di Luca Summa

Il nostro giornale ha deciso di porre l’attenzione sulla preparazione tecnica delle Unità Cinofile da soccorso italiane. Onore a queste persone, di cui moltissimi sono volontari che si sacrificano gratuitamente, investendo il proprio tempo e denaro per aiutare gli altri. In pratica, noi di K9 Uomini e Cani stiamo qui a criticare e valutare comodamente seduti, mentre sono loro che invece altruisticamente stanno sul campo col bello o brutto tempo, in situazioni disagevoli e a volte anche pericolose.

Detto questo, che era doveroso, sappiamo che in questo settore ci sono delle problematiche, che si possono e si devono risolvere. Perché chi ha bisogno di essere aiutato confida in questi interventi: persone disperse in luoghi ostili e magari pure con avverse condizioni meteorologiche, sepolte da frane, valanghe o esondazioni, oppure intrappolate in ponti e case crollate o in pozzi e così via. Pensiamo anche al ritrovamento di cadaveri, giustamente tanto desiderato da parenti e amici. L’Italia ha un territorio splendido, ma molto montagnoso e coperto di foreste, morfologicamente molto vario e purtroppo spesso colpito da calamità naturali. Pertanto chi ha bisogno e aspetta di essere soccorso spera ardentemente l’arrivo degli aiuti, che spesso sono rappresentati anche dalle Unità Cinofile.

Cane da macerie in azione.

Binomi rappresentati pure da un cane realmente addestrato, che capisca cosa gli si chiede e che sappia farlo, che sia fisicamente adatto a intervenire nei vari contesti. Cosa che a volte non avviene, per esempio ricordiamo purtroppo gli sprovveduti che all’ultimo terremoto in Abruzzo si presentarono con pesanti cani di razza Terranova che secondo loro avrebbero dovuto perlustrare le macerie col rischio di farsi male nonché di gravare col loro peso su macerie instabili sotto le quali magari c’erano ancora sopravvissuti. Ma il binomio è rappresentato anche dal gestore, che deve essere addestrato al massimo possibile, attento, coscienzioso e responsabile. E dev’essere in grande sintonia col suo cane, deve capire ciò che prova, segnala e persino pensa. Dev’essere un tutt’uno col cane. Se il binomio non è perfetto si rischia non solo di non aiutare le vittime, ma addirittura di boicottarne le possibilità di sopravvivenza controllando poco e male l’area assegnatagli. Il lavoro delle Unità Cinofile – siano private al servizio delle istituzioni o direttamente dei vari enti – non è un gioco. Può fare la differenza tra la vita e la morte.

Questo nostro discorso non vale solo per le associazioni, ma pure per le istituzioni. Non sono pochi i casi in cui chi doveva coordinare oltre che intervenire, si è comportato in modo approssimativo e persino deleterio, per tutta una serie di motivi. In breve, l’incapace c’è anche tra le istituzioni – così  pure tra le associazioni ed enti cinofili (e anche tra noi giornalisti) – e pertanto il problema è complesso. Fino a quando non ci sarà un ente statale serio, sganciato da lobby e interessi propri o di parte, che coordini, controlli continuativamente gli addetti di questo settore e i protocolli di intervento, il problema rimarrà. A parere di K9 Uomini e Cani un solo ente – per esempio l’Esercito, che ha sempre avuto unità cinofile superlative e vastissime esperienze – dovrebbe valutare gli addetti e solo se è il caso rilasciare brevetti, con test annuali o semestrali di tutti i soggetti, siano uomini o cani. Il solo “pezzo di carta” rilasciato da questo o quello, con non sappiamo quanta serietà, se non si è realmente efficienti sul campo reale non vale nulla. Su questo tema abbiamo chiesto un parere a Luca Summa, un esperto. Eccolo di seguito:

“Credo principalmente che il problema più grosso delle Unità Cinofile da soccorso in Italia siano le Certificazioni di Operatività, le quali non vengono effettuate con uno standard unico. La maggior parte degli esami effettuati sono condotti da Giudici con poca esperienza operativa, a volte addirittura non operativi nel settore nel quale vengono chiamati a giudicare. Inesperti vuoi per colpa della formazione ricevuta, vuoi per incapacità o addirittura per un titolo da istruttore ‘regalato’. Con ciò non voglio dire che tutti lo siano, nella mia carriera ne ho conosciuti e frequentati diversi veramente bravi, di livello altissimo. Per quanto ho potuto constatare viaggiando per lavoro in Italia c’è stata una corsa negli anni nel formare Unità Cinofile da Soccorso tralasciando la cosa più importante, ossia la professionalità. Com’è possibile che un Gruppo cinofilo da Soccorso dopo poche lezioni si ritenga così bravo da non rivolgersi più a un esperto e formi le proprie Unità Cinofile senza esperienza?”.

Luca Summa e un suo partner.

Continua Summa: “Un altro problema abbastanza diffuso nelle certificazioni operative è l’utilizzo di ‘figuranti’. Perché utilizzare figuranti, e non persone comuni magari senza conoscenza cinofila o addirittura aventi paura dei cani? D’altronde quando andiamo in ricerca reale le persone alle quali prestiamo soccorso non sono figuranti: magari ogni tanto abituare i nostri cani a cercare delle persone comuni potrebbe aiutarli. Il figurante nell’addestramento di UC è una figura molto importante, è quello che nel gergo ‘ti fa il cane’, è una persona che, benché nell’esame rimanga passiva e indifferente, ha un atteggiamento, una postura fisica tipica da cinofilo. A volte è un conoscente o appartenente allo stesso Nucleo o Gruppo Cinofilo e quindi non voglio dire compiacente, ma sicuramente dispiaciuto se l’UC sottoposta in esame non lo supera; è vero che l’UC non viene giudicata solo per la segnalazione, tuttavia nel caso delle Unità Cinofile da ricerca in Superficie è quasi fondamentale.

Per quanto riguarda i cani da ricerca in Macerie e Valanga, là dove la location nella quale si eseguono gli esami è altamente pericolosa, è ovvio che sia impossibile utilizzare persone comuni perchè in questi casi le persone sono prevalentemente sepolte o non a vista. Invece per quanto riguarda gli esami da Mantrailing o Superficie, l’utilizzo dei non addetti ai lavori sarebbe una cosa fattibilissima. Inoltre spesso si sente parlare di cani da superficie che non segnalano le persone decedute, perché i cani ne avvertono l’odore sgradevole oppure addirittura hanno paura ad avvicinarsi a un corpo inanimato. Questo perchè credo si sia persa un po’ di tecnica ‘vecchia’ in questo addestramento ‘moderno’. Io non sono così vecchio nella cinofilia da soccorso, ho 25 anni di lavoro e personalmente ho modificato il mio sistema di insegnamento nella ricerca utilizzando sistemi moderni, ma senza dimenticare le tecniche di un tempo, ricordandomi dei miei istruttori che ci facevano lavorare anche sul passivo (odori, ecc.).

Sostanzialmente credo che i problemi (ove ci sono) siano dati da una scarsa tecnica e nella semplificazione degli esami. Condivido negli esami gli esercizi in campo per il cosiddetto ‘avere il cane in mano’ nelle discipline come Superficie, Macerie e Valanga, ma nel Mantrailing non lo condivido molto, ho visto troppi cani sottomessi a una condotta frustrante e non più liberi di esprimere il loro lato atavico nella seguita del Trail, fondamentale per il superamento delle difficoltà sul lavoro.

Un altro elemento non da poco che influisce sull’esito della ricerca è il fatto che in alcune regioni o province il Responsabile del Gruppo Cinofilo ha la piena facoltà di decisione su chi mandare in Intervento di ricerca persone, che abbia o non abbia un Brevetto ‘esame’ operativo. In alcuni casi questi volontari lo fanno solo per poter dire io c’ero, o per potere presentare rapporti con presenze in missioni di ricerca, per protagonismo, addirittura per ricevere rimborsi o presentare presenze sul territorio e giustificare donazioni. Ne ho viste tante di queste situazioni. L’intervento di queste persone con poca esperienza purtroppo rischia di inquinare la zona di prelevamento dei testimoni di odore per un cane da Mantrailing, costringendo quest’ultimo a lavorare o operare non al cento per cento delle sue possibilità. Concludendo, penso che quando si esegue un intervento di ricerca persone bisognerebbe prendersi delle responsabilità. Questa è una dote rara da trovare”.

Luca Summa.

Chi è Luca Summa

“Dopo una lunga collaborazione all’interno delle Unità Cinofile da Mantrailing del Soccorso dove ricoprivo il ruolo di Istruttore URCM (sono tuttora volontario del CNSAS, ma con incarichi diversi TESA, ossia Tecnico di Soccorso Alpino, e TSF, cioè Tecnico di Soccorso in Forra) il mio percorso continua nella cinofilia da Soccorso e non. In collaborazione con la collega Marlene Zahner intraprendo due progetti internazionali: il primo è l’addestramento dei cani da Mantrailing per l’antibracconaggio e di cani da ricerca di avorio, esplosivo e armi per i ranger, presso il Parco Nazionale del Virunga in Congo; il secondo con l’addestramento di cani antibracconaggio, per la tutela delle tartarughe, per i ranger delle Isole di Capo Verde.

In Italia inizio una collaborazione con CSEN Cinofila da Soccorso dove mi nominano responsabile nazionale per il Mantrailing da Soccorso, pertanto parto subito con la modifica del regolamento nazionale e regolamento di esami operativi. In CSEN il mio obiettivo è uniformare l’insegnamento in tutta Italia con la formazione di nuovi istruttori per cercare di offrire un metodo valido e serio per quanto riguarda le certificazioni operative in Mantrailing. In questo momento CSEN è presente sul territorio con dieci istruttori di Mantrailing – in Piemonte, Valle d’aosta, Toscana, Puglia e Campania – ma dovremmo formarne anche in Lombardia e Lazio, e rinforzare regioni come Toscana, Piemonte e Valle d’Aosta. Da quest’anno siamo presenti anche a livello internazionale con un istruttore in Austria e uno in Svizzera Italiana: questi ultimi formano delle Unità Cinofile da Soccorso in Mantrailing nei loro stati e periodicamente collaborano con la formazione di UC in Italia.

Sto lavorando per riuscire a formare istruttori in regioni dove il Mantrailing è poco conosciuto, a volte anche male, e vorrei coprire tutto il territorio nazionale. Ma al momento è solo un sogno…”.