di Daniela Maria Sgarlata*

Una delle attività cinofile di ricerca emergenti negli ultimi anni è, senza alcun dubbio, il Mantrailing. Ma che cos’è il Mantrailing? E soprattutto che differenza c’è tra il Mantrailing operativo, ovvero la reale ricerca di persone disperse, e il Mantrailing ludico sportivo?

Partiamo dal significato della parola stessa, dall’inglese: man ossia uomo e trail cioè traccia, percorso, ovvero seguire il percorso dell’uomo. Il cane, dunque, non cerca un odore ma lo segue. Quindi, a differenza di altre tecniche di ricerca, in questo caso il cane verrà addestrato a seguire esattamente il percorso fatto dalla persona da ricercare, discriminando nell’ambiente tra i mille odori presenti lasciati da altre persone. In altre parole, questo vuol dire che non sarà addestrato a trovare genericamente un “odore umano” ma dovrà trovare l’odore specifico che gli abbiamo chiesto di seguire in partenza, facendogli annusare un “testimone d’odore” (per esempio un oggetto personale come una sciarpa, un guanto, un fazzoletto, un calzino o altro) impregnato del suo odore, unico e inequivocabile, ovvero di tutte le componenti che costituiscono ogni singolo odore umano e che cambia da persona a persona (cellule epiteliali, sudore, detergenti utilizzati, farmaci assunti, ecc…).

Ecco che nasce il connubio tra uomo e cane, il binomio che, un passo alla volta e uniti tra loro da un lungo guinzaglio (lunghina), procede insieme nella ricerca, condividendo ad ogni metro le difficoltà e i successi utili a raggiungere l’obiettivo: salvare il disperso.

E’ noto ormai che tutti i cani hanno delle immense capacità olfattive ed è per questo che oggi si utilizzano, per le attività di ricerca, diversi cani di razza o meticci e non più soltanto segugi e cani da cerca. Alcune razze hanno sicuramente la famosa “marcia in più”, perché geneticamente selezionati per la ricerca e con una quantità di recettori olfattivi maggiore, ma dietro una buona ricerca, e il successo del ritrovamento, vince sempre la motivazione!

La chiave è tutta lì: riuscire a dare la giusta motivazione al cane per far sì che raggiunga l’obiettivo, felice di farlo. Un cane motivato, e che si diverte nello svolgere il suo compito, cercherà di ripetere l’esperienza positiva e lo farà con sempre maggior impegno. L’Istruttore e il conduttore hanno il compito di riuscire a comprendere le motivazioni di ogni singolo cane, rispettandone la natura e la genetica, e di trovare la chiave giusta per ognuno di loro. Ecco perché potremmo vedere un segugio molto dotato ma poco motivato, che lavora svogliato e arriva con fatica, e un boxer motivato che raggiunge il disperso velocemente nonostante la sua canna nasale non sia delle più lunghe e delle più ricche di recettori olfattivi.

Ma torniamo alle nostre domande iniziali: cercherò di spiegare le differenze sostanziali della ricerca con la tecnica del Mantrailing per l’Operativo e per lo Sportivo. Intanto dobbiamo considerare i fini dell’attività: devo salvare una vita o devo solo divertirmi col mio cane o vincere una gara sportiva?E’ evidente che già a questo punto ogni persona che decide di avvicinarsi a questa disciplina cinofila dovrebbe soffermarsi e riflettere sui propri obiettivi per poter poi proseguire, seguendo la sua scelta, cercando di acquisire più competenze possibili in relazione al particolare settore di suo interesse.

Purtroppo oggi troppe persone pensano che offrirsi volontari per una ricerca operativa, dopo pochi mesi di addestramento, basti già per essere operativi ed essere di aiuto. L’intenzione è sicuramente ammirevole ma non si deve dimenticare che, purtroppo, ci sono in gioco delle vite umane da salvare e presentarsi senza le giuste competenze e capacità, sia del cane che del conduttore, rischia solo di portare all’insuccesso, in particolare rallentando anche la ricerca da parte di altri e, nei casi estremi, arrivando anche a causare, per questo,  la morte della persona che viene ricercata.

Per non parlare dell’inquinamento ambientale, anch’esso responsabile a volte di ricerche fallite e, poi, di molti altri fattori negativi importantissimi che spesso vengono indotti dalla presenza di binomi non esperti nella ricerca di dispersi e che, non di rado, vengono purtroppo sottovalutati. Volerci sentire utili ed essere utili sono due cose molto diverse, cerchiamo di avere consapevolezza dei nostri limiti, riconosciamoli e prendiamoci il tempo necessario per apprendere, migliorarci, acquisire tecnica e competenze sia noi che il nostro cane e solo dopo avventuriamoci nell’operativo, ci vogliono anni di intenso lavoro per arrivare a questo, non solo pochi mesi!

Lasciamo per ora che gli interventi li facciano persone esperte, impariamo da loro, studiamo tanto, perché anche la parte teorica della tecnica è fondamentale per poter capire, interpretare e comprendere cosa sta facendo il nostro cane mentre sta eseguendo la sua ricerca e riuscire così ad aiutarlo, se necessario, o anche semplicemente per capire se è in traccia o se sta cercando la lepre appena passata. Dunque alleniamoci, colmiamo le nostre lacune, lavoriamo sodo, impegniamoci e per ora pensiamo semplicemente a divertirci con il nostro cane. Non spingiamo per bruciare le tappe: voler passare dalla quinta elementare direttamente  all’università non aiuta né noi né, tantomeno, le persone in difficoltà.

Mi sento costretta a suggerire e caldeggiare questo percorso che, in realtà, dovrebbe essere scontato, perché con rammarico devo constatare che nell’Italia della cinofilia ancora oggi, purtroppo, si “regalano” titoli a persone che di competenze non ne hanno (ma forse conoscenze sì) e, possibilmente, non hanno neppure il titolo di educatore cinofilo ma che li autorizza, col loro bel pezzetto di carta firmato e riconosciuto, ad operare o ad insegnare una Tecnica addestrativa importantissima e che di semplice ha ben poco, dove la conoscenza del cane in tutti i suoi aspetti, la corretta lettura dei suoi comportamenti, la padronanza della scienza che sta dietro alle correnti, alle termiche, alla temperatura del suolo, ai vari ambienti e superfici e, non ultima la relazione, sono fondamentali per la buona riuscita dell’intervento.

Per quanto detto, l’attività di Mantrailing Sportivo potrebbe essere l’alternativa giusta per chi è all’inizio, e deve formarsi, o per chi desidera semplicemente divertirsi e fare sport col proprio cane. La tecnica di addestramento utilizzata è la medesima, il Mantrailing è uno solo, il lavoro da fare è identico, cambiano semplicemente gli obiettivi e le priorità: io mi devo divertire/io devo salvare una vita. Ad esempio nel Mantrailing Sportivo, dovendo partecipare a una competizione dove anche il tempo impiegato ha valenza ai fini del punteggio finale, è importante che il cane sia pure molto veloce, sia in partenza che durante la traccia, mentre nell’operativo non è fondamentale che parta “ad elastico” ma che ci dica dove andare.

La precisione in traccia è un altro parametro importante per lo sportivo, perché l’aderenza al percorso viene valutata, quindi si evita il più possibile che il cane tagli gli angoli; al contrario, nell’operativo se il cane mi taglia un pochino (senza naturalmente allontanarsi troppo o perdere la traccia) ma mi porta al disperso, forse anche in tempo più breve, va comunque bene, anzi potrebbe essere addirittura meglio .

C’è da aggiungere che la ricerca operativa con la tecnica del Mantrailing è fondamentale e importantissima non tanto per il ritrovamento in sé ma, soprattutto, per delimitare le zone di ricerca, per dare la direzione alle ricerche operate anche con altri tipi di unità cinofile o volontari a piedi e/o a mezzi aerei, per ottimizzare la ricerca stessa e poter conoscere la direzione di allontanamento della persona. E’ facile immaginare quanto l’utilizzo di tale tecnica possa migliorare la ricerca e ridurne i tempi, facendo così raggiungere una percentuale maggiore di successi.

Ecco perché è fondamentale la cooperazione tra unità di ricerca diverse, non ha senso l’antagonismo, ognuno farà la propria parte per il comune obiettivo che è quello di salvare una vita.

Durante un intervento operativo, inoltre, si lavora con una squadra di supporto che accompagna il binomio per tutta la ricerca e, a volte, si utilizzano più cani, in momenti diversi, così che il secondo cane possa confermare il lavoro del primo o proseguirlo se il percorso è troppo lungo e faticoso. Nello sportivo, invece, il cane non deve dare indicazioni di vitale importanza ma portarci al figurante e la squadra è composta semplicemente dal cane e dal suo conduttore. Per entrambi resta sempre fondamentale, come già detto, la giusta motivazione del cane, aspetto che non deve mai essere dimenticato.

Possiamo allenarci ovunque, prati, boschi, parchi pubblici, centri commerciali, al mare, al lago, nel centro del paese o in una zona industriale; anzi è utile allenarci nei posti più diversi per far sì che il cane faccia esperienza in ogni contesto e ambiente, che sia urbano o rurale, anche se ogni ambiente ha difficoltà diverse ed è importante che vengano affrontate gradualmente.

Altri aspetti importantissimi durante gli allenamenti sono il lavoro del figurante e il premio del cane. Il figurante, ovvero colui che durante gli allenamenti farà la parte del disperso, sarà fondamentale per aumentare e migliorare la motivazione del cane in ricerca, dovrà conoscere ogni cane che lavorerà ed approcciarsi a lui e premiarlo nel modo corretto, modo che non è lo stesso per tutti i cani. Immaginiamo l’interazione con un cane diffidente e con un cane molto sociale, se il figurante si comporterà in modo inappropriato con l’uno o con l’altro non potrà che andare ad inficiare sulla motivazione del cane: perchè devo andare a cercare una persona che mi tocca troppo e mi infastidisce oppure che non mi considera abbastanza e non mi saluta? Trovatelo da solo!!

Tempo fa parlavo con un poliziotto americano, che da anni addestra e fa ricerca operativa in uno stato degli Usa per la polizia, e ci siamo confrontati anche su un altro aspetto di motivazione sul cane. Chiarisco subito che la sua attività, il più delle volte, è orientata all’inseguimento di ricercati e delinquenti e quindi, per ovvie ragioni, conta molto di più la rapidità di intervento e la velocità nell’inseguimento. Lui costruisce la motivazione del cane principalmente sul figurante, vuole che il cane non pensi ad altro che a trovarlo e nei tempi più brevi possibili, quindi utilizza alcuni esercizi addestrativi mirati specificatamente a questo.

Noi nello sportivo, invece, nonostante anche per noi sia fondamentale il ritrovamento (altrimenti non avrebbe alcun senso fare Mantrailing e nelle competizioni sportive verremmo squalificati), lavoriamo molto sulla motivazione alla collaborazione con il conduttore, che è quasi sempre il proprietario. Quindi parte della motivazione che cerchiamo di costruire è quella di far si che il cane desideri sì ritrovare il figurante ma anche, e soprattutto, che lo faccia per la gioia di aver fatto qualcosa per e con il proprio conduttore, per gioirne insieme. Costruiamo una relazione solida, fatta di intesa e condivisione, ed ecco perché il Mantrailing è estremamente interessante anche al di là della semplice attività ludica o sportiva. Ci aiuta a migliorare la nostra relazione con il cane e questo, indiscutibilmente, porta altri vantaggi ad entrambi anche nella convivenza quotidiana.

Inoltre, facendo allenamenti mirati e pianificati, abbiamo anche la possibilità di coadiuvare un lavoro di recupero comportamentale su alcuni soggetti magari fobici o con altri disturbi comportamentali. Immaginiamo, ad esempio, un cane che teme le persone: trasformare l’immagine che ha di un estraneo, che teme, in una persona che “tutto sommato male non mi fa” e poi proseguire con un “in effetti gli estranei non sono affatto male, mi rispettano, mi premiano, il mio proprietario è anche contento quando mi ci avvicino…”, potete immaginare quanto possa aiutare a migliorare la qualità della vita di questi meravigliosi esseri in difficoltà. Lo stesso discorso se il cane ha problemi con altri cani, con alcuni rumori, con alcuni ambienti. Inserirli durante la ricerca e farli vivere positivamente al cane lo aiuterà a superarli meglio, e questi sono soltanto alcuni esempi di quanto il Mantrailing possa aiutare il cane in difficoltà.

E arriviamo ai premi, altro aspetto importantissimo nel motivare correttamente il cane. Non va bene qualsiasi cosa per tutti, non posso dare un premio in cibo, per appetitoso che sia, a un cane che mangia per farci un favore e per il quale il cibo vale poco, non apprezzerebbe abbastanza e non lo motiverebbe affatto, non godrebbe della sua ricompensa per il lavoro ben fatto. In questo caso entra in gioco sempre la conoscenza del singolo individuo-cane e cercherò di premiarlo con quel qualcosa che lo appagherà totalmente.

Anche quando utilizzerò del cibo, soprattutto nelle prime fasi di addestramento, cercherò non solo di variarne sempre il tipo ma, soprattutto, cercherò di proporre un premio che il cane non mangia mai, una rarità alimentare molto ambita, sana e che sia il più vicino possibile a quella che è la natura di un predatore principalmente carnivoro. Di conseguenza mi orienterò preferibilmente sulla carne, sul fegato o altre parti di interiora, utilizzando di preferenza pezzi grandi, che non possano essere inghiottiti troppo in fretta ma, al contrario, possano essere ben assaporati e masticati al fine di terminare la sequenza predatoria (che ha portato il cane alla ricerca) e concluderla nel modo più simile possibile a quello che accadrebbe se inseguisse una vera preda in natura. Un pezzettino di wurstel è buonissimo, ne vanno pazzi quasi tutti i cani, ma un pezzo di carne da masticare, magari cruda, è sicuramente più vicino alla scelta che farebbe il cane se si trovasse davanti ad entrambi i tipi di carne in natura.

Ho fatto una piccola carrellata di informazioni sul Mantrailing anche se, per questioni di spazio, ne ho toccato soltanto alcuni aspetti, ne mancano molti altri, e, naturalmente, anche su quelli cui ho accennato ci sarebbe da parlare ancora per pagine e pagine, approfondendo ogni dettaglio. Malgrado questo, spero di essere riuscita a spiegare almeno per sommi capi di cosa si tratta, di come si pratica, di quanto sia semplice per il cane – e molto meno per noi – approcciarci a questa tecnica di ricerca e, infine, di quanto sia importante non sottovalutare nulla, sia che lo si voglia fare semplicemente per divertirci oppure, al contrario, per poter contribuire un domani a salvare vite umane.

Io, per scelta personale, dettata da molte ragioni, mi occupo esclusivamente di Mantrailing Sportivo e ludico, oltre ad utilizzare la tecnica per coadiuvare i lavori di recupero comportamentale che mi trovo ad affrontare durante al mia attività di educatrice cinofila e addestratrice. Mi sono avvicinata alle attività olfattive nel 2012 e poco dopo ho scoperto il Mantrailing, innamorandomi perdutamente di questa attività e facendola diventare la mia principale attività lavorativa.

La prima sfida, con me stessa, è stata lavorare con successo con cani che hanno caratteristiche genetiche ben lontane dalla ricerca, i boxer, e devo dire che ci sono riuscita. Con grande orgoglio ammetto che ho dei cani eccezionali, estremamente motivati e che mi regalano ogni volta una emozione nuova, oltre a qualche podio nelle gare. Dal 2016, quando in Italia per la prima volta è stato finalmente riconosciuto il Mantrailing dal CONI come attività sportiva a tutti gli effetti – fino ad allora era solo un’attività ludico ricreativa – sono Tecnico di Disciplina e Giudice di Gara, ho ricoperto vari incarichi nazionali, sempre per la parte sportiva, e da circa un anno sono Responsabile Nazionale di Disciplina Mantrailing Sportivo per A.S.C. Cinofilia, un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI.

Da quando ho iniziato non ho mai smesso di amare questo sport cinofilo e di cercare di diffonderlo il più possibile, cercando di trasmettere tutte le competenze acquisite negli anni e, soprattutto, di trasmettere la passione che mi porta ogni settimana con il sorriso a fare tanti chilometri negli allenamenti insieme ai miei cani e ai cani dei miei allievi. Perché? Semplicemente perché il mondo dell’olfatto del cane riesce ancora oggi a stupirmi, a farmi sorridere, a regalarmi brividi a ogni ritrovamento o ad ogni cambio di direzione corretto, a ogni angolo non tagliato, a ogni segnalazione ben fatta e gli occhi del cane che sorridono guardando il conduttore, come a dire “visto quanto siamo stati bravi?”

Perché mi emoziono ancora ogni volta che vedo un cane lavorare, perché vedo i cani felici, appagati, sereni, divertiti, perché il mondo degli odori è un mondo a noi umani non concesso e che solo attraverso il tartufo del nostro cane possiamo vivere ed io, in questo meraviglioso mondo, voglio esserci!


*Daniela Maria Sgarlata, educatrice cinofila e addestratrice, si è avvicinata alle attività olfattive nel 2012 e subito dopo al Mantrailing. Dal 2016 è Tecnico di Disciplina e Giudice di Gara, ha ricoperto vari incarichi nazionali sempre per la parte sportiva, e dal 2019 è Responsabile Nazionale di Disciplina Mantrailing Sportivo per A.S.C. Cinofilia, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI.