Prima di tutto analizziamo in quale realtà Karl Friedrich Louis Dobermann (Apolda, 2 gennaio 1834 – Apolda, 9 giugno 1894) ideò e selezionò la razza che prende il suo cognome, unico caso della Germania. Anzi, chiariamo subito che Dobermann – il quale cambiò il cognome originario, che era Tobermann – non nacque né visse in Germania se non dal 1871, poiché allora quella zona era il Ducato di Sachsen-Weimar-Eisenach, che durò dal 1809 al 1918 circa. Non era neppure Turingia, inteso come stato, perché fu creato nel 1920. Non solo, la Germania non esisteva in quanto la Confederazione della Germania settentrionale nacque nel luglio 1867 (unendo ventidue stati tedeschi) e durò fino al gennaio 1871, quando di fatto nacque l’Impero tedesco, su impulso della Prussia che da sola aveva 24 milioni di abitanti contro i 6 di tutta la restante parte tedesca vivente in staterelli, incluso il Ducato di Sachsen-Weimar-Eisenach. A tutti gli effetti, la confederazione era dominata dalla Prussia. Per capire meglio la situazione,  Louis Dobermann – così come tutti gli altri abitanti del  Sachsen-Weimar-Eisenach – fino al 1867 se voleva recarsi nei confinanti stati di Sassonia o Baviera, doveva presentarsi alla frontiera e passare alla dogana.

All’epoca la città di nascita di Dobermann, e cioè l’antica Apolda – oggi nel circondario del Weimarer Land – contava meno di 5.000 abitanti ma era ricca grazie alle fabbriche tessili, soprattutto di maglieria, e alle fabbriche di campane che resero famosa nel mondo Apolda come la “città delle campane”. E ancora oggi è così. Questi risultati fecero sì che la città divenisse sede della dogana e collegata poi alla rete ferroviaria tedesca. Insomma, Apolda era un luogo, per dirla in breve, “dove giravano i soldi”, con tutti i lati positivi e negativi che ne conseguivano. Tuttavia l’economia del circondario, e in pratica tutto il ducato, si basava sull’agricoltura (in particolare patate e fieno) e sull’allevamento, che nel Ducato di Sachsen-Weimar-Eisenach ancora nel 1892 contava 19.121 cavalli, 119.720 bovini, 113.208 pecore, 122.974 suini e 46.405 capre (e 16.999 alveari).

Bambini pastorelli tedeschi.

Apolda è una città prevalentemente di pianura con basse colline oltre le quali si trova la Foresta della Turingia, una catena montuosa ricca di boschi e lunga circa 70 km per 20 di larghezza. Tutto ciò significa che c’erano moltissimi cani da guardia, da pastore e da pagliaio. Questi dati che vi abbiamo fornito, apparentemente fuorvianti e molto probabilmente noiosi, sono però utili per capire la situazione.

E ora arriviamo a Louis Dobermann, di cui si sa pochissimo. Pare di capire che per tirare a campare facesse diversi lavori, a seconda dell’occasione. Dire che fosse un allevatore di cani tipo Pinscher appare  francamente eccessivo poiché di cani di tal tipo – di tutti i colori, a pelo corto o duro (da questi ultimi poi fu selezionato lo Schnauzer), alti o bassi – ce n’era qualcuno in ognuna della miriade di fattorie della zona e pertanto per procurarseli non ci si rivolgeva certo a un allevamento. Probabilmente il lavoro principale di Dobermann, come raccontato dai figli Louis e Robert (alla rivista Unser Dobermann, 1924), lavorava come ufficiale esattore delle tasse della Camera dei contabili di Apolda e pertanto non doveva essere così popolare fra la gente, o almeno fra coloro che erano indietro con i pagamenti. Insomma, come oggi. Poiché dall’unica fotografia di Louis conosciuta non appare certo un gigante, si capisce perché soprattutto durante il lavoro abbia cercato di avere sempre con sé cani grintosi e dal morso facile.

Sarà bene chiarire che per anni fu impossibile per Dobermann allevare cani presso di lui, poiché fino al 1874 visse in un piccolo appartamento e solo nel 1880 fu in grado di trasferirsi in un appartamento più grande in Faulbornstrasse, ma anche lì non c’era ancora spazio sufficiente per un allevamento, a parte forse una cucciolata. Riuscì a comprarsi una casa solo in seguito. Fin dalla prima edizione del 1863 del Mercato dei cani di Apolda, Louis Dobermann ne fu un appassionato visitatore, scrutando con occhio attento gli esemplari presenti. C’erano un centinaio di espositori con cani da guardia, macellaio, pastore, traino, caccia e piccoli cani di lusso. Un’altra cosa da considerare è che Dobermann aveva a fianco amici di Apolda con la sua stessa passione, di cui uno era il becchino, un altro il campanaro della locale chiesa, poi il guardiano notturno Rebel nonché – importante – il pastore Stegmann che possedeva alcuni cani particolarmente grandi, forti e utili che usava per il suo bestiame e che portava nelle sue frequenti visite in Svizzera, dove andava a comprare nuovi bovini.

Proprio il fatto che Stegmann portasse i cani fino in Svizzera – distante da Apolda quasi 700 km – ci fa supporre, nell’ordine, che fosse economicamente e professionalmente dotato (altrimenti se avesse acquistato pochi bovini e non di pregio non avrebbe affrontato un tale percorso, ma li avrebbe comprati in zona); che usasse la ferrovia (a causa della distanza e della comodità di trasporto di questi capi), essendo questa già presente ad Apolda intorno al 1840; che fosse in là con gli anni, poiché in precedenza il bestiame si muoveva sulle strade e scortato dai cani (l’avvento della ferrovia fu una delle cause del declino del cane bovaro tipo Rottweiler divenuto ormai quasi inutile, fino al suo ritorno con altre mansioni) che sovente avevano il compito di proteggere il denaro necessario per gli acquisti e contenuto in involucri legati al collare. Sappiamo che Stegmann faceva ancora così, e probabilmente era prassi comune. Forse portava i cani con sé in Svizzera, in treno, proprio per questa cautela. Pertanto, quando si dice che Louis Dobermann durante il lavoro proteggeva se stesso e i soldi incassati come esattore delle tasse con questo stratagemma, non si deve pensare che l’abbia escogitato lui, perché era pratica usuale e semmai l’aveva imparata da altri. Quel che fece Dobermann fu selezionare cani estremamente aggressivi e mordaci, tanto che i successivi allevatori, come Otto Göller, dovettero ridurne queste caratteristiche per poterli vendere in contesti meno estremi.

Di cani Dobermann ne trovava quanti ne voleva, visto che faceva anche l’accalappiacani ossia Hundeschläger (anche Hundefänger), professione che nelle terre germaniche esisteva fin dal 1406. L’addetto un tempo era armato di lunghe reti e di spada o bastone e aveva il compito di uccidere i cani randagi, di cui poi vendeva la pelliccia, il grasso e altre parti. Ai tempi di Dobermann i mezzi erano cambiati e non si uccidevano i cani (al momento della cattura…) ma li si catturava con il classico laccio. Tuttavia sarà bene ricordare che nel periodo di Dobermann la rabbia o idrofobia era diffusa anche in Germania e che non esisteva alcun rimedio. Se si veniva morsi si contraeva questa terribile infezione e nella stragrande percentuale dei casi significava morire, e morire furiosi sbavando e cercando di mordere qualsiasi cosa, inclusi esseri umani. Fu solo nel 1886 che il biologo francese Louis Pasteur dimostrò di avere creato un siero che guariva la rabbia, ma certamente i tempi di produzione e distribuzione erano lentissimi. Insomma, in virtù di questo possiamo affermare che Dobermann – accalappiacani, guardiano notturno ed esattore delle tasse, tutti mestieri pericolosi – era senza dubbio un coraggioso.

Der Hundefänger, 1897, di Georgios Roilos (1867-1928).

A proposito delle razze da cui deriva il Dobermann esistono diverse tesi, ma prima di tutto sarà bene ricordare che allora le razze canine non esistevano proprio (ma le mostre canine si facevano anche prima), e neppure gli enti deputati come il  Kennel Club (fondato nel 1873), L’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana, fondato nel 1882) e la FCI (Fédération Cynologique Internationale, fondata nel 1911). Di cani non ne esistevano 400 e passa razze – non poche delle quali differenziate ad arte da altre identiche solo per risibili particolari e in pratica inventate di sana pianta – ma al massimo una quindicina di tipi in tutto il mondo. Scordatevi che le razze/tipi indicate per la “miscela” Dobermann dell’epoca fossero come quelle di oggi. Per esempio, il German Pinscher, ossia quello anche chiamato medio, oggi sembra un piccolo Dobermann ma è chiaro che la selezione l’ha portato appositamente a sembrare sempre più simile al suo “cugino” più grande, un tempo chiamato Dobermann-Pinscher. Però quest’ultimo è frutto di vent’anni di incroci e pertanto delle due una: pure il German Pinscher ha dentro di sé quegli stessi incroci (mantenendo in produzione solo gli esemplari più piccoli), e non è così, oppure esteriormente si è cercato di portare il German Pinscher (e senza dubbio pure lo Zwergpinscher o “Pinscher nano”) a somigliare sempre più al Dobermann.

Il creatore della razza voleva al suo fianco un cane attento, agile, aggressivo e pronto a mordere, senza sé e senza ma, però che fosse gestibile. In zona erano comuni i cosiddetti beisser anche detti pinscher, ma qui c’è da aprire una parentesi. Visto che si fa discendere il nome pinscher dall’inglese to pinch che significa pizzicare, la domanda è semplice: voi se voleste selezionare un cane deciso e che morde forte, usereste un cane che pizzica soltanto? Credo di no, e supponiamo che neppure Louis Dobermann lo volesse. Fra l’altro questi cani pinscher servivano a uccidere nelle fattorie i cosiddetti animali nocivi, che non erano e non sono solo topi e ratti ma anche faine, volpi, gatti selvatici e tassi. Animali feroci, se messi alle strette, resistenti, duri, abituati alla lotta e a uccidere, dalle zanne acuminate e dagli artigli aguzzi, e pure grossi nel caso del tasso. Non solo, i pinscher discendevano dai cosiddetti bibarhund, i cani usati dagli antichi germani per cacciare il castoro, che pesa anche oltre 20 kg e ha denti e morso così potenti da abbattere gli alberi. Grazie alla  Lex Baiuvariorum si sa che nel VII secolo d.C. il re della dinastia merovingia (ossia i franchi) Dagoberg comminava la pena di morte a chiunque avesse ucciso uno di questi cani.

A che sarebbe servito un cane che pizzica soltanto? La spiegazione è che invece questi cani da fattoria mordevano forte e lo fanno anche adesso, se necessita. Un German Pinscher con la bocca esercita una pressione di circa 80 kg, molto più di un uomo. E difatti pinscher non deriva da pizzicare ma da pincers e cioè tenaglia, che stringe forte e trancia, a sua volta probabilmente derivante dal latino volgare pinctiare. Stesso significato del tedesco beißen, genericamente da noi diventato beisser ossia morditore, e sottolineiamo il mordere in modo forte perché i cani che lottavano contro gli orsi si chiamavano in Germania bärenbeisser e quelli contrapposti agli tori bullenbeisser. Certo, i Pinscher di allora e di oggi sono piccoli o al massimo di dimensioni medio-piccole, ma non lo sanno o comunque non gli interessa. Non bisogna sottovalutarli.

Illustrazione di pinscher, di Richard Hermann Strebel (1861-1940).

Dobermann, come chiunque altro, sapeva bene che questi cani divenivano determinati e mordaci difensori persino dei carri dei commercianti che giravano i villaggi vendendo le mercanzie. Quando il commerciante doveva allontanarsi dal carro, il cane ci si piazzava sotto e lo custodiva, minacciando e anche passando a vie di fatto se qualcuno si avvicinava troppo. Quando invece il commerciante stava vendendo, e pertanto durante le trattative con le varie persone non poteva tenere d’occhio quel che accadeva ai lati e dietro il carro, ci pensava il cane a stare sulla sommità delle merci in vendita e stando bene attento che nessuno rubasse niente. Questa funzione era comune quasi in tutto il mondo e vedeva all’opera cani di tutti i tipi, fossero Spitz come i Volpini o comuni meticci. Nell’Italia meridionale persino una varietà di cane da presa – il cosiddetto Vucciriscu, un Cane Corso di dimensioni più ridotte – veniva usato per lo stesso compito, seppure non libero ma tenuto alla catena sopra o sotto il carro. La Vucciria era ed è un grande mercato all’aperto di Palermo ed è sintomatico che questo cane venisse comunemente chiamato Vucciriscu.

Anche se i cani all’epoca – di qualsiasi razza – erano più piccoli di quelli analoghi odierni, c’era comunque notevole differenza fra loro e così pure fra i pinscher, anche perché ogni proprietario decideva come li voleva e comunque spesso si accoppiavano come decidevano loro (i cani).

1898, volpini a guardia di un carro.

E in effetti, fra gli innumerevoli esemplari usati nella selezione della sua futura razza da Dobermann – non dimentichiamo che faceva l’accalappiacani e pertanto i cani non gli mancavano per fare una scelta – ci fu un incrocio di pinscher a pelo corto. Perché scriviamo a pelo corto? Perché ce n’erano pure a pelo duro, nati persino nella stessa cucciolata, e chiamati rauhaariger pinscher e che furono i progenitori degli Schnauzer e non solo di quelli. Attenzione, secondo l’allevatore Otto Göller (1852-1922) – che allevò e vendette centinaia di Dobermann del suo allevamento “von Thüringen” e che fu anche membro fondatore dell’Associazione tedesca dei Dobermann (DV) – all’epoca nella zona di Apolda non c’erano pinscher nero focati.

Pinscher e Schnauzer.

Ma c’erano i Beauceron, arrivati insieme ad altri cani dell’esercito napoleonico dopo la vittoria dei francesi sui prussiani nella Guerra della Quarta Coalizione. Anzi, la determinante e vittoriosa battaglia francese del 14 ottobre 1806 si svolse a Jena, a circa 13 km da Apolda, e la Prussia perdette ampi territori mentre l’esercito francese lasciò sul territorio tedesco truppe di occupazione. Cani inclusi, che si accoppiarono con quelli locali, come sempre avveniva durante e dopo le guerre. Attenzione, le nostre sono supposizioni, seppure avvalorate da testimonianze e indicazioni dell’epoca, e quindi non certe poiché Louis Dobermann non tenne alcun registro (e del resto allora non c’erano cani di razza pura, come già scritto sopra). Tuttavia, a nostro parere, è evidente che il Pastore della Beauce o Beauceron sia un progenitore del Dobermann.

Beauceron.

Il Beauceron – non presente solo nella Beauce come si potrebbe erroneamente pensare – all’epoca era nero focato, ma vi erano anche cani grigi o del tutto neri o completamente fulvi. Dallo stesso ceppo nascevano esemplari a pelo lungo e che, poi selezionati attentamente (dal 1863), diedero vita alla razza del Briard. Il Beauceron era, ed è, un ottimo cane da pastore ed è stato impiegato anche in entrambe le guerre mondiali come cane messaggero, da trasporto, ricerca di mine, cane poliziotto e cane da salvataggio. Nulla di strano quindi che Dobermann l’abbia utilizzato. Un tempo, soprattutto gli esemplari più robusti, veniva utilizzato anche come cane da traino dei carretti. Nel 1947 nel libro The Dobermann Pinscher, History and Development of the Breed, il cinologo Philipp Gruenig – “scoprendo l’acqua calda”, come diciamo noi italiani – scrisse che il Dobermann probabilmente discendeva più dal Beauceron perché il Pinscher tedesco non ha una struttura corporea o un comportamento simile e non sarebbe stato possibile elevare l’altezza media delle spalle da 40 a 70 cm in soli trent’anni.

Possibile Beauceron dell’epoca.