I furgoni a motore per il trasporto dei cani esistono da oltre un secolo, come quelli costruiti appositamente da aziende e utilizzati dall’esercito e dalla polizia di molti stati e di vari continenti. Tutti dovevano avere caratteristiche tecniche adeguate ed essere pensati per la sicurezza dei trasportati e cioè i cani.

Gran Bretagna, Liverpool, 1950.

Furgoni per i cani da caccia, un tempo solitamente realizzati semplicemente caricando alla bisogna le gabbie all’interno o sul cassone all’aperto, erano diffusissimi. Lo sono anche oggi, costruiti ad hoc, e per robustezza, accuratezza e affidabilità sono validissimi. Sono ovviamente omologati, almeno in Italia. Negli Stati Uniti sono molto utilizzati per la caccia ai coyote. I cani stanno sul cassone all’interno di contenitori che, dall’interno grazie a una leva, vengono aperti con il mezzo ancora in movimento dal conducente quando vede uno di questi canidi selvatici. In quegli spazi aperti il coyote non ha alcuno scampo, a meno che trovi un buco dove infilarsi, e viene presto raggiunto e ucciso dai velocissimi levrieri. https://www.youtube.com/watch?v=jkTw8u6qY2M

Florida, anni ’50.

Veniamo a oggi e in Italia. Si stima – è una cifra che viene indicata spesso, ma in realtà non comprovata da nessuno studio ufficiale – che nel nostro Paese siano presenti oltre 600.000 cani randagi, soprattutto al Sud. Quelli catturati dopo alcuni giorni di detenzione nei canili venivano soppressi ma dal 1991, con l’entrata in vigore della legge quadro 281 per la prevenzione del randagismo, tale pratica fu vietata. Si sarebbero dovuti costruire canili adeguati per ospitarli, e limitare il problema con le adozioni. Belle intenzioni ma pochi fatti, con circa 983 canili sanitari sparsi per tutta l’Italia. La costruzione dei canili sanitari da parte delle amministrazioni locali è insufficiente, così come i fondi stanziati, e pressoché inesistenti i programmi di prevenzione delle nascite. Tuttavia, il giro di soldi si rivelò subito enorme (attualmente a livello nazionale circa 120 milioni di euro), tanto da dare vita purtroppo anche a molte strutture private attratte dal budget  comunale che oggi va da 2 a 7 euro al giorno e a cane. Sia chiaro, anche strutture comunali sono finite nei guai, come evidenziato dalle condanne definitive nel 2017 a chi gestiva il canile di Cremona.

I cani, provenienti da allevamenti o da canili vengono trasportati sul territorio nazionale e all’estero da aziende serie e scrupolose, nelle quali la passione non è seconda all’osservanza delle norme vigenti. Purtroppo esistono altri che offrono questo servizio abusivamente, senza osservare le disposizioni anche tecniche e sanitarie riguardanti i mezzi e senza avere alcuna professionalità. Chi ci va di mezzo in tal caso sono i cani.

La prima regola, quando si invia un cane con i trasportatori di animali vivi, è quella di controllare preventivamente su Internet usando un po’ di sana curiosità e attenzione. Vi facciamo un esempio: durante i lunghi e diffusi controlli alla base di questo servizio abbiamo notato il sito di un trasportatore da e per la Sicilia: nessun nome e cognome, nessun indirizzo, solo un numero di cellulare e una mail. Nel sito però si vedono due bei furgoni grigi e attrezzati, uno grande e uno piccolo, lucidi e puliti. Vedendoli si è portati a pensare che il servizio sia buono e affidabile. Ma ahimè, i giornalisti sono brutte bestie, altro che i cani, e abbiamo notato subito che non c’era nessun logo della ditta sulla carrozzeria e neppure l’obbligatoria scritta “Trasporto animali vivi”. Incuriositi abbiamo telefonato e, dopo qualche tentativo di non risposta da parte del titolare (ma l’avvertimento di passare la segnalazione alla Polizia Stradale e all’Asl è sempre convincente…), abbiamo scoperto che quelli erano furgoni fotografati sullo spiazzo di una inconsapevole ditta costruttrice, prese da Internet! Insomma, non sono i suoi furgoni… che però rappresentano un “buon specchietto per le allodole”. Su cosa realmente facciano salire ì cani da trasportare è tutto da scoprire.

Sarà bene sottolineare subito che chi scrive ha adottato un cane randagio catturato in meridione,  trasportato fino in Lombardia e consegnato da un’associazione cinofila con tutti i crismi, inclusa la preventiva avvertenza del suo carattere particolare che l’aveva già fatto restituire dai precedenti e disperati adottanti (ma ora questo cane, come fa da quattro anni, sta sdraiato beato a fianco della mia scrivania). Pertanto non si vuole qui attaccare i canili e le associazioni cinofile meritevoli, e sono tante, e così pure i trasportatori autorizzati che sovente fanno prezzi particolari e addirittura alcune consegne gratis pur di dare una vita migliore a questi cani. Noi ce l’abbiamo invece con quelli descritti di seguito.

Ecco come agiscono alcune pseudo-associazioni cinofile truffaldine, per mezzo di Facebook, del passa parola e in altro modo. Presentano canili pieni di cani bisognosi (e questa è purtroppo una realtà) e chiedono aiuti economici, che vengono versati da persone di buon cuore per migliorare la vita di questi animali e magari farli adottare. Il canile però se è sempre pieno – e con gli stessi esemplari visti nelle fotografie postate su Internet oppure notati direttamente nei recinti dai visitatori – significa che quanto ad adozioni non ottiene risultati. Ma se il canile gradualmente si svuota per un po’, anche solo in parte, allora merita e le donazioni fioccano. Purtroppo quei cani non vengono sempre adottati ma trasferiti grazie a trasportatori abusivi, e non certo da quelli autorizzati i quali operando a norma di legge prelevano i cani con tutta la documentazione e la consegnano a chi ha le autorizzazioni, con il controllo tra l’altro delle Asl.

Il trasportatore abusivo invece carica anche 50-60 cani (a seconda delle dimensioni e dell’età, quelli non grossi che si conoscono o i cuccioli vengono stipati nella stessa gabbia) su un qualsiasi furgone abbastanza capiente e non attrezzato, ovviamente anonimo per cercare di non attirare i controlli durante il tragitto. Per ogni cane riceve dai 30 ai 100 euro, in anticipo, in contanti o su un conto Poste Pay. Soldi provenienti dalle donazioni, ma anche da amministrazioni comunali che – sovente presumibilmente del tutto consapevoli che qualcosa non quadra – in tal modo si liberano dei cani randagi catturati e rinchiusi in canile facendo contratti con terze persone o “associazioni cinofile” farlocche.

Un veterinario dell’Asl e gli agenti della Guardia di Finanza controllano un furgone, risultato regolare
(foto RTF Trasporti).

Alcuni comuni, come Scicli, versavano a un’associazione – che poi si è scoperto non essere in regola, con conseguente ritiro dell’autorizzazione al trasporto e intervento della magistratura anche nei confronti del comune stesso – dai 350 ai 480 euro a cane precisando che dovevano bastare a mantenere il cane per tutta la sua vita (!), cosa impossibile. Il comune di Ragusa, nella determinazione dirigenziale n.151 del 29 gennaio 2014, stanziò 10.000 euro per il trasferimento di un minimo di 100 cani nel corso dell’anno a cura di un’altra associazione sottolineando che questa attività “se portata avanti con costanza consentirà un notevole risparmio per le casse comunali”.

Verissimo, infatti mantenere un cane al costo di 2,9 euro al giorno significavano oltre 1.000 euro l’anno, che per 100 cani diventavano 100.000 euro. Ma con solo 10.000 euro quei 100 cani finivano chissà dove al Nord, e il problema sarebbe stato presto risolto, bastava trovare chi facesse il trasporto. Naturalmente, versare una simile cifra una tantum è invece un bel risparmio per i comuni che di solito, come già scritto, spendono dai 2 ai 7 euro al giorno. Si capirà che in un anno il mantenimento di un cane costerebbe dai 730 ai 2.555 euro. Che, se il cane vivesse dieci anni, cosa niente affatto improbabile, diverrebbero 7.300-25.550 euro.

Cani che però in molti casi partono verso destinazioni varie, soprattutto il Nord e in particolare la Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, con le “staffette”, che in genere balzano agli onori delle cronache quando qualcuno di questi furgoni viene fermato per controllo e all’interno si scoprono cani stipati fino all’inverosimile, in pessime condizioni e spesso senza documenti di viaggio. I cani finiscono anche oltre confine, poichè in altri stati non è vietato utilizzarli per la vivisezione e pertanto vengono acquistati e pagati profumatamente. I cani viaggiano in numero esagerato, tale da non consentire un’adeguata gestione, e ciò è causa di elevato stress, soprattutto per i soggetti paurosi o che hanno vissuto esperienze negative nella loro vita. Spesso viaggiano in gabbie non adeguate per la loro taglia, privi di controllo della temperatura, con  scarsa ventilazione e mancanza d’acqua. La documentazione con cui viaggiano i cani è spesso carente, sia per quanto riguarda l’aspetto sanitario (esami, vaccinazioni) che per quanto concerne la tracciabilità legale, dal momento che quasi tutti cambiano proprietario, detentore o entrambi.

Un trasporto abusivo scoperto e bloccato dalle forze dell’ordine.

Un furgone regolamentare (foto CiaoZè).

Altro rischio per i cani trasportati è che fra di loro ve ne siano uno o più ammalati, per esempio di parvovirosi, e che tutti vengano pertanto infettati, morendo nei giorni successivi o comunque in seguito, cosa che non accade con i trasportatori autorizzati i quali controllano i libretti sanitari dei cani trasportati e che inoltre dopo ogni viaggio disinfettano l’intero automezzo. E se un cane è sospetto si rivolgono a un veterinario oppure non lo accettano. Non solo, non lo accettano anche se il cane appare disabilitato oppure se è di razze a rischio, anche se in salute. Insomma, sono professionisti ma il loro servizio costa quanto quello degli abusivi o veramente poco di più (segue nella seconda parte).