(Segue dalla prima parte) Il Barbone era il cane preferito della Grande Armée, l’esercito francese napoleonico, e alcuni divennero dei miti, come Moustache, nato in una fattoria di Falaise nel settembre del 1799 e che sarebbe stato ceduto all’età di 6 mesi a un droghiere di Caen. Probabilmente il cane era mal tenuto, fatto sta che un giorno vagabondando per le strade della città fu attratto dalla musica militare della 40a Compagnia di Granatieri della guarnigione e la seguì scodinzolando fin dentro la caserma. I soldati lo adottarono, chiamandolo Moustache (Baffuto) per via dei lunghi peli del muso e lo addestrarono a riportare gli oggetti, ad alzarsi sulle zampe posteriori, a fare la guardia e a partecipare perfettamente al passo alle manovre a fianco dei suoi “commilitoni”, senza badare al suono di trombe e tamburi. Era dotato di grande olfatto e capace di trovare chiunque facendogli annusare qualcosa di suo. Si dice avesse addirittura imparato a portare la zampa all’orecchio, tipo saluto militare.

Nel 1800 Moustache seguì la brigata nella Campagna d’Italia e a maggio valicò le Alpi al Passo del Gran San Bernardo, dopodiché attraversò la Valle d’Aosta arrivando ad Alessandria dove le truppe si acquartierarono. Il 13 giugno, mentre Moustache girava attorno al campo, percepì qualcosa di strano e svegliò l’accampamento abbaiando con veemenza. Erano gli austriaci che stavano infiltrandosi nel campo. Dopo una mischia furiosa però i francesi li respinsero. Evidentemente il cane non si era limitato ad abbaiare ma aveva anche attaccato, tanto da rimanere leggermente ferito a una coscia da un colpo di baionetta. A seguito di questi fatti, il colonnello François Marie Guillaume Legendre di Harvesse lo fece curare, tosare, registrare sul libro paga del reggimento – sotto forma delle stesse razioni di cibo di un granatiere – e dotare di un collare con una targhetta riportante nome e reparto di appartenenza. Insomma, era stato arruolato ufficialmente.

Le Chien du régiment est blessé, 1819, di Horace Vernet (1789-1863), Wallace Collection, Londra.

Il giorno dopo, 14 giugno, ci fu la battaglia di Marengo e  Moustache nonostante la ferita era lì, al fianco del portabandiera. Improvvisamente un grande mastino tedesco dell’esercito austriaco (a dimostrazione che allora anche i cani di altri eserciti erano presenti nelle battaglie) attaccò il soldato ma Moustache intervenne coraggiosamente lottando col cane. I soldati francesi intervennero uccidendo il mastino – e pure lui si era comportato eroicamente – con una fucilata, ma ferendo con un’altra lo stesso  Moustache, che ebbe un orecchio perforato e una ferita di striscio alla schiena.

Il cane combatté anche in altre battaglie e poi rientrò col reggimento a Brest, nel dipartimento del Finistère, e nel 1803 al campo di Saint-Omer, nel Pas-de-Calais. Il 2 settembre 1805, il 40° reggimento fu trasferito verso l’Austria e attraversò il Reno il 30 settembre, seguito sempre da Moustache. Il 2 dicembre, alla battaglia di Austerlitz, il 40° e altre truppe ricevettero l’ordine di difendere la strada per Olmütz dall’attacco dell’esercito austriaco-russo. Durante lo scontro il portabandiera del suo reggimento si trovò circondato e Moustache intervenne, ma non riuscì a salvarlo e allora si gettò sulla bandiera ringhiando e proteggendola (si suppone proteggendo però il soldato a cui era affezionato…).

Moustache difende la bandiera.

L’esplosione di una granata  eliminò i nemici. Anche Moustache era stato ferito a una zampa, tuttavia afferrò fra i denti la bandiera portandola fra i suoi soldati. Purtroppo la zampa la si dovette amputare. Dopo questa incredibile azione, il generale Jean Lannes ordinò che un nastro rosso fosse messo al suo collo con una piccola medaglia di rame recante su una parte la scritta: Hai perso una gamba nella battaglia di Austerlitz e hai salvato la bandiera del tuo reggimento, e nell’altra Moustache, cane francese: è ovunque rispettato e amato come un coraggioso. Persino Napoleone Bonaparte volle conoscere questo prode a quattro – anzi, ormai tre – zampe.

Nonostante la menomazione continuò a seguire l’esercito nella battaglia di Jena, in quella di Friedland, nel 5° corpo di occupazione in Slesia e infine nel 1808 si trovò in Spagna, combattendo l’anno successivo nella battaglia di Sierra Morena. Nel 1810, Moustache, che ormai aveva undici anni, divenne ufficialmente un cane veterano della Grande Armée. Il 26 gennaio 1811 il suo reggimento arrivò a Badajoz per assediare la città. Ma l’11 marzo 1811, a 12 anni, Moustache fu ucciso da un proiettile spagnolo appena poco prima che la fortezza si arrendesse. Grande fu il dispiacere dei soldati francesi. Lo seppellirono sul campo di battaglia, con la sua medaglia e il suo nastro. Su una pietra venne inciso Qui riposa il coraggioso Moustache. Nel 1814, per ordine delle autorità spagnole, la tomba fu distrutta e le sue ossa bruciate. L’11 marzo 2006 è stata posta una lapide in ricordo di Moustache nel cimitero dei cani di Asnières-sur-Seine.

Furono molti i Barboni (e pure i Lagotti) che parteciparono alle Guerre Napoleoniche, ma possiamo citarne solo alcuni perché sarebbero troppi: Thoutou, di un reggimento di zuavi e che scoprì e fece catturare diverse spie sui campi di battaglia; Corps-de-garde, cane esploratore che più volte abbaiando salvò il reparto dalle imboscate e che non abbandonava il portabandiera; Barbuche, che continuò a difendere il padrone ucciso in battaglia, anche dopo avere perso una zampa; Buff, che accompagnò il suo proprietario colonnello Chestmaster durante la Guerra Peninsulare (1807-1814); Magrita, degli zuavi della Guardia imperiale napoleonica e che sul campo di battaglia portava uno zaninetto appeso al collo contenente medicinali per i feriti; Sancho, trovato disteso ed esausto sulla tomba del suo padrone, un tenente nell’esercito francese caduto nella battaglia di Salamanca (1812). Fu adottato dal marchese di Worcester, lord Henry Somerset.

E poi il fedele Muchuch, trovato sul campo dopo la battaglia di Talavera (1809), sulla tomba di un ufficiale spagnolo. Rifiutava il cibo e non si faceva neppure avvicinare. Allora il generale Graham, in seguito Lord Lynedoch, ordinò che si prendessero tutti i soldati necessari per portarlo via. In seguito lo inviò a un suo amico a Fintry e poi a Edimburgo, dove rimase alcuni anni.  Ogni volta che, per celebrare un evento, si facevano sparare i cannoni del castello, il cane arrivava di corsa. Dopo un po’ fu regolarmente atteso e ben accolto dai soldati, che lo rispettavano come un ormai vecchio eroe. Muchuch concluse serenamente la sua vita a Fintry, scortando la mattina e la sera un branco di tacchini.

L’amico ucciso.

E ancora,  Mouton, trovato dai francesi in Spagna nel 1808 durante la Guerra Peninsulare e da loro adottato. Seguì l’esercito nelle battaglie di Essling e Wagram, poi in Spagna nel 1810. Partì col suo reggimento per l’invasione di Russia  ma si perse in Sassonia. Incredibilmente ritrovò la strada, il suo esercito e infine il suo reggimento, giungendo fino a Mosca. In Russia ebbe tutte e quattro le zampe congelate dopo l’attraversamento della Beresina e fu visto portato in spalla da un sergente, che non lo abbandonò finché non morirono entrambi uccisi dai cosacchi.

Le terribili condizioni climatiche dell’inverno russo durante la campagna napoleonica,
quadro di Vasilij Vasil’evič Vereščagin (1842–1904), Museo della Guerra Patriottica 1812, Mosca.

E infine Moffino, un Barbone o Lagotto Romagnolo che accompagnò il padrone milanese durante l’invasione napoleonica della Russia e che fu una catastrofe poiché degli oltre 600.000 soldati partiti ne tornarono appena 100.000. Ebbene, fra quelli partiti c’erano decine di migliaia di “lombardi”, come venivano genericamente chiamati gli abitanti della Lombardia, Emilia Romagna e parte del Veneto. Uno di questi soldati si chiamava appunto Carlo Caldini e apparteneva alle unità italiane comandate da Eugène de Beauharnais, viceré d’Italia. Aveva con sé il suo cane, Moffino. Durante la terribile battaglia del fiume Beresina (1812, vicino a Borisov, Bielorussia) e con un gelo orribile, il cane cadde in acqua e la corrente lo trascinò via, ma nuotò disperatamente e alla fine riuscì a salire su uno dei lastroni di ghiaccio portati dalla corrente, svanendo lontano. Caldini, addolorato per la perdita dell’amico, fu ferito in battaglia ma guarì e riuscì a tornare a casa.

Un giorno dell’anno dopo trovò davanti a casa un cagnolino arruffato, esausto, denutrito, e fece per cacciarlo via. Ma un attimo dopo, guardandolo meglio, lo riconobbe. Era Moffino, che non solo si era salvato ma che aveva camminato per migliaia di chilometri dalla Russia fino a lì, dal suo padrone, e con lui visse ancora per anni. Come abbia potuto sopravvivere quel cane percorrendo migliaia di chilometri – e con la presenza allora molto elevata ovunque di lupi, persino alla periferia di Milano – non lo sappiamo né capiamo. Una cosa è sicura, e vale per tutti i cani: non occorre avere un grande corpo per avere un grande cuore.

Moffino torna a casa.

Molto famoso fu il Barbone chiamato Murino e addestrato dal signor Dorino Castelli, un italiano. Fu fatto esibire in un Cabinet d’illusions situato in Cours des Fontaines vicino al Palais Royal, poi in diverse città e stati e negli anni 1814-20 a Le Cirque Olympique, aperto da Antoine Franconi fin dal 1788 in Rue du Faubourg-du-Temple, a Parigi. Il circo, distrutto da un incendio nel 1826, fu ricostruito sul Boulevard du Temple.

Munito era un Barbone non puro nato a Limito, oggi una frazione del comune di Pioltello, situato nella città metropolitana di Milano. Era delle dimensioni di un attuale Barbone standard, bianco e riccio e con una macchia marrone sull’occhio sinistro. Questo straordinario cane giocava a domino e a  scacchi, contava, leggeva e scriveva in un’epoca in cui molti umani non sapevano fare nulla o quasi di quanto descritto. Ma ovviamente c’era il trucco, corredato da continui allenamenti e insegnamenti da parte del padrone. La fama divenne tale che il cane veniva prenotato per divertire gli ospiti nelle ricche case private, con tanto successo che un inverno ebbe ogni serata così impegnata. Per gli spostamenti il padrone assunse una carrozza, ma il cane preferiva stare seduto in cassetta a fianco del cocchiere, abbaiando (Poodlestan: A Poodle’s Eye View of History di Paul-Marc Henry, NY: Reynal, 1965, pp. 14-7). Non è peregrina l’idea che, intelligente com’era, così facendo insegnasse al cocchiere a fare meglio il suo lavoro.

Dorino Castelli e Murino,
illustrazione de Le vieux Paris, fêtes, jeux et spectacles par Victor Fournel, 1887.

Nel gioco del domino era imbattibile: non temeva nessun giocatore, e si misurava con il primo arrivato, muovendo le tessere con le zampe anteriori, seppure coadiuvato nel gioco dal suo padrone. Gli mettevano davanti dei pezzi di cartone con scritto su ognuno una lettera o sillaba e gli dicevano un nome di persona. E il cane le posizionava sul pavimento fino a formare il nome della persona. Ma attenzione, ripetiamo, il cane era sì intelligentissimo, ma il padrone era un valido prestigiatore…(fonte Les Soirées littéraires, 1879, Parigi, Source gallica.bnf.fr, Bibliothèque nationale de France).  Un giorno Munito e il padrone scomparvero e nessuno ne seppe più nulla a Parigi, ma in realtà il signor Dorino Castelli era, tra le altre mete internazionali, a Lisbona nel novembre 1826 con il cane Mencilo e nella città di Porto nell’ottobre 1828, con il Barbone Munito (o con un cane simile all’uopo chiamato così) che anche lì riscosse grande successo.

Dorino Castelli e Munito  (Collezione Thibault Ternon)

La popolarità del Barbone aumentava sempre più, e ne fece le spese persino Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832), scrittore, poeta e drammaturgo tedesco considerato dalla scrittrice George Eliot uno dei più grandi letterati tedeschi e l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra. Uomo universale stava a significare un genio in molteplici campi, tanto che il suo quoziente intellettivo (stimato dopo morto, quindi è una ipotesi) era di 215, inferiore solo – per l’appunto – a quello di un altro genio universale e cioè Leonardo da Vinci il quale arrivava a 220. Goethe, solo per fare qualche esempio, è l’autore di opere quali  I dolori del giovane WertherIfigenia in TaurideFaustPandora e così via.

Per essere genio lo era di sicuro, ma era anche – per una volta permetteteci di essere scurrili – un rompicoglioni galattico, tanto che nel 1803, da direttore del teatro della corte di Weimar, decise per gli attori che vi si esibivano ben 91 regole che si dovevano assolutamente rispettare. Poiché non sopportava manco i cani, nel nuovo regolamento “Rinnovate disposizioni per il teatro di Weimar”, nel paragrafo 14, tuonava: “Nessun cane può essere portato a teatro”. Goethe, chissà perché, si imbufaliva anche quando il pubblico assistendo alle commedie rideva, cosa diremmo ovvia, erano commedie… ma lui la vedeva a modo suo. Il problema arrivò con l’attore Rudolf Karsten il quale con il suo barboncino Nero aveva deliziato i teatri di mezza Europa. Nero era acclamato, insomma era un divo. Cane e attore erano stati segnalati dall’attrice Caroline Jagemann al granduca Carl August von Sachsen-Weimar-Eisenach, che era un grande amante dei cani (oltre che amante in altro senso della Jagemann…). Goethe ebbe un travaso di bile e scrisse al granduca: “O lui o io, altrimenti mi dimetto”. Lui per capirci era Nemo. E allora il granduca fu costretto a licenziarlo. Chi licenziò? Goethe.

Nello struggente romanzo Sans famille (1878, Senza famiglia) dello scrittore francese Hector Malot lo sfortunato bambino Rémi  nel XIX secolo viene affidato alle cure del maestro Vitalis, un artista di strada che gira la Francia con una compagnia formata da tre cani ammaestrati, tra cui il bianco Barboncino Capi (Capitano, in quanto leader), il Barbet nero Zerbino e la bastardina Miss Dulcie. Gli ultimi due vengono però uccisi dai lupi. Questo bellissimo romanzo ebbe enorme successo e fece conoscere ancor più il Barbone (il Barbet era già in declino). Da notare che il romanzo  è stato ispirato dai musicisti di strada italiani del XIX secolo, in particolare gli arpisti di Viggiano, Basilicata. Difatti nel romanzo Rémi sta per Remigio. https://www.youtube.com/watch?v=yrTMdSi1Xw0&t=2155s   (Segue nella terza parte)