Immaginate di essere dei poliziotti in servizio di notte, da soli, in strade poco o per nulla illuminate e magari in zone notoriamente frequentate da ubriachi o malviventi, come i porti. Il poliziotto del XIX secolo ovviamente non era dotato di telefono cellulare o di ricetrasmittente. Aveva solo un fischietto con cui chiedere l’intervento di altri suoi colleghi, i quali sarebbero arrivati – se avessero udito i fischi – a piedi o in bicicletta. Le carrozze della polizia trainate da cavalli erano pochissime. Insomma, era un mestiere rischioso quanto oggi, ma con mezzi decisamente limitati. L’avere con sè un buon cane forte e determinato però – di norma di proprietà del poliziotto, che lo portava con sè in servizio – poteva fare la differenza in quanto il cane vedeva, fiutava e udiva molto più degli uomini ed era in grado di percepire eventuali malintenzionati in agguato nel buio. Non solo, era un deterrente in grado di quietare gli animi con l’atteggiamento minaccioso e se necessario agiva concretamente. Insomma, come oggi.

1899, una strada della città portuale di Amburgo, Germania.

La polizia – dal greco politeia e dal latino politia – esiste da moltissimo tempo ed era formata da milizie o da privati che svolgevano servizi di guardiania e che, se assoldati dalle autorità, avevano poteri di polizia. Questi addetti usavano anche i cani. Lo stesso si verificava anche parecchi secoli dopo. Gli archivi della città di Anversa, in Belgio, citano che il primo guardiano notturno di Anversa entrò in servizio nel 1597 e che tale funzione ebbe un incremento, tanto che nel 1627 ce n’erano trentadue in servizio, accompagnati da cani. Lo stesso avveniva nella città belga di Lovanio nel XVIII secolo. Nel 1793 l’uso di cani poliziotti in Belgio fu però abolito, in quanto la popolazione protestò poichè venivano usati con incoscienza ed erano troppo mordaci. Un manifesto sui “diritti umani” vietò allora l’uso di cani per attaccare le persone. Dovette passare oltre un secolo prima che la pubblica amministrazione riprendesse l’uso dei cani nel servizio di polizia. Intorno al 1880, gli appassionati di cani vicino a Malines, in Belgio, iniziarono ad addestrare sistematicamente il loro Malinois, il cane da pastore belga dal pelo corto, per il lavoro di protezione e monitoraggio. Ma fu solo nel 1886 che i cani furono addestrati specificamente per il servizio di polizia. Tra i primi casi di impiego di cani da parte della polizia in Germania ci fu quello, sempre del 1886, durante una sommossa verificatasi nel villaggio (oggi grande città) di Hildesheim. Il capitano Schoenherr, in seguito capo della Scuola di addestramento e addestramento dei cani di servizio del governo a Grünheide, vicino a Berlino, studiò la possibilità di usare i cani per combattere i criminali. Furono testati alcuni esemplari appositamente addestrati, che si comportarono con successo contribuendo a risolvere i problemi di ordine pubblico di Hildesheim.

Guardiani con cani, seconda metà del XVIII secolo.

Sotto la guida di Max von Stephanitz, il Pastore Tedesco divenne ben presto il cane preferito della polizia (P.H-Polizeihunde). Bastò organizzare nel 1901 il primo Schutzhund – un test attitudinale di difesa, attacco, obbedienza, ecc. che se superato sancisce che il cane riproducendosi può trasmettere queste peculiarità, test ancora vigente – per dimostrare dimostrò che questi cani eccellevano in qualsiasi compito richiesto loro, tanto che nel 1910 oltre 500 stazioni di polizia tedesche utilizzavano i cani a vario titolo. A seguire, in questi ambiti come splendida ed efficiente razza veniva il Dobermann.

La sconfitta della Germania nella Prima guerra mondiale provocò tra le altre cose anche una spaventosa crisi economica – peggiorata negli anni successivi a seguito di una similare crisi mondiale – con aumento dei poveri, fame, tumulti e rivolte ovunque, con un ovvio aumento della delinquenza. Basti pensare che l’iperinflazione portò il cambio del marco da 4,2 per ogni dollaro statunitense a 1.000.000 di marchi per dollaro nell’agosto 1923, e a 4.200.000.000.000 (4.200 miliardi!) per dollaro il 20 novembre. Il 1º dicembre venne introdotta una nuova valuta con il tasso di cambio di 1.000.000.000.000 (mille miliardi!) di vecchi marchi per un nuovo marco, il Rentenmark. I salari riempivano i cesti di banconote, ma valevano pochissimo appena ritirati e praticamente nulla il giorno dopo, vista l’inflazione. Carta straccia. Per intervenire la polizia dovette usare il più possibile i cani.

La crisi portò l’avvento di Hitler e del nazismo, che riuscì a ribaltare la situazione economica (ma provocando poi un’altra spaventosa guerra mondiale) e dette grande impulso all’allevamento e addestramento dei cani di polizia e militari, in massima parte Pastori Tedeschi. Non solo, fiorirono le associazioni cinofile, tutte con relativi addestramenti dei cani, che venivano in buona parte assegnate ai gruppi paramilitari che affiancavano nei servizi di ordine pubblico la polizia istituzionale.

Ufficiale della Schutzpolizei e ausiliario delle SA con Pastore Tedesco, 5 marzo 1933, Berlino.

In Italia i primi cani della polizia furono impiegati il 10 giugno 1924 per trovare il cadavere di Giacomo Matteotti, ma si trattava di segugi. Il servizio cinofili nacque subito dopo la Prima guerra mondiale con il Centro di addestramento cani di polizia. In questa occasione furono acquistati in Germania alcuni esemplari di Pastore Tedesco che vennero poi utilizzati nell’attività di repressione dell’immigrazione clandestina e del contrabbando sull’arco alpino. Alla fine della Seconda guerra mondiale le forze tedesche in ritirata requisirono anche i cani utilizzabili (quelli che non necessitavano di solito venivano abbattuti, interi canili). Se ne salvarono solo tre, Illo, Frido e Arno, concentrati nella scuola ufficiali e sottufficiali di Roma e nel ’45 trasferiti a Nettuno, dove avvenne la ricostruzione ufficiale del canile. In seguito una parte dei cani fu trasferita al Centro addestramento a Rocca di Papa sui Colli Albani, ma nel 1955 l’allevamento e l’addestramento furono concentrati all’Istituto per Sovrintendenti e di Perfezionamento per Ispettori di Nettuno, attualmente la più grande scuola di polizia d’Europa.

I successi dei cani poliziotti spinse la Gran Bretagna a interessarsi all’uso di cani poliziotti durante gli anni ’20 e fu istituita una scuola sperimentale per esaminare la formazione e per valutare quali razze avessero più attitudine al lavoro di polizia. Nel giro di pochi anni gli inglesi presero in prestito le tecniche praticate in Germania e iniziarono ad addestrare cani e relativi gestori. Al fine di stabilire quale fosse la razza migliore da impiegare come cane da servizio di polizia, una commissione nel 1934 istituì una scuola di addestramento per cani a Washwater, vicino a Newbury, giungendo infine alla conclusione che non c’era una razza migliore di altre, dipendeva da cosa dovesse fare. Tuttavia nel 1948 arrivò Smokey, un Pastore Tedesco e quindi una nuova razza di cane poliziotto (gli inglesi usavano Labrador Retriever, Airedale Terrier e Collie) fu usata per la prima volta nelle strade di Londra e tale fu l’impressione suscitata che subito dopo ne furono acquistati altri dodici esemplari. La Metropolitan Police Dog Section stava crescendo così rapidamente che a Imber Court fu istituita una scuola centrale di addestramento per cani e nel 1950 il numero totale di cani addestrati nella forza era di 90. Nel 1954 fu costituito un comitato permanente per coordinare l’allevamento, la fornitura e l’addestramento dei cani poliziotti in tutto il Regno Unito. Il valore del cane poliziotto è stato riconosciuto da tutti a tal punto che oggi ci sono oltre 2.500 cani poliziotti impiegati tra le varie forze di polizia nel Regno Unito. Una curiosità: non poche persone credono ancora oggi che i migliori Pastori Tedeschi obbediscano solo a ordini in tedesco, in modo che solo il conduttore possa ordinargli di attaccare o fermarsi. Naturalmente non è affatto vero, il vero motivo è che spesso si usa la lingua –  qualunque essa sia –  dell’addestratore originario (il cane sovente è acquistato all’estero, già addestrato). Se non lo si facesse si dovrebbe insegnare nuovamente al cane le parole e quindi gli ordini.

Nel 1946 l’Unione Sovietica, per il controllo della propria area a Berlino e nella Germania comunista, formò la polizia di frontiera (Grenzschutz Polizei), con l’incarico di vigilare e proteggere circa 1.378 chilometri del confine tedesco orientale e responsabile anche del pattugliamento di 165 chilometri del muro di Berlino. Alla fine del loro primo anno gli agenti erano circa 3.000. Nel 1951 fu cambiato il loro nome in Deutsches Grenz Polizei, e di nuovo nel 1974 in  Grenztruppen. Ogni battaglione Grenztruppen aveva 100-160 cani addestrati, quasi tutti Pastori Tedeschi orientali, grandi (anche 76 cm al garrese per 50 kg), robusti, dalle spalle larghe e grandi toraci, testa grossa, schiena non inclinata, zampe dritte. Ma nel contempo molto atletici, resistenti agli elementi naturali, dallo sguardo intimidatorio e duri. Insomma, non erano Pastori Tedeschi da show e neppure i più leggeri Pastori Tedeschi da lavoro, i cosiddetto grigioni. La selezione era molto rigida, e i cani non perfetti venivano rigidamente scartati. Durante l’addestramento i cani dovevano superare test severissimi.

In quegli anni divennero tristemente famosi i cani, anche qui Pastori Tedeschi orientali, della Stasi, abbreviazione di Ministerium für Staatssicherheit, ossia Ministero per la Sicurezza di Stato, la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio dell’allora DDR (Deutsches Demokratische Republik), genericamente detta Germania Est. Fondato l’8 febbraio 1950, fu attivo fino al 1990. Nel 1989 si stimava disponesse di 91.000 addetti ai quali si aggiungevano 100.000-170.000 informatori. Solo gli scaffali che contenevano le schede di tutte le persone controllate arrivavano addirittura a 120 chilometri. Era onnipresente e fra l’altro controllava i comportamenti ritenuti politicamente scorretti di tutti i cittadini della Germania Est, tuttavia si sa poco delle sue attività, che erano coperte dal segreto di stato. I cani poliziotto furono parte di questo organizzatissimo settore repressivo. La maggior parte dei cani della Stasi, circa 534 nel 1988, veniva impiegata nella guardia delle frontiere ma ce n’erano 26 particolarmente addestrati alla ricerca, 15 per la tecnica criminalistica e 10 antiesplosivi. I cani venivano addestrati in un centro  sottoposto a rigide misure di sicurezza a Pretzsch, vicino a Lipsia.

Dal 1975 i cani cominciarono a essere utilizzati per seguire a distanza i sospettati e si rivelarono molto validi in quanto non si era costretti al pedinamento da vicino, ma da buona distanza. Se la persona seguita gettava un mozzicone di sigaretta o altro a terra, il cane lo individuava e l’agente lo raccoglieva in una busta e lo conservava in quanto era pervaso dall’odore del sospettato. Anche questo andava a finire nella scheda personale, per futuri controlli. Già dal 1973 la Stasi aveva iniziato a raccogliere campioni di odore di moltissimi cittadini, o di altri.  A volte si portava un sospettato (o chiunque capitasse) alla stazione di polizia per un normale controllo e lo si faceva sedere per una decina di minuti su quella che sembrava una semplice sedia ma che in realtà aveva uno speciale panno movibile sulla parte superiore. Finito l’interrogatorio e fatta uscire la persona, il panno veniva rimosso e conservato in un barattolo di vetro corredato dalle sue generalità. A volte invece si andava per le spicce e si intimava alla persona di strofinarsi un identico panno sotto le ascelle o anche sotto i pantaloni nella zona inguinale.  Il panno in tutti i casi veniva accuratamente preso con pinzette al fine di non contaminarlo con altri odori.

In questo modo si aveva una banca dati/odori con cui, sempre per mezzo dei cani, si controllavano per esempio volantini ritenuti eversivi e pericolosi o altri oggetti. Finché non lo capirono, i dissidenti che stampavano o distribuivano di nascosto i volantini furono spesso individuati proprio con questa tecnica, oltre che con le impronte digitali. In un caso, la Stasi fece senza successo un controllo a 51 persone cercando di abbinarle alle impronte digitali lasciate su un volantino, però un cane riconobbe l’odore di una persona che aveva dichiarato di non essere in città nei giorni della distribuzione del foglio. Si consideri che l’odore individuale di una persona è come un’impronta digitale ed è costituito da più di 400 componenti. La Stasi nel 1982 iniziò a sviluppare un “aspiratore di odore”, che solo anni dopo, nel 1998, fu brevettato negli Stati Uniti. I cani della DDR erano controllati da un’apposita struttura che sovrintendeva scrupolosamente all’allevamento, selezione e addestramento per fini polizieschi e militari, senza immissioni esterne (occidentali) di sangue.

L’apparato faceva capo al diensthundefuehrer, responsabile della cura e addestramento dei cani da pattuglia di confine e dei loro gestori. Il 50% della loro addestramento veniva fatto durante la notte, poiché quello per i non autorizzati (praticamente la stragrande parte della gente…) era il momento più favorevole per varcare i confini, di norma in uscita o meglio dire in fuga. Il capo delle unità cinofile doveva avere anche competenze veterinarie ed era al comando di diversi sottufficiali e dei gestori – con tre livelli di specializzazione differenti, con tanto di mostrine sulle divise – dei cani. I cani erano ovunque. Non solo al Check Point Charlie di Berlino visto in tanti film ma lungo tutta la frontiera. Solo a Berlino, nella zona del Muro, c’erano sempre in servizio 200-250 cani. Quelli legati a una lunga catena, che grazie a un anello scorreva per centinaia di metri, venivano alimentati una volta ogni dieci giorni per aumentarne l’aggressività. Tutti i cani erano addestrati all’attacco e c’erano gruppi cinofili speciali con cani specializzati nell’individuare le persone in fuga nei boschi e negli edifici abbandonati.

continua nella seconda parte