisi affitta una casetta sulla spiaggia da un certo Ritchie, veterano di guerra, sociopatico e in pratica fuori di testa. Non solo, non sopporta gli hippy, e ancora meno i suoi due Dobermann. Non finisce bene. Da notare che l’interprete femminile Blythe Danner (poi madre di Gwyneth Paltrow, vincitrice dell’Oscar per Shakespeare in Love) era al suo primo film, mentre il sociopatico era interpretato dal bravo attore di origini italiane Alan Alda, molto noto anche per le decennali attività di beneficenza e di divulgatore scientifico. Insomma, mai credere a quel che si vede nei film, Dobermann inclusi. E in effetti non ci crede – nel film They only kill their masters del 1972, diretto da James Goldstone e interpretato da James Garner e Katharine Ross – il capo della polizia locale di una cittadina che deve indagare sulla morte di una persona presumibilmente uccisa dal suo Dobermann. Ma si scoprirà che è andata diversamente e che il cane non c’entra nulla.

Sempre nel 1972 fu girato il film che diede fama mondiale a questa razza e cioè La gang dei Doberman (The Doberman Gang), scritto con una sola “n” perché così fanno negli Stati Uniti.  Ottenne il primo credito “No Animals Were Harmed” mai rilasciato per un film dalla American Humane Society, l’organizzazione di supervisione responsabile per il monitoraggio degli attori animali durante le produzioni. Il regista fu Byron Chudnow, il quale lo produsse con soli 100.000 dollari insieme a suo fratello David. La trama è semplice: dopo una rapina in banca fallita, un ex detenuto, un’ex-cameriera e alcuni dei loro amici addestrano un branco di cani Dobermann a rapinare una banca per loro. Che fossero ben portati verso la delinquenza lo si capisce anche dai nomi (nel film) dei sei cani, tutti relativi a noti malviventi realmente vissuti: Dillinger (John Dillinger), Bonnie (Bonnie Parker), Clyde (Clyde Barrow), Pretty Boy Floyd, Baby Face Nelson e Ma Barker. https://www.youtube.com/watch?v=z82WA-Xk408  I cani del film furono addestrati dal mitico Karl Lewis Miller, così come nei sequel – stesso regista e produttore – La gang dei dobermann colpisce ancora (The Daring Dobermans,1973) e soprattutto Supercolpo dei cinque dobermann d’oro (The Amazing Dobermans, 1976) che si differenzia dagli altri due per via dell’interpretazione questa volta di attori migliori dei cani e cioè Fred Astaire, James Franciscus e Barbara Eden. Lo stesso regista diresse il film per la televisione Alex and the Doberman Gang (1980)

L’anno successivo all’uscita nelle sale di  La gang dei Doberman apparve l’ottimo film d’azione La pattuglia dei dobermann al servizio della legge (Trapped, 1973) diretto da Frank De Felitta e  interpretato da James Brolin, Susan Clark, Earl Holliman e Robert Hooks. Anche questi cani furono addestrati da Karl Lewis Miller e gestiti in collaborazione con Lou Schumacher e Lee Sollenberger.

Ecco la trama: un uomo (Brolin) accompagna moglie e figlia in un grande supermercato ma quando va alla toilette viene aggredito e stordito da due malviventi. Dopo averlo atteso la famiglia va in albergo, pensando sia andato lì. Il poveretto si sveglia di notte a grande magazzino chiuso. Non sa che dopo la chiusura è arrivata come al solito una squadra che ha lasciato un cane feroce (meglio dire, belve addestrate a uccidere, Dobermann e Pastori Tedeschi, incluso uno bianco che oggi sarebbe un Pastore Svizzero Bianco) in ogni piano, mettendo dei pannelli alti un paio di metri – che i cani invece salteranno senza troppi problemi – per evitare che si ammazzino fra loro. Ovviamente nessuno è andato prima a controllare, e sarebbe il minimo della cautela, se nei bagni c’è ancora qualcuno…

Da notare i gestori dei cani, protetti come fossero cavalieri medievali in armatura, di cui uno comunque zoppica vistosamente a riprova che i cani non guardano in faccia nessuno. Il malcapitato appena esce dal bagno capisce il pericolo ma riesce a entrare in un ufficio per telefonare, ma alla chiusura al pubblico tutto viene disattivato. Di impianti d’allarme sofisticati o telefoni cellulari manco a parlarne, perché allora non esistevano. Beccatosi un bel morso grave a una gamba (ma da un Pastore Tedesco), cerca una via d’uscita con tutto quel che ne consegue. Certo, una persona con un minimo di giudizio, una volta capiti i rischi, si sarebbe chiusa e barricata in un ufficio aspettando pazientemente l’apertura del giorno dopo. Ma così il film sarebbe durato solo una decina di minuti… Comunque è da vedere, qui è in inglese. https://www.dailymotion.com/video/x2qd3mf

Qualcosa di simile si vede nel successivo film Una calibro 20 per lo specialista (1974, Thunderbolt and Lightfoot) scritto e diretto da Michael Cimino e interpretato da Clint Eastwood e Jeff Bridges. Il cattivo di turno, interpretato dal premio Oscar George Kennedy, durante un inseguimento finisce con l’auto dentro un grande magazzino e viene sbranato dai Dobermann di guardia.

Anche il famosissimo tenente Colombo (Columbo negli Usa), interpretato magistralmente da Peter Falk nell’omonima serie televisiva, ha a che fare con i Dobermann nell’episodio Un delitto pilotato (How to Dial a Murder,  diretto da James Frawley e andato in onda il 5 aprile 1978 negli Usa). Ecco la trama: Eric Mason, un noto psichiatra (interpretato da Nicol Williamson), vuole uccidere il suo migliore amico Charles Hunter che sa essere stato l’amante della sua defunta moglie, morta pochi mesi prima per uno strano incidente d’auto. Escogita perciò un ingegnoso sistema per fare in modo che i suoi cani aggrediscano e sbranino la vittima, mentre lui si trova altrove con un alibi apparentemente perfetto (insomma, un altro strano incidente). Infatti i cani, chiamati Laurel e Hardy come i due famosi comici Stanlio e Ollio, sono addestrati a entrare in casa di Mason (attraverso un portello della porta) al suono del telefono, e ad attaccare sentendo la parola “rosebud”. L’amico fedifrago, che i cani conoscono bene, su richiesta di Mason li porta a casa di quest’ultimo. Quando è lì, Mason telefona e dice ad Hunter che ha fatto una scommessa ma vuole una conferma: Ti ricordi qual è l’ultima frase detta da Orson Welles nel film Quarto potere (Citizen Kane)? E l’amico, che evidentemente lo sapeva, risponde, mentre i Dobermann sono già lì allertati dal trillo del telefono: rosebud. Fine dell’amico. https://www.youtube.com/watch?v=mwu7KnJQoJM

Una volta scoperto quello che parrebbe un incidente, interviene Colombo che però non ci vede chiaro anche perché i due cani sono fiduciosi e bendisposti, per niente aggressivi, e così dopo aver impedito che i cani vengano soppressi come vuole la legge, inizia a far luce sulla vera dinamica dei fatti. Colombo come si sa ama i cani, e infatti ha un Basset hound placido e sornione. Chiede innanzitutto l’intervento di un esperto, quello che oggi viene spesso definito comportamentista, il quale gli spiega quanto sia facile condizionare i cani a fare qualcosa.

Il tenente Colombo (Peter Falk) in una scena di How to Dial a Murder.

Colombo scopre ben presto l’operato dell’assassino, ma deve avere una prova schiacciante. Così architetta tutto. Va a casa di Mason e chiacchierando mentre giocano a biliardo arriva a dirgli di averlo scoperto e di essere rimasto deluso da lui per avere lasciato un sacco di dettagli sospetti. Allora Mason, colpito nell’amor proprio, dice “rosebud” e aizza i cani contro il tenente. I Dobermann subito si avventano, lo buttano a terra e iniziano a…leccarlo. Erano stati ricondizionati a leccare, e non più a uccidere. Ma Mason non lo sapeva. Questo è uno dei pochi episodi in cui l’assassino di turno tenta di uccidere Colombo. https://www.youtube.com/watch?v=sadLvTbxI2w

Famosi i Dobermann presenti nella serie televisiva di genere poliziesco Magnum, P.I. con protagonista Tom Selleck e prodotta dal 1980 al 1988. Il personaggio del formale e militaresco  maggiordomo e factotum inglese Jonathan Quayle Higgins III, ex sergente maggiore della British Army (l’attore  John Hillerman), è spesso affiancato da due di questi cani, chiamati  Zeus e Apollo o più brevemente “i ragazzi”. In realtà i Dobermann utilizzati furono diversi e in alcune scene in primo piano si trattava persino di femmine. Per la quarta stagione la produzione della serie televisiva voleva escludere i cani per risparmiare sulle spese, ma Tom Selleck  e John Hillerman si opposero e i Doberman rimasero.

Higgins e i suoi ragazzi.

Una lotta terribile e brutale, con morsi alle braccia e al viso, è quella che si vede verso la fine de I ragazzi venuti dal Brasile (1978, The Boys from Brazil) diretto da Franklin J. Schaffner. Ma non sono morsi dei Dobermann bensì quelli fra due vecchi, il cacciatore di nazisti Ezra Lieberman – con evidente riferimento al vero Simon Wiesenthal e interpretato da Laurence Olivier – e il cosiddetto “Angelo della morte”, il medico nazista Joseph Mengele, purtroppo pure lui veramente esistito e qui interpretato da Gregory Peck. https://www.youtube.com/watch?v=Ai1Rp3g6WBI&list=PLtyixPlPhC2WCBbvPp77SMzUwHNhaky4C&index=12

Il mio nome è Remo Williams (Remo Williams: The Adventure Begins) è un film del 1985 diretto da Guy Hamilton e con protagonista Fred Ward (ricordate I guerrieri della palude silenziosa o Tremors?). Comunque, in questa incredibile scena del film i protagonisti sono invece tre Dobermann, magistralmente addestrati da Karl Lewis Miller (alcuni film e serie tv a cui collaborò: Cujo, Magnum PI, Il commissario Rex, Babe, Beethoven, Il branco, Il richiamo della foresta, La gang dei Dobermann, ecc). Miller, morto a 66 anni nel 2008, è il mito del famoso addestratore Cesar Millan. https://www.youtube.com/watch?v=p5nXOgZ1BV0   Un Dobermann determinato e che ben ragiona con la sua testa è quello incontrato dal giornalista Fletch (Chevy Chase) in Fletch, un colpo da prima pagina (1985, Fletch) diretto da Michael Ritchie. Il cane fu addestrato da Karin McElhatton. https://www.youtube.com/watch?v=Y-Mhn3xTlUk

I Dobermann appaiono anche nei film comici, seppure vengano sempre rappresentati per quel che sono e cioè cani da guardia/difesa. Fra le incredibili e continue gags di Una pallottola spuntata 2½ – L’odore della paura (1991, The Naked Gun 2½: The Smell of Fear) diretto da David Zucker, c’è quella in cui il tenente Frank Drebin (Leslie Nielsen), dovendo entrare nella sede  in cui si trovano diversi gangster, utilizza un fucile spara arpioni. Ma non sempre le cose vanno esattamente come si vorrebbe…https://www.youtube.com/watch?v=u7cZ4PBGGIg

Un altro bravo attore comico è Danny DeVito. In Per favore, ammazzatemi mia moglie (1986, Ruthless People) diretto dal trio Zucker-Abrahams-Zucker, interpreta Sam Stone, diventato un ricco industriale grazie alla moglie Barbara che lui odia e che ha sposato solo per soldi. Sam già vorrebbe ucciderla per godersi i soldi e l’amante Carol, quando un giorno tornando a casa non trova Barbara e scopre che è stata rapita da Ken e Sandy Kessler che gli chiedono un riscatto per rilasciarla e che gli intimano di non chiamare la polizia, altrimenti la uccideranno. Ovviamente Sam chiama subito la polizia nonché le televisioni e rifiuta ogni patteggiamento nella speranza che i sequestratori mantengano la minaccia. Ma le cose vanno anche qui diversamente, e naturalmente finiscono bene. Una delle prime cose che Sam fa per festeggiare la sperata scomparsa della moglie è quella di tentare di eliminare il malefico cane Volpino di lei, che lo odia. Per questo si procura un Dobermann… https://www.youtube.com/watch?v=26VGki3WQ3c

Sam e il Dobermann.

Nel film di animazione della Disney Oliver & Company (1988), i due Dobermann, Roscoe e Desoto, sono i feroci esecutori del crudele strozzino Sykes. A peggiorare le cose, i due cani parlano in siciliano e sono evidentemente legati al mondo mafioso di New York. Sono acerrimi nemici del senzatetto Fagin, che deve dei soldi a Sykes, e del gruppo di cani di varie razze suoi amici, incluso il gatto Oliver. Roscoe e Desoto alla fine finiscono ammazzati dal treno della metropolitana. Il film solo negli Stati Uniti incassò in totale 74 milioni di dollari, ma in Italia non è molto conosciuto e non ebbe grande successo, forse perché è musicale, genere che in Italia – a meno che non si tratti di un capolavoro, è più evitato di un esattore delle tasse.

Roscoe e Desoto.

Il Dobermann lo si vede anche in Up, film d’animazione del 2009 scritto e diretto da Pete Docter e Bob Peterson. Si tratta di Alpha, spesso accompagnato dai suoi sottoposti, Beta e Gamma, rispettivamente Rottweiler e Bulldog. Alpha è il cane “scagnozzo” del malvagio esploratore Charles F. Muntz.

Alpha nel film Up.

Certo, se questi cani vengono usati nei film comici, perché no negli horror? E in effetti sono cani vampiro in Dracula contro zombi (1978, Zoltan, Hound of Dracula) diretto da Albert Band. https://www.youtube.com/watch?v=I80GuHPXh7M  Oppure zombi in Resident Evil, film del 2002  diretto da Paul W. S. Anderson e interpretato da Milla Jovovich e Michelle Rodriguez.  https://www.youtube.com/watch?v=og5BS3cx_Zs

Un film sentimentale che piacque e piace tuttora molto – la trama è quella di un Dobermann utilizzato nei combattimenti fra cani che dopo molte peripezie trova finalmente una famiglia e tanto affetto – è Teneramente in tre (1991, Eyes of an Angel) diretto da Robert Harmon e interpretato da John Travolta, Ellie Raab, Tito Larriva e Richard Edson. I cani furono addestrati e gestiti da Joe Camp. Chiudiamo con Chinese Zodiac del 2012, scritto, diretto, prodotto, scenografato, fotografato e interpretato da Jackie Chan. Chan, l’attore-stuntman con il maggiore numero di infortuni secondo il Guinness dei primati, fra le tante ferite può annoverare anche un morso di Dobermann. Durante le riprese infatti venne morso a una mano. https://www.youtube.com/watch?v=1AhRO_MVYTw