Chi non conosce il personaggio immaginario di Frankenstein, la “creatura” a cui ridà la vita uno scienziato nel fantastico romanzo di Mary Shelley Frankenstein o Il moderno Prometeo (Frankenstein; or, The Modern Prometheus)? Nel romanzo il dottor Victor Frankenstein è l’artefice della Creatura la quale – a differenza di quel che si vede nei relativi film – ha inizialmente un animo dolce e sensibile, altruista, che però si rende conto di quanto in realtà sia esteriormente orribile solo un giorno, quando casualmente vede la sua immagine riflessa. Eppure la Creatura cerca solo amicizia e affetto. Grazie alla sua forza sovrumana salva la vita a una ragazza, ma viene ferito dal padre che lo crede un aggressore. Trova dei libri in un capanno e, osservando di nascosto la gente, impara nuovamente a parlare e così osa svelarsi a un vecchio – cieco, e che quindi non si spaventa – ricevendone conforto, ma poi la cosa va male. Inseguito e braccato come una bestia, vive da solo nei boschi nutrendosi di noci e ghiande. Nonostante tutto, ama il suo creatore che lo ha rifiutato, come solo un cane può fare, altrettanto fedele.

Nel romanzo, a tratti molto commovente (e a commuovere è proprio la sventurata Creatura, il mostro), il dottor Victor Frankenstein – il quale nelle intenzioni voleva creare un essere intelligente, splendido e perfetto, scoprendo così una cura per la vecchiaia e persino per la morte – realizza che la sua creatura risponde alle caratteristiche da lui desiderate, ma esteticamente è un mostro orripilante, tanto che, disgustato, la rifiuta e abbandona, infine ammettendo: L’avevo desiderato con intensità smodata, ma ora che avevo raggiunto la meta il fascino del sogno svaniva, orrore e disgusto infiniti mi riempivano il cuore.

Un fotogramma del film Frankenstein, 1931, diretto da James Whale.

Che c’entra tutto questo con il cane American Bully estremo, come i cosiddetti Exotic? Che pure lui è stato creato, in quanto prima (nonostante tante follie della cinofilia da show) non ne esistevano così, con un tale livello di mostruosità, di ribaltamento di tutto ciò che è un cane naturale. La differenza però c’è: in Frankenstein lo scienziato ha il fine di creare qualcosa che migliori il mondo e ha uno scopo nobile. Gli allevatori di  American Bully Exotic invece hanno selezionato questi cani per il business. E questo grazie a chi compra gli American Bully di tal tipo, alimentando la richiesta e quindi la produzione. Ci chiediamo se queste persone accetterebbero di farsi modificare fisicamente nello stesso modo, o se lo farebbero fare ai propri figli, parenti e amici…

Sarà bene chiarire subito che la base di tutti gli American Bully sono l’American Pitbull Terrier e l’American Staffordshire Terrier, il secondo riconosciuto come razza ma che prima era in tutto e per tutto un Pitbull, quest’ultimo tuttora non riconosciuto dalla Federazione Cinologica Internazionale (FCI). Anticipiamo che anche l’American Bully non è riconosciuto come razza dalla FCI e quindi neppure dall’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (ENCI) e manco dall’American Kennel Club (AKC), che è la più grande e influente associazione cinofila degli Stati Uniti (sulla quale ci sarebbe però molto da dire, essendo prettamente da show e che per quanto riguarda le norme sulla  salute dei cani è molto carente) e che non è a scopo di lucro.

American Bully, Ch “Charlie Muscles”, UKC (foto Bully B6)

L’American Bully dal 2013 è però riconosciuto dall’United Kennel Club (UKC), sempre statunitense ma a scopo di lucro e che riconosce anche l’American Bulldog e l’American Pitbull Terrier. C’è da dire che la UKC riconosce l’American Bully solo nella varietà Standard, con i maschi alti tra i 43 e i 51 cm al garrese e le femmine tra i 41 e i 48 cm. Pertanto sono escluse le varietà Pocket, Classic e XL (Extra Large) che invece dal 2004 sono ammesse dall’American Bully Kennel Club (ABKC) che fu fondato appositamente – particolare non di poco conto – proprio da chi creò negli anni ’90 l’American Bully, ossia David Wilson. Insomma, difficile che si smentisse da solo… Nel 2015 questi cani furono riconosciuti anche dall’American Dog Breeders Association (ADBA) –club fondato nel 1909 negli Stati Uniti e considerato come l’UKC uno dei due più grandi e importanti registri di razza per l’American Pit Bull Terrier (registra anche l’American Bully ma solo le varietà Standard e Classic) –, e nel 2017 dal meno rigoroso National Kennel Club (NKC), che però ammette le varietà Pocket, Standard e XL ma non il Classic. Insomma, un ginepraio, a cui si aggiungono registri di Exotic, ossia esemplari creati dal 2008 di American Bully estremizzati, fatti da questo o quello e accettati da sigle come IBC, ABR, USBR, ecc.

Un ginepraio che però peggiora nei vari stati del mondo con il proliferare di una serie lunghissima di club, associazioni, federazioni, non troppo raramente farlocche e in certi casi pure truffaldine, riconosciute solo da chi le crea, da pochi intimi e dai gonzi che gli credono. Ci sono casi simili pure in Italia. I nomi roboanti in inglese si sprecano, ma di queste chiamiamole associazioni cinofile sovente non si scopre non solo chi è il presidente, ma manco l’indirizzo. Non sono associazioni registrate, non hanno un atto ufficiale costitutivo né uno statuto. E i loro pedigree non valgono la carta su cui sono stampati. Alcune di queste associazioni più o meno teoricamente dedicate agli Exotic, Micro Exotic, Exotic Clean, Extreme, XXL (Extra Extra Large), Monster – che non sono gli American Bully fissati dall’ABKC, checché ne dicano questi individui – addirittura dichiaravano fino a pochi giorni fa e per iscritto di poter rilasciare pedigree validi per qualsiasi razza, cosa penalmente perseguibile! Dopo il primo contatto per chiedere lumi da parte di K9 Uomini e Cani per questo servizio, questi “signori” sono scomparsi dalle varie pagine Facebook e, diffusasi la voce in questo sottobosco, nessuno ha più risposto alle nostre telefonate, senza dubbio bloccando il nostro numero. Pertanto, chi fosse interessato a tali cani faccia molta attenzione e usi prudenza e buon senso!

Per fare capire meglio, descriviamo succintamente le varietà riconosciute dall’ABKC: la Standard (quella riconosciuto pure dalla UKC) è morfologicamente molto simile a un Pitbull, i maschi vanno da 43 a 51 cm al garrese e le femmine da 40 a 48; la Pocket è la più popolare e più piccola, con i maschi che misurano da 36 a 43 cm al garrese, mentre le femmine misurano tra i 33 e i 40 cm; la Classic è grande come lo Standard ma più snella; la varietà XL è la più grande, i maschi vanno da 51 e 57 cm al garrese e le femmine tra i 48 e i 54 cm. I pesi di tutte non sono indicati.

American Bully Pocket, Ch. SMP’S Lucky Luciano.

Secondo i dettami  dell’ABKC tutti gli American Bully dovrebbero essere affidabili con le persone e non aggressivi verso i conspecifici, essendo esenti da gameness, tanto da essere definiti cani da compagnia. Pochi fanno la guardia in qualche modo, e anzi l’ABKA specifica che un vero American Bully deve fare le feste anche agli sconosciuti. Inoltre, a causa della struttura non possono correre o passeggiare a lungo col caldo, sennò rischiano di morire. Sono anche molto muscolosi – anzi lo sono eccessivamente – e forti, ma le loro energie si esauriscono in fretta. Attenzione, alcuni allevatori di American Bully gli somministrano steroidi per produrre un corpo ancor più muscoloso, ma quando i farmaci vengono sospesi il corpo del cane si riduce in termini di massa, però lasciando al cane molti problemi di salute, in particolare agli organi interni e alle articolazioni. A volte questi farmaci vengono trasmessi da madre a cucciolo.

Insomma, nonostante l’aspetto burbero sono solo giocosi quando il padrone vuole e affettuosi e fantastici cani adatti alle famiglie (tuttavia, mai lasciare i bambini da soli con i cani, di qualsiasi razza o tipo siano), discreti, affidabili e pronti ai pisolini. Il bello è che certi allevatori e supporter scrivono che questi cani “eccellono negli sport e possono affrontare qualsiasi sfida fisica”. Ma non è affatto vero, tra le quattro varietà le più funzionali – e non sempre – sono la Standard, Classic e XL, che però non eccellono affatto a confronto della maggior parte delle razze canine. La Pocket, quella che va per la maggiore, spesso ha invece grossi limiti. Sebbene siano generalmente cani calmi e pacati, ricordiamo che sono sempre cani e che quindi possono avvenire lotte con conspecifici, dipende dal temperamento del singolo esemplare.

Negli Stati Uniti gli American Bully vengono venduti dagli allevatori tra i 2.000 e i 5.000 dollari (anche se pure lì si trovano esemplari a molto meno) e in Italia intorno ai 1.500 euro, ma sono gli esemplari più aberranti a raggiungere prezzi incredibili, si dice anche 30.000 dollari. E non solo lì, esemplari di alcune varietà non riconosciute dalla stessa ABKC come gli Exotic, Mini Exotic o XXL sono stati acquistati in vari stati come il Portogallo, Cina e si vocifera, ammesso sia vero, in Italia a 20.000 euro. Negli Usa il proprietario di un esemplare di 80 kg, un XXL chiamato Hulk, dice di avere ricevuto offerte di acquisto di addirittura oltre 500.000 dollari.

Hulk.

Non c’è quindi da stupirsi che in molti abbiano visto un grosso business in questi cani, che più sono selezionati in modo deforme e più fruttano soldi. Chi ci va di mezzo ovviamente sono i poveri cani, al centro di una vera e propria strategia commerciale fatta di abusi che null’altro è che maltrattamento animale. Ovviamente gli acquirenti di questi cani (dalla vita sovente brevissima, i cani) sono complici di chi li produce, in base alla millenaria domanda e offerta. Contro questa situazione sono state fatte petizioni, come quella dell’American Society for the Prevention of Cruelty to animal (ASPCA). https://www.change.org/p/american-society-for-the-prevention-of-cruelty-to-animals-stop-the-inhumane-forced-breeding-of-exotic-and-extreme-american-bullies Consigliamo sempre di informarsi prima attraverso altre fonti e di non credere ingenuamente alle parole di chiunque. Per esempio, tutti scrivono e dicono che questi cani non sono aggressivi, e di solito è vero, ma non è sempre così poiché all’estero ci sono comunque stati casi di attacchi a persone, in particolare bambini, da parte di cani tipo American Bully. Naturalmente vale sempre la stessa regola: dipende da chi ha selezionato quella particolare linea di American Bully o spacciata per tale e da chi la alleva, cosa “ci ha messo dentro”, se l’allevatore è una persona seria e onesta oppure un delinquente e così via.  https://metro.co.uk/2019/09/26/aunt-watched-in-horror-as-five-dogs-mauled-niece-like-she-was-piece-of-meat-10810412/

In Italia non ci risulta siano mai avvenuti tali attacchi immotivati e pertanto trova riscontro la descrizione di questi cani come amichevoli persino con gli estranei. Un serio allevatore da noi intervistato ha spiegato: “Ho avuto altre razze, ma sono innamorato di questi cani molto intelligenti. L’immissione del Bulldog Inglese ha conferito all’American Bully l’indole docile, oltre che la struttura corta e compatta e la grande testa. Però bisogna sempre selezionare con attenzione. Io ho quattro bambini e quindi voglio cani affidabili sempre, e la stessa preoccupazione la rivolgo anche a chi acquista i miei cani. Se uno dei miei esemplari non dico ringhia, ma anche solo guarda male un bambino, non lo faccio più riprodurre, perché quel difetto può riemergere anche dopo due generazioni” (segue nella seconda parte).