Un patito di terrier fu il reverendo John “Jack” Russell, appassionato cacciatore e allevatore fin da ragazzo di cani (pure gran festaiolo, dilapidò le ingenti ricchezze della moglie). Russell, nato a Dartmouth nel 1795, una volta trasferitosi a Oxford intraprese gli studi (venendo ordinato sacerdote nel 1820), praticò la boxe e cominciò a svagarsi con la caccia alla lontra, allevando cinque o sei coppie di cani, nella natia zona di Dartmouth. L’area era certo adatta alla caccia, se si stava attenti alle sabbie mobili presenti nella brughiera. Quella zona del Devon era talmente isolata che a meno di una decina di chilometri in linea d’aria da Dartmouth c’era Dartmoor, dove nel 1806 fu costruita una prigione – ancora oggi operativa – da cui nel libro The Hound of the Baskervilles (1902) della serie di Sherlock Holmes l’autore Arthur Conan Doyle fa fuggire un detenuto, poi ucciso appunto nella nebbiosa brughiera dal misterioso e feroce mastino. Tornando a Russell, di sicuro aveva un sacco di tempo libero, dovendo officiare ogni mese solo una decina di matrimoni e funerali e predicare appena due volte al mese.

Il reverendo John Russell, con foxhound e fox terrier.

Il cane si dimostrò invece validissimo, ma non era un terrier. Lo era invece quello acquistato da un lattaio. Si chiamava Trump ed era una femmina bianca con piccole macchie marrone scuro sopra gli occhi, alle orecchie e alla punta della coda. Accoppiata con cani della zona, fu la progenitrice del Jack Russell Terrier, con il successivo contributo in termini di accoppiamento fra due sue femmine e i grandi campioni Old Jock e Tartar, rispettivamente di 8 e 7,5 kg.

Trump

Per il reverendo Russell, che prediligeva fra tutte le cacce quella alla volpe, il cane ideale doveva pesare attorno agli 8 kg se maschio, un po’ meno se femmina, avere tenacia e coraggio ma non essere feroce e per questo motivo non usò esemplari di bull terrier. Che il pelo fosse liscio o duro non importava. Praticamente il reverendo selezionò due varianti, una più bassa e adatta a entrare facilmente nelle tane delle volpi ma conseguentemente col problema di dover essere trasportata sul cavallo da un addetto, e l’altra con zampe più lunghe, dal pregio e difetto opposto. Il reverendo Russell fu anche uno dei membri fondatori del Kennel Club e contribuì a scrivere la standard di razza del  Fox Terrier, divenendone anche giudice. Tuttavia, ormai da vecchio e in una esposizione con 150 cani, disse che la differenza tra i vari terrier visti nella zona di Dartmoor in passato e quelli che aveva davanti fosse la stessa che intercorre tra i fiori spontanei e quelli coltivati.

Le due varietà divennero in seguito razze distinte e riconosciute e cioè il basso Jack Russell Terrier e il più alto Parson Jack Russell Terrier, ribattezzato nel 2002 Parson Russell Terrier in quanto si decise di togliere “Jack” per evitare confusione con l’altra razza. Prima entrambe le varianti erano fox terrier in tutto e per tutto e lo rimasero anche quando la razza del Fox Terrier fu riconosciuta. Ricordiamo che scriviamo minuscolo trattando genericamente il tipo fox terrier (vale anche per i generici bull terrier, ecc.), e maiuscolo quando ci riferiamo alla razza Fox Terrier, poi separata  in Smooth e Wire. Verso la fine del XIX secolo capitava che quelli definiti Parson divenissero campioni come Fox Terrier e viceversa. La differenziazione, come detto, fu successiva e oggi non si può confondere il Fox Terrier con il Parson Russell Terrier e il Jack Russell Terrier.

Tornando alla storia, la strada per arrivare al Fox Terrier era ancora lunga e variegata, tanto che non sappiamo esattamente da quante e quali “razze” (che all’epoca non erano codificate) o tipi discenda. La base è terrier, di tutti i colori e tipo di pelo e con zampe più o meno lunghe, purché fossero aggressivi, coraggiosi, abili e adatti sul campo. Poi ci furono forse l’oggi estinto English White Terrier e il Beagle, un poco diverso dall’attuale; il Bull Terrier, pure questo all’epoca del tutto diverso da quelli tozzi di oggi, usato a seconda delle scelte di vari allevatori. E si dice che pure il Greyhound sia entrato nel mix, anche se pare troppo grande, o più probabilmente il più piccolo levriero Whippet, derivante da incroci fra terrier e Piccolo Levriero Italiano e risalente al XVI secolo; e il Manchester Terrier, discendente a sua volta del generico, tozzo e dal pelo sovente duro black and tan terrier (descritto già nel 1570 nel De Canibus Britannicis scritto dal medico e naturalista inglese John Kays, più noto come John Caius) e poi incrociato appunto col Whippet. Molte di queste sono ipotesi, perché un tempo c’erano cani di tante varianti ma le razze erano poche. Basti pensare che nel 1800  nel Regno Unito si considerava esistessero circa 15 razze canine, aumentate a oltre 50 nel 1865 e ancor più con la creazione del Kennel Club nel 1873.

Un importante allevatore fu il capitano Percy Williams, proprietario di un esemplare black and tan chiamato Jock che fece accoppiare con la femmina Grove Pepper, di proprietà di Jack Morgan, altro allevatore e cacciatore. Da questi due esemplari nel 1859 nacque Old Jock, allevato da Morgan e poi venduto a Thomas Wootton il quale  nel 1862 lo espose al Salone di Birmingham, dove in una classe riservata “per terrier inglesi a pelo bianco o di altri colori, esclusi i black and tan” fra i ventiquattro esemplari iscritti fu giudicato il migliore.

Old Jock.

A dire il vero quella non fu la prima esposizione con una classe riservata ai terrier perché prima, sempre nel 1862 e precisamente a giugno, ne era stata organizzata una al Salone dell’Agricultura di  Islington, nel nord dell’Inghilterra. Su venti terrier presentati aveva vinto il black and tan Trimmer, presentato da Harvey Bayly. Tuttavia è vero che solo a Birmingham la gara era riservata a terrier bianchi di vari colori ma esclusi i black and tan.

Quello per Old Jock fu l’inizio di una lunga serie di vittorie, nonché di padroni, finché fu acquistato per ben 60 sterline – pesava 16-18 libbre (7,3-8,2 kg) e tale quantitativo d’argento valeva appunto quella somma – da  JH Murchinson. Old Jock poco dopo, sempre nel 1870, partecipò all’esposizione di Crystal Palace e arrivò secondo dietro a Trimmer, sempre di  Murchinson. Old Jock rimase con lui fino al 1871, quando morì. Bisogna considerare, tuttavia, che quelli erano ancora cani da lavoro e che la razza ufficialmente non esisteva. Del resto il Kennel Club, il primo al mondo, fu creato nel 1873, ossia undici anni dopo  la famosa esposizione di Birmingham. Non c’era neppure il club di razza, fondato nel 1876. Chiaro quindi che all’inizio ci fossero solo pochi esperti di fox terrier, ed erano perlopiù cacciatori (o comunque di quel mondo) di questa o quella zona, ognuna con le sue caratteristiche e quindi con relativi tipi di terrier.

Fox and Hounds, di Thomas Blinks (1860-1912)

Altri invece erano esperti solo a parole, tanto che nel 1894 Rawdon B. Lee in A History and Description of the Modern Dogs of Great Britain and Ireland: (The Terriers.) scrisse: Ho conosciuto un giudice di fox-terrier che non ne aveva mai allevato uno in vita sua, non aveva mai visto una volpe di fronte a cani, non aveva mai visto un terrier entrare sottoterra, non aveva mai visto una lontra, donnola o puzzola al di fuori di una teca di vetro poggiata alla parete di un pub, e non aveva mai visto un terrier inseguire un coniglio. La sua esperienza di lavoro l’aveva ottenuta solo da un terrier messo contro un tasso nella stalla di una birreria, e dal violento attacco di un terrier bastardo contro una dozzina di topi rognosi in un’arena improvvisata nella camera da letto del padrone di casa dello stesso ostello. Questa polemica continuò nel secolo successivo (e purtroppo esiste tuttora, e a ragione, nel mondo dello show cinofilo internazionale), anche per quanto riguarda le dimensioni dei Fox Terrier, visto che alcuni allevatori selezionarono esemplari persino di 13-14 kg facendo sbottare, con tipico humour inglese, l’appassionato reverendo Bruce il quale così li descrisse: Non solo sarebbe stato impossibile infilarsi in una tana di volpe, ma avrebbero avuto qualche difficoltà a introdursi in un tunnel ferroviario.

Disegno raffigurante Old Jock, Grove Nettle e Tartar.

L’altro campione citato prima, Tartar, era del tutto operativo, di gran carattere, dalle forti mascelle e famoso sterminatore di topi. Lo stesso vale anche per gli altri esemplari esposti a Birmingham in quel fatidico 1862, basti citare Old Trap, classificato secondo, e Jack, terzo, e le femmine Venom e Pepper. Old Trap era figlio di un fox terrier chiamato Tip che, prima di cambiare diversi padroni, fu di proprietà di un palafreniere (addetto alla cura dei cavalli) chiamato Isted. Tip fu poi accoppiato con una fox terrier di proprietà del cocchiere del signor C. Arkwright. Fatto sta che questa nuova varietà bianca ottenne un tale successo di pubblico che a Birmingham l’anno dopo, ossia nel 1863, la sua classe fu reinserita e con maggiore spazio, cosa che avvenne  a marzo e maggio del 1863 anche a Londra.

Da questi primi fox terrier, che allora non erano ancora stati dichiarati razza, derivarono alcune varianti poi riconosciute ufficialmente, come (e non solo) il Fox Terrier poi suddiviso in due razze separate, lo Smooth Fox Terrier e il Wire Fox Terrier. A proposito dei  Wire Fox Terrier e nelle esposizioni venivano giudicati nella generica classe “Terrier a pelo ruvido e Irish Terrier”. Anzi, chissà perché si aveva l’idea che i generici fox terrier a pelo corto e liscio fossero cani da gentiluomini, mentre quelli a pelo ruvido, detti brocken haired terrier, fossero adatti ai villici.

Comunque sia, i Fox Terrier assumevano gradualmente proporzioni diverse da quelle originarie in quanto, pur senza perdere nulla caratterialmente, avevano sempre più caratteristiche fisiche idonee per la velocità. Ricordavano in un certo senso sia i cosiddetti hound, ossia i cani come i Foxhound, sia gli stessi cavalli usati per la caccia alla volpe e chiamati hunter, ossia cacciatori. Difatti spesso gli allevatori di questi cani selezionavano pure cavalli. Non è un caso che alcune caratteristiche dei Fox Terrier siano le stesse dei Foxhound, visti come modello di simmetria, nonché degli hunter. Insomma, corti di dorso come un cavallo da caccia  e ritenuti analogamente veloci e resistenti grazie alle zampe lunghe, dal lungo collo ritenuto basilare per la velocità, con la muscolatura delle spalle piatta e quindi non pesante, solida ossatura degli arti, posteriore forte e muscoloso con metatarsi corti e quindi garretti vicini a terra (per il cane, non per i cavalli) e piedi con dita robuste e ben chiuse (idem, solo per i cani). Praticamente il Fox Terrier, fisicamente, divenne una via di mezzo fra un Foxhound e un piccolo terrier.

Cavaliere e cani, di George Stubbs (1724-1806).

Gli inglesi furono sempre attirati da queste “vie di mezzo”, basti pensare ai lurcher – il nome forse non a caso deriva da lur, che significa “ladro”, essendo almeno fin dal XVII secolo i cani preferiti da zingari e bracconieri. I lurcher erano, e sono, cani da lavoro nati da incroci fra un levriero e un altro tipo di cane, capaci di fare egregiamente quasi tutto quanto riguardi la caccia. In effetti i Fox Terrier, almeno quelli derivanti da accoppiamenti con Whippet, furono per un certo tempo lurcher pure loro. Questa via di mezzo vale anche per il tipo di cavallo hunter, incrocio fra un purosangue inglese e un cavallo da tiro inglese o irlandese (però leggero-medio) e quindi non troppo snello come il primo né troppo pesante come il secondo. Forte, atletico, rustico. Come un Fox Terrier. Del resto lo standard del Fox Terrier fu redatto nel 1876 dall’omonimo club appena formatosi – e nello stesso anno nacque la rivista specializzata  Fox Terrier Chronicle – che vedeva fra i fondatori appassionati pure di cavalli, come Harding Cox. E senza dimenticare che già nel XVIII secolo Edmund Burk descriveva un buon fox terrier come un piccolo cane che ricordasse un cavallo da caccia.

Il Fox Terrier Club nacque a Londra al numero 36 di Russel Square, così chiamata dal soprannome del conte e duca di Bedford  il quale, avendo dei terreni in quella zona, nel XVII secolo fece una grande operazione edilizia costruendo parte di quello che ora è il distretto di Covent Garden e collegando con strade le sue tenute di campagna e il giardino della sua residenza londinese, Bedford House. Nel 1875, quindi l’anno prima della fondazione del club, era cominciata a Londra la costruzione dei posteggi della Cabmen’s Shelter Fund, ossia dei ricoveri in legno per vetturini. In ognuno ci entrava una carrozza (i taxi di allora) e il cavallo, e servivano a parcheggiare al riparo dalle intemperie, mangiare pasti caldi cucinati lì e bere qualcosa. Insomma, erano dotati di bar, ma con divieto di gioco d’azzardo, bere e bestemmiare. Proprio in Russell Square ce n’era uno, anzi c’è ancora visto che quelli rimasti sono monumenti tutelati dalla legge. Servivano pure a non farsi rubare calesse e cavallo se il vetturino doveva abbandonarli in strada anche se per poco tempo, poiché Londra aveva una forte presenza criminale nonostante fosse in vigore la pena di morte con esecuzione pubblica pure per i ragazzi, tanto che la pena di morte per i minori di 16 anni fu abolita solo nel 1908. Covent Garden per secoli ebbe pure un importante mercato ortofrutticolo, nel quale prosperavano i ratti e conseguentemente i terrier. Insomma, non si può dire che il Fox Terrier Club anche come sede non abbia avuto continui contatti con cavalli, nobili cacciatori, popolani, ratti  nonché terrier, utilizzati pure nel rat-baiting visto che questo era ancora in voga.

Un altro dei motivi che portò alla selezione di Fox Terrier dalle lunghe zampe, ossia lo Smooth Fox Terrier e poi il Wire Fox Terrier, fu anche il rabbit coursing, esistente in generale da secoli come coursing (inseguimento e cattura di prede grazie a levrieri) ma in questo caso relativo alla caccia ai conigli in un’area recintata. Questo passatempo – ma non per i conigli – fu molto in voga alla fine del XIX secolo e discendeva dal succitato rat-baiting, ossia la strage di ratti in piccoli recinti da parte dei terrier. E’ ovvio che, essendo i conigli più agili e veloci dei ratti, servissero terrier con le stesse caratteristiche, ossia i Fox Terrier come quelli odierni. In tutti i casi gli spettatori scommettevano accanitamente e conseguentemente si usavano Fox Terrier sempre più levrieroidi, snelli, veloci e alti sugli arti. Ciò comportò una diatriba sulla taglia che continua ancora oggi. Di fatto il Fox Terrier odierno non è più quello da tana, per il semplice motivo che in Inghilterra, Galles e Scozia la caccia alla volpe, e a qualsiasi altro animale vivo, con le mute di cani è vietata dal 2005. Esistono ancora mute di Foxhound, ma danno la caccia a una volpe finta. Ovviamente, cessando la caccia alla volpe con la muta di segugi, ormai in quel mondo non servono più neppure i Fox Terrier dalle lunghe zampe che riescano a tenere il passo.

Foxhounds and a terrier, di Edward Algernon Stuart Douglas (1848- 1918).

Dopo la Prima guerra mondiale il Fox Terrier ottenne grande popolarità grazie alle esposizioni cinofile che resero famosi campioni come Cromwell Ochre e Little Aristocrat. Per questo motivo la razza, ormai divenuta praticamente come oggi, divenne sempre più da show e da compagnia (ma caratterialmente non ha perso nulla). In quegli anni sorsero in Italia diversi allevamenti, tanto che nelle quindici esposizioni del 1933 furono presentati 83 Smooth Fox Terrier e ben 185 Wire Fox Terrier. C’è da dire che l’unica o quasi differenza fra queste due razze, di identiche dimensioni, peso e carattere, è il pelo e che se si tosassero a raso uno Smooth e un Wire si riuscirebbe a distinguerli (forse) solo a fatica. La Seconda guerra mondiale provocò un forte calo numerico degli esemplari allevati nonché degli stessi allevamenti, e le esposizioni cinofile furono sospese perché c’era ben altro a cui pensare. Molti esemplari della razza furono esportati altrove e soprattutto negli Stati Uniti.

Cessato il conflitto, si scoprì che lo Smooth Fox Terrier come razza era ancora presente e valido e difatti negli anni ’50 ci fu un notevole incremento, con grandi linee di sangue come i Brookland e le discendenti New Madley e Ellastone, gli Hampole con i relativi Riber e Spot-Boro, i Burmar e così via. In Italia entrarono in attività alcuni allevamenti che diedero lustro alla razza, come il Ginger, di Stresa, Della Vallazza e Calcus, ma i numeri erano ridotti. Basti pensare che nel 1951 furono iscritti solo quattordici Smooth. Da allora a oggi comunque pure in Italia ci sono stati tanti e tali campioni e riproduttori di altissimo livello che menzionarli tutti sarebbe troppo lungo. Da menzionare per il passato gli allevamenti Del Ronco di De Castro e di Torre Del Monte del prof. Vittorio Dagradi, quest’ultimo considerato il padre dello Smooth Fox Terrier in Italia. Entrambi importarono campioni inglesi che hanno segnato la storia dell’allevamento italiano, considerato di altissimo livello nella stessa Inghilterra.

Attenzione, non bisogna pensare che lo Smooth Fox Terrier, e vale pure per il Wire Fox Terrier  benché più numeroso, sia una razza molto diffusa. Questo però fortunatamente non ha innescato il solito e deleterio problema causato dall’eccessiva richiesta e quindi la produzione, da parte di allevatori improvvisati o poco seri, in grande quantità di esemplari di insufficiente qualità. Insomma, lo Smooth è rimasto praticamente lo stesso di quello di inizio XX secolo grazie ai veri amatori e sostenitori della razza. C’è però da dire che occorre sempre cautela, soprattutto con allevamenti che propongano troppe razze…quindi prima di acquistare, in questo caso, un Fox Terrier consigliamo vivamente di controllare quante razze vengono allevate e di non dare troppo credito a quel che vi dicono i titolari. Ciò si verifica, purtroppo, molto di più con il Jack Russell Terrier, il cui successo ha attivato una richiesta di cuccioli tale da veder nascere anche allevatori improvvisati e quindi esemplari più scuri che bianchi, orecchie dritte, zampe storte, aggressivi pure verso le persone, di dimensioni persino doppie addirittura all’interno della stessa cucciolata.

Una cosa importante per chi volesse averne uno per la prima volta: come tutti i terrier sono bisognosi di molto movimento, hanno un alto istinto predatorio, pensano con la propria testa e sono inguaribili attaccabrighe, anche con cani molto più grandi. Come infatti si suol dire a proposito di questi cani, il padrone non potrà dimenticarsi di averne uno, perchè ci penserà il Fox Terrier  a ricordarglielo costantemente.